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L’AGONIZZANTE ITALIA DEMOCRATICA MORTA NEI SEGGI CHIUSI A PALERMO. Sen. Giarrusso: “Ministro Lamorgese si Dimetta”

L’AGONIZZANTE ITALIA DEMOCRATICA MORTA NEI SEGGI CHIUSI A PALERMO. Sen. Giarrusso: “Ministro Lamorgese si Dimetta”

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Nell’immagine di copertina il senatore Giarrusso di Italexit e il ministro Lamorgese

di Carlo Domenico Cristofori

«Palermo- situazione gravissima: 170 Presidenti di seggio rinunciano all’incarico. SEGGI CHIUSI “Il Ministro Lamorgese si deve dimettere!”».

Questo il lapidario e fulminante commento postato ieri mattina dal senatore di Italexit Mario Michele Giarrusso che è parso uno dei pochissimi ad accorgersi che ieri mattina in Italia è stata sepolta tre volte la Democrazia della Repubblica Italiana dichiarando in un video (link YouTube a metà articolo) che il voto per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo è stato inficiato dalla tardiva apertura dei seggi e che è non c’è stata “vigilanza sui meccanismi di composizione dei seggi” nonostante i recenti arresti di candidati politici per collusioni mafiosi.

I palermitani sono stati abbandonati a sé stessi. Peggio, sono stati abbandonati alla peggiore criminalità organizzata del nostro paese che si chiama Cosa Nostra e di cui il Governo Draghi mostra assolutamente di non interessarsi” ha aggiunto Giarrusso che su Twitter si definisce “avvocato combattente contro le mafie”.

L’Italia democratica, agonizzante da tempo, è morta la prima volta perché esiste il sospetto di un palese complotto ordito da ambienti vicini alla mafia che da secoli domina la città di Palermo non solo per pilotare il voto delle amministrative ma anche contro il referendum di riforma della giustizia, ormai altamente corrotta in Italia in un intrigo tra politici del partito di governo (Partito Democratico) e toghe perlopiù rosse (di sinistra) come portato alla luce dallo scandalo PalamaraGate, quasi totalmente insabbiato, in cui è stato sacrificato solo il presunto corrotto Luca Palamara, magistrato radiato ed ex consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) che sarebbe chiamato a controllare l’operato dei giudici. Il condizionale è d’obbligo visto l’accaduto…

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Al di la della bontà o meno dei quesiti tecnici, il referendum, forse fissato ad arte nel periodo vacanziero, ha raggiunto il 20,9 % di affluenza alle urne mancando il quorum del 50 % che è necessario per la validità delle scelte espresse (70 % per il Sì) e ha confermato l’inutilità di uno strumento ormai consumato da continui esiti disattesi nel tempo.

Appare ancor più grave che i parlamentari italiani abbiano demandato al popolo, schiavizzato come un bue sulle gravissime questioni sociali della gestione della pandemia e delle vaccinazioni obbligatorie, una scelta tecnica che avrebbe dovuto riguardare le loro precise competenze.

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Ma siccome ognuno dei lautamente ben pagati senatori e deputati ha scheletri negli armadi ha grossi timori a mettere le mani sul CSM, rivelatosi un covo di spie e favoritismi nel caso PalamaraGate come evidenziato da Gospa News anche grazie all’aiuto delle informazioni attinte dal sito TogheBlogSpot, gestito da magistrati che da 10 anni sollecitano risposte della politica alla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura.

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Se l’organo controllore va a braccetto con i controllati è evidente che il potere politico regna, soprattutto quando lo scandalo di Palamara è nato nell’ambito di quel Partito Democratico che ha espresso gli ultimi due Presidenti della Repubblica (Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella), vocati di diritto costituzionale al delicatissimo ruolo di Presidenti del CSM cui per “prassi” hanno sempre rinunciato in modo da non farsi lordare gli abiti da notai della Costituzione, indossati peraltro ormai con palese faziosità, dagli schizzi di fango dei loro amici politici e magistrati.

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La seconda volta la Democrazia è morta perché anche l’affluenza al voto nei capoluoghi di regione chiamati a rinnovare l’Amministrazione Comunale è stata assai bassa. L’affluenza alle elezioni amministrative di ieri in Italia è stata del 54,72%, secondo i dati definitivi relativi agli 818 comuni gestiti dal Viminale. Alle precedenti elezioni omologhe era stata del 60,12% (L’Aquila, 64,5 %, Palermo 52,6 %,; Genova, 49,14 %, Catanzaro 46,93 %).

Ciò conferma  così la rassegnazione degli Italiani – lavoratori forzosamente vaccinati dal Governo del premier Mario Draghi con sieri genici sperimentali antiCovid, pericolosi e a volte letali – alla dittatura politica della cultura mafiosa.

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LA PROTESTA DI POCHI PARLAMENTARI

La terza volta la Democrazia è morta perché soltanto pochi parlamentari hanno protestato contro lo scandalo dei seggi chiusi a Palermo chiedendo la testa del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, impossibile da sacrificare essendo la garibaldina che spense con metodi da dittatore sudamericano le rivolte dei portuali di Trieste contro il Green Pass obbligatorio per lavorare, ricatto incostituzionale secondo alcuni, pochissimi parlamentari.

Perché in pochissimi hanno la sua testa come sarebbe avvenuto durante le pur corrotta esperienza politica della Prima Repubblica? Primo perchè rappresenta la “punta di diamante” del Partito unico del Covid in cui si sono alleati al PD in una grande ammucchiata “salva poltrone” Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega, Italia Viva e partiti minori di sinistra.

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Secondo perché Lamorgese è stata indicata direttamente dal presidente Mattarella, sempre più incline a indossare la divisa di ambasciatore del Nuovo Ordine Mondiale. Pertanto la ministra è intoccabile persino quando fa usare i blindati della polizia con gli idranti contro onesti lavoratori come i portuali e non muove un dito contro i Rave Party abusivi organizzati da tossicodipendenti in pieno lockdown. 

Sull’argomento è intervenuto, con il consueto qualunquismo utile solo ai Tweet, anche il leader della Lega Matteo Salvini, che ad Affaritaliani.it ha definito “Pazzesco che, a due ore dall’inizio del voto decine di seggi ancora chiusi, e in altri si può votare solo per il Comune, ma non per i Referendum. Il ministro Lamorgese, il presidente Draghi e il presidente Mattarella ritengono che tutto ciò sia normale?”.

ACCUSE DI COMPLOTTO A PALERMO

“A fronte di quanto sta accadendo in molte sezioni elettorali, dove mancano addirittura i presidenti di seggio e le operazioni di voto non sono ancora state avviate, chiediamo un intervento deciso e immediato da parte del governo nazionale, affinché garantisca l’effettiva regolarità delle elezioni amministrative di Palermo” ha invece detto il candidato sindaco di Palermo del centrodestra Roberto Lagalla.

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Mentre per Francesco Scoma, deputato della Lega-Prima l’Italia e componente dell’Ufficio di presidenza della Camera “E’ inaccettabile che migliaia di palermitani questa mattina non possano esprimere il proprio voto per le amministrative e per il referendum a causa dell’inefficienza della macchina amministrativa del Comune. Dopo il caos nei seggi elettorali, denunciato peraltro da giorni, ci attendiamo un provvedimento urgente del Ministro dell’Interno che proroghi le operazioni di voto almeno fino domani alle ore 15. C’è da chiedersi se a causare questo disastro sia stata solo l’incompetenza o una manovra studiata ad arte da qualcuno per generare confusione e boicottare il voto”.

Nel frattempo, in diretta Facebook, l’ex candidata sindaco ed esponete di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi ha annunciato che “la prossima settimana faremo un esposto alla Procura della Repubblica perché è vergognoso che l’amministrazione comunale non sia riuscita a garantire le operazioni di voto. E’ in atto un tentativo di sovvertire l’ordine democratico”.

L’INCHIESTA DELLA PROCURA E LA TEATROCRAZIA

Dopo una giornata e mezza di lavoro, verso le ore 12 di domenica sono stati tutti nominati i presidenti di seggio che erano ancora vacanti nel Comune di Palermo e hanno poi preso possesso delle rispettive sezioni per poterle finalmente aprire al voto. Lo ha confermato ieri ad Italpress il segretario comunale del capoluogo siciliano, Antonio Le Donne, rimasto per 32 ore consecutive è al lavoro per trovare dei sostituti ai quasi 200 presidenti di seggio che avevano rinunciato alla nomina. Le Donne ha chiarito che inizialmente erano addirittura 174 i presidenti di seggio mancanti.

Nel frattempo, l’Amministrazione comunale palermitana “in relazione alla situazione determinata dalla rinuncia da parte di soggetti nominati a svolgere la funzione di presidenti del seggio”, sta inviando gli atti alla Procura della Repubblica per ogni azione di competenza finalizzata all’accertamento di responsabilità di natura penale”.

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Nel tardo pomeriggio l’intervento del Viminale. “E’ gravissimo – sottolinea il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – che a Palermo, senza alcun preavviso, un elevato numero di presidenti di seggio non si sia presentato per l’insediamento, ovvero abbia rinunciato all’incarico, ritardando l’avvio delle operazioni di voto. Un tale atteggiamento esprime una assoluta mancanza di rispetto per le Istituzioni e per i cittadini chiamati in questa giornata elettorale e referendaria ad esercitare un diritto costituzionale fondamentale per la vita democratica del Paese”.

“La Procura di Palermo – ha aggiunto la titolare del Viminale – valuterà gli eventuali profili di responsabilità conseguenti alle segnalazioni inviate dal Comune, competente per le procedure di insediamento dei seggi e di sostituzione dei presidenti”.

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La Procura di Palermo non potrà mai restituire al Ministero degli Interni la credibilità che ha perso usando le forze dell’ordine per imporre lockdown esagerati in tempo di pandemia, devastanti per il fragile sistema economico italiano soprattutto in meridione ma utili agli affari della ‘Ndrangheta in tutto il Bel Paese che è ormai al di sopra di Cosa Nostra anche in Sicilia, e utilizzando il ricatto per imporre vaccini sperimentali ai lavoratori e agli over 50 con una misura arrogante, discriminatoria e ricattatoria» dalla deputata Veronica Giannone, fuori dal coro nel partito di Forza Italia che fa parte della maggioranza di governo e l’ha poi legittimata.

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Tutto ciò ha un nome antico. Si chiama TeatroCrazia. Fu coniato da Platone nel V secolo avanti Cristo. Dal 1861, con la Spedizione dei Mille del guerrigliero Giuseppe Garibaldi al soldo dei massoni britannici, in Sicilia nacque la Mafia, secondo l’autorevole analisi storica del giudice Roccho Chinnici, ucciso in un attentato dinamitardo di Cosa Nostra.

Domenica 12 giugno a Palermo è morta, definitivamente, l’agonizzante democrazia della Repubblica Italiana e può finalmente proseguire il suo diabolico piano politico il Nuovo Ordine Mondiale. 

Carlo Domenico Cristofori
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FONTE ITALPRESS

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Carlo Domenico Cristofori

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