STRASBURGO: SPARI DA BOIA

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AUTOPSIE DOPO LA STRAGE:
ANTONIO E BARTEK COLPITI ALLA TESTA
DAL TERRORISTA JIHADISTA
COSI’ COME IL MUSULMANO KAMAL
TRE INDAGATI PER LA VECCHIA PISTOLA

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Il killer di Strasburgo Cherif Chekatt ha agito come un glaciale, spietato boia: ha sparato alla testa come avviene nelle brutali esecuzioni dei terroristi ddella Jihad in medioriente. Ma lo ha fatto con la freddezza e precisione di un criminale che dopo aver puntato la pistola alle vittime, pietrificandole con urla e minacce, ha fatto fuoco colpendo almeno tre di loro al capo. Lo rivelano le ultime indiscrezioni sulle autopsie sui corpi degli assassinati, tra i quali c’è anche un musulmano a conferma della ferocia dei jihadisti che non si ferma nemmeno di fronte ai fratelli quando vuole fare una strage al grido Allah Akbar. Ieri, domenica, 16 dicembre, il bilancio delle vittime si è aggravato con la morte di Bartek, questo il soprannome di giovane franco-polacco, amico del radiocronista trentino Antonio Megalizzi, spirato invece venerdì sera. Intanto France Presse riferisce che un 37enne francese è stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere con l’accusa di complicità in omicidio in quanto sospettato di essere colui che ha procurato l’arma della strage: un vecchio revolver della fine del XIX secolo., ma dovrà aiutare gli investigatori anche a capire come avesse fatto Chekatt a procurarsi il fucile calibro 22 e le granate militari trovate nella sua abitazione. Altre due persone sono state successivamente indagate per lo stesso motivo. La vetustà della pistola induce a ritenere che l’attentato sia stato preparato in fretta e senza l’appoggio logistico della rete del terrore dell’Isis che ha in dotazione armi sicuramente più sofisticate, a conferma che come pare alquanto probabile il killer fosse solo un “lupo solitario” succube del messaggio di odio dell’organizzazione jihadista che ha rivendicato la strage solo dopo la morte di Cherif, ucciso dalla polizia.

L’ITALIANO, IL POLACCO E IL MUSULMANO COLPITI ALLA TESTA

Come evidenziato dalla perizia necroscopica eseguita ieri (che sarà conclusa oggi con un ultimo approfondimento) il 29enne giornalista italiano, a Strasburgo per i reportages sul Parlamento Europeo per la radio Europhonica, è stato raggiunto da un proiettile all’orecchio che è poi esploso nella testa, vicino alla spina dorsale, rendendo le lesioni inoperabili. Dopo giorni di agonia in coma farmacologico il ragazzo trentino è spirato venerdì sera. Oggi sarà autorizzato il nullaosta al trasporto della salma che riceverà l’ultimo saluto da martire nel Duomo di Trento, dove la famiglia era conosciuta e stimata per la sua devozione cristiana e sarà accolta dall’intera comunità guidata dal vescovo monsignor Lauro Tisi. Chekatt, nella sua premeditata follia omicida, ha puntato la pistola alla fronte prima di fare fuoco anche all’amico di Antonio, Barto Pedro Orent-Niedzielski, 35 anni, detto Bartek, rimasto in coma profondo fino a domenica. La vittima abitava proprio con Megalizzzi ed era in sua compagnia (e di due universistarie italiane scampate per miracolo all’attentato) quando è avvenuto l’agguato nei pressi dei mercatini di Natale dell’isolato tra rue des Grandes Arcades, vicina alla centralissima Place Kleber, e le vie contigue, rue du Saumon e rue des Moulins. Come per Antonio le sue condizioni si sono rivelate subito disperate. Per cinque giorni il suo cuore è stato tenuto in vita nell’ospedale di Hautepierre ma domenica non ha retto. I medici non hanno spento la macchina per consentire ai tanti amici di fargli l’ultima visita. Colpito alla testa ed ucciso anche un musulmano di origine afgane che aveva chiesto di uscire in anticipo nel garage dove lavorava per portare ai mercatini la moglie ed i tre figli. E’ stato freddato mentre teneva il più piccolo per mano: si tratta del meccanico Kamal Naghshbandi, spirato giovedì dopo vari giorni di stato comatoso come confermato su twitter dai responsabili della Moschea di Eyyup Sultan di Strasburgo che lui frequentava.

UCCISI SUL COLPO IL PENSIONATO ED IL TURISTA

Il primo ad incrociare la morte portata dal fanatismo estremista di Chekatt, sorvegliato speciale schedato “fiche S” quale islamico radicalizzato, è stato il pensionato Pascal Verdenne, ex dipendente del Crédit Agricole a Strasburgo, ucciso sul colpo appena varcata la soglia del ristorante Stub dove aveva prenzato con la moglie ed il figlio che fortunatamente avevano tardato ad uscire. Poi è toccato ad un turista thailandese Anupong Suebsaman, 45 anni, arrivato il giorno prima in città per una vacanza con la consorte (che ha riportato lesioni lievi) ed i figli. Nel sanguinario attentato sono rimaste ferite altre 11 persone tra cui 4 in modo rave ed ancora in terapia intensiva.

LE CONDOGLIANZE ALLE VITTIME DAI GENITORI DELL’ASSASSINO

Cherif Chekatt, ucciso intorno alle 21 di giovedì 13 dicembre dalla Polizia a Strasburgo

I genitori magrebini di Cherif Chekatt, l’autore dell’attentato hanno espresso le loro condoglianze ai familiari delle quattro vittime e hanno confermato che il loro figlio sosteneva l’Isis. Abdelkrim Chekatt e Rouadja Rouag, divorziati, sono stati rilasciati sabato sera senza alcuna incriminazione dopo essere stati interrogati a lungo dall’Antiterrorismo. In un’intervista a France 2, il padre franco-algerino del 29enne ha detto di essersi sentito “morire” quando ha scoperto che l’autore dell’attacco era suo figlio. Abdelkrim si era presentato spontaneamente in un commissariato di Strasburgo non appena ha sospettato che Cherif potesse essere coinvolto nella strage. «Gli ho detto che se lo localizzavano averi tentato di convincerlo ad arrendersi», ha spiegato. Ma agenti speciali della Bst lo hanno incontrato prima, giovedì sera, uccidendolo dopo che aveva aperto il fuoco per primo. Il padre ha raccontato di aver visto per l’ultima volta Cherif tre giorni prima dell’attentato e di aver provato invano a chiamarlo dopo la notizia dell’attentato. Il figlio, ha raccontato, gli aveva detto più volte che l’Isis combatteva per una giusta causa e che non erano assassini. Era devoto all’Islam radicale sunnita di orientamento salafita come il padre ed il fratello. «Ho voluto vendicare i fratelli morti in Siria» ha detto il killer al taxista sequestrato per darsi alal fuga. E proprio dai militanti del Daesh, tramite l’agenzia Amaq, è giunta la rivendicazione dell’attentato ed il plauso verso l’azione del loro guerriero di Allah. Convinzioni difficili da eradicare nella mente di un criminale incallito che è sempre alla ricerca di alibi morali per le sue azioni. Come evidenziato dai servizi segreti italiani dell’Aisi in una relazione del 2017 sul terrorismo jihadista, infatti, molti accettano l’indottrinamento all’Islam radicale ed alla Jihad più per odio verso la società che per devozione ad Allah.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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ANTONIO, UCCISO DALLA JIHAD

JIHADISTI: IL DOSSIER DEGLI 007

https://www.dna.fr/actualite/2018/12/12/attaque-de-strasbourg-qui-sont-les-victimes

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Strage-Strasburgo-morto-Orent-Niedzielski-era-con-Antonio-Megalizzi-763bb1be-b4f0-4827-9a7a-b5f91db04809.html

http://www.secoloditalia.it/2018/12/strasburgo-lamaro-destino-di-kamal-profugo-afghano-ucciso-mentre-teneva-il-figlio-per-mano/

 

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