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COVID-19, ALLARME SANIFICAZIONI. L’avvocato: “Migliaia di Morti per Infezioni Ospedaliere”. Il sindacalista: “Colpa dei ribassi negli Appalti di Pulizia”

COVID-19, ALLARME SANIFICAZIONI. L’avvocato: “Migliaia di Morti per Infezioni Ospedaliere”. Il sindacalista: “Colpa dei ribassi negli Appalti di Pulizia”
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di Fabo Giuseppe Carlo Carisio

«C’è una vera e propria strage silenziosa negli ospedali italiani che ormai si protrae da anni e che la pandemia da Covid-19 ha finito per rendere ancora più drammatica. Centinaia di persone muoiono ogni giorno in Europa per infezioni ospedaliere, e ciò che indigna maggiormente è la sottovalutazione del problema e la relegazione dei casi di morte per infezione ospedaliera alla casistica degli effetti collaterali inevitabili dell’assistenza fornita in ambito ospedaliero».

L’inquietante allarme arriva dall’avvocato Sigmar Frattarelli di Alba Adriatica (Teramo, Abruzzo), patrocinante in Cassazione ma soprattutto specializzato in cause nell’ambito della malasanità. Dal Sud Italia arriva il suo SOS sull’ormai annoso problema delle sanificazioni ospedaliere ma si unisce a quello lanciato al Settentrione dal sindcalista FISASCAT-CISL, Luca Trinchitella, segretario generale di categoria per il Piemonte Orientale, che svela anche la presunta causa di questa gravissima emergenza sollevata in tempi non sospetti, nel 2014, da un convegno nazionale del sindacato stesso: la sanificazione delle strutture sanitarie.

Il resoconto di due professionisti di ambiti diversi afferenti alla sanità pubblica è impietoso e sconvolgente perché si regge su dati numerici incontrovertibili e moniti di esperti tra cui la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante ciò l’Italia, ancor peggio del resto d’Europa, non ha saputo correre ai ripari per mere questioni di risparmio economico sulla pelle dei cittadini contribuenti in un pianeta troppo spesso angariato dalla piaga delle tangenti.

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Basti ricordare quella da 600 milioni di vecchie lire ricevuta dall’ex Ministro della Sanità Francesco De Lorenzo e dall’ex direttore generale Luigi Poggiolini (entrambi condannati in sede penale e civile) da parte della Smith Kline, azienda poi inglobata nella GlaxoSmithKline, la multinazionale di Londra (controllata da Bill Gates) che ha incrementato il fatturato italiano grazie ai 12 vaccini obbligatori in età scolare imposti dal Parttito Democratico del governo Paolo Gentiloni con il Decreto Lorenzin nel 2017 e lucrerà anche sulla terapia anti-Covid-19 col mRNA messaggero di Pizer-BioNTech in quanto controlla il 68 % di Pfizer Consumer Health in Italia e in altri paesi.

Questa divagazione era necessaria per far comprendere il colossale business farmaceutico contrapposto alla penalizzazione di servizi fondamentali come determinato dai tagli sui posti letto opedalieri e sugli appalti di gestione sanitaria.

 

MIGLIAIA DI MORTI IN ITALIA E UE PER INFEZIONI OSPEDALIERE

«Nella stragrande maggioranza dei casi la morte di un paziente a seguito di infezione ospedaliera viene trattata e accettata come una fatalità che non si può evitare, mentre, al contrario, proprio nella maggioranza dei casi si tratta di decessi assolutamente evitabili e strettamente connessi alle lacune e alle inadeguatezze delle nostre strutture sanitarie nella prevenzione delle infezioni – spiega l’avvocato Frattarelli – Basti pensare che si è passati dai 18.668 decessi del 2003 ai 49.301 del 2016 e l’Italia, in particolare, conta il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi Ue, un primato assai poco invidiabile (circa 15mila – ndr). Negli ultimi venti anni il tasso di mortalità per infezioni contratte in ospedale è raddoppiato sia per gli uomini che per le donne e in tutte le fasce d’età».

Il legale ha pubblicato anche su Facebook medie numeriche che appaiono come un bollettino di guerra: «In Europa, le I.C.A. (Infezioni Correlate all’Assistenza) provocano ogni anno 37.000 decessi direttamente attribuibili e 110.000 decessi per i quali l’infezione rappresenta una concausa. In Italia ogni 100 pazienti ricoverati, circa 6,3 contraggono una I.C.A. durante la degenza in ospedale».

L’avvocato Sigmar Frattarelli, patrocinante in Cassazione ed esperto di mala-sanità

«L’emergenza Covid ha finito per far emergere ancora di più il fenomeno nella sua drammaticità, in quanto alla diffusione delle comuni e spesso letali infezioni si è sovrapposta quella del contagio da Covid-19 all’interno delle strutture ospedaliere e delle Rsa parificate, e anche quella delle co-infezioni ovvero la contrazione di una infezione batterica in ospedale da parte di pazienti già ricoverati perchè contagiati dal Covid-19. Se si vuole una prova di quanto il fenomeno si sia ancora di più acuito e di quanti e quali siano i gravi rischi che si corrono all’interno degli ospedali, basti pensare ai tantissimi medici e infermieri che sono stati infettati dal Covid-19 da marzo ad oggi» rimarca Sigmar Frattarelli nella sua relazione inviata in esclusiva a Gospa News.

«In tantissimi di questi casi è mancato il rispetto delle procedure e vi è stata la omissione dei presidi di prevenzione e sicurezza, anche perché molte delle nostre strutture ancora oggi, nonostante l’emergenza sanitaria che si protrae da mesi, sono obsolete e non sono organizzate e strutturate in modo da contenere in modo adeguato i rischi di infezioni batteriche e virali e, anzi, molto spesso proprio i locali ospedalieri finiscono per tramutarsi essi stessi in luoghi di sviluppo dei focolai di infezioni, vere e proprie trappole per i pazienti e per gli stessi operatori sanitari».

 

I PROTOCOLLI “INFECTION CONTROL” DELL’ISS

Come riferisce l’esperto di malasanità, recentemente l’OMS ha evidenziato che se non si interverrà tempestivamente, nel 2050 le infezioni dovute a microbi resistenti saranno la prima causa di morte nel mondo, superando cancro e malattie cardiache. In Italia si stimano già oggi oltre 10.000 casi di decessi l’anno per infezioni resistenti agli antibiotici disponibili. E’ ovvio, purtroppo, che le infezioni correlate all’assistenza hanno trovato nella epidemia di Covid-19 un pericoloso amplificatore.

«Molti pazienti, specie se assistiti in terapia intensiva e sottoposti a ventilazione meccanica, hanno infatti sviluppato gravi complicazioni (polmoniti, batteriemie) causate da microrganismi multi-resistenti, e le infezioni causate da batteri resistenti alle terapie rappresentano lo scenario più preoccupante per il paziente e per gli operatori sanitari che hanno oggettive difficoltà nell’adottare terapie antibiotiche tempestive e adeguate» precisa Frattarelli.

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Ecco allora che la nuova emergenza «deve e dovrà necessariamente imporre per il futuro il rafforzamento delle procedure di “Infection Control” a tutela del paziente e la loro piena integrazione con quelle indispensabili di protezione del personale di assistenza esposto al rischio Covid-19. Diventerà fondamentale allora valutare gli strumenti di protezione concretamente posti in essere dalla struttura, i meccanismi e modelli organizzativi, adottati al fine di prevenire il diffondersi di virus e batteri nella struttura stessa».

Soprattutto perché in presenza di un Coronavirus di bassissima letalità ma altissima morbilità, come sostenuto dal virologo di fama internazionel professor Giorgio Palù, nominato presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di recente, può diventare più arduo distinguere i contagi causati dalla frequentazione di persone o luoghi infetti da quelli determinati da infezioni ospedaliere. Tanto più che nella fase acuta primaverile della pandemia, lo stesso Ministro della Salute Roberto Speranza impedì alle strutture sanitarie di eseguire le autopsie consigliando persino alla magistratura di evitare di farle.

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«A ben guardare le norme e le regole già esistono, ma il problema investe il loro rispetto e la loro applicazione, nonchè la cronica mancanza delle risorse per metterle in pratica. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), a pochi mesi dalla esplosione della pandemia, nel mese di settembre 2020, ha pubblicato il documento “Linee di indirizzo sulla valutazione del processo di sanificazione ambientale nelle strutture ospedaliere e territoriali per il controllo delle infezioni correlate all’assistenza (ICA)”. Nel documento si sottolinea che la sanificazione ambientale assume un ruolo fondamentale per evitare i casi di diffusione endemica, ed esso fornisce una serie di prescrizioni sulla sanificazione, proponendo una classificazione per rischio infettivo non solo degli ambienti ospedalieri, ma anche dei pazienti» aggiunge l’avvocato abruzzese prima di giungere al nodo cruciale in cui il suo allarme si congiunge a quello del sindacalista piemontese.

L’ISS ha spiegato che è «necessario fissare adeguati protocolli di pulizia per il mantenimento di un elevato livello igienico dei locali e «il monitoraggio del processo dovrà prevedere controlli sull’operato del personale, sulle attrezzature, sui macchinari impiegati e sulla documentazione cartacea che attesti l’avvenuta esecuzione di procedure chiave» Inoltre il monitoraggio «deve prevedere una fase di formazione sull’uso dei prodotti, sul corretto utilizzo dei materiali, sui programmi di lavaggio per il ricondizionamento igienico, sull’uso dei dosatori automatici e dei carrelli».

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Inoltre, per quanto attiene ai processi di controllo per erogare al meglio il servizio di sanificazione, viene raccomandato: di integrare i controlli microbiologici ambientali come parte integrante e fondamentale nei processi di gestione del rischio infettivo; di controllare sia l’operatività dell’addetto alla sanificazione e l’idoneità dei materiali/prodotti che utilizza; di rivedere un piano di campionamento mirato ed efficace in base alle caratteristiche della struttura; di dedicare un budget di spesa idoneo a questa attività, valutandolo anche sulla base del possibile risparmio economico che deriverà campionamento microbiologico dell’area e delle superfici».

 

MAXI RIBASSI NEGLI APPALTI DI PULIZIA E SANIFICAZIONE

Qual è stata la risposta della sanità pubblica a queste indicazioni? Gli appalti delle pulizie assegnati con il maggior ribasso possibile come evidenzia il segretario generale FISASCAT-CISL del Piemonte Orientale, Luca Trinchitella che si è ben ricordato, durante l’emergenza pandemia, del convegno nazionale cui aveva preso parte 6 anni orsono.

«Nei Servizi pubblici il ricorso al sistema di appalto è tendenzialmente finalizzato a ridurre gli oneri tipici delle pubbliche amministrazioni, degli enti, delle fondazioni, ecc.. Il sistema del massimo ribasso, che può essere realizzato sulla base d’asta, purtroppo genera spesso più problemi di quanti ne risolve. Primo tra tutti quello della differenza tra il valore economico effettivamente necessario o congruo per la realizzazione di un servizio ed i costi inferiori effettivamente sostenuti, con inevitabili ripercussioni sul costo del lavoro, molto al di sotto rispetto a quello determinato dalla contrattazione collettiva, senza tralasciare l’aspetto dell’omissione del versamento dei contributi previdenziali e fiscali dovuti per legge» spiega il sindacalista che da anni cerca di battersi per idonee condizioni di lavoro degli operatori delle imprese di pulizie impiegati in ambienti ad alta criticità come quelli ospedalieri.

Luca Trinchitella, segretario generale FISASCAT-CISL per il Piemonte Orientale

«Per fare un esempio concreto, possiamo citare quanto avvenuto in queste settimane rispetto alla gara di appalto per l’assegnazione dei servizi di pulizia ospedaliere (lotto5) riguardanti le province di Novara-VCO-Biella e Vercelli, dove una società si è aggiudicata l’appalto (ora al vaglio del TAR in seguito al ricorso di alcune società partecipanti alla gara) con un ribasso del 30%! L’impatto che ha prodotto la spending review con il continuo ricorso alla riduzione dei costi negli appalti, si riscontra non solo nella riduzione delle condizioni dei lavoratori occupati, ma anche nelle conseguenze che questo produce sulla tutela della salute della collettività» spiega Trinchitella citando poi le conclusioni cui approdò il simposio sindacale sull’argomento.

Queste conseguenze sono state evidenziate in una ricerca effettuata per conto della Fondazione per la Sussidiarietà dell’Università di Milano Bicocca e dell’Università degli Studi di Bergamo sul nesso tra infezioni e spesa, ovvero quanto la diminuzione della spesa incide sull’efficienza ed efficacia in Sanità della prevenzione delle infezioni.

 

LA CORRELAZIONE TRA INFEZIONE E IGIENE

«I risultati di questa indagine erano stati presentati da Giorgio Vittadini, Ordinario di Statistica Metodologica – Università degli Studi Milano Bicocca, nel corso di un convegno organizzato in tempi non sospetti a Roma dalla FISASCAT il 21 maggio del 2014» ricorda il segretario generale FISASCAT-CISl del Piemonte Orientale citando un passaggio saliente della relazione del professor Vittadini.

«Le infezioni sono un problema ancora grave della Sanità mondiale: nel 90% dei casi i metodi di disinfezione secondo l’OMS sono fermi al secolo scorso ed ogni anno centinaia di milioni di pazienti sono affetti da infezioni ospedaliere. In Italia nel triennio 2008-2010 abbiamo avuto 2.269.045 infezioni e 22.691 morti – evidenziò l’accademico – Nell’Unione Europea ogni anno si registrano 4.700.000 pazienti infetti e 37.000 decessi, 16 milioni di giorni di degenza extra e 7 miliardi di euro di costi aggiuntivi per le strutture sanitarie. È evidente dunque che studiare questo fenomeno è qualcosa di fondamentale, perché, se uno pensasse di diminuire la spesa per medici e pazienti o togliere alle sale operatorie i generatori, lo prenderebbero per pazzo e parlerebbero di mala Sanità, ma qui è molto peggio e la vera domanda è: si possono trattare le infezioni – e indirettamente gli appalti – e i servizi per l’igiene come la pulizia di un ufficio qualunque?»

Il sindacalista Luca Trinchitella durante il covegno nazionale sulle infezioni ospedaliere e gli appalti di pulizia

«Occorre pertanto prendere velocemente coscienza di questo problema e riportare i servizi di sanificazione sotto la gestione ed il controllo diretto della sanità pubblica alla pari degli altri servizi ospedalieri svolti da OSS, infermieri e medici. Lo stesso dicasi per le RSA sia pubbliche che private dove la sanificazione deve essere scorporata dai servizi in appalto delle pulizie ordinarie» chiosa il sindacalista Trinchitella in perfetta sintonia con l’avvocato Frattarelli che però evidenzia un’ulteriore problematica causata proprio dal nuovo ceppo di Coronavirus.

 

LE COMPLICAZIONI PORTATE DAL COVID-19

«Vi è poi la procedura da seguire nei casi accertati di focolaio da Covid-19 all’interno della struttura, che è una procedura di disinfezione speciale di tutte superfici, sia nelle aree definite a medio rischio (aree di degenza non Covid, laboratori esami, ambulatori ecc.) sia in quelle ad alto e altissimo rischio (reparti di degenza Covid, stanze di isolamento, terapie intensive, aree diagnostiche dedicate). Vi è poi il problema ulteriore che spesso le stesse sanificazioni finiscono paradossalmente per incrementare i fenomeni di sviluppo di batteri multi-resistenti» spiega l’avvocato.

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«Infatti, è stato dimostrato che la sanificazione convenzionale si basa su disinfettanti chimici che hanno un grande impatto sull’ambiente e rischiano di far emergere resistenze a disinfettanti e antibiotici, per fenomeni di cross-resistenza. L’alternativa, quindi, che si dovrà adottare in futuro è la sanificazione biologica, che sostituisce i germi dannosi con altri ‘buoni’ per un meccanismo di esclusione competitiva che impedisce l’insorgenza e la proliferazione dei batteri resistenti che spesso si rivelano essere veri patogeni killer» ipotizza Frattarelli.

Alla criticità segnalata dall’esperto di mala-sanità si aggiunge quella evidenizta nelle inchieste da Gospa News inerente le terapie rivelatesi efficaci contro il Covid-19, ostacolate come quella dell’idrossiclorichina e del cortisone, o quelle ignorate come la prevenzione con la vitamina D, da parte del Ministero della Salute e dell’OMS.

«Appare evidente, quindi, che nel nuovo drammatico quadro insorto a seguito della pandemia, le strutture sanitarie dovranno fronteggiare, con tutte le risorse organizzative, diagnostiche e terapeutiche disponibili, le situazioni di esposizione a rischio infettivo, secondo il principio di precauzione, con il dovere di verifica e vigilanza tramite riunione periodiche e briefing, adozione di regole protocollari e verifiche cadenzate e ravvicinate, basandosi sulle linee guida esistenti e su quanto indicato dalla letteratura scientifica nazionale ed internazionale, senza dimenticare, altresì, l’obbligo di informare i pazienti dell’eventuale rischio di contrarre una infezione nell’ambiente ospedaliero di degenza».

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Ma tutto ciò si scontra apertamente con le logiche degli alti ribassi negli appalti di pulizia perché il contenimento dei costi comporta inevitabilmente l’utilizzo di prodotti per la sanificazione più economici e una riduzione degli orari degli operatori addetti alle sanificazioni. Proprio perchè lo scenario appare al momento inquietante l’avvocato abruzzese ricorda ai cittadini i loro diritti a far causa allo Stato e al personale deputato ai controlli.

«Sul piano strettamente legale, in caso di danni subiti per infezione nosocomiale o di decesso, graverà sulla struttura sanitaria e sugli operatori sanitari coinvolti, per andare esenti da responsabilità, l’onere di dimostrare di avere adottato tutte le misure imposte dalla legge e dalle linee guida, considerato che la loro responsabilità potrà essere esclusa esclusivamente qualora riescano a dimostrare che si è trattato di un evento inevitabile sul quale non avrebbero potuto incidere in alcun modo».

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione


MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – WUHAN.GATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE CORONA VIRUS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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