“VERTICE DI INTELLIGENCE USA-GB CON LEADERS ISIS”. Rivelazione shock dalla Siria. Dossier OSINT: “Al Hol centro di radicalizzazione Jihadista”. La Turchia protegge i terroristi, la Russia tace

“VERTICE DI INTELLIGENCE USA-GB CON LEADERS ISIS”. Rivelazione shock dalla Siria. Dossier OSINT: “Al Hol centro di radicalizzazione Jihadista”. La Turchia protegge i terroristi, la Russia tace
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Intanto la Nato porterà a 4mila le truppe in Iraq
Mentre gli Usa costruiscono una nuova base
per proteggere i giacimenti di petrolio “rubato”

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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«Fonti di SANA-Media hanno rivelato venerdì che l’apparato di intelligence affiliato agli stati occidentali, che fingono di combattere Daesh, ha tenuto molti incontri e accordi con i leader dell’organizzazione terroristica per effettuare attacchi terroristici in Siria».

E’ questa la clamorosa rivelazione riportata da Baraa Ali / Mazen Eyon sull’Agenzia News Araba Siriana in riferimento al presunto vertice tenutosi venerdì 13 febbraio. Ne scriviamo soltanto ora dopo aver appurato (tramite fonti d’intelligence d’oltreoceano) che nei giorni scorsi c’è effettivamente stato un movimento di generali americani nella base di Al Tanf, un avamposto militare degli Stati Uniti nel governatorato di Homs in Siria, situato a 24 km a ovest del valico di confine di al-Tanf nel deserto siriano, lungo il confine tra Iraq e Giordania e Siria.

Ma gli alti ufficiali si sarebbero recati anche nel famigerato Camp Al Hol, uno dei più pericolosi e IDP (Internally displaced people) per rifugiati dove sono recluse molteplici famiglie dei terroristi ISIS, molti dei quali liberati dai jihadisti con l’appoggio dell’esercito turco nell’ottobre 2019 quando il presidente Recep Tayyb Erdogan decise di invadere il Rojava (l’area Nord-Est della Siria governata dai curdi dell’Amministrazione Autonoma) con la missione militare ipocritamente denominate Peace Spring (fonte di pace) pur non avendo benchè nulla di pacifico.

Mogli dei terroristi ISIS nel campo Al Hol inel governorato di Hasaka, nel nord-est siriano

Non solo. Un dossier OSINT (Open Source Intelligence) rivela che proprio Al Hol è il nuovo fulcro della radicalizzazione degli islamici estremisti di matrice Sunnita-Salafita, nemici dei musulmani di confessione Sciita-Alawita che attraverso il partito Ba’th di Bashar Al Assad governano a Damasco.

Ciò conferma gli allarmi lanciati dal Rojava Information Center (RIC) per l’intensificazione degli attacchi delle cellule dormienti ISIS avvenuti soprattutto a dicembre e gennaio, nell’imminenza dell’insediamento del nuovo presidente USA Joseph Biden, che ha già annunciato il blocco del rientro delle truppe dal Medio Oriente (Afghanistan, Iraq e Siria) già concretizzatosi sotto il profilo militare con la costruzione di una nuova base nel governatorato di Hasaka, poco lontano da Turchia e Iraq, e con l’invio di veicoli e armamenti nella zona di Deir Ezzor dove il Pentagono (Dipartimento della Difesa americano) controlla i preziosi pozzi di petrolio.

L’autobomba esplosa vicino ad Aleppo – foto SANA

Gli ultimi due attacchi sono avvenuti proprio oggi, sabato 20 febbraio, mentre stiamo scrivendo questo articolo. Fonti locali hanno riferito al giornalista di SANA che una bomba motociclistica è esplosa sabato in un mercato popolare nella città di al-Busayrah, nella campagna orientale di Deir Ezzor, provocando il martirio di tre civili e il ferimento di altri dieci, alcuni dei quali in condizioni critiche. Dodici civili sono rimasti feriti nell’esplosione di un’autobomba nel villaggio di Sajo vicino alla città di Azaz, nella campagna settentrionale di Aleppo, dove sono dispiegati i gruppi terroristici, supportati dalle forze di occupazione turche.

A supporto di Washington si è gia mosso anche il quartier generale NATO di Bruxelles con l’annuncio del segretario generale Jens Stoltenberg dell’incremento da 500 a 4.000 delle truppe in Iraq deciso dal vertice dei Ministri della Difesa dell’Alleanza Atlantica, tenutosi in videoconferenza, cui ha preso parte anche l’ex generale Lloyd J. Austin III, nuovo Segretario del Pentagono, già alla guida del Comando Centrale degli Stati Uniti, nel 2012 dove ha modellato e iniziato ad attuare una strategia militare statunitense per respingere i militanti dello Stato Islamico in Iraq e Siria. Ma è anche noto anche per la consulenza prestata alla seconda corporation mondiale degli armamenti, la Raytheon americana, dopo il suo congedo dall’esercito quattro anni fa.

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Ciò avviene mentre la Turchia, secondo esercito della NATO, si nasconde dietro alla spudorata ipocrisia di rilasciare dichiarazioni congiunte con Russia e Iran (vertice Astana) sulla lotta al terrorismo islamico mentre ha arruolato ex comandanti di ISIS ed Al Qaeda tra le fazioni dei mercenari jihadisti utilizzati in Siria e Libia, con il placet politico della stessa Alleanza Atlantica e l’imbarazzato silenzio del Cremlino

 

VERTICE TRA INTELLIGENCE USA-GB E I LEADERS ISIS

L’intrigo tra intelligence, militari e jihadisti pare destinato a rinfocolare i sospetti su una “strategia del terrore” già attuata in Siria dall’amministrazione USA Obama-Biden, in adempimento a un piano di regime-change progettato dalla Central Intelligence Agency fin dal 1983 contro il padre di Assad (come svelato da un documento desecretato pubblicato da Gospa News), finalizzata al duplice scopo di razziare le risorse petrolifere e di creare tensioni in Medio Oriente per incrementare il lucroso business della Lobby delle Armi.

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Una regia nemmeno troppo occulta delle Primavere Arabe avviata contro Damasco nel 2006 già da George W. Bush jr (sostenitore del candidato Democratico Biden alle ultime presidenziali sebbene Repubblicano) e comprovata dal dossier turco SETA sulle 21 fazioni jihadiste, alcune accusate di essere terroristiche, a cui CIA e Pentagono fornirono i micidiali missile anti-carro TOW durante la presidenza Obama.

A ciò si aggiunsero le fonti d’intelligence e di giornalisti investigativi che hanno ritenuto Abu Bakr Al Baghadi, il califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL, ISIS o DAESH in arabo) un agente della stessa CIA (e del controspionaggio israeliano del Mossad), sul cui assassinio, avvenuto durante un’azione militare ordinata dall’ex presidente Donald Trump, la Russia ha espresso fortissimi dubbi grazie a fondate argomentazioni.

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Al Baghdadi gettò le basi per la nascita dell’ISIS proprio durante la sua prigionia per terrorismo in Camp Bucca, l’ex carcere iracheno gestito dalle forze statunitensi nei pressi di Umm Qasr, dove fu ritenuto “affidabile” per aiutare i militari americani a mantenere l’ordine tra i prigionieri prima di essere misteriosamente liberato e di diventare famoso per l’inizio della jihad annunciato durante una predica nella moschea di Mosul nel giugno 2014.

Questa premessa rende credibile la rivelazione fatta dall’Agenzia nazionale Araba Siriana, sempre precisa e cauta nel diffondere notizie per evitare strumentalizzazioni proprio perché finanziata dal governo di Damasco, lo scorso 13 febbraio.

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«Secondo informazioni riservate, dall’inizio dell’anno in corso nella regione di al-Tanf, occupata dagli Stati Uniti, nella parte sud-orientale si sono tenuti diversi incontri per rappresentanti dell’apparato di intelligence di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna e di un certo numero di stati regionali della Siria, con la partecipazione dei leader sul campo di Daesh e di altri gruppi terroristici, per discutere dell’intensificazione degli attacchi contro le forze del governo siriano e le basi militari russe in Siria» hanno scritto Baraa Ali e Mazen Eyon su SANA in riferimento a una “fonte speciale” citata dall’agenzia di stampa russa Sputnik.

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La fonte, descritta da Sputnik come ben informata, ha aggiunto che alla luce degli accordi raggiunti tra i leader Daesh e le altre organizzazioni terroristiche, da un lato, e con gli apparati di intelligence di quegli stati, anche i luoghi di culto sarebbero stati inclusi nella lista degli obiettivi. Mentre le nazioni occidentali «forniranno alle organizzazioni terroristiche il sostegno finanziario, le attrezzature, le munizioni e le armi moderne» secondo quanto riportato dall’agenzia siriana.

Questa accusa trova un marginale fondamento in due cause giudiziarie, avviate a Londra e negli USA, per i finanziamenti arrivati ai jihadisti di Al Nusra, costola siriana di Al Qaeda, tramite banche del Qatar, alleato della Turchia, in virtù della comune leadership politico-religiosa dei Fratelli Musulmani, ma anche del Regno Unito e dell’Italia nel business sugli armamenti e degli USA grazie anche alla Al Udeid Air Base (a sud-est della capitale Doha) dove hanno sede Qatar Air Force, United States Air Force e la britannica Royal Air Force.

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Sebbene negli anni ci sia stata forte rivalità tra Al Qaeda, ritenuta fondata e finanziata dall’Arabia Saudita, e l’ISIS, proprio l’intelligence MIT di Ankara avrebbe creato un “ponte” tra le due organizzazione terroristiche facendo confluire molti ex comandanti in altre fazioni jihadiste.

 

GLI ATTACCHI DELLE CELLULE ISIS

«La fonte ha aggiunto che i terroristi Daesh, che vengono trasportati dall’Iraq e rilasciati dalle prigioni e dai campi di arresto nelle aree controllate dalla milizia QSD (SDF) sostenuta dagli Stati Uniti, si sottopongono a corsi di formazione speciali, sotto la supervisione degli Stati Uniti, aggiungendo che verranno utilizzate quelle cellule dormienti di terroristi per lanciare attacchi nel sud e sud-ovest della Siria oltre alle principali città del paese» conclude SANA.

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Un’allarme simile era già stato ripetutamente lanciato dal Rojava Information Center (RIC) dei Curdi del Nord Est della Siria, tra i meglio documentati di tutto il paese in virtù della rete capillare di collegamenti con le SDF (Syrian Democratic Forces) che nella primavera 2019 espugnarono Baghouz, roccaforte ISIS nel governatorato di Dei Ezzor.

«Nel gennaio 2021 ha avuto 31 attacchi separati da parte di cellule dormienti, causando 27 morti. Ciò continua la traiettoria discendente da quando il RIC ha iniziato a pubblicare statistiche mensili, ma questo mese ha visto un massimo di 20 uccisioni confermate nel campo di Al Hol, indicando il deterioramento della stabilità all’interno del campo. L’ISIS ha rivendicato tutti gli attacchi tranne 5 nel nord e nell’est della Siria questo mese» scrive il RIC nel comunicato del 7 febbraio 2021.

Donne con bandiera Isis nel Camp Hol – CLICCA PER IL VIDEO

Le forze speciali antiterrorismo YAT delle SDF hanno compiuto 13 raid ed effettuato 27 arresti lo scorso mese: compreso quello di alto profilo dell ‘”Emiro degli assassini” nel paese di Heseke, che ha incluso l’intercettazione di informazioni alto valore.

«Mentre il mese di gennaio è stato un mese piuttosto medio in termini di numeri, il tipo di attacchi nel NES ha mostrato che l’ISIS è disposto a continuare a prendere di mira coloro che sono affiliati all’AANES (Amministrazione Autonoma Nord Est Siria – ndr) e il rapimento e l’esecuzione di due donne membri del consiglio civile di Shedaddi nelle campagne di Heseke dimostrano che le donne stanno diventando un obiettivo sempre più praticabile per l’ISIS. Un sindaco e un giudice sono stati presi di mira anche attraverso intrusioni domestiche nella regione di Deir Ez Zor» ha commentato il ricercatore dello staff RIC Charles Flynn.

«L’aumento degli omicidi nel campo di Al Hol arriva nello stesso mese in cui l’AANES ha continuato a fare pressioni per una risposta internazionale alla crisi umanitaria lì, così come l’ONU che denuncia la situazione di Al Hol in quanto rappresena uno dei pericoli più pressanti all’umanità. Sebbene molte nazioni stiano iniziando a rimpatriare alcuni dei loro civili e bambini affiliati all’ISIS (recentemente il Canada) la grande maggioranza della popolazione è originaria della Siria e dell’Iraq. L’Iraq continua a trascinare i piedi, non volendo riportare i suoi cittadini nel loro paese d’origine. I 20 omicidi ad Al Hol, con dieci decapitazioni, rappresentano un ulteriore terribile avvertimento per l’AANES e la comunità internazionale che sono necessarie nuove soluzioni per contrastare la diffusione del radicalismo e della crisi che Al Hol rappresenta» aggiunge RIC.

L’attacco suicida a Baghdad del 21 gennaio 2021

E’ in parte comprensibile l’atteggiamento di Baghdad che ha dovuto confrontarsi con un gravissimo attentato ordito da due kamikaze il 21 gennaio scorso, il giorno dopo l’insediamento di Biden, subito rivendicato dall’ISIS. L’attacco ha causato 35 morti e 100 feriti dopo facendo ripiombare in in incubo che pareva ormai dimenticato visto che l’ultima azione dinamitarda suicida risaliva al giugno 2019.

Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato da Middle East Monitor, le forze di sicurezza irachene hanno catturato 16 membri del gruppo terroristico Daesh durante operazioni simultanee in luoghi separati di Kirkuk e Mosul. Sebbene siano passati tre anni da quando Daesh è stato eliminato dalla regione, i suoi attacchi nelle zone rurali di Kirkuk, Mosul, Saladin e Anbar continuano ancora.

 

IL DOSSIER SCIOCCANTE SU AL HOL

Ma la situazione non è certamente grave come quella del più grande IDP siriano, segnalata da un dossier OSINT (Open Source Intelligence) pubblicato nel mese di agosto su Terrorism Research Initiative dal titolo assai eloquente: “Rinascita nel campo di Al Hawl e nelle imprese di traffico di esseri umani in Siria”.

Lo ha scritto Christian Vianna de Azevedo, per 19 anni agente speciale della Polizia Federale Brasiliana ed oggi ricercatore accademico in varie università dell’America Latina, per JSTOR, un servizio no-profit destinato a ricercatori e studenti per scoprire, utilizzare e sviluppare un’ampia gamma di contenuti in un archivio digitale affidabile.

«Il campo di Al Hawl rimane il più grande campo di sfollati interni (IDP) nella Siria nord-orientale. I campi ospitano persone che sono fuggite dall’ISIS, nonché individui e famiglie legate all’ISIS (membri e sostenitori) che sono stati sfollati dal suo ex territorio. Attualmente ospita circa 68.000 persone, il 94% delle quali sono donne e bambini. L’ISIS e il suo predecessore, Al Qaeda in Iraq, hanno beneficiato di contesti carcerari fondamentali per la crescita di entrambi i gruppi. Le prigioni si sono rivelate terreno fertile per l’indottrinamento e il networking jihadista» si legge nel dossier.

Il sommario del dossier su Camp Al Hol

«Al Hawl ha fatto parte della strategia dell’ISIS attraverso le reti criminali e terroristiche che si sono sviluppate all’interno del campo. I residenti dell’ISIS nel campo di Al Hawl conducono indottrinamento terroristico, radicalizzazione, contrabbando di esseri umani, frode di documenti, falsificazione e finanziamento. Queste attività criminali hanno aiutato l’ISIS ad avere il sopravvento all’interno del campo mentre preparava i suoi militanti per un ruolo futuro nel caso in cui il califfato fosse ripristinato. Nel frattempo, dalla sua sconfitta territoriale due anni fa, l’ISIS ha beneficiato delle reti di traffico di esseri umani che operano in Siria dal 2011. Il contrabbando di combattenti, facilitatori e famiglie fuori dalla zona di conflitto è stata un’importante strategia per le ambizioni future dell’ISIS».

Basterebbero queste poche frasi, espunte dallo studio di circa 20 pagine, per descrivere l’inquietante scenario dell’IDP siriano ma con grande acume l’ex agente speciale sviluppa un paragone illuminante proprio con il luogo di detenzione dove Al Baghdadi seminò i velenosi germogli della sua jihad terrorista.

«La propaganda dell’ISIS ha sempre insistito sul fatto che le donne svolgono un ruolo chiave nell’educazione e nell’indottrinamento dei bambini. Al giorno d’oggi c’è qualcosa di nuovo nella struttura dell’ISIS: le donne hanno assunto ruoli di leader da quando sono state a capo di alcuni fronti che nel recente passato erano quasi esclusivamente gestiti da uomini. L’attuale presa dell’ISIS all’interno dei residenti del campo di Al Hawl è stata consentita da diverse imprese criminali che hanno aiutato i residenti radicalizzati a promuovere l’ideologia dell’ISIS all’interno della struttura, oltre a imitare la sua precedente struttura di califfato. Ciò è diventato possibile grazie a un flusso di finanziamenti, contrabbando di ogni tipo e attività criminali» spiega Christian Vianna de Azevedo.

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«Di conseguenza, ciò che si è svolto per circa un anno e mezzo non è unico e nuovo per l’ISIS o per la scena carceraria jihadista. Possiamo tracciare un interessante parallelo tra Al Hawl Camp e una prigione per jihadisti in Iraq che più di un decennio fa è stata soprannominata “Università jihadista” e diventata famosa per il suo ruolo di terreno fertile per il predecessore dell’ISIS» si legge ancora nel dossier.

«Fin dal suo inizio, Camp Bucca è stato sopraffatto da grandi quantità di detenuti in seguito alla crisi nella prigione di Abu Ghraib nel 2003. Inoltre, dopo gli scandali ad Abu Ghraib, le regole riguardanti la routine dei prigionieri a Bucca erano diventate più lassiste. Pertanto, Camp Bucca ha avuto un brutto inizio e subito dopo sono iniziati ad affiorare molti problemi. L’assalto dei detenuti alle guardie statunitensi è diventato una routine. Anche la violenza tra detenuti tra detenuti è aumentata vertiginosamente e le rivolte sono diventate un luogo comune. In questo contesto, i detenuti sono stati divisi in linee settarie per allentare la tensione all’interno della prigione (circa l’85% dei detenuti erano arabi sunniti)».

«Inoltre, gli estremisti sono stati mescolati con moderati all’interno di ciascun composto. Ben presto, i detenuti stavano applicando la legge della Sharia e le controversie venivano risolte secondo queste leggi e le dure corti della Sharia divennero routine all’interno del sistema carcerario. Gli estremisti islamici avrebbero mutilato e ucciso i compagni di reclusione per comportamenti che consideravano non islamici. Questa situazione ha portato a un crescente fanatismo poiché c’era un’enorme pressione collettiva sui detenuti affinché diventassero più radicali nelle loro convinzioni. A peggiorare le cose, c’era pochissima comunicazione tra le guardie statunitensi e l’amministrazione del campo statunitense da un lato e i detenuti dall’altro. Di conseguenza, la maggior parte dei detenuti non sapeva perché fossero lì o quando sarebbero stati rilasciati. Questo fatto ha aggravato la già delicata situazione all’interno del campo e ha spinto molti sunniti moderati nelle mani di islamisti radicali».

In questo terreno fertile, come già accennato e documentato in un ampio reportage di alcuni mesi fa, il detenuto “modello” Al Baghdadi riuscì costruire i futuri jihadisti delle milizie terroriste della Bandiera Nera. Proprio grazie alla libertà di azione ottenuta dagli ufficiali americani che comandavano.

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«Gli attacchi spesso riusciti condotti dall’ISIS hanno dimostrato che ha intensificato le sue operazioni negli ultimi mesi. Questi territori sono preziosi per la sua insurrezione, in quanto contengono importanti giacimenti di gas e l’autostrada M20 che collega Deir Al Zour a Homs e Damasco. Altrettanto importante, il deserto stesso fornisce agli insorti un posto perfetto in cui nascondersi e operare. Inoltre, l’ISIS ha approfittato dell’epidemia di COVID-19 in Siria e delle conseguenti quarantene e coprifuoco imposti dal regime per contenere il virus» nota l’esperto della Polizia Federale Brasiliana.

«La popolazione totale internata nei campi e nelle carceri della Siria nordorientale supera le 100.000 persone. Di questi, circa 92.000, per lo più donne e bambini, sono stati tenuti nei campi per sfollati. Altri circa 10.000 combattenti maschi dell’ISIS sono detenuti nelle carceri. Se l’insurrezione dell’ISIS alla fine prenderà il sopravvento nel deserto e nei piccoli insediamenti nella Siria orientale nel prossimo futuro, le donne e i bambini ospitati ad Al Hawl, una volta liberati, molto probabilmente diventeranno un elemento centrale per il raggiungimento degli obiettivi territoriali dell’ISIS» si legge ancora nel dossier.

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«Si stima che la forza insorta dell’ISIS sia composta da 10.000 a 14.000 combattenti più 3.000 combattenti stranieri sia in Iraq che in Siria. Il deserto di “Syraq” è stato vitale per la strategia di sopravvivenza dell’ISIS poiché fornisce una serie di punti eccellenti per i depositi di carburante e acqua, nonché le rotte di trasporto. Consente inoltre all’ISIS di stabilire alleanze con nomadi e trafficanti. Pertanto, l’ISIS è stato in grado di riorganizzarsi, coordinare le cellule dormienti, riorganizzare i suoi finanziamenti, nascondere i soldi nelle cache e fare più soldi attraverso le estorsioni».

 

IL SILENZIO DI MOSCA SULL’IPOCRISIA DI ANKARA

«Quindici attacchi dell’organizzazione terroristica Jabhat al-Nusra sono stati registrati all’interno della provincia di Idleb, e altri 10 sono stati registrati a Lattakia, oltre a tre attacchi ad Aleppo e quattro attacchi ad Hama» ha detto in una dichiarazione il vicedirettore del Centro di coordinamento russo a Hmeimim, ammiraglio Vyacheslav Sytnik ha detto in una dichiarazione.

Il ministero della Difesa russo ha annunciato che i terroristi di Jabhat al-Nusra hanno effettuato 35 attacchi nella zona di de-escalation mentre il giorno prima il ministero ha rivelato che le organizzazioni terroristiche che si sono diffuse a Idleb si stanno preparando a inscenare un nuovo attacco chimico “false-flag” con l’obiettivo di accusare l’esercito arabo siriano simile a quello di Douma.

L’ammiraglio ha anche detto che l’esercito russo ha osservato un aumento delle operazioni del gruppo terroristico Tahrir al-Sham (vietato in Russia) vicino al villaggio di Al-Fuah, a nord-est di Idlib. Ci sono stati anche avvistamenti di membri dell’organizzazione White Helmets che avevano attrezzature per le riprese.

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La notizia è stata riportata sia da Sputnik che dall’agenzia SANA. Ma l’agenzia di Damasco ha dato molto spazio pure all’intervento del capo della delegazione della Repubblica Araba Siriana al 15 ° Incontro Internazionale sulla Siria all’interno del Format di Astana, tenutosi nei giorni scorsi a Sochi, in Russia.

Ayman Sousan ha sottolineato la necessità del rispetto da parte del regime turco degli accordi firmati con la parte russa per eliminare le organizzazioni terroristiche e porre fine alla situazione anormale nella zona di de-escalation a Idleb.

E in una conferenza stampa a conclusione dell’incontro internazionale ha poi attaccato Ankara. «Il regime turco protegge le organizzazioni terroristiche in una palese violazione di tutte le leggi e convenzioni internazionali, e tagliare l’acqua alla città di Hasaka da questo regime per più di 18 volte e talvolta per più di un mese equivale al livello di crimini di guerra» ha detto Sousan.

Il capo della delegazione russa al 15 ° incontro internazionale all’interno del formato di Astana, Alexander Lavrentiev, ha sottolineato la necessità di combattere tutte le organizzazioni terroristiche in Siria, incluso “Tahrir al-Sham” fino a eliminare completamente il terrorismo.

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“Dovremmo concentrarci sulla lotta a tutte le organizzazioni terroristiche, non solo Daesh, Jabhat al-Nusra o il cosiddetto Tahrir al-Sham a cui alcuni paesi cercano di riformularlo e descriverlo come un’opposizione moderata”, ha detto Lavrentiev in una stampa conferenza a conclusione di una riunione tenutasi a Sochi nel quadro della discussione sulla guerra al terrorismo in Siria.

Al termine dell’incontro di Sochi è stato sottoscritto da Russia, Iran e Turchia un documento inequivocabile in 17 punti in cui i firmatari hanno ribadito « la propria determinazione a combattere il terrorismo in tutte le forme e manifestazioni e si oppone ai programmi separatisti volti a minare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria, nonché a minacciare la sicurezza nazionale dei paesi vicini. Ha condannato le crescenti attività terroristiche in varie parti della Siria che provocano la perdita di vite innocenti. Ha espresso seria preoccupazione per la maggiore presenza e attività terroristica di “Hayat Tahrir al-Sham (HTS)” e altri gruppi terroristici affiliati».

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Una dichiarazione assolutamente ipocrita, alla luce del continuo appoggio garantito da Ankara sia agli HTS assoldati come mercenari anche in Libia che agli ex leaders ISIS utilizzati per gravi violazioni dei diritti umani ad Afrin, sostenuta da Mosca per il suo interesse a mantenere un’alleanza con il paese del presidente Erdogan (anche con la vendita del sistema missilistico S-400 di produzione russa) ed avere così una partnership destabilizzante nella NATO a fronte delle continue azioni intimidatorie dell’Alleanza Atlantica nell’ambito di una rinnovata ed anacronistica guerra fredda col Cremlino.

 

NUOVE BASI AMERICANE IN SIRIA PER IL PETROLIO

In questo clima rovente a farne le spese è ancora una volta la popolazione siriana mentre dopo l’insediamento dell’amministrazione Biden l’esercito Usa sta rafforzando le sue basi nel Rojava e in Iraq come evidenziato da vari reportages di movimenti di veicoli militari e dalla costruzione di una nuova postazione come riferito da Middle East Monitor e SANA.

«L’esercito americano ha iniziato a costruire una seconda base nella regione di Al-Malikiyah nella provincia siriana nord-orientale di Hasakah, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA- L’agenzia ha citato fonti locali che affermano che negli ultimi giorni, le forze statunitensi hanno dispiegato rinforzi militari tra cui 60 veicoli blindati e veicoli di ingegneria dell’esercito per effettuare scavi, livellamenti e costruzione di barricate nell’area, a sud-ovest di Ain Dewar al confine del triangolo tra Siria, Iraq e Turchia».

Alcuni nuovi veicoli militari inviati dall’Esercito Usa in Siria nei giorni scorsi

Alla fine del mese scorso, le forze americane hanno iniziato a stabilire una base vicino a Tal Alu nella zona di Al-Yarubiya nella campagna orientale di Hasakah. L’agenzia di stampa SANA ha citato le fonti dicendo che la base militare mira a rafforzare “i punti di occupazione americana e i loro siti nelle vicinanze dei giacimenti petroliferi” al fine di “garantire la continuazione della rapina e del saccheggio delle ricchezze siriane, e per mettere in sicurezza le strade che utilizza per le operazioni di furto attraverso gli attraversamenti illegali che aveva creato a questo scopo nella campagna orientale di Hasakah”.

Autobotti americane mentre trasportano il petrolio prelevato in Siria

Il mese scorso, SANA ha riferito che le forze americane avevano stabilito un aeroporto militare per la sua base nel giacimento petrolifero di Al-Omar nella campagna orientale di Deir Ezzor. «Nel 2019, gli Stati Uniti hanno ridistribuito le truppe dal confine siriano-turco all’interno del paese dilaniato dalla guerra, con il presidente Donald Trump che ammette liberamente che le forze erano assegnate a “prendere il petrolio”. La Russia stima che il Pentagono, la CIA, gli appaltatori e le milizie curde guadagnino oltre 30 milioni di dollari al mese contrabbandando il petrolio rubato fuori dal paese» ha precisato invece il network russo Sputnik.

SIRIA: TERRORISTI RECLUTATI DAGLI USA PER CONTRABBANDO DI PETROLIO

 

La presenza militare statunitense nel nord-est della Siria ha lo scopo di garantire la “sconfitta duratura” dei terroristi Daesh (ISIS), e non sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse petrolifere della regione, ha invece ribattuto il portavoce del Pentagono John Kirby nella solita solfa di diplomatiche menzogne che ormai da anni rendono Washington molto meno credibile di Damasco e Mosca.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – DOSSIER JIHADISTI

GOSPA NEWS – REPORTAGES SULLA SIRIA

GOSPA NEWS – DOSSIER LOBBY ARMI

GOSPA NEWS – REPORTAGES ZONE DI GUERRA

SANA – INTEL MEETING

SPUTNIK – NATO TO INCREAE TROOPS

JSTOR – AL HOL DOSSIER BY BRASILIAN SPECIAL AGENT

SANA – RUSSIA MINISTRY ON AL NUSRA TERRORISTS

SPUTNIK – RUSSIA WARNS PLOT IN IDLIB

SANA – SYRIA ACCUSES TURKISH REGIM PROTECTS TERRORISTS

RUSSIAN MINISTRY – ASTANA STATEMENT

MIDDLE EAST MONITOR – US ARMY BUILDS SECOND BASE IN SYRIA

SPUTNIK – US TROOPS INVOLVED IN GUARDING STOLEN OIL

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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