LA STRAGE DI 536 MISSIONARI CRISTIANI. Inquietante Dossier FIDES. Ultima Vittima dopo la Messa di Natale

LA STRAGE DI 536 MISSIONARI CRISTIANI. Inquietante Dossier FIDES. Ultima Vittima dopo la Messa di Natale

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Nell’immagine di copertina il giovane sacerdote cattolico africano Luke Adeleke, trucidato mentre faceva ritorno a casa dopo aver celebrato la Messa della Notte di Natale. Riportiamo la notizia sulla sua tragica morte insieme al dossier sulle stragi di missionari diffuso dell’agenzia FIDES, Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie dal 1927.

GIOVANE SACERDOTE UCCISO NELLA NOTTE DI NATALE

“Padre Luke è stato vittima di un atto di violenza, crediamo fosse un tentativo di rapimento, un sequestro a scopo di riscatto. I colpi sparati dai banditi erano probabilmente puntati alle gomme del veicolo su cui viaggiava, invece sono entrati nella macchina e lo hanno colpito prima ad una gamba e poi all’altra. Padre Luke ferito, con le forze rimaste, ha provato a guidare fino al più vicino ospedale ma si trovava a circa 50 km dal luogo dove è stato colpito. Così, poco prima di arrivarci ha perso tutte le forze, ha perso conoscenza ed è spirato”.

È questa la ricostruzione dei fatti che hanno condotto alla morte del sacerdote trentottenne Luke Adeleke, parroco di Sant’Antonio a Ijemo Fadipe, nello Stato nigeriano di Ogun, lo scorso 24 dicembre, come riferisce all’Agenzia Fides don Gregory Fadele, Direttore delle Comunicazioni sociali della diocesi di Abeokuta, cui il sacerdote ucciso apparteneva.

Il sacerdote cattolico Luke Adeleke

“Don Luke aveva appena celebrato l’Eucarestia per la comunità locale che si raduna nella cappella di Ogunmakin, collegata alla principale parrocchia, e stava tornando a casa. A bordo con lui viaggiava un ragazzo di 11 anni che per fortuna è rimasto illeso. Nella strada che costeggia la foresta, a un certo punto alcuni banditi hanno iniziato a sparare probabilmente per un tentativo di rapimento. In genere agiscono in rete e, quando scorgono una macchina in cui presumono ci sia una persona che, sequestrata, possa fruttare un riscatto, agiscono” prosegue il racconto di don Gregory Fadele.

“Di recente, la situazione è peggiorata, entrano in azione con chiunque, senza riguardo al tipo di macchina o al presunto benessere economico del guidatore. Presumiamo che volessero sparare alle gomme dell’auto, invece i proiettili hanno colpito il nostro sacerdote a entrambe le gambe. Padre Luke ha cominciato a perdere molto sangue. Era molto debole ma è riuscito a guidare per avvicinarsi all’ospedale ma quando è arrivato era già in fin di vita”.

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La Polizia dello Stato di Ogun ha dichiarato di essere accorsa subito sul luogo e di aver ingaggiato una sparatoria con i banditi, riuscendo a ferirne alcuni. Ma nessuno è stato ancora arrestato. “In realtà – riferisce il Direttore – non abbiamo visto né sentito interventi degli agenti e, al momento, non abbaiamo conferme di azioni tempestive. Allo stesso modo la stampa ha dichiarato di essersi rivolta alla diocesi per avere informazioni, ma finora non abbiamo visto né sentito nessuno”.

“Nelle grandi città – conclude – se si esclude la zona a Nord dove è in azione Boko Haram, i rapimenti sono piuttosto rari. Il problema si riscontra fuori dalla città, nelle zone delle foreste, o nelle strade che collegano le città alle zone più periferiche. In tali aree i rapimenti sono più frequenti e Padre Luke è stato vittima di un tentativo di sequestro”.

I funerali del prete si terranno nella giornata del 31 dicembre prossimo presso la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo ad Adatan, nella diocesi di Abeokuta.

ALTRI PRETI UCCISI IN AFRICA IN POCHI MESI

«Solo nell’ultimo anno, nel maggio scorso a Kaduna banditi hanno assassinato don Alphonsus Yadhim Bello, ordinato solo tre anni fa, mentre nel giro di pochi giorni erano stati rapiti altri tre sacerdoti» rammenta un articolo del giornale online svizzero La Regione.

Un mese prima un altro sacerdote cattolico e altri sei fedeli erano stati uccisi nel corso di un attacco armato nella diocesi di Katsina-Ala, nello stato di Beni. Il prete, ordinato nel 2015, si chiamava Ferdinand Fanen Ngugban e prestava servizio presso la chiesa di St. Paul dal 2018. Si occupava in particolare dell’assistenza agli sfollati interni. Secondo le ricostruzioni, uomini armati avevano attaccato il villaggio di Aye Twar e la chiesa di St. Paul dando alle fiamme diversi edifici.

John Gbakaan, il sacerdote trucidato a colpi di machete

In gennaio invece era stato rapito e ucciso padre John Gbakaan, parroco della chiesa di Sant’Antonio di Gulu, nella diocesi di Minna. Il 14 gennaio padre Gbakaan si era recato a Makurdi, nello stato di Benue, per andare a trovare sua madre. Il 15 gennaio, sulla via del ritorno, il sacerdote e il fratello sono stati attaccati da uomini armati lungo la strada Lambata-Lapai.

I due uomini sono stati catturati da banditi armati che poi sabato 16 gennaio hanno chiamato la diocesi di Minna, chiedendo la somma di trenta milioni di Naira, poi ridotta a cinque. Nel frattempo però il corpo esanime del sacerdote è stato ritrovato legato a un albero nei pressi della strada dove era avvenuto il rapimento. Padre Gbakaan sarebbe stato ucciso a colpi di machete talmente violenti da rendere difficile il riconoscimento.

LA STRAGE DEI MISSIONARI CRISTIANI NEL MONDO

Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nell’anno 2021 sono stati uccisi nel mondo 21 missionari: 12 sacerdoti, 1 religioso, 2 religiose, 6 laici. Riguardo alla ripartizione continentale, il numero più elevato si registra in Africa, dove sono stati uccisi 10 missionari (6 sacerdoti, 2 religiose, 2 laici), cui segue l’America, con 7 missionari uccisi (4 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici) quindi l’Asia, dove sono stati uccisi 3 missionari (1 sacerdote, 2 laici), e l’Europa, dove è stato ucciso 1 sacerdote. Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. Dal 2000 al 2020, secondo i nostri dati, sono stati uccisi nel mondo 536 missionari.

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L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro. Allo stesso modo usiamo il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120).

“Non potevano non testimoniare”

Come evidenziano le scarne informazioni che si sono potute raccogliere sulle loro biografie e sulle circostanze della morte, i missionari uccisi non erano in evidenza per opere o impegni eclatanti, ma stavano “semplicemente” dando testimonianza della loro fede in contesti di violenza, di disuguaglianza sociale, di sfruttamento, di degrado morale e ambientale, dove la sopraffazione del più forte sul più debole è regola di comportamento, senza alcun rispetto della vita umana, di ogni diritto e di ogni autorità.

Ancora una volta questi sacerdoti, religiosi, religiose e laici, erano consapevoli di tutto ciò, spesso erano nati in quella stessa terra dove sono morti, non erano quindi degli sprovveduti o degli ingenui, ma “quando tutto consigliava di tacere, di mettersi al riparo, di non professare la fede, non potevano, non potevano non testimoniare” (Papa Francesco, Budapest, 14 settembre 2021). Dall’Africa all’America, dall’Asia all’Europa, hanno condiviso con i fratelli e le sorelle che avevano accanto la vita quotidiana, con i suoi rischi e le sue paure, le sue violenze e le sue privazioni, portando nei piccoli gesti di ogni giorno la testimonianza cristiana come germe di speranza.

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Parroci uccisi nelle loro comunità, in Africa e in America, torturati, sequestrati da criminali alla ricerca di tesori inesistenti o attirati dal miraggio di facili riscatti o ancora per mettere a tacere voci scomode, che esortavano a non sottomettersi passivamente al regime del crimine; sacerdoti impegnati nelle opere sociali, come ad Haiti, uccisi per rapinarli di quanto serviva per gestire tali attività, o ancora uccisi da chi stavano aiutando, come in Francia, o in Venezuela, dove un religioso è stato ucciso dai ladri nella stessa scuola dove insegnava ai giovani a costruirsi un futuro; religiose braccate e uccise a sangue freddo dai banditi in Sud Sudan.

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E ancora tanti laici, il cui numero cresce: catechisti uccisi dagli scontri armati insieme alle comunità che animavano nel Sud Sudan; giovani uccisi dai cecchini mentre si adoperavano per portare aiuti agli sfollati che fuggivano dagli scontri tra esercito e guerriglieri in Myanmar; una missionaria laica brutalmente assassinata per rubare un cellulare in Perù; un giovane saltato su una mina nella Repubblica Centrafricana mentre viaggiava sull’auto della missione; un catechista indigeno, attivista per il rispetto dei diritti umani in forma non violenta, ucciso in Messico. Tutti loro “non potevano, non potevano non testimoniare” con la forza della loro vita donata per amore, lottando ogni giorno, pacificamente, contro la prepotenza, la violenza, la guerra.

FONTI

Agenzia Fides 30/12/2021 – Dossier missionari uccisi

LA REGIONE  – Sacerdoti uccisi in Africa nel 2021


NB I link agli articoli di Gospa News sono stati aggiunti dalla redazione

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