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MAFIA NIGERIANA – 3. I Veri Padroni dei Migranti in Fuga dalle Guerre NAT0. Tratta dalla Libia “protetta” dai Jihadisti Turchi e dal Petrolio

MAFIA NIGERIANA – 3. I Veri Padroni dei Migranti in Fuga dalle Guerre NAT0. Tratta dalla Libia “protetta” dai Jihadisti Turchi e dal Petrolio

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Nell’immagine di copertina la foto diffusa da Médecins Sans Frontières di un centro di detenzione libico

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Abbiamo percorso il conto e la memoria dei nomi delle operazioni di prevenzioni dell’immigrazione clandestina avviate dall’Unione Europea. Una valanga di milioni di euro è stata sperperata da Bruxelles e da Roma per arginare il fenomeno dei barconi senza successo come confermano le recenti vicende delle navi delle ONG Humanity 1, che dopo la solita manfrina burocratica tentata dal nuovo Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sbarcato a Catania 144 migranti perché minori (astuzia da scafisti traghettarli…) o persone in stato di emergenza sanitaria, e della Ocean Viking, accettata con finta solidarietà dalla Francia che dopo lo sbarco a Tolone l’ha usata come scusa per chiudere le frontiere di terra con l’Italia al passaggio dei clandestini che aveva già promesso di accogliere.

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Fatta questa premessa di attualità cerchiamo di capire perché, nonostante, le operazioni di controllo internazionale delle acque intorno alle coste libiche cerchiamo di comprendere il motivo per cui nel 2021 c’è stato un ulteriore balzo nelle immigrazioni clandestine come era facilmente prevedibile visto il blocco avvenuto nel 2020 soprattutto per i lockdown imposti dalla pandemia ma anche per la feroce guerra civile inaspritasi in Libia proprio nelle aeree costiere da Tripoli a Bengasi, dove ci sono i preziosi pozzi di estrazione di idrocarburi (petrolio e gas) ma anche i “lager” di detenzione dei rifugiati in attesa di partenza.

LA MAGGIOR PARTE DEI MIGRANTI IN FUGA DALLE GUERRE NATO

Se guardiamo il flusso delle migrazioni del 2021 pubblicato dalla Commissione Europea ci è facile comprendere che il pianto greco inscenato dall’Italia sulla scarsa accoglienza dei migranti da parte degli altri paesi UE è in parte legittimo ma in parte anche esagerato.

Per il semplice motivo che i 112.600 arrivi via mare, nella stragrande maggioranza giunti sulle coste italiane, sono “solo” 25.300 in più rispetto agli 87.300 avvenuti via terra che certo non si riversano in un paese leader nella disoccupazione europea come l’Italia che non offre alcuno sbocco né speranza di lavoro ai migranti, gettati in mezzo a  una strada dopo 18 mesi di vitto e alloggio in centri di accoglienza con un permesso di soggiorno di un paio di anni che gli servirà solo per diventare, nella maggior parte, spacciatori o prostitute per la Mafia Nigeriana che ne ha gestito il flusso: IMPUNEMENTE!

La tabella dei flussi migratori del 2021 dello studio della Commissione Europea – link a fondo pagina

Se poi analizziamo il numero di domande di asilo vediamo che la Germania ne ha rilasciate il triplo dell’Italia. E qui balza all’occhio la prima vergogna palese sulle immigrazioni clandestine che diventano legalizzate per i profughi di guerra. Da dove arriva la maggior parte degli esseri umani? Dalla Siria e dall’Afghanistan due paesi devastati dai conflitti innescati da Washington e Bruxelles, sede del quartier generale della NATO.

Ecco dunque il primo sconcertante paradosso: l’Italia e l’Unione Europea si trovano disperatamente impegnate ad arginare un fenomeno che loro stesse hanno causato finanziando du atroci guerre contro paesi sovrani, come quella della Russia contro l’Ucraina contro cui lanciano ogni tipo di maledizione.

“SIRIA: DISASTRO DA SANZIONI CRIMINALI”. Aiuti di Fondazioni Cristiane contro i Danni di UE, USA e NATO

 

Nonostante sia ormai palese la sconfitta delle forze armate USA e NATO in Siria, per il sostegno dato al presidente legittimamente eletto Bashar Al Assad dalla Russia e da quei “cattivoni” della Forza Quds, il reparto speciale per le missioni all’estero dei paramilitari iraniani della Guardia delle Rivoluzione Islamica (o Pasdaran), Bruxelles e Washington continuano a mantenere sanzioni economiche micidiali infischiandone persino dei pietosi appelli dei vescovi cristiani e delle organizzazioni umanitarie cattoliche.

E’ un modo di confermare l’esistenza di un conflitto in atto per legittimare l’occupazione dei jihadisti mercenari reclutati dall’Esercito della Turchia tra ex combattenti di Al Qaeda e ISIS, le più famose organizzazioni terroristiche, e il furto di petrolio nel deserto di Deir Ezzor e dintorni da parte degli USA con l’appoggio strategico di Ankara (inchiesta pubblicata su Gospa News International in Inglese ma leggibile con traduzione automatica in Italiano).

STRATEGIA DEL TERRORE GLOBALE DA 007 NATO & “14 EYES”. Pandemia da Laboratorio, Crisi Gas, Attentati di Kiev per la III Guerra Mondiale

I JIHADISTI COMPLICI DELLA MAFIA NIGERIANA

Questo fenomeno, simile alla missione della Legione Straniera Francese in Italia che sfociò nei turpi crimini di massa in Ciociaria e dintorni denominati “marocchinate” per la provenienza magrebina dei soldati che stuprarono donne e bambine (persino un prete) e uccisero chiunque si opponesse, proprio come stanno facendo da due anni ad Afrin, nel Rojava siriano, le milizie pagate dal più imbarazzante alleato NATO, il presidente turco Recip Tayiip Erdogan, con l’aggravante dell’odio razzistico verso la popolazione Curda.

AFRIN, L’INFERNO SIRIANO DI ERDOGAN. 188 Torturati a Morte, 127 Stupri, anche su Fanciulle Disabili, dei Jihadisti armati dalla Turchia sotto lo scudo NATO

Gli stessi governanti criminali di UE e USA che legittimano tutto questo gridano allo scandalo contro il presidente russo Vladimir Putin perchè ha avviato un’operazione militare speciale in Ucraina per proteggere i filo-russi del Donbass dal sistematico genocidio attuato sotto la guida del regime di Kiev da paramilitari nazisti del Battaglione Azov e dai jihadisti ceceni, addestrati in Siria dallo Stato Islamico, del Battaglione Sheikh Mansour, entrambi supportati dal reparto speciale militare Ground Branch del controspionaggio americano CIA (Central Intelligence Agency).

Quando gli italiani, probabilmente rimbambiti dai sieri genici antiCovid che possono causare gravi disturbi neurocerebrali, smetteranno di guardare TG1, TG5, e LA7, in prima linea nel difendere qualsiasi sordida operazione o guerra della NATO, capiranno di vivere in un paese dove la mafia prolifera proprio grazie a una cultura politica mafiosa.

2 – MAFIA NIGERIANA: I SUPER-BOSS NERI NELLA TRATTA DEI NUOVI SCHIAVI

Uno dei principali punti di partenza dei barconi di migranti organizzati dai feroci Clubs della Mafia Nigeriana, fin troppo simili a logge massoniche per riti e culti esoterici tanto da insinuare il sospetto che siano stati “creati ad arte” nell’università di Benin da qualche occulta mente occidentale con perversioni criminali, è notoriamente la Libia che dal 2020 vede la presenza di migliaia di mercenari turchi jihadisti, reclutati nelle prigioni siriane delle milizie arabo-curde SDF o da quelle Turche secondo la pratica già utilizzata dall’Arabia Saudita di fornire una chance di libertà e di lavoro ai terroristi arrestati e condannati a morte inserendoli nelle fila di Al Qaeda per combattere nello Yemen.

L’intelligence curda pubblicò un dossier, con tanto di foto e nomi pubblicati da Gospa News, in cui furono identificati ben 229 uomini arruolati da Erdogan, attraverso i potenti 007 del MIT (Millî İstihbarat Teşkilâtı – Organizzazione di Informazione Nazionale) che fa capo solo ed esclusivamente al presidente turco, che erano stati inseriti nella lista ONU dei terroristi in quanto ex comandanti di Al Qaeda o Stato Islamico.

UCCISO IL RAIS LIBICO PAGATO DALL’ITALIA: ottenne $5 milioni per fermare i migranti

Una prova della collaborazione tra jihadisti e scafisti coordinati dalla Mafia Nigeriana si desume per il ruolo avuto in passato dal rais di un clan criminale libico: Fitouri Al Dabbashi, il cui fratello fu arrestato dai reparti dell’antiterrorismo della polizia di Tripoli perché gestiva l’immigrazione dei militanti dell’ISIS dalla Tunisia. Ebbene Al Dabbashi, morto proprio durante gli scontri nella guerra civile nel settembre 2019, due anni prima era stato pagato ben 5milioni di euro dal Governo di Paolo Gentiloni per fermare la partenza dei barconi dalla Libia.

COSI’ FRANCIA E ITALIA AIUTANO I JIHADISTI. Sgozzatore di Notre Dame sbarcato a Lampedusa

Fa infatti comodo anche alle organizzazioni terroristiche jihadiste avere la Mafia Nigeriana come alleata per poter inviare sui barconi qualcuno dei suoi militanti di basso rango da utilizzare sguinzagliare come “lupi solitari” delle stragi o per aggregarli a cellule in sonno per scopi futuri… Quelli di maggiore spessore vengono fatti arrivare coi traghetti, come svelò l’operazione Nettuno II dell’Interpol, o via terra grazie all’intelligence turca del MIT.

Una delle prime inchieste di Gospa News, nel novembre 2018, svelò infatti che l’ISIS aveva istituito dei “viaggi premio” in Europa per i più valorosi combattenti.

LA DENUNCIA DI AMNESTY SUI CENTRI DI TORTUTA LIBICI

Pubblichiamo quasi integralmente un documento diffuso da Amnesty International il 15 giugno 2021 ed ovviamente ignorato dai falsi moralisti di Bruxelles e di Roma:

Attori statali e non statali li sottopongono a una serie di violazioni dei diritti umani e abusi, tra cui uccisioni illegali, torture e altri maltrattamenti, stupro e altre violenze sessuali, detenzione arbitraria a tempo indefinito in condizioni crudeli e inumane e lavoro forzato.

14MILA JIHADISTI IN LIBIA grazie a Turchia, Deep State NATO e Lobby Armi USA. Col plauso dell’ex consigliere di Napolitano, ora ambasciatore a Tripoli

Nonostante i continui e ben documentati raccapriccianti abusi perpetrati nell’impunità per oltre un decennio, stati e istituzioni europee continuano a fornire supporto materiale e perseguire politiche migratorie che permettono ai guardacoste libici di intercettare uomini, donne e bambini che cercano di scappare alla ricerca di salvezza attraversando il mar Mediterraneo, e ne consentono il ritorno forzato in Libia, dove vengono trasferiti per essere sottoposti a detenzione illegittima e affrontano ulteriori cicli di violazioni dei diritti umani.

Nei primi mesi del 2021 i guardacoste libici hanno intercettato in mare e rimpatriato in Libia circa 15.000 persone, un numero maggiore rispetto all’intero 2020. Alle persone sbarcate nei porti libici è stato consentito solo un accesso sommario alle organizzazioni umanitarie in circostanze tese e caotiche che non consentono un’adeguata valutazione dei loro bisogni e delle loro difficoltà, per non parlare dell’individuazione di persone che richiedono protezione internazionale. Migliaia di persone sbarcate sono finite in centri di detenzione, un numero calcolato in 6.100 persone alla fine di giugno 2021.

Nell’immagine di copertina la foto diffusa da Médecins Sans Frontières di un centro di detenzione libico

Cambiare questo sistema non è impossibile.

L’Unione europea e i suoi stati membri devono sospendere la cooperazione con la Libia in tema di controllo delle frontiere e delle migrazioni, fino alla creazione di meccanismi di due diligence, monitoraggio e accertamento delle responsabilità e fino a quando le autorità libiche non adotteranno misure concrete e comprovabili per proteggere i diritti di rifugiati e migranti, anche chiudendo i centri di detenzione e rilasciando tutte le persone detenute sulla base del proprio status di migranti.

LA CECITA’ DISUMANA CAUSATA DAL PETROLIO

Anche un bambino di minima intelligenza si porrebbe a questo punto si potrebbe porre la domanda…

Viste queste palesi violazioni dei minimi diritti umani in ben noti centri di detenzione della Libia perché la coraggiosa UE e la potente NATO, sotto l’egida ONU; non impongono al governo di Tripoli, pena una totale paralisi dell’economia, l’obbligo di far entrare i Caschi Blu in una missione di controllo dei migranti detenuti per un’ordinata migrazione ripartita a priori tra i paesi europea degli aventi diritto a un richiesta di asilo e il rimpatrio nei paesi africani di origine degli immigrati per ragioni meramente economiche?

O ancora… Perché non realizzano un progetto di cooperazione internazionale per insediamenti produttivi in Libia con l’impiego di questi ultimi per la lavorazione di prodotti industriali a favore di paesi occidentali? Se qualche lettore ha altre idee le scriva nei commenti.

IN LIBIA 229 FEROCI CAPI ISIS CON 4700 JIHADISTI FILO-TURCHI. L’Onu indaga, l’Europa dorme

Perché non avviene? Semplice: perché la filiera della tratta degli esseri umani è un business altamente redditizio per la Libia, che prende soldi dall’UE per fermare i migranti come fece in modo ancora più vergognoso la Turchia con un efferato ricatto internazionale, ma anche dai trafficanti che devono ungere mille canali di funzionari pubblici per continuare a far arrivare dai vari paesi dell’Africa Centrale la “merce umana” da veicolare in Italia e in Europa.

Nordic Monitor: “ISIS Opened Office in Turkey to target Europe and Russia”.

Non solo. I migranti clandestini che vengono accolti in attesa di rimpatrio nei centri di prima accoglienza italiani, un poco meno tremendi di quelli libici, diventano manovalanza per la Mafia Nigeriana che li ha reclutati apposta per un futuro da picchiatori-estorsori, se sono forti e malvagi, da spacciatori, se sono solo un po’ furbi, da questuanti, se sono onesti disperati, o da prostitute se sono giovani e di bella presenza.

Ma la vera ragione per cui ciò non avviene è che l’Italia come la Francia, per menzionare i paesi europei che hanno i maggiori impianti energetici in Libia, non possono permettersi alcun “braccio di ferro” con i già precari governi ai ferri corti di Tobruk e di Tripoli.

ITALIA IN LIBIA ALLEATA DI TURCHIA & QATAR. In nome di Fratellanza Musulmana e Lobby delle Armi

Basti pensare che il 29 agosto scorso il ministero della Difesa del Governo di Accordo Nazionale (Gna) di Tripoli, riconosciuto dall’ONU e dall’Occidente,  ha spiccato un mandato di arresto all’indirizzo di Fathi Bashaga, primo ministro non riconosciuto nominato dal Parlamento di base nella città orientale di Tobruk col sostegno generale Khalifa Haftar (appoggiato dall’anomala alleanza tra Mosca e Parigi) che controllano la vastissima area fino alle città cotieradi Bengasi e Sirte e quelle desertiche interne. Bashaga fu nominato contro il capo del governo tripolitano Abdul Hamid Dbeibah, partner dell’Italia, dopo l’annullamento delle elezioni presidenziali previste per il dicembre 2021.

Ecco perché, viste gli scenari politici ed economici in gioco, dei migranti libici non importa a nessuno.

LA DENUNCIA PER TRATTA DI ESSERI UMANI DELLE ONG

Il loro destino è stato invece a cuore all’associazione Civitas creata dagli avvocati milanesi Giuseppe Pellegrino (presidente) e Alberto Ferrari (il difensore) dopo che si sono trovati a seguire le agghiaccianti storie di alcuni migranti vittima della tratta degli schiavi e liberati dopo tremende torture e sevizie.

In loro difesa hanno fatto un esposto alla Corte Penale Internazionale dell’Aja per denunciare questo traffico di esseri umani come crimine internazionale. Ma hanno anche cercato di inchiodare le ONG che raccolgono i migranti sui loro barconi alle loro responsabilità in relazione agli ormai frequenti contatti con gli scafisti venuti a galla in varie indagini giudiziarie e giornalistiche. Hanno infatti presentato varie esposti alle Procure competenti per tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù chiamando in causa per complicità anche le associazioni umanitarie.

ONG & TRATTA DEI MIGRANTI: Tribunale di Catania archivia 7 Denunce degli Avvocati di Civitas. Il Caso all’Aja

«Nella prospettazione accusatoria emergerebbe il ruolo causalmente rilevante delle ONG all’interno del disegno criminoso delle organizzazioni criminali africane che avrebbero come obiettivo il trasporto sul territorio italiano di centinaia di migranti ridotti in schiavitù al fine di trarne profitto» ha scritto il giudice di Catania sintetizzando la denuncia ma disponendo l’archiviazione perché «questi appaiono destituiti di fondamento probatorio». Come se fosse toccato a Pellegrino e Ferrari pedinare o intercettare i gestori della navi in cerca di prove…

Nonostante questa battaglia persa prosegue l’encomiabile lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura per contrastare gli acclarati registi del fenomeno migratorio: ovvero la sempre più potente e ramificata Mafia Nigeriana che gode anche dell’appoggio occasionale di quella Albanese (soprattutto nel traffico di stupefacenti) e di quelle locali come Camorra, Cosa Nostra e ‘Ndrangheta che gli hanno rifilato il compito di fare “i lavori sporchi”: spaccio di droga al dettaglio, prostituzione e piccole estorsioni nei quartieri.

Queste attività criminali hanno reso assai potenti alcuni Clubs tra cui i temuti Maphite che ha come simbolo due mani giunte e come “cupola” italiana principale la sezione denominata Famiglia Vaticana… 

ULTIMO RAPPORTO DIA SULLA CRIMINALITA’ ORGANIZATA NIGERIANA

Ecco le “Caratteristiche salienti e profili evolutivi della criminalità organizzata nigeriana in italia” come delineate dal Focus inserito nella relazione del II semestre 2021 al Parlamento elaborata dalla DIA – Direzione Investigativa Antimafia. Si tratta del gruppo di investigatori interforze di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria. Le note dei rimandi numerici sono a fine pagina.

La comunità nigeriana rappresenta oggi la terza componente demografica etnica africana pre- sente in Italia dopo quella marocchina ed egiziana, nonché la prima in Europa seguita da quelle presenti in Germania e in Spagna. L’esame dei dati ISTAT unitamente a quelli tratti dal “Rapporto Annuale” elaborato per il 2021 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali aiutano a comprendere la consistenza della comunità nigeriana sul territorio nazionale.

La copertina del rapporto della DIA – link alla relazione a fondo pagina

Il numero dei nigeriani residenti nel nostro Paese risulta cresciuto di poco più del 5% (1) rispetto allo scorso anno passando dai 113.089 del 2020 ai 119.089 del 1° gennaio 2021.

Tuttavia, il dato dei cittadini nigeriani regolarmente soggiornanti (2), quindi indicativo della loro presenza effettiva sul territorio nazionale, ha subito una contrazione del 6,5% (3) nel 2021 rispetto al 2020 (4). Si tratta di una consistenza pari al 2,7% dei cittadini non comunitari presenti in Italia (5). Un ulteriore interessante spunto, inoltre, si ricava dalla lettura dei dati concernenti le rimesse di denaro dall’Italia verso la Nigeria. Si consideri a tal proposito che nel 2019 le rimesse partite dall’Italia sono state pari a circa 105 milioni di euro che costituiscono il 2% del totale delle rimesse in uscita verso Paesi Terzi. Rispetto al 2018 si registra un deciso aumento delle rimesse dirette verso il Paese africano del 42,4%6.

I dati riportati mostrano talune delle caratteristiche di una etnia la cui presenza nel Paese assume una certa importanza sul piano anche analitico-delinquenziale.

Circa la realtà criminale riferibile ai nigeriani sono di rilievo i c.d. secret cults i cui tratti tipici sono l’organizzazione gerarchica, la struttura paramilitare, i riti di affiliazione, i codici di comportamento e più in generale un modus agendi che la Corte di Cassazione ha più volte ricondotto alla tipica connotazione di “mafiosità” (7). Significative nel merito pure le motivazioni della sentenza con la quale la Corte d’Appello di Torino (8) ha condannato per associazione di tipo mafioso i componenti di due organizzazioni nigeriane (i MAPHITE e gli EIYE) in conflitto tra loro (operazione “Athenaeum”) (9).

Rivestono inoltre fondamentale importanza sotto il profilo della riconosciuta equiparazio- ne delle caratteristiche dell’operatività dei sodalizi nigeriani a quella mafiosa le operazioni “Maphite-Bibbia verde” e “Burning Flame” coordinate rispettivamente dalle DDA di Torino e Bologna e per le quali sono rispettivamente state pronunciate il 25 settembre 2020 e il succes- sivo 29 ottobre sentenze di condanna per associazione di tipo mafioso.

MAFIA NIGERIANA – 1. ORA IRRIDE L’ITALIA E SI FA BEFFE DI MONTI E VATICANO

Si tratta di importanti investigazioni che hanno confermato la forza e la pericolosità dei sodalizi nigeriani e che han- no tra l’altro consentito di acquisire la c.d. Green Bible considerata una sorta di “Costituzione dei MAPHITE” in quanto descrive la struttura organizzativa interna del cult che risulta suddiviso in famiglie. Dal predetto documento emerge come il cult si “faccia carico” del sostentamento degli affiliati detenuti, preveda la morte per il tradimento degli obblighi di lealtà e omertà, reputi la violenza quale strumento principe per l’affermazione della propria forza.

Soprattutto il cult si reputa “in grado di stringere e/o sciogliere accordi con le mafie locali (“ogni accordo tra GCA e gruppi di mafie locali italiani viene annientato…, noi non abbia- mo bisogno di loro per operare in Italia possiamo operare da soli, … Non abbiamo bisogno di loro per il momento e se ne avremo bisogno potremo riconsiderare l’iscrizione in futuro …”) (10).

Gli elementi fondamentali dell’organizzazione hanno trovato successiva (11) ed aggiornata12 conferma nelle risultanze investigative delle indagini di polizia giudiziaria condotte negli ultimi anni. (12) Appare pure particolarmente significativo evidenziare come siano state accertate riunioni periodiche dei cult in varie città ed è altresì emerso il collegamento tra omologhi sodalizi operativi in diverse città italiane.

DALLA MAFIA AGLI STROZZINI: TUTTE LE SCHIAVITU’ DEI MIGRANTI

 In aggiunta alla rilevata presenza dei MAPHITE si registra in Italia l’operatività crescente degli altri cults che condividono l’interesse per il traffico e lo spaccio di stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani, quest’ultima in prevalenza finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Appare oltremodo evidente come il contrasto alla criminalità nigeriana debba prevedere necessariamente una sua conoscenza ampia, allargata e condivisa tra le forze di polizia e la magistratura.

Si ritiene questa la modalità privilegiata per fronteggiare efficacemente la delinquenza nigeriana considerandola alla stregua di un vero e proprio macro-fenomeno che non può prescindere dalla conoscenza delle sue origini e delle sue proiezioni internazionali. Esattamente nello stesso modo in cui le Forze di Polizia hanno imparato col tempo a comprendere e ad affrontare le mafie storiche autoctone, forti di un know how investigativo particolarmente solido e progressivamente consolidatosi nel tempo.

Del resto le stesse tecniche di investigazione dovranno necessariamente prevedere modalità attuative adeguate a confrontarsi con una realtà criminale per molti aspetti complessa e ancora poco conosciuta in cui le dinamiche e gli stessi rapporti di coesistenza/convivenza con le mafie autoctone – qualora non adeguatamente delineati e monitorati – potrebbero sfociare in inediti scenari criminali.

Un contributo essenziale alla conoscenza della strutturazione e delle regole interne, nonché delle dinamiche criminali è venuto dall’apporto reso negli ultimi anni dai collaboratori di giustizia nigeriani che si sono rivelati fondamentali per superare la forte impenetrabilità di tali gruppi etnici e la notevole difficoltà di comprensione della lingua e dei suoi innumerevoli dialetti.

L’estrema pericolosità della criminalità organizzata nigeriana è dimostrata dalla sua capacità di insediarsi proficuamente in ambiti territoriali comunemente caratterizzati da un basso spessore delinquenziale e dalle gravi conseguenze talvolta prodotte nel tessuto sociale.

ERGASTOLO ALLO SQUARTATORE DI PAMELA: resta l’ombra della mafia nera

Si fa riferimento, a tale proposito all’omicidio della giovane diciottenne romana Pamela Mastropietro uccisa crudelmente a Macerata nel gennaio 2018 dal pusher nigeriano Innocent Oseghele per il quale la Corte di Cassazione si è già pronunciata in modo definitivo in ordine alle sue responsabilità lo scorso 23 febbraio.

L’attenzione investigativa e giudiziaria rivolta negli ultimi anni verso la criminalità organizzata nigeriana è stata tratteggiata in maniera ampiamente da alti rappresentanti di uffici giudiziari.

Si fa riferimento alle considerazioni espresse dal Presidente delle Corte di Appello di Palermo, Matteo FRASCA, che in occasione delle cerimonie di inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2022 ha dichiarato che “… nel periodo più recente, a seguito delle numerose condanne al termine del rito abbreviato e dell’applicazione di misura cautelare detentiva ad alcuni membri del vertice nazionale della associazione Black Axe, si può ritenere “smantellata” la cellula associativa radicatasi a Ballarò” (11).

MAFIA NERA: LA POLIZIA ARRESTA 30 BLACK AXE. Ma i Club di Migranti Nigeriani dilagano in Italia deridendo Vaticano e politici

L’alto magistrato ha tuttavia evidenziato che “… nel corso delle indagini, è stata accertata una catena di violenze, anche gravissime, nei confronti dei congiunti residenti in Nigeria delle vittime e dei collaboratori di giustizia. Il rafforzamento della cooperazione potrebbe, in questi casi, consentire: di individuare efficaci strumenti di tutela delle vittime sul territorio nazionale nigeriano; di agevolare il non semplice trasferimento dei soggetti vittime di intimidazione sul territorio italiano; di reprimere tali condotte direttamente in Nigeria, mediante uno scambio efficace di informazioni”.

Sempre in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022 l’allora Procuratore Generale della Repubblica di Caltanissetta, Lia SAVA, oggi Procuratore Generale di Palermo, ha invece sottolineato che “… proprio nell’arco temporale di riferimento, per la prima volta, è stata riscontrata a Caltanissetta l’esistenza di un’organizzazione straniera (nigeriana) operante nel settore stupefacenti, ma idealmente riconducibile ad organizzazioni criminali tradizionali nigeriane (“Eye”) con caratteristiche inequivocabilmente mafiose (riti di iniziazione, sostegno economico agli affiliati, sostegno ai detenuti, omertà, ricorso sistematico alla violenza).”

MACHETE CONNECTION SOTTO GLI OCCHI CIECHI DEL QUIRINALE

In tema significativa appare del resto la dichiarazione del già Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero DE RAHO, a margine dell’operazione “Voodoo” (13) coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Cagliari e portata a termine dalla Guardia di finanza il 22 novembre 2021 nei confronti di un’associazione per delinquere di matrice nigeriana finalizzata al riciclaggio internazionale di capitali illeciti, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione, con l’aggravante della transnazionalità.

DE RAHO ha sottolineato che “la mafia nigeriana sembra quasi rimodellare la configurazione della ‘ndrangheta’, agendo con gruppi criminali locali che hanno una certa autonomia di azione ma che rispondono sempre alla casa madre”. L’operazione portata a termine dalla Guardia di finanza, ha aggiunto ancora DE RAHO, “… ha consentito di evidenziare l’imponenza dei trasferimenti di valuta” attuati dall’organizzazione criminale mediante “un vero e proprio sistema di riciclaggio” strutturato e realizzato attraverso money transfer, corrieri e l’’hawala’ (14).

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – MAFIA

GOSPA NEWS – DOSSIER JIHADISTI

GOSPA NEWS – REPORTAGE DI GUERRA

COMMISSIONE EUROPEA – FLUSSO MIGRANTI 2021

DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA – RAPPORTO II SEMESTRE 2021 

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BLITZ INTERPOL NEI PORTI ITALIANI: intercettati i terroristi venuti dal mare

VIAGGI PREMIO IN EUROPA AI MILIZIANI ISIS

LOBBY ARMI – 8. Boom di Affari USA nell’UE per la “Colonia Ucraina”. L’Accordo Pentagono-Olanda sui Carri Armati Cechi fa Gola a Mattarella: in partenza per l’Aja

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JIHAD SAUDITA, TOP SECRET FILES: DAI DETENUTI INVIATI IN SIRIA ALLE BOMBE IN SRI LANKA

CIA’s Ground Branch is Training Ukrainian Paramilitaries against Russia.

NWO CONTRO L’ITALIA – 7. La Dittatura Politica della “Cultura Mafiosa”. Riflessione Alternativa di Fine Anno

NOTE AL RAPPORTO DIA SUI MIGRANTI

1  Tale aumento è pressoché generalizzato in tutte le regioni. Fanno eccezione, ancorché con scarti minimi, la Ca- labria, la Sardegna, la Basilicata, il Molise e la Valle d’Aosta.

2  Coloro in possesso di permesso di soggiorno.

3  Le regioni che fanno registrare presenze più elevate, in misura superiore al 14%, sono il Veneto, l’Emilia Roma- gna e la Lombardia.

4  Tra il 1 gennaio 2020 e il 1 gennaio 2021 risulta diminuito da 97.939 a 91.619.

5  Ossia del numero complessivo dei nigeriani presenti in Italia (anche di coloro residenti ovvero in attesa del per- messo di soggiorno). Il dato deve tenere conto anche dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati, che nel 2019, sono stati pari a 5.211 e rappresentano il 2,9% dei cittadini non comunitari complessivamente entrati in Italia.

6  La Comunità nigeriana in Italia – Rapporto annuale sulla presenza dei migranti – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 2020.

7 Si richiamano le sentenze 24803/2010, 4188/2012, 16353/2015 e 49462/2019 emesse dalla Corte di Cassazione negli anni 2010, 2012, 2015 e 2019 (dalla I Sez. le prime due sentenze, dalla II Sez. la terza e dalla V la quarta).

8  La sentenza n. 2454 del 29 maggio 2021, relativa all’operazione “Maphite-Bibbia Verde”, del Tribunale Ordinario di Torino – III Sezione Penale, non ha, invece, riconosciuto l’associazione a delinquere di stampo mafioso nei confronti di due ulteriori soggetti nigeriani coinvolti. La sentenza, all’esito del dibattimento, articola una cor- posa riflessione argomentando circa l’insussistenza dei requisiti idonei a qualificare l’associazione mafiosa: “… omissis… un primo rilevante ostacolo alla qualificazione dei “Maphite” come associazione mafiosa risiede nella circostanza, pacifica, che (anche a voler trascurare il requisito del controllo di un determinato territorio, e considerare genericamente la comunità nigeriana in ltalia) il preteso “potere mafioso” dei Maphite si scontra con l’analogo e concorrente atteggiamento di numerose altre associazioni distinte, che i dichiaranti hanno indicato con i nomi di EIVE, BLACK AXE, PIRATES, VIKINGS e BUCCANEERS. Come si può ipotizzare un ruolo egemone, intimi datore e produttivo di un generalizzato asservimento, in capo a un sodalizio che condivide e si disputa lo stesso “bacino di influenza” con almeno cinque altre com- pagini? Con siffatta frammentazione delle entità associative, come si può ipotizzare il predominio mafioso di una di esse? Più che al paradigma dell’associazione mafiosa, il quadro descritto fa pensare soprattutto a un generico scontro fra bande rivali di cittadini nigeriani che vivono in Italia”.

9  La strutturazione e le connotazioni tipiche di mafiosità delle consorterie nigeriane sono state confermate di recente anche dalla sentenza di condanna n. 859/21 (Proc.pen. n. 15459/18 RGNR e n. 6275/21 RGGIP) emessa il 10 giugno 2021 dal GIP del Tribunale di Bologna nei confronti degli appartenenti al clan nigeriano dei Vikin- gs-Arobaga, nell’ambito della operazione “Signaldel mese di ottobre del 2020, condotta dalla Polizia di Stato di Ferrara. Con tale sentenza è stata riconosciuta nei confronti di 6 dei predetti l’accusa di associazione mafiosa in un traffico internazionale di droga con fulcro a Ferrara e diramazioni anche a Padova e Mestre. Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare “il programma criminoso degli Arobaga Vikings era quello di acquisire il controllo del territorio annientando violentemente o mettendo, comunque, in condizione di non nuocere, altre confraternite nigeriane concorrenziali, per acquisire il monopolio sulle attività criminose di interesse”. L’associazione, si legge ancora nell’ordinanza, “è stata in grado di diffondere nella comunità nigeriana di Ferrara, ma anche in altre città, un comune sentire caratterizzato da una forte soggezione di fronte alla forza intimidatrice e prevaricatrice del gruppo, alla quale ha fatto da sponda, quanto meno, una certa omertà”. Le indagini fanno ritenere il cult degli AROBAGA/VIKINGS essere quello attualmente emergente in Italia tra i gruppi nigeriani presenti, che si muove in un contesto di vera e propria associazione di tipo mafioso contrapposta a quella degli EIYE – la cui connotazione mafiosa è stata anch’essa già giudizialmente accertata -, dotata di struttura gerarchicamente organizzata di forma pirami- dale, il cui ramo italiano, denominato Vatican, aveva in Ferrara ed in Emilia Romagna una delle sue prin- cipali sedi ancorché infiltrato in altre province del Nord, in particolare a Torino. Nell’ambito del medesimo contesto giudiziario, il 22 settembre 2021 è iniziato, innanzi il Tribunale collegiale di Ferrara, il processo per 17 imputati nigeriani chiamati a rispondere di associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata a commettere delitti contro la persona, in materia di stupefacenti, ma anche contro la P.A. ed estorsioni.

10  Estratto da un documento allegato alla Green Bible e anch’esso acquisito nel corso delle investigazioni, ove è riportato il testo di un discorso pronunciato dall’International Fire, ovvero una sorta di capo supremo del cult, in occasione di una convention e che si riferisce ai rapporti tra i MAPHITE e le “mafie italiane”.

11  Operazione “Family Light House of Sicily” conclusa tra il luglio e l’agosto 2020 dalla Polizia di Stato di Catania con l’arresto di 23 soggetti di origine africana (20 nigeriani, un togolese, un ghanese e un gambiano) apparte- nenti ai MAPHITE e 3 italiani dediti al traffico e allo spaccio sulla piazza etnea di eroina, cocaina, hashish e marijuana, nonché allo sfruttamento della prostituzione e alla falsificazione di documenti

12 Operazione Hello Bros(OCCC N. 732/2018 RGNR e n. 435/2019 RGGIP emessa dal Tribunale di L’Aquila), nell’ambito della quale il 26 aprile 2021 la Polizia di Stato di L’Aquila, con l’ausilio del Servizio Centrale Operati- vo della Polizia di Stato e delle Squadre Mobili di altre città italiane, ha eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti di 30 cittadini nigeriani dimoranti in Italia. Gli arrestati sono ritenuti membri di un’articolazione dell’organizzazione mafiosa nigeriana denominata “Black Axe”, finalizzata al compimento di numerosi reati tra cui traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe informatiche e riciclaggio, quest’ultimo operato anche attraverso la compravendita di bitcoin, Le indagini hanno consentito di accertare che il gruppo criminale smantellato aveva i suoi vertici in Nigeria, mentre il capo della consorteria cri- minale in Italia è stato identificato in un nigeriano che dirigeva, dal capoluogo abruzzese, tutte le attività illecite del sodalizio. E’ stata altresì ricostruita l’intera struttura dell’organizzazione criminale, individuandone anche i componenti delle articolazioni periferiche presenti in diverse città italiane. Parte dei guadagni realizzati dal sodalizio venivano investiti in Nigeria per acquistare immobili, attraverso un vero e proprio reticolo di transa- zioni finanziarie, nel tentativo di dissimulare l’origine illecita dei fondi. Le indagini hanno messo in luce, altresì, la presenza di un’organizzazione gerarchica, caratterizzata da aggressività e violenza, dotata di rigide regole di condotta.

Significativa anche l’operazione “Ika Rima” (OCCC N. 1809/18 RGNR e N. 14/2021 RG GIP emessa dal Tribu- nale di Caltanissetta), nell’ambito della quale il 10 giugno 2021 i Carabinieri di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 21 soggetti (19 nigeriani e 2 italiani), con l’accusa di associa- zione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione ha consentito di disarticolare un’associazione criminale presente in Caltanissetta e provincia e formalmente denominata “Ika Rima”. Anche in questo caso si tratta di un’articolazione della confraternita nigeriana di natura cultista degli “Eiye”, che smistava ingenti quantitativi di sostanza stupefacente nel territorio nisseno.

In particolare è stato accertato che Caltanissetta era l’approdo dei carichi di droga in arrivo da Napoli, Palermo e Catania, anche mediante ovulatori intracorporei, che trasportavano la cocaina e l’eroina confezionata sottovuo- to in strati di cellophane, occultata nell’intestino. Le indagini hanno consentito di attestare l’esistenza nell’orga- nizzazione criminale smantellata degli elementi costitutivi e operativi (affiliazione, organizzazione interna, mutua- lità, uso della violenza, utilizzo di linguaggi convenzionali, costanti interconnessioni e riferimenti alla nazione d’origine) che appaiono essere del tutto simili a quelli delle mafie autoctone maggiormente strutturate. Molto significative appaiono, a tal riguardo, le considerazioni espresse dal GIP nell’ordinanza, in cui si legge che “… l’associazione costituita, denominata “IKA RIMA”, reca l’impronta della criminalità nigeriano-cultista, ove ritualità, mutuo soccorso ed esercizio corale di azioni delittuose si fondono, costituendo la matrice genetica di un apparato plurisoggettivo organizzato, che affida la propria sopravvivenza alla capacità di pronta attivazione di meccanismi surrogatori, volti a vanificare imme- diatamente ogni forma di resecazione, ope iudicis, dell’organigramma, mediante una tempestiva redistribuzione dei compiti interni tra i numerosi aderenti.”. E ancora “…l’organizzazione in questione costituisce espressione di ingegneria criminale internazionale, finalizzata alla colonizzazione, anch’essa criminale, del territorio italiano, la cui regia non è radicata in Italia, bensì nel Paese d’origine degli indagati, qui arrivati con la precisa ed esclusiva finalità di arricchimento mediante operazioni di narcotraffico”. Sempre il GIP sottolinea come risultino rilevanti “le comunicazioni tra sodali e familiari residenti in Nigeria” che “…rivelano, inoltre, come la presenza degli indagati nel territorio nazionale costituisca non già l’effetto di un flusso migratorio per ragioni di emarginazione economica nello scacchiere intercontinentale, con la prospettiva di una integrazione socio-economico culturale nel Paese ospite, ma l’esecuzione di un preciso progetto di esportazione, in Italia, di un modello criminale, che si affianca ai prototipi criminali autoctoni, con i quali non pare entrare in collisione e che ha come unico fine la conquista di fette del mercato italiano illecito della droga”.

E ancora, il 4 febbraio 2021, nell’ambito dell’operazione “Showdown” (OCC N. 2117/2020 RGNR DDA-PA e N. 2774/2020 RGGIP, emessa dal Tribunale di Palermo l’1 febbraio 2021), la Polizia di Stato di Palermo ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 11 soggetti nigeriani, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafio- so, sfruttamento della prostituzione, spaccio di sostante stupefacenti e lesioni, appartenenti alla consorteria di matrice etnica nigeriana denominata Vikings, risultata attiva nello spaccio di droghe e nella gestione di diverse case di prostituzione (c.d. connection house) nel centro storico del capoluogo siciliano. Le attività investigative si sono avvalse delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, anch’essi di etnia nigeriana. Anche in questo caso il GIP rimarca come la consorteria criminale smantellata costituisca “… un’associazione transnazionale di tipo mafioso … facente parte del più ampio sodalizio radicato in Nigeria e diffuso in quasi tutti gli stati europei e extraeu- ropei, caratterizzato: dalla presenza di una struttura organizzativa di carattere gerarchico, dalla presenza di organi deputati al coordinamento dei vari gruppi diffusi sul territorio dello stato italiano, al controllo del rispetto delle regole interne, dalla presenza di ruoli e cariche cui corrispondono specifici poteri all’interno della compagine associativa; dalla suddivisione sul territorio italiano in gruppi, con competenze su specifiche porzioni del territorio, finalizzato alla commissione di un numero indeterminato di delitti…”

13  OCC. nr. 11714/16 RGNR nr.85681/2017 RG GIP, emessa dal Tribunale di Cagliari in data 20 ottobre 2021.

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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