SCANDALO MASCHERINE: FARSA GIUDIZIARIA SU ARCURI. Grazie a Nordio finirà Assolto dal Reato di Abuso d’Ufficio di cui è Accusato ma in via di Abolizione

SCANDALO MASCHERINE: FARSA GIUDIZIARIA SU ARCURI. Grazie a Nordio finirà Assolto dal Reato di Abuso d’Ufficio di cui è Accusato ma in via di Abolizione

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di Redazione Gospa News

La Procura di Roma ha chiesto una condanna ad 1 anno e 4 mesi, nell’ambito di un processo svolto con il rito abbreviato, per l’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, nell’indagine su una fornitura di mascherine dalla Cina commissionata nella prima fase dell’emergenza Covid.

L’accusa è di abuso d’ufficio, come riporta l’ANSA, scordandosi però di dire che tale reato è in corso di cancellazione.

Il 12 febbraio è stato approvato in prima lettura al Senato il DDL Nordio, che prevede tra le plurime novità, l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. La votazione è stata sostenuta oltre che dall’intera maggioranza anche da Italia Viva e Azione. Il provvedimento passa adesso in seconda lettura al voto della Camera.

Pertanto anche qualora la condanna di Arcuri in primo grado avvenisse prima dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento dell’abrogazione del reato i suoi avvocati avrebbero dico facile a ottenere un proscioglimento in Appello o in Cassazione essendo tale crimine destinato alla cancellazione prima dei successivi gradi di giudizio.

I pm hanno, inoltre, chiesto una decina di rinvii a giudizio per gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario. Gli imputati, secondo quanto emerge dal capo di imputazione, in “concorso” avrebbero sfruttato relazioni personali e occulte con Arcuri, ex commissario per l’emergenza sanitaria, ottenendo che quest’ultimo assicurasse ai partner dell’imprenditore Mario Benotti (poi deceduto, ndr) un’esclusiva in via di fatto nell’intermediazione delle forniture di maschere chirurgiche e dispositivi di protezione individuali”.

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Ma proprio la magistratura romana aveva in qualche modo già graziato Arcuri non contestando l’accusa di peculato per la presunta appropriazione indebita commessa da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Un capo d’accusa inizialmente ipotizzato in connessione a una girandola di soldi investiti anche all’estero che avrebbe potuto far rischiare all’ex commissario dell’emergenza Covid pene da 4 a dieci anni di reclusione.

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Si era detto soddisfatto il Ministro della Giustizia Nordio per la sollecitudine con cui la Commissione Giustizia del Senato, presieduta da Giulia Bongiorno, aveva approvato gli emendamenti all’art. 1 sul reato di abuso d’ufficio, contribuendo all’abrogazione di un reato definito dal Guardasigilli come “evanescente”.

Ma l’approvazione in Europa della proposta di direttiva del 3 maggio 2023, potrebbe costringere l’Italia a tornare sui propri passi ed introdurre di nuovo la fattispecie appena cancellata.

Il sindaco che non rinnova l’incarico a un funzionario “per fini ritorsivi e discriminatori“. Quello che requisisce l’immobile oggetto di una causa civile a cui è personalmente interessato. Quello che nega un’autorizzazione perché “il maritodella richiedente non gli aveva fornito adeguato sostegno in occasione delle precedenti consultazioni elettorali”. O quello che ordina “la revoca dell’incarico dirigenziale ricoperto da un dipendente candidatosi in una lista contrapposta“.

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Sono tutti esempi recenti di pubblici amministratori condannati in via definitiva perabuso d’ufficio, cioè per aver violato la legge allo scopo di favorire qualcuno danneggiando qualcun altro. Domani, quando il reato non esisterà più, quelle condotte non saranno più punibili, e le condanne irrevocabili già emesse (3.623 dal 1997 al 2022, in media 140 all’anno) saranno cancellate con effetto retroattivo.

A ricordarlo è stato il Consiglio superiore della magistratura nella bozza di parere sul ddl Nordio, il progetto di riforma che abolisce la fattispecie penale più odiata dai primi cittadini, approvato nei giorni scorsi dal Senato e ora all’esame della Camera per il via libera definitivo.

«Nel documento approvato dal plenum a maggioranza (astenuti i sei laici in quota Forza Italia, Fratelli d’Italia e Italia viva), i consiglieri di palazzo dei Marescialli inseriscono una rassegna di casi concreti tratti dalla giurisprudenza della Cassazione, per mettere in guardia il Parlamento sulle conseguenze dell’abrogazione: ne viene fuori, scrivono, “un quadro alquanto variegato delle condotte di abuso di vantaggio (profittatorio) o di danno (vessatorio, discriminatorio, ritorsivo o prevaricatorio)” che con la nuova legge non costituiranno più reato. Salvando i sindaci disonesti, certo, ma non solo loro» ha scritto il Fatto Quotidiano.

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Redazione Gospa News

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