TOGA ROSSA LA TRIONFERÀ…

OKKUPAZIONE DEL CSM:
PRESIDENTE E VICE DEL PD
PER LA CORTINA DI FERRO
A TUTELA DELLE TOGHE ROSSE.
E DEL CLAN DI MATTEO RENZI 
NELL’INCHIESTA CONSIP 

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

A memoria di cronista credo non sia mai capitato nella lunga storia del Consiglio Superiore della Magistratura (1906) che sia il presidente di diritto, ovvero il Capo dello Stato in carica Sergio Mattarella, che il suo vicepresidente eletto fossero militanti del medesimo partito: per di più di quel Pd non solo uscito sconfitto dalle elezioni politiche del marzo 2018 ma anche dalle numerose inchieste giudiziarie che hanno decapitato amministrazioni locali Dem.
E siccome nella storia d’Italia ha avuto grandissimo peso la magistratura negli avvenimenti politici nazionali viene da sospettare che la duplice presenza di autorevoli militanti Pd non sia affatto un caso bensì una strategia congenita al progetto di Palmiro Togliatti di occupare i posti chiave del potere giudiziario. Con la nomina del fido renziano avvocato David Ermini, costretto a lasciare l’incarico di deputato del Partito Democratico per assumere la vicepresidenza, ecco che il sogno togliattiano trova compimento nella creazione di una Cortina di Ferro di sovietica memoria a presidio delle toghe rosse che già hanno dato dimostrazione di iperattività ideologica bersagliando nientepocodimeno che un Ministro dell’Interno per i metodi di accoglienza di immigrati irregolari.

Il presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella plaude alla nomina di David Ermini quale suo vice. ph. © Luigi Mistrulli

Siccome la legge per tutti si applica anche in modo scrupoloso e per gli amici si interpreta ecco che l’okkupazione della vicepresidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo che dovrebbe controllare l’operato dei magistrati e ne gestisce le carriere, assume la portata di un gesto non solo politicamente scorretto, per l’incoronazione di un finto laico in un ruolo che fu sempre riservato ad operatori di giustizia mai attivi nelle orbite dei partiti, ma anche faziosamente sfrontato per la scelta di David Ermini, amico di famiglia di Matteo Renzi e da costui promosso a responsabile della Giustizia Pd.

INTRECCI PD E MAGISTRATURA

Il magistrato Cosimo Maria Ferri con il premier Paolo Gentiloni quando fu riconfermato Sottosegretario al Ministero della Giustizia prima di essere eletto deputato Pd

Per comprendere la nomina di David Ermini bisogna sapere che essa è stata premiata da 13 voti a votazione segreta che rappresentano poco più della maggioranza visto che il Csm è composto da 16 togati scelti dai sindacati della magistratura e da 8 laici nominati dal Parlamento (3 M5s, 2 Lega, 2 Forza Italia e 1 Pd) , cui si aggiungono come membri di diritto il Presidente della Repubblica, il primo presidente ed il procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione.
Ebbene Ermini ha avuto il merito non solo di essere il laico di minoranza ma anche colui che ha fatto spaccare il Csm tradizionalmente unanime nella scelta del vicepresidente, visto che 11 voti sono andati ad Alberto Maria Benedetti, avvocato e docente universitario eletto nel Csm in quota M5S (ma estraneo alla politica). La nomina del deputato Pd è giunta grazie ai voti dei due togati di Cassazione, da quello dello stesso eletto, dai 5 magistrati di Unità per la Costituzione e dagli altrettanti 5 della corrente di Magistratura Indipendente, un’organizzazione, quest’ultima, orientata alla moderazione, che in realtà, pur avendo annoverato illustri giudici superpartes, ha avuto dal 2011 al 2013 come segretario nazionale un togato molto attivo in politica come l’ex componente del Csm Cosimo Maria Ferri (figlio di Enrico Ferri, esponente del Psdi e magistrato, che fu ministro dei Lavori Pubblici nel Governo De Mita ed anch’egli già segretario di MI 1981-1987) già Sottosegretario alla Giustizia nei governi Dem di Letta, Renzi e Gentiloni e guarda caso eletto il 4 marzo scorso in Parlamento quale deputato del Partito Democratico.
Ecco quindi il solito intreccio tra politici di sinistra sostenuti dai magistrati e magistrati che diventano politici con la sinistra. Non guasta ricordare che Mattarella divenne componente della Corte Costituzionale non solo perché avvocato ma perché ex ministro dell’Ulivo (alla Difesa e poi vicepremier con delega ai Servizi Segreti) e deputato  Pd e da lì fu catapultato al Colle dai postumi dello scellerato accordo del Nazareno tra Renzi, espressione del Bilderberg e dei mondialisti sostenitori di Barack Obama, e un Berlusconi stracotto dalle persecuzioni giudiziarie e gli errori politici che firmò un patto col diavolo pur di non finire in galera. E infatti anche nella nomina di Ermini i voti dei laici del Csm in quota Forza Italia hanno avuto il loro peso grazie a due schede bianche. Resta inquietante il fatto che nel supremo organo costituzionale assuma una carica di tale rilievo un avvocato Pd alla luce delle ingerenze potenti esercitate dalla magistratura sulla storia politica dell’Italia che è bene ricordare…

DA MANI PULITE ALL’ASSALTO AL CAVALIERE

La prima operazione fu la cancellazione del Psi e della DC destrorsa (la sinistra democristiana si è salvata per dar vita al Pd con gli ex Ds già Pci) operata da Mani Pulite; la seconda l’epurazione parlamentare di Silvio Berlusconi per un’evasione fiscale di entità ridicola (in relazione al fatturato lo 0,3 %) e del suo braccio destro Massimo Dell’Utri per il quale è stato pure inventato il nuovo ed antigiuridico reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (o sei complice della mafia e ne ho le prove, oppure non lo sei o non posso provarlo). Da notare che mentre l’imprenditore azzurro è finito in gattabuia anche per un presunto ruolo nella trattativa Stato-Mafia nella medesima inchiesta l’ex Ministro dell’interno Nicola Mancino ha ottenuto la patente di onestà dai Tribunali e la sua famosa intercettazione sull’argomento con il poi Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fu distrutta perché ritenuta irrilevante e degna dell’eterna segretezza.

IL NEMICO DELL’INCHIESTA CONSIP

L’ex ministro Luca Lotti ad un evento a Valdarno “scortato” dall’onorevole David Ermini

Ancor più grave il fatto che la nomina del componente laico non solo cada su un avvocato penalista guarda caso militante nel Pd ma su un renziano di ferro che nel suo ruolo di parlamentare e responsabile giustizia dei Dem attaccò con invereconda impudenza una delle inchieste sulla cosa pubblica più scottanti degli ultimi anni: quella sugli appalti Consip che vedono indagati sia l’ex ministro Luca Lotti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e braccio destro di Matteo Renzi, sia il padre di quest’ultimo Tiziano, rispettivamente per rivelazioni di segreti istruttori (intercettazioni con microspie) e traffico di influenza (promesse di favori). L’indagine iniziata nel 2016 dalla Procura di Napoli e poi estesa a quella di Roma aveva preso di mira presunti favoritismi nell’assegnazione delle forniture Consip, la società che seleziona fornitori ed effettua acquisto per l’amministrazione pubblica, ed aveva portato all’arresto per corruzione dell’imprenditore Alberto Romeo: finito a Regina Coeli perché accusato di aver dato 100 mila euro a Marco Gasparri, funzionario della maggiore stazione appaltante del ministero del Tesoro, perché lo facilitasse nel conseguimento degli appalti.

La scelta di premiare con la vicepresidenza del CSM un politico che censura l’autonomia dei magistrati insinuando sospetti di inchiesta manovrata laddove ci sono stati fior di riscontri e prove indiziarie gravi tali da giustificare ordinanze di custodia cautelare fa presagire un destino infausto per la stessa indagine Consip e una strada spianata per tutte le toghe rosse che attaccandosi a qualsivoglia cavillo di legge decideranno di procedere nella battaglia contro politici eletti appena divenuti ministri. Non guasta inoltre ricordare che l’ex segretario generale di Magistratura Indipendente, il neodeputato Pd Cosimo Ferri, fu colui che, in qualità di sottosegretario, collaborò con il Ministro di Giustizia Andrea Orlando per la riforma dell’ordinamento penitenziario e di alcuni articoli del Codice Penale connessi, tra cui la modifica della procedibilità per il reato di appropriazione indebita aggravata, grazie alla quale i parenti di Matteo Renzi ora non sono perseguibili d’ufficio per la distrazione dei fondi Unicef (vedi link in fondo alla pagina). La cosiddetta riforma “svuotacarceri” fu approvata dal Consiglio dei Ministri presieduto da Paolo Gentiloni con un decreto legislativo deliberato in tutta fretta il 16 marzo, sebbene il Governo fosse ormai nel periodo di ordinaria amministrazione perchè in scadenza dopo le elezioni del 4 marzo 2018 che avevano sancito la sconfitta del Pd.

A nulla servono le sperticate prese di posizioni dell’Associazione Nazionale Magistrati (dove Magistratura Indipendente e Unicost che hanno sostenuto Ermini detengono insieme la maggioranza degli eletti) che difendono la scelta interna al Csm e denunciano il rischio di una delegittimazione del Consiglio Superiore della Magistratura: tale organo, agli occhi di segue da anni la cronaca giudiziaria, si è auto-delegittimato varie volte col sostegno a magistrati politicamente schierati e col danno a veri paladini della giustizia e della legalità come Giovanni Falcone, la cui mancata nomina a giudice istruttore di Palermo operata dal Csm lo portò di fatto a dover poi lasciare il capoluogo siciliano per rifugiarsi al Ministero di Grazia e Giustizia quale direttore degli Affari Penali. Prima di essere ammazzato.

LA CENSURA DEL MINISTRO BONAFEDE

Pur I toni pacati e cauti da politico più che con quelli perentori di un Ministro di Grazia e Giustizia ha stigmatizzato la scelta del Csm anche il Guardasigilli:  “Penso che la franchezza sia un valore nelle relazioni istituzionali. I magistrati del Csm hanno deciso di affidare la vice presidenza del loro organo di autonomia ad un esponente di primo piano del Pd, unico politico eletto in questa legislatura tra i laici del Csm. Da deputato mi sono sempre battuto affinché il Parlamento individuasse membri laici non esposti politicamente. Prendo atto che all’interno del Csm, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica!”. E’ quanto ha scritto su Facebook il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo l’elezione di David Ermini a vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ecco quindi che la nomina del piddino Ermini che si affianca all’ex collega di partito Mattarella non è che l’ennesimo indizio grave, preciso e concordante che rende quantomai necessaria la misura cautelare della riforma della giustizia come annunciato da Salvini. Perché ogni sentenza di Corte o Tribunale deve avvenire in nome del popolo italiano e non, come sovente accaduto, di una casta che crede di poter essere sovrana nell’interpretare non solo la legge penale ma anche quella morale attraverso la quotidiana battaglia ideologica e giudiziaria contro chi sostiene posizioni politiche differenti.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

per approfondimenti sulla storia di Mattarella clicca qui

per approfondimenti sull’inchiesta soldi Unicef e parenti di Renzi clicca qui

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *