“SEGRETARIO ONU UCCISO”: DOPO 58 ANNI GLI 007 BRITANNICI ANCORA OCCULTANO I DOSSIER

“SEGRETARIO ONU UCCISO”: DOPO 58 ANNI GLI 007 BRITANNICI ANCORA OCCULTANO I DOSSIER
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STRAGE AEREA DI HAMMARSKJOLD E DIPLOMATICI
L’ASSOCIAZIONE ONU DI WESTMINSTER DENUNCIA:
SUL COMPLOTTO DI SPIE E MERCENARI DELLE MINIERE
OSTACOLI ALL’INCHIESTA INTERNAZIONALE
DA PARTE DI REGNO UNITO, SVEZIA E SUD AFRICA

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

ENGLISH VERSION HERE

VERSION FRANCAISE ICI

AGGIORNAMENTO 18 SETTEMBRE 2019

FONTE UNA WESTMINSTER

Ormai le Nazioni Unite avrebbero dovuto pubblicare il rapporto del giudice Mohamed Chanda Othman (vedi notizia, 24 dicembre 2017). Tuttavia, il 17 settembre, Stéphane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite, ha riferito che non sarebbe stato rilasciato in tempo a causa di un “ritardo nell’elaborazione dei documenti”.

Nella sua pubblicazione Stalling il Rapporto delle Nazioni Unite sulla morte di Dag Hammarskjold è irreprensibile (Passblue, 18 settembre), Maurin Picard, corrispondente di New York per Le Soir (Bruxelles) e Le Figaro (Parigi), teme che questo ritardo segua la pressione degli Stati membri interessati . Gli osservatori ritengono che alcuni di questi abbiano cercato di chiudere l’inchiesta negli ultimi anni e ora desiderano assicurarsi che la pubblicazione del Rapporto avvenga ben dopo l’alto profilo, i giorni di apertura della nuova Assemblea Generale tradizionalmente frequentati da molti capi di Stato e media.

Sostenendo che, dopo quasi sei decenni, le Nazioni Unite non sono mai state più vicine alla verità, Picard sintetizza quali Stati membri chiave non sono riusciti ad assisterla, sfidando che: 

Il Belgio deve condividere tutti i dettagli su alcuni piloti mercenari canaglia.

La Francia deve chiarire dove si trova un equipaggiamento militare guidato da un ufficiale paracadutista, Roger Faulques. 

La Germania deve spiegare la consegna di un aereo Dornier 28, settimane prima dello schianto, al governo secessionista del Katangese, nonché la posizione di un ex pilota di caccia notturno nazista di nome Heinrich Schaefer.

Il Sudafrica deve recuperare ciò che chiama documenti di apartheid “perduti” riguardanti una certa Operazione Celeste, apparentemente progettata per uccidere Hammarskjold. 

La Gran Bretagna deve spiegare perché gli alti diplomatici incaricati a Ndola si sono rifiutati di riconoscere l’improvvisa scomparsa dell’Albertina e hanno spento le luci dell’aeroporto. Deve anche spiegare quali attività del Servizio di intelligence stavano facendo quella notte nelle vicinanze dell’aeroporto. 

Gli Stati Uniti devono fornire chiarezza in merito alle confessioni di due dipendenti della National Security Agency, ormai deceduti, che, dalle loro stazioni di ascolto, hanno sentito per caso un attacco aereo contro l’Albertina e lo hanno riferito alla Casa Bianca.

Picard non risparmia le stesse Nazioni Unite nella sua critica. Ricorda quella Risoluzione 72/252 (notizia, 24 dicembre 2017) in cui l’Assemblea Generale ha richiesto che il Segretario Generale “riferisse all’Assemblea prima della fine della sua settantatreesima sessione su qualsiasi ulteriore progresso fatto. Con questa scadenza è ormai scaduto e António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, dovrebbe dare sostanza al suo discorso alla recente cerimonia di deposizione delle corone (notizia 17 settembre 2019) in cui ha dichiarato: “Ribadisco il mio impegno personale e ricordo la nostra comune responsabilità di perseguire la verità, per Dag Hammarskjöld. “


ARTICOLO 17 AGOSTO 2019

Secondo numerose investigazioni giornalistiche ed inchieste internazionali anche recentissime pare ormai acclarato che il disastro aereo avvenuto il 18 settembre 1961 in Africa meridionale nel quale morì il segretario Onu Dag HammarskJold con altre 15 persone fu causato da un attentato. Chi lo fece, come e perché, sono i misteri su cui deve cercare di fare luce l’indagine del giudice tanzaniano Mohamed Chande Othman nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. Ma, come nel caso del missile che abbattè il DC9 Itavia facendolo precipitare nel mare di Ustica con 81 vittime e di quello che fece cadere in Ucraina il volo Malaysian Airlines MH17 con 298 morti, l’accertamento della verità pare occultato dai servizi segreti di paesi stranieri, in particolare dell’area Nato.

L’avvocato Othman, già capo supremo di tutti i giudici della Tanzania, è la “persona eminente” incaricata di attuare la risoluzione 71/260 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (23 dicembre 2016) ed ha già predisposto la sua relazione che sarà resa nota nelle prossime settimane dal segretario Antonio Guterres. Ma rischia di essere un rapporto incompleto ed ancora lontano dalla verità perché «le risposte di alcuni paesi sono state deludenti».

A denunciarlo è l’associazione United Natiosn Association (UNA) Westminster, ente autonomo ma riconosciuto dal palazzo di vetro e legittimato ad utilizzarne il simbolo (link a fine articolo), riferendo che Regno Unito e Sud Africa da tempo hanno eretto un “muro di gomma” impenetrabile dalle richieste di collaborazione all’inchiesta con l’apertura degli archivi dei documenti secretati. Non solo. Come rilevato dagli attivisti partner Onu, che seguono con attenzione le indagini sul disastro aereo in una pagina web dedicata alla tragedia, persino la Svezia, paese natio di Hammarskiold, sta facendo difficoltà: un’anomalia evidenziata anche dal New York Times in un reportage del 4 agosto scorso.

TROPPI SEGRETI SOPRATTUTTO NEI PAESI NATO

«La Svezia continua ad operare come nazione guida nell’attuazione della risoluzione 71/260 dell’Assemblea generale. Nel garantire il successo del passaggio di tre voti nell’Assemblea Generale, ha abilmente coordinato più di cento Stati membri delle Nazioni Unite, garantendo la continuazione delle indagini del giudice – riferisce United Nations Association (UNA) Westiminster nel suo aggiornamento dell’11 agosto – Nonostante ciò, i suoi protocolli continuano a ostacolare alcune richieste di accesso a documenti ufficiali relativi a Hammarskjöld sulla base del fatto che sono classificati in base alle leggi sulla sicurezza nazionale».

In 9 mesi il portale Hammarskjöldinquiry.info ha partorito altrettanti dettagliati resoconti sullo stato dell’inchiesta dell’Onu, sulle importanti rivelazioni dei nuovi libri sulla tragedia, sulla censura di speculazioni editoriali-cinematografiche (ritenute fantasiose), sulle legittime proteste dei familiari delle vittime che da 58 anni attendono giustizia, ma soprattutto sulla battaglia a colpi di lettere contro il governo del Regno Unito per i rifiuti di quest’ultimo a rispondere alle richieste del giudice Othman, sebbene più fonti abbiano citato l’implicazione di agenti segreti britannici MI5 ed MI6.

Il presidente dell’Alta Corte della Tanzania Mohamed Change Othman incaricato dall’Onu di indagare sul disastro aereo in cui morì Dag Hammarskjold

Nel suo precedente rapporto dell’ottobre 2017 il magistrato africano osservava: «Lungi dall’avvicinarsi al possibile limite della nostra comprensione, più in profondità siamo andati nelle ricerche, più informazioni sono state trovate». Ma Othman scrisse frasi ancora più esplicite come quelle riportate nella nota del 3 dicembre da UNA Westminster: «Senza una dichiarazione esplicita che confermi la natura precisa delle ricerche, in particolare negli archivi e nei registri di intelligence, sicurezza e militari, un’identificazione dell’esistenza di informazioni pertinenti e un’indicazione dei motivi della mancata divulgazione, della mancata collaborazione di qualsiasi membro lo Stato può essere visto come un fallimento nello sforzo collettivo e continuo della comunità internazionale nella ricerca della piena verità del tragico evento».

Il 3 dicembre 2018, Miguel de Serpa Soares, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari legali e consulente legale delle Nazioni Unite, aveva aggiornato l’Assemblea generale sul resoconto intermedio dell’avvocato Othman notando che, sempre nella relazione del 2017, l’ex giudice tanzaniano fece due osservazioni di cruciale importanza: «È plausibile che un attacco esterno o una minaccia possa essere stata la causa dell’incidente – dichiarò in merito all’ipotesi di un attentato all’aereo indicando la via per accertare la verità – E’ quasi certo che il Regno Unito possa detenere informazioni pertinenti non ancora divulgate».

I resti dell’aereo Albertina dell’Onu precipitato nell’ex Rhodesia su cui ha trovato la morte Dag Hammarskjold con altre 15 persone, tra funzionari diplomatici e membri dell’equipaggio, il 18 settembre 196

Soares rilevò che «una revisione preliminare delle informazioni ha dimostrato che ciò potrebbe accrescere la conoscenza del «contesto e degli eventi circostanti del 1961, in particolare la presenza di personale paramilitare e di intelligence straniero nel e intorno al Congo e la capacità delle forze armate presenti dentro e intorno la regione in quel momento». Per questo l’ex magistrato invitò nove Stati membri a “nominare un funzionario indipendente e di alto livello per condurre una revisione interna dedicata della loro intelligence, sicurezza e gli archivi della difesa per determinare se esistono informazioni pertinenti”.

Ma come rilevato dagli esponenti dell’associazione partner Onu in un articolo del 10 settembre 2018 «il Regno Unito e il Sudafrica si sono rifiutati di rispondere all’invito del giudice». Othman riferì che stava facendo progressi con gli altri sette Stati membri a cui si era avvicinato, Belgio, Canada, Francia, Germania, Svezia, Russia e Stati Uniti. Inoltre, aveva confermato di aver esteso le sue indagini per includere lo Zimbabwe e la Repubblica democratica del Congo (RDC), che avevano entrambi risposto positivamente e ulteriormente, allo Zambia, al Portogallo e all’Angola.

«Per quanto riguarda l’incapacità del Sudafrica di rispondere alla sua richiesta, il giudice Othman ha riferito che né l’SG dell’ONU Antonio Guterres, né il defunto ex SG dell’ONU Kofi Annan erano riusciti a ottenere una risposta, nonostante l’evidenza della documentazione valutata dall’Independent Panel of Experts in 2015 e da solo nel 2017» rimarcava UNA Westiminster.

Questa associazione, impegnata in uno scontro frontale col riserbo del governo britannico, ha convocato un vertice ad hoc il 25 aprile scorso presso la Camera dei Lords del Parlamento inglese per «condividere la sua delusione per il continuo atteggiamento inutile del governo britannico nei confronti degli sforzi delle Nazioni Unite. L’affermazione secondo cui tutti gli archivi e i file pertinenti sono già di dominio pubblico continua a essere messa in discussione da ricercatori esperti, sapendo che l’MI5, l’MI6 e il GCHQ operavano in Congo nel momento in cui l’aereo di Hammarskjöld si è schiantato».

A dare nuovo vigore alle iniziative di questo ente autonomo filo-Onu sono stati due eventi fondamentali: la pubblicazione di due libri sull’incidente aereo, avvenuto nei tentativi di Hammarskjold di decolonizzazione dell’Africa, e le vibranti proteste dei familiari delle vittime che nel febbraio scorso hanno rotto il discreto silenzio in cui si erano trincerate.

HAMMARSKJOLD E’ STATO UCCISO: PAROLA DI TRUMAN

Per capire i nuovi sviluppi investigativi è necessario tracciare il profilo della vittima più famosa e gli elementi essenziali del disastro aereo. Dag Hjalmar Agne Carl Hammarskjöld (Jönköping, 29 luglio 1905 – Ndola, 18 settembre 1961), è stato un diplomatico, economista, scrittore e pubblico funzionario svedese. Fu anche uno dei luterani più luminosi della storia della Svezia, che divenne anche famoso per il suo culto cristiano e la sua vita virtuosa al servizio del suo prossimo. Per questo motivo l’artista ebraico-cristiano Marc Chagall, a lui legato da reciproca stima, ha fatto un importante tributo in sua memoria con un bicchiere artistico chiamato Peace for the UN Building. Hammarskjöld è stato presidente della Banca di Svezia, ma divenne noto internazionalmente quale segretario generale delle Nazioni Unite, carica ricoperta per due mandati consecutivi, dal 1953 fino alla sua morte nel 1961, nellincidente aereo avvenuto in Africa meridionale. Gli fu conferito postumo il Premio Nobel per la Pace per la sua attività umanitaria. Il giorno dopo il misterioso evento l’ex presidente degli Stati Uniti Harry Truman dichiarò alla stampa che Hammarskjöld: «Era sul punto di ottenere qualcosa quando l’hanno ucciso. Notate che ho detto ‘quando l’hanno ucciso’».

Il diplomatico svedese Dag Hammarskjold, segretario delle Nazioni Unite dal 1953 al 1961 e Premio Nobel per la Pace alla memoria

A partire dal 1960 si impegnò fattivamente nella causa della decolonizzazione dell’Africa occupandosi primariamente della difficile questione dell’indipendenza del Congo ma trovò la morte proprio durante una delicata missione connessa. Ha perso la vita quando l’aereo “Albertina” (un Douglas DC-6B) partito dalla capitale Léopoldiville (oggi Kinshasa) e diretto al campo di aviazione di Ndola è precipitato nel protettorato britannico dell’allora Rhodesia Settentrionale, cioè l’odierna Zambia. L’ex Segretario si trovava in Africa per negoziare un cessate il fuoco tra le forze ONU e le truppe katangesi di Moise Thsombe sostenute anche dal Belgio. Hammarskjöld morì sul colpo – almeno secondo quanto affermano le ricostruzioni ufficiali – e con lui persero la vita altre 15 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio.

I FAMILIARI DELLE VITTIME ORA ACCUSANO L’ONU

«Nel corso degli anni, un gruppo che rappresenta le famiglie ha mantenuto una campagna indipendente e discreta, sollecitando l’azione delle Nazioni Unite ma scegliendo di prendere le distanze dagli sforzi coordinati da UNA Westminster, che ospita questo servizio di informazione e iniziative correlate. Questo silenzio pubblico è ora rotto».

Comincia così l’articolo del 9 febbraio scorso sul portale dell’associazione: «Il coordinatore del gruppo, Hynrich Wieschhoff, il cui padre Heinrich Wieschhoff è morto sull’aereo, ora ha condiviso pubblicamente la sua preoccupazione che le stesse Nazioni Unite potrebbero perdere interesse nella propria indagine sull’incidente».

I funzionari Onu morti con il segretario generale nel disastro aereo tra cui Heinrich Wieschhoff, padre del portavoce del gruppo delle vittime

«All’inizio abbiamo supposto che le Nazioni Unite sarebbero state vigili nel cercare nuovi indizi e per anni è sembrato così – ha scritto Wieschhoff su PassBlue, il giornale online della Fordham Graduate School of Arts and Sciences in merito alla morte di Hammarskjöld – Prevale una certa insensibilità, nonostante le dichiarazioni altisonanti al contrario. Nella mia esperienza, la preoccupazione per le altre 15 vittime è ancora più bassa»

Il signor Wieschhoff attribuisce al libro “Who Killed Hammarskjöld? Le Nazioni Unite, la guerra fredda e la supremazia bianca in Africa” di Susan Williams un effetto galvanico sulla gerarchia delle Nazioni Unite. «Tuttavia, egli ritiene che le Nazioni Unite siano ancora “genuflesse”, evitando domande imbarazzanti sui ruoli di Belgio, Francia, Sudafrica, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti in eventi legati allo schianto, e presumibilmente sulla gestione da parte delle Nazioni Unite del indagine originale e successive nuove prove pure».

A sostegno della sua tesi il figlio di uno dei funzionari diplomatici morti nella tragedia ritiene che si sia fatto «poco per pubblicizzare le attività del giudice Othman» che sta guidando l’inchiesta ostacolata dal rallentamento nella declassificazione completa degli archivi e nel «rifiuto di rilasciare alcuni documenti».

IL DISASTRO AEREO PER UCCIDERE IL SEGRETARIO ONU

«Il libro recentemente pubblicato “Ils ont tué Monsieur H: Congo 1961. Le complot des mercenaires français contre l’ONU (Editions du Seuil)” è il primo studio dettagliato francese di importanti dimensioni francesi legate alla tragedia, condividendo il risultato di ricerche approfondite dell’autore Maurin Picard, corrispondente di New York per Le Soir (Bruxelles) e Le Figaro (Parigi)» scrive nell’aggiornamento del 27 maggio scorso UNA Westminster, accreditando l’inchiesta del giornalista francese.

Il giornalista e scrittore di origini alsaziane Maurin Picard, corrispondente da New York per Le Soir di Bruxelles e Le Figarò di Parigi – CLICCA SULL’IMMAGINE per leggere l’articolo completo in francese

«Picard valuta teorie alternative che indicano un possibile attacco aereo sull’aereo di Hammarskjöld, sostenendo che il governo belga era stato a lungo riluttante ad aprire archivi riservati agli investigatori delle Nazioni Unite o agli investigatori in generale. Precedenti documenti Sureté di epoca coloniale erano stati collocati negli archivi del Ministero della Difesa, separati dagli archivi di stato più accessibili (AGR) – si legge sul portale Hammarskjöldinquiry.info – Questi dimostrano che il giorno prima della sua morte, Hammarskjöld scrisse personalmente al ministro degli Esteri belga Paul-Henri Spaak chiedendogli di porre fine agli “atti criminali” del pilota olandese-britannico Van Risseghem che aveva attaccato le posizioni a terra delle Nazioni Unite e minacciato le Nazioni Unite trasporto aereo».

Il telegramma di ammonimento inviato dal segretario Onu Dag Hammarskjold al ministro degli Esteri del Belgio

Tuttavia, è negli archivi della potente società belga Union Minière du Haut-Katanga (UMHK) in cui la compagnia mineraria britannica Tanganyika Concessions (Tanks) ha avuto un grande interesse che Picard ritiene di aver scopreto prove della sua collusione e finanziamento di mercenari e poi combattenti contro le forze dell’ONU. I documenti si riferiscono a un insabbiamento contro l’”occupante delle Nazioni Unite” insieme a prove della reale paura di una rivolta contro il personale dirigente completamente bianco.

Una tesi già evidenziata anche dallo storico italiano Luciano Canfora nel suo libro Critica della retorica democratica (2002), come riportato da Gospa News in un precedente articolo: «E ora, dopo quarant’anni, nelle pagine molto interne dei giornali, leggiamo quello che abbiamo sempre saputo: che l’Union Minière condannò a morte (per “incidente aereo”) anche Hammarskjöld, il segretario generale dell’ONU, colpevole di opporsi alla secessione del Katanga, preda avita dell’Union Minière».

PETROLIO, STRAGI E ATTENTATI

La Union Minière du Haut Katanga (UMHK) fu una compagnia mineraria belga che operò nel Katanga, provincia dell’attuale Repubblica Democratica del Congo (inizialmente Stato Libero del Congo, quindi dal 1908 Congo Belga, dal 1972 Zaire). La compagnia fu creata il 28 ottobre 1906 come risultato della fusione di una compagnia creata da Leopoldo II del Belgio e la Tanganyika Concessions Ltd. Quest’ultima era una compagnia britannica creata da Robert Williams che iniziò le prospezioni minerarie nel 1899 ed ottenne i diritti di concessione nel 1900.

La fusione aveva lo scopo di procedere con lo sfruttamento del bacino estrazioni minerario del Katanga. La nuova società era di proprietà della Société générale de Belgique, la maggiore holding belga (che controllava il 70% dell’economia congolese) e dalla Tanganyika Concessions Ltd. Alcuni resti della UMHK costituiscono parte della attuale Umicore.

UNA Westiminster segnala anche la pubblicazione “Dag Hammarskjöld, le Nazioni Unite e la decolonizzazione dell’Africa (Hurst)” del dottor Henning Melber direttore emerito della Dag Hammarskjöld Foundation, ricercatore senior presso l’Institute of Commonwealth Studies, Università di Londra, professore straordinario presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pretoria.

IL RUOLO DEGLI 007 DI SUA MAESTA’ E GLI INSABBIAMENTI

Ma l’attenzione del giornalista Picard, alsaziono di nascita e newyorkese di adozione. È concentrata sul ruolo deglo 007. «Ulteriori rivelazioni indicano all’epoca una resistenza orchestrata alle Nazioni Unite e indicano la collusione con gli agenti dell’intelligence britannica MI5 e MI6. Questi documenti confermano anche lo stretto coinvolgimento del Capitano Charles Waterhouse, presidente di Tanks e di altri industriali britannici identificati anche nel libro di Susan Williams “Chi ha ucciso Hammarskjöld?”» aggiunge UNA Westiminster anticipando poi le rivelazioni del libro sulle «attività dei mercenari francesi guidati dal colonnello Faulques, ex ufficiale dell’11ième Choc, un reggimento d’élite dell’esercito francese» e «la partecipazione di agenti dell’intelligence di diversi paesi interessati» denunciata da Picard nel suo articolo del 14 maggio 2019 per Le Soir.

Le immagini degli 007 pubblicate su Le Soir nel reportage di Maurin Picard

Le implicazioni dell’intelligence straniera nel disastro erano peraltro già emerse chiaramente durante il vertice organizzato dall’UNA di Westminster il 25 aprile scorso presso il Parlamento britannico per esaminare i progressi dell’indagine, durante il quale «i relatori si sono uniti nel condannare i governi del Regno Unito e del Sudafrica per il loro rifiuto di cooperare con le Nazioni Unite, come richiesto dal Segretario generale».

L’incontro è stato presieduto dalla baronessa Garden of Frognal. «Parlando per primo, il dottor Henning Melber (già citato prima – ndr) ha ricordato al pubblico che quando l’aereo di Hammarskjöld si è schiantato vicino a Ndola, i regimi regionali delle minoranze di coloni bianchi sono stati visibilmente sollevati se non esultanti».

Lord Lea di Crondall, presidente dell’Indipendent Hammarskjöld Inquiry Trust, ha raccontato come nella primavera del 2012 e dopo aver letto il libro di Susan Williams aveva istituito la Commissione di alto livello dei giuristi internazionali per riaprire l’inchiesta sulla tragica morte del diplomatico svedese senza immaginare che sette anni dopo la questione sarebbe stata oggetto di una «preoccupazione internazionale continua». Circa la mancata cooperazione del Regno Unito, ha quindi dichiarato «che era inaccettabile che l’MI6 si nascondesse dietro la pagina web degli Archivi nazionali, in cui si afferma che la natura delicata del lavoro di intelligence implica che molti file sono stati distrutti o conservati dai servizi di sicurezza stessi».

Sir Stephen Sedley, Presidente della Commissione Indipendente Hammarskjöld indipendente ha parlato con ammirazione della sua “A Team”, dei suoi colleghi commissari, del giudice Wilhelmina Thomassen dei Paesi Bassi, dell’ambasciatore Hans Corell della Svezia e del giudice Richard Goldstone del Sudafrica. «Ha ribadito la sua opinione secondo cui ora, mezzo secolo dopo, c’erano abbastanza nuove prove per giustificare l’ONU nel riaprire l’indagine inconcludente che aveva avviato all’indomani dello schianto – riporta UNA – Ha chiesto se fosse credibile che nessun aereo americano fosse a Ndola quella notte a monitorare le onde radio, o che, se lo fossero (come chiaramente era il caso), non esiste alcuna traccia della loro presenza? In caso contrario, potrebbe essere necessario chiedere quanta credibilità dovrebbe essere data ad altri rifiuti emessi dalle agenzie di difesa e sicurezza degli Stati Uniti?».

Il palazzo di vetro dell’Onu a New York

Il reverendo Trevor Musonda Mwamba, nativo dello Zambia, ha dichiarato che quando Dag Hammarskjöld morì sul suolo dello Zambia, la sua anima divenne parte dello Zambia e lo Zambia parte di lui. “Come zambiani, pertanto, desideriamo conoscere la verità sul perché Dag Hammarskjöld è stato ucciso. È importante che l’identità dello Zambia conosca il suo passato per abbracciare il suo sé autentico in futuro”, ha affermato. Citando Seretse Khama, il primo presidente del Botswana, “Quando un uomo dice una bugia, perde la sua dignità e così è con un paese”, ha esortato i governi britannico e sudafricano a cooperare con le Nazioni Unite.

La scrittrice Susan Williams ha spiegato i motivi per cui il governo britannico afferma che “tutte le informazioni di valore diretto erano state rese disponibili dal Regno Unito negli anni precedenti o erano state rilasciate” non possono essere vere. L’autrice del libro “Chi ha ucciso Hammarskjöld?” ha elencato le incongruenze nelle dichiarazioni degli Stati Uniti e del Regno Unito, concludendo che l’incapacità della Gran Bretagna di cooperare oggi con l’Onu «equivale a un insabbiamento, coerente con il suo comportamento nel corso dei molti anni successivi allo schianto del 1961».

 

LO SCONTRO TRA UNA WESTMINSTER E DOWNING STREET

Durante il meeeting del 25 aprile David Wardrop, presidente di Westminster UNA, ha ribadito l’utilità dell’indagine delle Nazioni Unite, tenendo conto del suo costo contenuto (321.000 dollari USA comprensivi di traduzione del rapporto in altre lingue) e ricordando che interessa lo schianto che si verificò nella Rhodesia settentrionale coloniale britannica, ora Zambia, confinante con il Congo che è stato coinvolto in un conflitto che interessa stati potenti, coloniali e non, e contingenti di pace di 21 paesi delle Nazioni Unite.

«La capacità finanziaria degli Stati membri delle Nazioni Unite di continuare l’indagine Hammarskjöld non è in dubbio – ha affermato il responsabile UNA – Ciò che è in dubbio è la loro determinazione a farlo. Queste sono le sfide che i fondatori delle Nazioni Unite nel 1945 erano determinati a dover affrontare in nome di tutta l’umanità. Fintanto che la morte di Dag Hammarskjöld e di quelli insieme a lui rimane irrisolta, la sua missione rimane incompleta, una sfida insoddisfatta».

Il professor David Wardrop, presidente dell’UN Associations Westminster, durante una conferenza al Kings College London

Nel corso del vertice di aprile Wardrop relazionò sull’esito dello scontro tra l’associazione da lui presieduta e il numero 10 di Downing Street, la sede del Governo britannico. Anche se sarebbe più corretto evidenziare che la battaglia di UNA Westminster è più che altro contro il Government Communications Headquarters di Cheltenham, l’agenzia governativa responsabile di sicurezza, spionaggio e controspionaggio, l’unico vero organismo che valuta la secretazione o desecretazione degli atti.

«Nel marzo 2019, Westminster UNA ha presentato una richiesta di libertà di informazione al Foreign and Commonwealth Office (FCO) del Regno Unito chiedendo tutte le informazioni registrate relative alla richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite al governo UK di nominare un funzionario di alto rango e indipendente per esaminare lo stato registri sulla questione – si legge sul portale Hammarskjöld Inquiry – Tuttavia, nella sua risposta del 25 aprile, l’FCO ha rifiutato di fornire le informazioni richieste. Ha eluso la questione su quale delle due esenzioni ai sensi del Freedom of Information Act (2000) ha sostenuto il suo rifiuto. Avendo ricevuto una risposta insoddisfacente alla sua richiesta di follow-up, ha rinviato la questione all’ufficio del Commissario Indipendente per le informazioni. Il 5 agosto, il commissario ha confermato che il riferimento era ammissibile per ulteriori considerazioni e sarebbe stato “portato avanti il più presto possibile”».

 

SUL NEW YORK TIMES LA SEGRETEZZA SVEDESE

In attesa che il Commissario britannico sciolga le riserve ed eventualmente “obblighi” l’FCO a collaborare, emergono problemi di secretezza persino in Svezia, patria del segretario Onu rimasto ucciso nel disastro aereo e paese sempre più intrigato con le strategie Nato, nella cui alleanza pera altro non è mai entrata, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, nemico storico degli svedesi.

«Nel corso dell’ultimo biennio Stoccolma ha intensificato la propria partecipazione alle esercitazioni militari Nato legate all’applicazione dell’articolo 5 del Patto Atlantico, come a esempio Baltops e Trident Juncture. Nel 2016, dopo un dibattito infuocato, il parlamento svedese ha ratificato l’accordo di «supporto della nazione ospitante» (Hns) con la Nato, che autorizza una presenza militare straniera su invito del governo – spiega il sito di geopolitica Limes – Il ministro della Difesa Hultqvist ha zelantemente creato una «rete» di trattati di cooperazione con Regno Unito, Polonia, Danimarca e soprattutto Finlandia. Stoccolma ed Helsinki conoscono infatti perfettamente la realtà della regione, come dimostra la loro partecipazione al formato di sicurezza trilaterale con gli Stati Uniti e al «processo del Mar Baltico» in ambito Nato, noto anche con la formula «29+2». Il coordinamento segreto tra un paese neutrale e la Nato dovuta a una comunanza di interessi strategici è dunque evoluto in un’esplicita preparazione comune a un eventuale conflitto nella regione nordico-baltica».

Chiarito il contesto è il New York Times a rivelare i problemi della Svezia nel rivelare i dossier dell’intelligence su Hammarskjold. «Nei decenni successivi alla morte del segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjold, la sua nativa Svezia ha indotto i paesi a divulgare ciò che sanno dello schianto aereo nell’Africa centrale che lo ha ucciso, uno dei misteri più durevoli della diplomazia globale – ha scritto Alan Cowel su NYT il 4 agosto scorso – Le autorità svedesi, tuttavia, hanno a loro volta rifiutato la richiesta di un importante ricercatore di accedere a documenti ufficiali relativi a Hammarskjold sulla base del fatto che sono classificati in base alle leggi sulla sicurezza nazionale».

La decisione, trasmessa dagli archivi nazionali svedesi l’11 luglio a un ricercatore, Hans Kristian Simensen, ha sollevato dubbi sul contenuto dei documenti. Ma soprattutto «sembra anche minare la posizione della Svezia secondo cui nazioni come gli Stati Uniti, il Sudafrica e la Gran Bretagna dovrebbero fermare l’ostruzionismo sulle richieste di informazioni» secondo il giornalista americano.

IL MISTERIOSO PILOTA MERCENARIO BRITANNICO

«Diversi resoconti hanno affermato che l’aereo del signor Hammarskjold è stato disturbato o attaccato da un addestratore di jet Fouga Magister schierato dai secessionisti del Katangese. Un mercenario belga, Jan van Risseghem, è stato ampiamente identificato come il suo sospetto pilota». Riferisce il reporter del New York Times ripercorrendo gli ultimi sviluppi nell’inchiesta e citando i libri già menzionati da UNA Westminster.

Ma il giornalista rivela anche un ulteriore particolare riferito da Simensen: « Nei giorni scorsi la documentazione era stata rilasciata dagli archivi della famiglia Hammarskjold suggerendo che gli investigatori militari delle Nazioni Unite avevano concluso che il pilota era un altro mercenario che si chiamava Dubois. La scoperta è stata contenuta in un rapporto della sezione di informazione militare delle Nazioni Unite contrassegnato come “strettamente confidenziale”» rilasciato poche settimane dopo l’incidente a conferma che anche all’Onu c’era, e probabilmente ancora c’è, chi sapeva tutto…

La carlinga dell’aereo Onu “Albertina” su cui morì Dag Hammarskjold

«Il nome Paul Dubois potrebbe essere stato il “nom de guerre ”di un mercenario britannico chiamato John Dane, che aveva figurato prima nelle indagini del giudice Othman, sebbene in un contesto diverso relativo alle affermazioni secondo cui l’aereo del signor Hammarskjold era stato sabotato da un dispositivo incendiario. Il giudice Othman concluse che il “valore probatorio” di quella versione degli eventi era “debole” – aggiunge Cowell sul NYT – In un rapporto del 2017, il giudice Othman ha osservato che “il nome” Paul Dubois “è apparentemente lo stesso nome del pilota francese che ha detto di aver pilotato uno dei primi jet Fouga per arrivare a Katanga nel 1961 in un volo di prova per mostrare le sue capacità “. Simensen ha dichiarato di aver presentato le ultime scoperte al giudice Othman dopo aver dichiarato in una e-mail di aver richiesto l’accesso a parti di un dossier chiamato “Corrispondenza su Dag Hammarskjold e Ndola 1992-1995”, che fanno parte dei documenti diplomatici del paese».

La Svezia ha fornito alcuni documenti, ma ne ha rifiutati altri per le leggi che regolano “la sicurezza nazionale o il suo rapporto con altri stati o organizzazioni permanenti”. Appare quindi implicito il riferimento al Regno Unito o alla Nato.

Un vincolo di segretezza che contrasta con le precedenti disposizioni del Ministro degli Esteri svedese, Margot Wallström. Fu lei a nominare l’ex ambasciatore, Mathias Mossberg, per assistere l’indagine del giudice Othman e garantire “che tutte le informazioni pertinenti negli archivi svedesi abbiano raggiunto l’indagine delle Nazioni Unite sulla morte di Dag Hammarskjold”.

Ma gli affari coloniali sulle miniere belga, i ruoli di mercenari militari e agenti segreti dell’intelligence britannica e di altri stati stanno continuando a coprire la verità a distanza di 58 anni. E proprio questo occultamento così sistematico, scientifico e criptico è la più evidente prova di un attentato premeditato all’aereo del segretario Onu.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI

UNA WESTMINSTER – INCHIESTA HAMMARSKJOLD

LIMES – LA SVEZIA E LA NATO

PETROLIO, STRAGI E ATTENTATI

STRAGE DI USTICA: MENZOGNE DI STATO PER COPRIRE I CACCIA NATO

STRAGE VOLO MALAYSIAN: DEPISTAGGI A KIEV TRA NATO, 007 E ONG DI SOROS

GEOPOLITICA – UE, USA, RUSSIA

MAFIE E INGIUSTIZIE

MASSONERIA – COSPIRAZIONI

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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