IN ITALIA 200 JIHADISTI-MIGRANTI DALLA LIBIA. L’Egitto allerta il Consiglio di Sicurezza ONU

IN ITALIA 200 JIHADISTI-MIGRANTI DALLA LIBIA. L’Egitto allerta il Consiglio di Sicurezza ONU
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Aumentano a Tripoli le truppe
dei terroristi mercenari della Turchia
Tra loro anche gruppi dell’Isis
Una cellula attiva anche in Tunisia

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Due frontiere naturali di acqua, il Mediterraneo tra Italia e Libia ed il fiume Evros al confine tra Grecia e Turchia, si stanno trasformando in due fronti di guerra per l’assalto della Turchia all’Europa con i migranti-jihadisti nel silenzio complice dei paesi dell’Unione Europea. della stessa Bruxelles e della Nato che ha espresso agli alleati di Ankara il sostegno “morale” e politico per le perdite in Siria.

Abbiamo parlato in un precedente articolo della trincea di fuoco, lacrimogeni, sassaiole e, negli ultimi giorni anche spari, lungo le recinzioni nei pressi del check-point di Pazarkule tra il distretto greco di Kastianes e quello turco di Edirne dove le recinzioni vengono incendiate e abbatture al grido al grido inequivocabile dei terroristi islamici “Allah Akbar” come dimostra un video di youtube inquietante.

 

Allah è grande lo pronunciano tutti i musulmani ma, di solito, lo fanno durante le preghiere o come forma di saluto a parenti ed amici devoti all’Islam.

Quando quella frase viene urlata col volto travisato mentre si lanciano lacrimogeni prodotti dalla Turchia (come dimostrato nell’ultimo reportage) diventa una dichiarazione di guerra come quella dei kamikaze assassini che gli stessi islamici moderati, perlopiù Sciiti ma anche Sunniti, definiscono Tafkiri, ovvero miscredenti, eretici.

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Ora però l’allarme, per quanto ignorato dai media e dalla politica, cresce sempre più anche sul fronte del Mediterraneo perché sarebbero già 200 i mercenari jihadisti filo-turchi arrivati nell’Unione Europea.

Lo sostiene l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani (SOHR), ambiguo centro d’informazione con sede a Coventry, in Inghilterra, fondato da un esule siriano anti-Assad e pertanto fazioso quando si parla dei ribelli in Siria ma abbastanza attendibile quando si focalizza su fenomeni connessi al Jihadismo estremo riguardanti altre aree.

«Il numero di combattenti siriani in fuga dalla Libia verso l’Europa continua a salire. Fonti attendibili hanno informato l’Osservatorio siriano che circa 40 combattenti di al-Hamzat e altre fazioni sono fuggiti in Italia nelle ultime ore, portando il numero di combattenti siriani fuggiti dalla Libia in Europa a quasi 200».

Alcuni jihadisti di al-Hamzat fotografati ad Afrin (NE Siria) prima di andare in Libia e poi fuggire in Italia

Questa migrazione silenziosa è avvenuta con ogni probabilità sui barconi degli immigrati che lasciano ancora la Libia per raggiungere la Sicilia e Lampedusa nonostante l’emergenza del Virus Corona, nonostante l’incubo della pandemia. Come se fosse una vera operazione militare …

SOHR è abbastanza credibile quando riferisce questioni “negative” riguardanti i jihadisti perché denuncia ripetutamente i crimini di questi ultimi contro i Curdi ad Afrin, dove operano sotto l’egida dell’operazione militare Olive Branch voluta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

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L’Osservatorio Siriano diviene invece cotraddittorio quando gli stessi si accaniscono sui Siriani. Infatti incolpa Damasco e Mosca per i bombardamenti di Idlib, ultima roccaforte dei terroristi Hayyat Tahrir al-Sham (HTS) che con 19 lanci di razzi, nei giorni scorsi, hanno continuato la loro guerra violando per la millesima volta la tregua concordata da Turchia e Russia e costringendo quindi l’Esercito Arabo Siriano a riprendere i combattimenti.

Ero così certo che il cessate il fuoco sarebbe durato meno di 24 ore che ho volutamente deciso di omettere di riferire la notizia dell’accordo rivelatosi utile solo all’esercito di Ankara per inviare altri 600 mezzi militari di rinforzo (di cui 50 entrati oggi nella città di Idlib), proprio come tutte le altre volte, tanto da rendere ormai imbarazzante la strategia diplomatica del presidente russo Vladimir Putin…

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Ebbene l’Osservatorio Siriano aveva già rivelato che aveva superato i 6mila il numero dei mercenari jihadisti reclutati dalla Turchia.

Di questi 4.750 sono già stati inviati in Libia a sostenere il presidente Fayez al Sarraj del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, assediata da mesi dall’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar, dominatore di Bengasi e della Cirenaica, ma ormai conquistatore di alcune città strategiche della Tripolitania come Misurata e il Golfo di Sirte, dove ci sono alcune delle piattaforme petrolifere della NOC, l’azienda nazionale amministrata da Tripoli, già sigillate insieme ai porti petroliferi di Brega, Ras Lanuf, Hariga, Zueitina e Sidra su ordine del comandante stesso per danneggiare economicamente gli avversari.

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Mentre 117 miliziani filo-Turchi sono già stati uccisi in battaglia ma 200 di loro hanno gia attraversato il Mediterraneo raggiungendo l’Europa grazie alle coste italiane dove sono sbarcati coi barconi, probabilmente con un viaggio pagato da qualche organizzazione terroristica come faceva l’Isis per i suoi migliori combattenti.

In un precedente reportage abbiamo rivelato che alcuni dei mercenari jihadisti di Erdogan erano latitanti colpiti da mandati di cattura inernazionali per reiterati crimini di terrorismo: come accertato dall’intelligence della LNA di Haftar, divenuto quasi simpatico agli esperti di geopolitica proprio per la sua caccia agli estremisti islamici.

L’immagine di Wissam Bin Hamid, leader Isis di Bengasi ucciso nel 2017, su un veicolo dei miliziani GNA a Tripoli

Oggi il profilo Twitter dello stesso esercito della Cirenaica pubblica ulteriori informazioni per evidenziare il pericoloso profilo di questi stessi terroristi che si concretizza in due immagini estremamente eloquenti: quella delle fazioni estremiste sunnite portate in Libia da Ankara e quella di un’auto di miliziani GNA fotografata a Tripoli dove è esposta in grande mostra la foto di Wissam Bin Hamid leader della Shura (Consiglio locale) di Bengasi dell’Isis, ucciso nel 2017 proprio dai miliziani di Haftar nella loro caccia ai jihadisti della Bandiera Nera.

I gruppi di jihadisti che l’esercito LNA sta combattendo e ritiene finanziati dal GNA di Tripoli

All’elenco dei gruppi terroristici già menzionati da SOHR che LNA ritiene finanziati da GNA si aggiungono ben sei sezioni “locali” dello stesso Stato Islamico come quelle di Barga, Sabha, Darma e i loro alleati di Jama’at Nasr al Islam wal Muslimin.

Molti di questi esponenti sono stati “neutralizzati” dall’esercito di Haftar dal 2012 in poi ma i miliziani supersititi avrebbero ritrovato nuovo vigore grazie alll’arrivo delle fazioni degli altri jihadisti filo-Turchi.

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In questo ginepraio di gruppi e nomi con molteplici alias hanno difficoltà ad orientarsi persino i funzionari dell’intelligence anti-terrorismo. Basti pensare che per individuare 12 jihadisti giunti nei porti europei tramite le imbarcazioni dei migranti o addirittura comodamente con traghetti di linea l’Interpol aveva impiegato alcuni mesi nella massiccia operazione Nettuno II.

 

L’EGITTO ALLERTA IL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

La questione è divenuta talmente allarmante che l’ambasciatore permanente all’Onu della Repubblica Araba di Egitto, Mohamed Edrees, ha scritto in merito al presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Zhang Jung, rappresentante della Repubblica Popolare della Cina, il quale ha inviato a tutti gli altri componenti del comitato la lettera che accusa Ankara di «molte violazioni del diritto internazionale, delle risoluzioni della Carta delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza emanate ai sensi del capitolo VII»

«Ti scrivo per attirare l’attenzione sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla grave minaccia rappresentata dalla pace e dalla sicurezza internazionali dalle azioni del governo turco in relazione al reclutamento, al trasferimento e al dispiegamento di combattenti terroristi stranieri (FTF) e membri di cellule terroristiche, milizie e gruppi armati dalla Siria alla Libia» scrive Edrees.

La lettera dell’ambasciatore egiziano all’Onu, Mohamed Edrees, indirizzata al Presidente del Consiglio di Sicurezza

«Infatti, dalla sua invasione della Siria nord-orientale nell’ottobre 2019, l’intelligence turca (MIT – ndr) ha trasferito i terroristi affiliati all’ISL / DAESh, precedentemente nei centri di detenzione in quella regione, in Libia. Il governo turco ha anche trasferito i terroristi affiliati ad Al-Qaeda da “Idlib” attraverso il mare. Per di più, il governo turco ha trasportato terroristi da Gaziantep in Turchia a Istanbul con i suoi aerei militari» segnala l’ambasciatore ciò che Gospa News e pochi altri media occidentali di contro-informazione avevano riportato.

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L’Egitto esorta quindi il Consiglio di sicurezza «a ritenere responsabile il governo turco per le sue gravi trasgressioni» ma inoltre «si riserva il diritto di prendere tutte le misure necessarie per preservare la sua sicurezza nazionale» e «rimane impegnato a sostenere le sue responsabilità nei confronti della lotta al terrorismo e al mantenimento della pace e della sicurezza regionali e internazionali, nel pieno rispetto dei suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale».

Dalla repubblica araba de Il Cairo confinante con la LIbia arriva quindi un ultimatum che l’Onu, già attivatasi per indagare sul fenomeno, dovrà affrontare nel summit di sicurezza dove, con ogni probabilità, Washington, nel tentativo di recuperare i rapporti con Ankara, potrebbe porre comunque il veto a qualsiasi risoluzione.

I leader jihadisti Mahdi Al-Harati e Abu-Motasim Al-Diri

Nel frattempo LNA nel suo profilo Twitter riferisce il libico di origini irlandesi Mahdi Al-Harati, fondatore del Battaglione Ummah in Siria, sta svolgendo un ruolo nell’invio e nella ricezione di militanti siriani dalla Siria settentrionale attraverso la Turchia a Tripoli.

Mentre «i rapporti di intelligence indicano che alcuni dei terroristi mercenari siriani inviati a Tripoli si sono trasferiti in Tunisia per fondare una cellula operativa, in particolare quelli di Ahrar Al-Sharqia sotto il comando di Abu-Motasim Al-Diri» aggiunge l’esercito di Haftar. Nel dicembre 2019, invece, erano stati i jihadisti nascosti in Tunisia a rientrare in Libia, da dove erano fuggiti per le operazioni anti-terrorismo degli eserciti LNA e della polizia GNA, per unirsi ai primi 300 miliziani inviati dalla Turchia.

 

GLI INTRECCI TRA TUNISIA, LIBIA, ITALIA E QATAR

Per una curiosa coincidenza proprio dalla Tunisia, oltrechè dalla Libia, si sono intensificati gli sbarchi verso l’Italia. L’ultimo dei quali avvenuto soltanto ieri, giovedì 12 marzo, come riporta nei dettagli RaiNews ricordando anche quelli precedenti.

«Ventisei persone, tra le quali anche due bambini e una donna, sono sbarcati a Lampedusa stasera. Il sindaco Totò Martello ha emesso un’ordinanza per mettere i migranti in quarantena nel centro di accoglienza dell’isola, con il divieto di uscire. Come prevede il nuovo protocollo dettato dall’emergenza coronavirus, al molo sono andati soltanto i sanitari del poliambulatori» che hanno provveduto a trasportarli nell’hotspot.

«L’ultimo sbarco a Lampedusa si era registrato lo scorso 18 febbraio, quando la Guardia costiera bloccò dieci tunisini che camminavano lungo il molo Favaloro dopo aver abbandonato la barca su una vicina spiaggia. Il giorno prima erano sbarcati 16 migranti e il 14 febbraio altri 60, soccorsi al largo dell’isola dalla Capitaneria di porto» aggiunge RaiNews.

Per comprendere quanto sia strategica la Tunisia sulla rotta del terrorismo bisogna rammentare la storia del miliziano Fitour al Dabbashi, capo di un potente clan tribale paragonabile ad una cosca mafiosa, che si arruolò nella brigata dei Martiri di Sabrata al fianco dell’esercito GNA.

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Fitour fu pagato ben 5 milioni di euro dall’Italia per garantire la sicurezza del Golfo di Sirte, dove ci sono impianti Eni e parte il gasdotto greenstream per la Sicilia, limitando la partenza dei barconi di migranti, nonostante fosse sospettato di favorire l’immigrazione clandestina di terroristi ISIS dalla Tunisia come il cugino Wissam al-Dabbashi arrestato dagli agenti RADA. le forze speciali del Ministero dell’Interno di Tripoli.

E sempre in Libia, dove la tregua concordata a livello internazionale è sovente rotta da entrambe le parti, secondo LNA «Abu Bakr Suleiman Mardama del Consiglio degli Sceicchi e degli Anziani tribali ha monitorato le chiamate sospette daò Qatar, che stanno cercando di influenzare il progetto nazionale supportando programmi ideologici ed estremisti Libia».

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Il piccolo emirato della penisola araba, inviso all’Arabia Saudita ma alleato degli USA che vi hanno la base US Air Force Al Udeid da cui sarebbe partito il drone killer per uccidere il generale iraniano Qasem Soleimani, è sospettato di essere l’occulto finanziatore dell’operazione della Turchia, in quanto entrambi i governi sono controllati dai Fratelli Musulmani.

L’Italia si trova in gravissima difficoltà di fronte a questa situazione visto che ha enormi interessi con Doha che insieme ad Ankara appoggia il GNA e pertanto deve cercare di chiudere un occhio sulle malcelate manovre spregiudicate di Erdogan per il movimento di jihadisti mercenari dalla Siria e dalla Turchia, molti dei quali liberati dalle prigioni dove erano stati arrestati per terrorismo in affiliazione ad Isis o Al Qaeda, verso la Libia e quindi verso l’Italia e l’Europa.

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Se siano arrivati nella penisola italica per disperdersi in altri paesi UE o rimanere nella penisola italica non si può ovviamente saperlo.

Come non si può sapere se siano entrati nel Vecchio Continente per diventare una cellula dormiente in missione segreta per l’intelligence turca MIT che li ha reclutati ed addestrati oppure se sono giunti solo in cerca di condizioni di vita migliore: un’ipotesi meno probabile visto che gli 007 turchi potrebbero vendicarsi sulle loro famiglie cui viene inviato il lauto stipendio di 2.000 dollari al mese.

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Gli sbarchi dalla Libia sono rallentati a causa della pandemia CoronaVirus che ha indotto il governo a mettere in quarantena non solo gli immigrati ma anche gli equipaggi delle navi ONG che avevano soccorso 272 migranti approdati domenica 23 febbraio a Pozzallo sulla nave Ocean Viking di Sos Mediterranée e 197 arrivati giovedì 27 febbraio al porto di Messina sulla Sea Watch 3.

«Impedendoci di tornare in zona SAR, questa misura discriminatoria rivolta solo alle navi di ricerca e soccorso mette a rischio la vita di chi fugge dalla Libia» avevano protestato le associazioni interessate per il provvedimento che però è ormai prossimo alla scadenza dei 14 giorni di osservazione in isolamento.

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Va ricordato che proprio sui barconi sono giunti in Italia molti criminali della Mafia Nigeriana e terroristi dell’Isis, arrivati in Europa grazie ai viaggi premio riservati ai migliori combattenti o addirittura con la regia della stessa intelligence turca che ora gestisce i jihadisti in Libia.

ATTACCHI TERRORISTICI IN ITALIA, ALLARME DALL’AMBASCIATA USA

 

Tutto ciò avviene nel silenzio totale del Governo ma anche molte delle istituzioni di pubblica sicurezza. Gli unici ad aver compreso l’allarme sono stati gli USA che già a gennaio avevano allertato la loro ambasciata a Roma per il rischio di attacchi terroristici in Italia.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – REPORTAGES SUI JIHADISTI

GOSPA NEWS – WARZONE REPORTS

SOHR – 200 JIHADISTS FROM LIBYA TO ITALY AND EUROPE

TWITTER LIBYAN NATIONAL ARMY

RAI NEWS . MIGRANTI A LAMPEDUSA

LIBIA: DOPO I JIHADISTI LA TURCHIA INVIA LE ARMI. Dal Belgio voli sospetti del cargo moldavo-arabo

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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