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CRONACHE DAL DRAGHI-STAN: Parroco Senza Green Pass Rischia l’Arresto per Pagare Bollettino in Posta

CRONACHE DAL DRAGHI-STAN: Parroco Senza Green Pass Rischia l’Arresto per Pagare Bollettino in Posta

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di Carlo Domenico Cristofori

Chissà quanti scippi o spacci di droga si sono consumati in quella mezzoretta in cui i Carabinieri sono stati costretti a cimentarsi con un nuovo “fuorilegge” nella Repubblica nazi-comunista del Draghi-Stan, al secolo povera Italia.

Ma dal primo febbraio Palazzo Chigi, sede del Presidente del Consiglio più detestato nella storia del Bel Paese, si aspetta di vedere applicate con stalinista fervore le sue imposizioni che vietano a chi è sprovvisto di Certificato Verde di recarsi in posta (o in banca) per ritirare la pensione o pagare una bolletta.  

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La sempre clemente Divina Provvidenza ha messo sul sentiero sdrucciolevole del novello Don Rodrigo, e della sua “giungla di norme che non capiscono più nemmeno i legulei che le fanno” (Bassetti dixit sui tamponi), un modesto curato di campagna per fortuna già noto ai media di mainstream per averne contraddetto le retoriche.

Don Piero Corsi, parroco di Ponzana Superiore, nella Diocesi di La Spezia, era infatti già balzato alle cronache nazionali nel 2012, quando reggeva la parrocchia di San Terenzo, per un volantino che “metteva a nudo” in brevi frasi le lascivie di certe donne e le loro infedeltà coniugali additandole quale movente, mai giustificato, di numerosi femminicidi (vedi articolo sotto de Il Giornale).

Il parroco ligure don Piero Corsi

Ebbe pure l’ardire di rimbrottare i giornalisti con lo stesso piglio che usava il Don Camillo di Giovanni Guareschi per ammonire e intimidire l’invasivo comunista Peppone.

Come in un episodio della premonitrice satira impersonata in tv dal mitico Fernandel, don Piero l’altro giorno ha lasciato la sua parrocchia per recarsi nel vicino ufficio postale di Ceparana, nel Comune di Bolano, a compiere il civile dovere di pagare una bolletta in scadenza, pare per una contravvenzione.

L’attuale Peppone, al secolo Mario Draghi, nel frattempo era però divenuto pre-potente per l’alleanza un tempo impossibile tra CattoComunisti Massoni, Leghisti e vassalli di Big Pharma partner di Goldman Sachs (alias il Patto del Nazareno Bis tra PD e Forza Italia), tanto da sottomettere il buonsenso democratico al totalitarismo celato sotto le mascherine sanitarie antiCovid (che ben pochi casi hanno scongiurato).

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Il Tiranno del Dragi-Stan, ha però trascorso infelici vacanze natalizie rovellandosi per lo zoccolo duro dei non vaccinati poco scalfito dai suoi editti per l’imposizione del siero genico sperimentale: talmente straordinario da essere, a volte, traghettatore verso felici lidi celesti persino di giovanissime anime…

Si è persino incattivito per la disobbedienza dei NO CAVIA (versione intelligente dei NO VAX) alle sue leggi sull’obbligo vaccinale che nelle ex Repubbliche Sovietiche di Turkmenistan e Tagikistan funzionano benissimo.

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E così, il 5 gennaio, piombando sull’Italia rimbambita dalle crapule rigorosamente domestiche di Capodanno, come una befana armata solo di scopa magica per nascondere nelle menzogne dei media sulle sue inefficaci restrizioni contro le varianti del virus SARS-Cov-2 (costruito ad hoc da mago Merlino-Fauci per sperimentare nuove purghe sociali), ha emesso con viltà il Decreto delle Falsità.

E’ giunto ad accanirsi con una multa di 100 euro ai disoccupati ultracinquantenni e, probabilmente, ultra-nullatenenti, che non si fossero vaccinati entro il primo febbraio.

Ma ha voluto anche prendersela con l’anziana vedovella ottuagenaria cui è rimasto solo il rito bello di incassare brevi manu la pensione agli inizi del mese oltre al diritto di non vaccinarsi facendo gesti scaramantici contro gli sciamani dei nuovi inefficacissimi booster, persino controproducenti per il sistema immunitario.

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Accumulati tanti misfatti agli occhi dell’Eterno appare pertanto inevitabile che la sua sfinge schiacchia-schiavi si sia momentaneamente inceppata sulla pietra d’inciampo di un don Camillo canuto, ma anche astuto come il Frate Cristoforo di Alessandro Manzoni.

Martedì primo febbraio, allo scattare del fatidico divieto, il sacerdote don Piero Corsi si è recato in un ufficio postale di Ceparana, cittadina nel Comune di Bolano, per effettuare un versamento…

Ma è stato invece stoppato dall’impiegato sebbene non abbia facoltà di controllo di dati personali sulla privacy sanitaria sancite dalla Costituzione, come dimostrato persino da una quindicenne ad un controllore di bus in un video divenuto virale.

Scrive la Pravda Italica (ovvero Repubblica): «Sottoposto ai controlli, è risultato sprovvisto di certificazione verde rafforzata – da oggi obbligatoria anche per entrare alle Poste – e anziché uscire, ha letteralmente scatenato un putiferio».

I media di mainstream sono così avvinti dal sistema da non sapere nemmeno che per accedere in posta basta il “green pass semplice”, ottenibile con un tampone negativo al costo furfante di 15 euro, mentre nel resto d’Europa sono gratuiti.

“Al momento della richiesta – spiegano i Carabinieri, intervenuti sul posto – ha subito fatto opposizione e creato scompiglio: non voleva saperne di andarsene, ha di fatto paralizzato le attività e alla fine è stata necessaria la mediazione del maresciallo, che dopo avergli parlato è riuscito a convincerlo a desistere”.

Secondo gli scribacchini della corte del Draghi-Stan «Escandescenze hanno tenuto ‘in ostaggio’ l’ufficio per circa una mezz’ora, durante la quale gli utenti in coda e agli sportelli, oltre a lamentarsi per il contrattempo, hanno ripreso in massa il prete anti Green Pass con i telefonini (se qualcuno trova video ce lo mandi)».

Alla fine don Corsi se l’è cavata meglio di Pinocchio con i gendarmi: è stato, infatti, multato e solo denunciato per interruzione di pubblico servizio. Con un gesto di buon cuore il maresciallo dell’Arma ha pagato il bollettino.

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Si spera che l’abbia fatto coi suoi propri soldi, così da compensare in parte il danno arrecato ad un libero cittadino, privato dal Governo di un Non-Stato di diritti essenziali con bugie catastrofiche, per “obbedir tacendo e tacendo morir”.

Come capitato ad un suo collega della Benemerita stroncato dal vaccino AstraZeneca a nemmeno 50 anni ma destinato a restare senza giustizia per lo scudo penale volto a nascondere i pericoli ammessi dalle stesse Big Pharma.

Per oggi abbiamo fatto ironia!

Da domani ricominciamo a ricontare le vittime: del diritto costituzionale e dei danni da vaccini.

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l vescovo si schiera con don Piero Corsi: “Le donne provocano”

Non si placano ancora le polemiche sulle parole di don Piero Corsi, il parroco di Lerici finito nell’occhio del ciclone per aver appeso in parrocchia il volantino tratto dal sito Pontifex in cui le donne venivano accusare di avere le proprie colpe quando vengono uccise dai mariti o, più in generale, dagli uomini. A rintuzzare la polemica è il vescovo emerito di Senigallia, Odo Fusi Pecci, che in una intervista a Pontifex ha, a sua volta accusato, le donne di “provocare” gli uomini.

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La polemica sul femminicidio e sulle posizioni di una parte (benché minima) della chiesa cattolica rischia di farsi sempre più accesa. “La donna si è allontanata dalla virtù e dalla famiglia: per questo faccia autocritica quando si parla di femminicidio”, aveva detto don Corsi qualche giorno fa. A sua difesa si è schierato il vescovo emerito di Senigallia. “Alcune volte le donne provocano, vestono e si atteggiano con scarsa dignità e poca attenzione alla moralità”, ha spiegato Odo Fusi Pecci dichiarando apertamente di condividere le teorie di don Corsi.

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“La violenza va eliminata e non è mai giustificabile contro nessuno, tanto meno verso le donne”, ha continuato il vescovo ai microfoni di Pontifex. “Chi ricorre alla violenza, va contro Dio. Tuttavia, alcune volte, le donne provocano – ha concluso, infine, il prelato – condivido le teorie di don Corsi, quello che ha detto richiama anche al concetto di corresponsabilità nello scandalo”.

Articolo di Luca Romano per Il Giornale del 31 dicembre 2012

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Carlo Domenico Cristofori

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