CARRIERA “ALIAS” NELLE FORZE ARMATE. Ideologia LGBTQ fa Breccia nel Ministero della Difesa. Crosetto Cade dalle Nubi. Vannacci Muto!

CARRIERA “ALIAS” NELLE FORZE ARMATE. Ideologia LGBTQ fa Breccia nel Ministero della Difesa. Crosetto Cade dalle Nubi. Vannacci Muto!

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di Piero Angelo De Ruvo

Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo. Ex Sindacalista militare
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia

Ogni link a precedenti articoli di Gospa News è stato aggiunto a posteriori  dalla Redazione

Il Ministero della Difesa, direzione generale per il personale civile, nelle scorse settimane ha emanato, agli stati maggiori, alle direzioni generali ed ai reparti, delle linee guida avente come oggetto: “Attivazione e gestione di un’identità Alias per persone in transizione di genere”.

In linea di principio potrebbe trattarsi di comuni linee guida che affrontano una materia delicata, che riguardano la sfera dell’identità personale e dell’espressione di genere e sessuale. Purtroppo, quello che lascia indignata una società democratica è proprio la mancanza di comunicazione e trasparenza di una colonna vitale del paese, la Difesa, dove all’interno ognuno ha il suo “orticello” giocando il ruolo di piccolo imperatore.

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La dimostrazione è data dalle affermazioni fatte sui social dal Ministro della Difesa

Guido Crosetto: “Lo scopro ora, e non avendolo visto suppongo non sia stato coordinato né con Segretario Generale (da cui dipende la Direzione) né con Gabinetto o Ufficio Legislativo. Il Direttore ha probabilmente ritenuto che l’applicazione del contratto collettivo lo esimesse da condivisione”.

Il dicastero, infatti, con una circolare rivolta al personale civile, ha recepito le disposizioni del contratto nazionale per il pubblico impiego e in particolare l’art.21 del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori) “al fine di eliminare situazioni di disagio ed evitare che possano realizzarsi forme di discriminazione”.

Motivazioni per l’Uso di Identità Alias

In principio l’identità alias veniva utilizzata per motivi più gravi, come la protezione personale o la sicurezza in situazioni in cui la persona desidera nascondere la propria vera identità per ragioni legate alla privacy o alla sicurezza specialmente in un’era digitale in cui la nostra vita è sempre più connessa da giralink sempre più convulsivi, passando nell’ambito artistico dove scrittori e attori spesso utilizzano pseudonimi per scopi professionali, permettendo loro di separare la loro vita personale dalla carriera pubblica, fino ad arrivare ad un vero e proprio Cambiamento di Identità.

In alcune situazioni, le persone possono adottare un alias per intraprendere un nuovo percorso di vita, lontano dal loro passato o per sfuggire a situazioni difficili.. Tuttavia, è importante notare che l’uso di alias può variare notevolmente in base al contesto e alle intenzioni della persona coinvolta. Successivamente l’uso di identità alias, o pseudonimi, divenne sempre più diffuso nella società moderna, con individui che scelgono di nascondere la propria identità per una serie di motivazioni.

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Alcune persone scelgono di adottare una identità alias come parte di un processo di cambiamento o rinascita. Questo può verificarsi in situazioni in cui un individuo desidera lasciarsi alle spalle un passato difficile o iniziare una nuova fase della propria vita. L’uso di un alias può essere legato alla ricerca di una nuova identità, permettendo alle persone di esplorare aspetti diversi di sé stesse o di adottare ruoli che differiscono dalla loro vita quotidiana. In definitiva, l’identità alias nella società moderna riflette la complessità delle relazioni umane e l’evoluzione delle forme di espressione individuale. Tuttavia, è importante bilanciare l’uso di alias con la comprensione delle implicazioni legali e sociali, per garantire un approccio equilibrato e consapevole a questa pratica.

Importanza Culturale

L’uso di identità alias ha anche una rilevanza culturale, riflettendo la nostra società in continua evoluzione in un mondo sempre più interconnesso. L’identità alias nella società contemporanea gioca un ruolo significativo e diversificato, influenzato da una serie di fattori culturali, tecnologici ed emotivi. Questa pratica, si manifesta in vari contesti e presenta molteplici sfaccettature come quello del cambiamento sessuale, questo può manifestarsi in vari modi e può essere influenzata da diversi fattori e può riguardare sia il cambio di genere che il riconoscimento di una propria identità sessuale che può differire da quella assegnata alla nascita.

In alcune comunità LGBTQ+ (l’acronimo “LGBTQ+” rappresenta lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e altri individui e comunità legati da esperienze e identità sessuali e di genere diverse), l’uso di alias può essere comune e accettato come parte integrante dell’espressione individuale. Questo può creare uno spazio di sostegno per coloro che stanno attraversando esperienze simili. È importante sottolineare che ogni persona affronta il proprio percorso di esplorazione e affermazione dell’identità sessuale in modo unico. L’uso di un alias può essere una scelta personale e significativa, che può contribuire al benessere e all’autenticità della persona coinvolta.

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Nel contesto di un cambiamento sessuale, il rispetto per le scelte individuali e la comprensione delle esperienze uniche di ciascuno sono fondamentali. È importante sottolineare che l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono aspetti fondamentali della diversità umana, e il rispetto per la varietà di identità contribuisce a una società più inclusiva e tollerante. Le persone LGBTQ+ possono utilizzare alias o pseudonimi per proteggere la loro privacy o per esprimere liberamente la loro identità di genere o sessuale. La sensibilizzazione e l’educazione sulla diversità sono fondamentali per promuovere la comprensione e il rispetto reciproco.

Cambiamento e Rinascita

L’identità di genere si riferisce al modo in cui una persona si identifica in termini di genere, che può corrispondere o non corrispondere al sesso assegnato alla nascita. Ad esempio, una persona assegnata come maschio alla nascita potrebbe identificarsi come donna, e viceversa.

Alcune persone si identificano come entrambi i generi, nessuno, o in modo fluido. L’espressione di genere riguarda come una persona esteriorizza la propria identità di genere attraverso comportamenti, abbigliamento, stile e altri modi di presentarsi. Insieme, questi concetti sottolineano la complessità e la varietà delle identità umane. Ognuna di queste componenti può essere influenzata da fattori biologici, psicologici, sociali e culturali. Rispettare e comprendere la diversità di identità di genere e di espressione è fondamentale per costruire società inclusive e rispettose delle persone.

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Ma dietro ogni ideologia, si annidano delle farse menzogne che fanno perdere di vista la realtà danneggiando i più fragili specie se in età scolare, dando false speranze che un travestimento o, peggio, un intervento farmacologico o addirittura con un’operazione mutilante di chirurgia plastica possano risolvere le loro fragilità.

Sempre parlando di scuola, il monsignor Douglas Regattieri, vescovo di Cesena-Sarsina ha dichiarato: «L’espressione “identità di genere” mira chiaramente ad annullare la differenza, il dualismo uomo-donna, a vantaggio di un’autopercezione individuale, tesa a cancellare la differenza sessuale, a creare una confusione antropologica che confonde e sicuramente lede il principio di condivisione, reciprocità uomo-donna, su cui si fondano la famiglia e l’educazione».

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In questa BABELE di sigle, cambiamenti, identità fluttuanti, la carriera alias è infatti quell’escamotage, inventato dalle organizzazioni LGBTQ+, secondo cui un uomo che si sente donna (e viceversa) debba avere i diritti e le prerogative proprie dell’altro sesso, dal cambio di identità a quello di bagni e spogliatoi, diritti sacrosanti, ma chi difenderà i diritti, la sicurezza e la privacy delle donne e degli uomini che lavorano nello stesso Ministero?

Ancora una volta la donna verrà sminuita dei suoi diritti di donna e di mamma, dove le conquiste ottenute dopo decenni di battaglie, verranno soppiantata dall’identità alias soppiantando la priorità educativa delle famiglie scavalcato da iniziative ideologiche sociali scolastiche, un tentativo meschino di aggirare la normativa italiana, l’ennesimo modo per mettere gli italiani di fronte al fatto compiuto.

In definitiva quello che hanno tentato di fare alla chetichella nelle Forze Armate, senza che il governo Meloni o il Ministro della Difesa, ne fossero minimamente a conoscenza, questo fa nascere discutibili immaginazioni sulla condotta del dicastero.

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Chissà con quali ulteriori esternazioni ci avrebbe affascinato il Generale Vannacci nel suo libro, all’indomani dell’introduzione delle linee guida “alias” all’interno della Difesa, dove per altro si era già espresso contro i gender e comunità LGBTQ+, ma adesso resta muto per poter preservare l’incarico di prestigio datogli da Crosetto e dalla Forza Armata.

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Un incarico, quello di “Capo di Stato Maggiore del Comando Forze Terrestri”, dove non prevede poteri autonomi ma assicura visibilità maggiore dell’incarico precedente, un trampolino di lancio per eventuali nomine nei partiti governativi ed allo stesso tempo uno scudo invisibile dove l’istruttoria aperta per la pubblicazione del suo libro potrebbe trasformarlo in un perseguitato dalle istituzioni.

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Non a caso il narratore in divisa Vannacci si è appena iscritto ad una sigla sindacale militare (SIAMO), nonostante quest’ultima abbia preso a suo tempo le distanze e dichiarato il libro di Vannacci farneticazioni, le stesse diventate dogmi, a distanza di qualche mese, pur di avere visibilità, senza accorgersi che l’iscrizione sia stata solo un ulteriore asso nella manica del venditore di scritti, al fine di poter ottenere, ma siamo sicuri che non sia questo il caso,  i benefici che i dirigenti sindacali godono, visto il procedimento disciplinare a cui è sottoposto e di cui la stesso sigla “ha lanciato un appello al ministro della difesa, sollecitando ponderazione e dialogo nell’inchiesta che coinvolge il Generale”

Arma di divisione di massa

L’ideologia “Alias” ha offuscato e continua ad offuscare le menti, nascondendo dietro una falsa emancipazione, il fomentare un conflitto tra omosessuali ed eterosessuali, alla stessa stregua della divisione sociale avvenuta con i vaccini, nascondendo in maniera artificioso i tagli che stanno perpetrando a tutto l’indotto scolastico.

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Infatti, si investe tempo e risorse nel sviluppare l’identità alias, lasciando alla deriva gli aiuti a studentesse in sopravvenuto stato di gravidanza oppure studenti che versano in precarie condizioni economiche, che hanno perso casa per calamità naturali e vivono ancora in baracche.

«Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre» (Is 5, 20).

Piero Angelo De Ruvo

Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.. Ex sindacalista militare
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia

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FONTI PRINCIPALI

TUTTI GLI ARTICOLI DI PIERO ANGELO DE RUVO

GOSPA NEWS – INCHIESTE COVID, VACCINI & BIG PHARMA

“GIUSTIZIA PER RAFFAELLA E GLI ALTRI POLIZIOTTI MORTI DOPO I VACCINI”. Intervista-Video col Sindacalista OSA Porto. Manifestazione e Petizione per l’Inchiesta su Speranza per Omicidio

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Piero Angelo De Ruvo

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