CENTINAIA DI OPERAZIONI FINANZIARIE SOSPETTE TRA VIP E POLITICI. Il Vero “VERMINAIO” dell’Inchiesta sul Dossier Crosetto & Lobby Armi

CENTINAIA DI OPERAZIONI FINANZIARIE SOSPETTE TRA VIP E POLITICI. Il Vero “VERMINAIO” dell’Inchiesta sul Dossier Crosetto & Lobby Armi

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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

“Sono stati enucleati “800 accessi abusivi”  ma “in realtà le consultazioni sono molto maggiori. Dall’1 gennaio  2019 al 24 novembre 2022 Striano nella banca dati che ha le Sos ha  consultato 4124 Sos, in queste ha consultato 171 schede di analisi e 6 schede di approfondimento, seguite digitando nominativi di 1531  persone fisiche e 74 persone giuridiche solo per quanto riguarda le Sos. Ha ricercato 1123 persone sulla banca dati Serpico, 1947 ricerche alla banca dati Sdi”.

Lo ha detto ieri il procuratore di Perugia Raffaele  Cantone in audizione in Commissione Antimafia sul caso dell’inchiesta di Perugia e i presunti dossieraggi su decine di vip “spiati”, secondo quanto riportato da RAI News.

«Quella effettuata dal tenente Pasquale Striano è certamente una ricerca spasmodica di informazioni. Se avessimo dovuto contestargli per ognuna di queste vicende l’accesso abusivo, avremmo dovuto stilare 50mila capi di imputazioni» è quanto aggiunto il magistrato secondo quanto riportato dal quotidiano Messaggero in riferimento all’ufficiale della Guardia di Finanza accusato di aver effettuato intrusioni arbitrarie nella banca dati SOS, Segnalazioni Operazioni Sospette.

Il finanziere Striano, quasi 60 anni, ha trascorso una vita da investigatore antimafia tra Sicilia, Calabria, Campania, poi è stato collocato a capo dell’unità analisi segnalazioni operazioni sospette della Procura Nazionale Antimafia, dove lavora insieme al magistrato Antonio Laudati, responsabile dell’unità Sos.

Oggi sono entrambi indagati sebbene, proprio grazie all’attività delicata quanto necessariamente certosina di tali uffici sui documenti dell’antiriciclaggio, sia cominciata la stragrande maggioranza delle inchieste sulla pubblica amministrazione, sulla corruzione o sul traffico di influenze, ma anche sulle organizzazioni mafiose.

La vicenda ha sollevato una spaccatura tra la Destra, sedicente vittima del presunto scandalo giudiziario, e la Sinistra, timidamente compiaciuta per lo Scoop del quotidiano Domani fondato nel 2020 da Carlo De Benedetti dopo che ha ceduto a John Ekann (Stellantis  – ex Bilderberg) il controllo del Gruppo editoriale GEDI-Repubblica (tramite Giano Holding).

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Tutto ruota intorno all’’indagine della Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone,  avviata dopo «una denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto, dopo che il nostro giornale aveva pubblicato una notizia vera, documentata e verificata sui suoi conflitti di interessi per via dei suoi compensi milionari ricevuti da Leonardo e altre aziende del settore delle armi fino a pochi giorni prima del suo insediamento del governo Meloni» scrive il quotidiano Domani.

«Un’inchiesta giudiziaria che, nonostante la grancassa dei partiti di destra e di molti giornali, non ha niente a che vedere con “spionaggio” e “dossieraggio”. Un lancio Ansa e un articolo del quotidiano La Stampa, infatti, riportano la versione della procura che esclude questi due termini dal campo dell’inchiesta» rimarca lo stesso giornale.

Crosetto e gli altri Politici in un “Verminaio” di Operazioni Finanziarie Sospette

«Abbiamo sentito due volte il ministro Crosetto, che va ringraziato per la scelta di rivolgersi all’autorità giudiziaria, consentendo cosi di scoprire quello che è un vero e proprio verminaio» ha spiegato ai giornalisti il procuratore Cantone, già noto alla politica quando fu scelto dal premier Matteo Renzi come presidente dell’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) prima di essere chiamato a dirigere la Procura del capoluogo umbro, assai strategica perché competente nelle inchieste sui magistrati romani, nonostante una vivace polemica all’interno del CSM.

Ereditò così il fascicolo del PalamaraGate che culminò con un soave patteggiamento per l’ex pm romano Luca Palamara, accusato di gestire le nomine nelle Procure più potenti.

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«Tutto comincia da tre inchieste pubblicate da Domani il 27, 28 e 29 ottobre del 2022. Guido Crosetto ha da poco giurato al Quirinale, diventando così ministro della Difesa del governo di Giorgia Meloni. Nei tre articoli Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian ricostruiscono un conflitto di interessi del neo ministro, che dal 2018 al 2021 ha percepito circa 2,3 milioni di euro tra stipendi e compensi da società del settore degli armamenti. Società che dopo la sua nomina diventano tutte dirette interlocutrici del ministero di cui è a capo. Società che tra l’altro erano tutte affiliate all’Aiad, l’associazione confindustriale del comparto difesa e aerospazio presieduta da Crosetto (con un compenso di 850mila euro all’anno) fino alla nomina nel governo Meloni» aggiunge ancora Domani.

Il problema per il ministro non sono le informazioni vere pubblicate ma il modo in cui sono state ottenute, rimarcano ancora oggi i colleghi del quotidiano…

Ecco perché il “verminaio” che il magistrato perugino ha visto nelle analisi di dati sensibili da parte delle indagini della Guardia di Finanza sui VIP a noi pare di vederlo in coloro che sono finiti dentro quel Database proprio grazie al loro ruolo politico o istituzionale.

A questo punto è doveroso porsi due interrogativi prima di procedere nell’analisi dei fatti.

Come mai l’ex presidente della Confindustria delle Armi (AIAD) Crosetto è stato oggetto di almeno una o più Segnalazioni per Operazioni Sospette?

Quanti sono i politici o le persone incaricate di pubblico servizio finite tra i 1531 nomi della Banca Dati SOS per aver compiuto operazioni finanziarie anomale?

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Per comprendere la delicatezza della questione siamo costretti a rileggere la normativa tecnica di questo strumento.

«L’art. 35 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 impone ad un’ampia platea di soggetti (cd. “soggetti obbligati“) – costituita da intermediari bancari e finanziari, altri operatori finanziari, professionisti nell’esercizio della professione in forma individuale, associata o societaria, altri operatori non finanziari, prestatori di servizi di gioco, società di gestione accentrata di strumenti finanziari e di gestione dei mercati regolamentati di strumenti finanziari (puntualmente elencati all’art. 3) – di portare a conoscenza della UIF, mediante l’invio di una segnalazione di operazioni sospette, le operazioni per le quali “sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che comunque i fondi, indipendentemente dalla loro entità, provengano da attività criminosa“».

E’ quanto si legge nel portale dell’UNITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA (UIF) della Banca d’Italia.

Pertanto un qualsivoglia cittadino che utilizza i suoi conti bancari rispettando tutte le normative vigenti NON SARA’ MAI INSERITO nella Banca DATI SOS. Ci finiscono solo quelli che hanno compiuto movimenti finanziari ombrosi o birichini.

Come spiega ancora il quotidiano Domani, una categoria specifica nel mare di segnalazioni è identificata con la sigla “Pep”, che sta per “Persona politicamente esposta”. In questa categoria rientrano i membri dei partiti, di una fondazione o associazione collegate a un partito.

Tra questi, però, possono rientrare anche assistenti, consulenti, familiari se hanno legami stabili con le persone politicamente esposte. Il motivo per cui la normativa ha dedicato una precisa categoria è semplice: monitorare con attenzione eventuali movimenti bancari sopra una certa soglia di chi rappresenta le istituzioni, che più di altri hanno la responsabilità della gestione di risorse della collettività. In un paese con il più alto grado di corruzione e distrazione di denaro pubblico in Europa.

Gli Affari del Ministro sulle Armi e le Forniture Militari Secretate

Il fatto che l’attuale ministro Crosetto ci sarebbe finito per rapporti con l’industria italiana delle armi Leonardo spa, di cui detiene il controllo lo Stato Italiano con un 30 % gestito dal Ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti che è fratello di un top manager dell’azienda, non è pertanto una questione di scarsa rilevanza.

Non lo è alla luce anche delle forniture di aiuti militari all’Ucraina deliberate (in violazione dell’art. 11 della Costituzione) col vincolo del segreto dal Parlamento della Repubblica Italiana sulle quali sta indagando l’Unione Europea per conoscere l’esatto quantitativo degli armamenti forniti e, soprattutto, la destinazione.

Visto che armi occidentali destinate a Kiev, in prevalenza americane, sono state rintracciate in mano ai terroristi di Hamas e dei cartelli messicani della droga.

Western Weapons sent to Kiev found in Possession of Mexican Drug Cartels

La normativa che ha istituito i SOS, come spiega sempre il sito di Banca d’Italia, è esplicitamente finalizzata anche per il controllo di forniture militari:

«Per gli enti creditizi e finanziari trovano diretta applicazione i regolamenti comunitari in vigore (Regolamento UE n. 267/2012 per l’Iran e Regolamento UE n. 1509/2007 per la Corea del Nord) e il Provvedimento del 27 maggio 2009della Banca d’Italia, che estendono l’obbligo segnaletico all’ulteriore ipotesi di sospetto di finanziamento di programmi di proliferazione di armi di distruzione di massa. Il sospetto può essere desunto da caratteristiche, entità e natura delle operazioni (…). Il sospetto deve fondarsi su una valutazione compiuta di tutti gli elementi delle operazioni – oggettivi e soggettivi – a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell’ambito dell’attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico».

Leggendo e rileggendo questa severa normativa viene da pensare che oggi i media di mainstream favorevoli al Governo Meloni e alla guerra in Ucraina si stiano concentrando più sul dito che sul volto oscuro della luna SOS…

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Mentre lo stesso pm perugino ha usato parole clementi nei confronti dei giornalisti che sarebbero rimasti coinvolti in questo mercato di informazioni “scottanti”…

«Qualcuno ha detto che stiamo attaccando la libertà di stampa, ma invece credo che svolga nella democrazia un ruolo determinante. Nel processo sul saccheggio della nostra banca dati erano emersi numerosi giornalisti beneficiati dal sistema, ma riguardavano atti pubblici. Quindi quelle posizioni sono state giustamente archiviate» ha aggiunto Cantone.

«Alcuni di questi dati estrapolati in modo illegittimo sono confluiti in dossieraggi – è l’ipotesi della Procura di Perugia – che il sostituto procuratore della Dna Antonio Laudati e il finanziere del suo ufficio Striano avrebbero confezionato e inviato alle procure distrettuali, affinché indagassero su temi che esulavano le loro competenze di antimafia e antiterrorismo» scrive il quotidiano il Messaggero.

«Gli inquirenti sospettano che sia questa la genesi dell’atto di impulso inoltrato intorno al 2020 alla procura di Milano su una presunta illecita gestione dei fondi della Lega e su cui ora i finanzieri del nucleo di polizia valutaria stanno facendo degli accertamenti, sotto il coordinamento dei pm umbri» aggiunge ancora il giornale romano.

Intrigo di Conflitti d’Interessi tra Leghisti, Crosetto e Leonardo

Tutto ciò assume una valenza inquietante se si pensa allo stretto e storico legame tra i due più influenti personaggi della Lega, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, e Giancarlo Giorgetti, già tra i 10 saggi “bipartisan” del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano (ex deputato PCI e PD), attuale Ministro dell’Economia, ma anche fratello di Francesco che lavora a Cascina Costa di Samarate, negli uffici di Leonardo Helicopters, come campaign manager-international government sales.

Nel 2018 Giancarlo Giorgetti aggiunse al suo incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (Governo Conte 1 – Lega – Movimento 5Stelle) quello di presidente del Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale e in tale veste andò a visitare vari stabilimenti Leonardo.

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Non esiste evidenza di un coinvolgimento in qualche SOS del ministro Giorgetti, è bene chiarirlo, ma proprio in quegli anni e in quel contesto di macroscopici conflitti d’interessi politici e familiari, Crosetto diventa presidente della Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (AIAD) di Confindustria e nello stesso anno diventa Senior Advisor di Leonardo (dal 2014) e dal 2020 viene nominato presidente di Orizzonte Sistemi Navali (OSN), impresa creata come joint venture tra Fincantieri e Leonardo e specializzata in sistemi ad alta tecnologia per le navi militari e di gestione integrata dei sistemi d’arma.

Non solo. Crosetto risulta essere azionista anche della Csc & Partners, fondata nel 2021 a Roma, è attiva nei servizi di lobbying molto richiesto nell’ambito della geopolitica internazionale. Prima di diventare ministro della Difesa il politico di Fratelli d’Italia ha dichiarato di rinunciare a tutti questi incarichi e, appena nominato, ha stilato un vibrante comunicato per contestare le accuse di conflitti d’interessi sollevate da molti media sia di mainstream che di contro-informazione. 

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Alla luce di tutti questi intrighi internazionale – e visti i molteplici pacchetti di aiuti militari destinati all’Ucraina e secretati dal Parlamento con la complicità del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a lungo deus ex machina di Leonardo – le Segnalazioni di Operazioni Sospette dell’attuale Ministro della Difesa riferite al suo precedente ruolo assumono una rilevanza notevole.

Anche alla luce della nomina quale vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno delle toghe, di un avvocato leghista membro della Fondazione Leonardo, Fabio Pinelli, già difensore di un ex sottosegretario del partito finito nei guai giudiziari proprio per una vicenda riguardante presunti casi di corruzione correlati all’industria bellica nazionale.

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Almeno se si nutre la speranza che le regole di trasparenza debbano esistere anche per i politici e non debbano invece essere protetti da un sistema omertoso tipico di una cultura mafiosa come quella dell’ex senatore Giancarlo Pittelli, condannato nel maxi processo Rinascita Scott, che ha aleggiato anche intorno al partito di Fratelli d’Italia di cui Crosetto è stato fondatore.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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