VESCOVI SIRIANI DECAPITATI DAI JIHADISTI ARMATI DA USA E TURCHIA: i terroristi sgozzarono anche un bambino

VESCOVI SIRIANI DECAPITATI DAI JIHADISTI ARMATI DA USA E TURCHIA: i terroristi sgozzarono anche un bambino
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

«Sono morti come martiri, uccisi nel dicembre 2016 dalla banda di miliziani che li teneva in ostaggio da anni. Sarebbe questa la sorte toccata ai due Arcivescovi di Aleppo, il greco ortodosso Boulos Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, scomparsi il 22 aprile senza lasciar traccia, nell’area compresa tra la metropoli siriana e il confine con la Turchia. Lo sostiene un’inchiesta realizzata da una squadra investigativa guidata da Mansur Salib, ricercatore siriano residente negli Usa, e diffusa attraverso la piattaforma digitale medium.com, nuovo social media collegato a Twitte».

Ad accreditare questa notizia è Fides, l’agenzia di stampa delle Missionarie Opere Pontificie, che pur con grande cautela riprende la notizia rimbalzata dall’America alla Grecia sui principali media di controinformzionale.

«Secondo quanto sostengono gli autori dell’inchiesta, a uccidere i due sarebbero stati i militanti di Nour al-Din al-Zenki, gruppo indipendente coinvolto nel conflitto siriano, finanziato e armato durante il conflitto sia dall’Arabia saudita che dagli USA» evidenzia ancora Fides chiamando in causa quell’intreccio di complicità tra nazioni straniere e jihadisti che dal 2013, con lo scoppio della guerra civile in Siria, giornalisti, analisti e ricercatori di fonti OSINT (Open Source Intelligence) hanno più volte dimostrato.

I vescovi greco-ortodosso Boulos Yazigi e siro-orotodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim

In questi caso il riferimento è a una delle più feroci fazioni di Islamici Sunniti che si distinsero nella battaglia di Aleppo ma anche in tremendi crimini di guerra come la decapitazione di un bambino di 12 anni denunciata da Amnesty International.

Nell’inchiesta giornalistica emergono anche i collegamenti con il MIT, l’intelligence turca che in molteplici reportage Gospa News ha evidenziato essere anello di congiunzione tra i miliziani dell’ISIS, dopo la sconfitta dello Stato Islamico con la caduta di Baghouz nell’aprile 2019, e gli stessi terroristi islamici inizialmente vicini ad Al Qaeda come Nour al-Din al-Zenki.

«Secondo quanto raccontato dagli autori, il 22 aprile 2013 i due Arcivescovi erano partiti da Aleppo a bordo di un pick-up Toyota, guidato dall’autista Fatha’ Allah Kabboud, con l’intento di andare a trattare la liberazione di due sacerdoti, l’armeno cattolico Michael Kayyal e il greco-ortodosso Maher Mahfouz, rapiti in precedenza da gruppi jihadisti anti-Assad che allora controllavano i territori a est della metropoli siriana» scrive l’agenzia Fides.

«Mar Gregorios e Boulos Yazigi, vestiti con abiti civili, sarebbero caduti in quella che la ricostruzione presenta come una vera e propria trappola, sostenendo che i due preti Kayyal e Mahfouz erano stati sequestrati proprio per essere usati come “esca” e poter mettere le mani sue due Arcivescovi. L’auto su cui viaggiavano i due metropoliti di Aleppo fu bloccata dal gruppo dei rapitori, e l’autista Fatha’ Allah Kabboud, un cattolico di rito latino, padre di tre figli, fu freddato con un colpo in testa. Il sequestro non fu rivendicato da nessun gruppo. La vicenda della sparizione dei due metropoliti è stata scandita da depistaggi e informazioni false e fuorvianti, come quella che pochi giorni dopo il loro sequestro li aveva dati come liberi e diretti verso la cattedrale siro ortodossa di Aleppo, dove si radunò inutilmente ad attenderli una moltitudine di cristiani aleppini».

 

I TERRORISTI LEGATI ALL’INTELLIGENCE TURCA MIT

«L’indagine pubblicata ora su medium.com accenna al coinvolgimento nel rapimento di personaggi collegati al MIT (servizio di intelligence turco), sostenendo che il sequestro e la detenzione sono avvenuti in aree diventate a quel tempo un ”ricettacolo di servizi segreti stranieri”, dove difficilmente avrebbero potuto operare senza appoggi dei “terroristi ordinari”» aggiunge l’agenzia delle Missionarie Opere Pontificie.

Il testimone più rilevante tra quelli citati nel report risulta essere Yassir Muhdi, presentato come uno dei carcerieri dei due Vescovi, che fu in seguito catturato dalle forze siriane. L’indagine ufficiale, riconosce il dossier, “non è ancora conclusa, perché non è stato possibile ritrovare i resti mortali dei due ecclesiastici”.

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Lo scopo dei jihadisti, secondo la ricostruzione, sarebbe stato quello di costringere alla conversione i due Arcivescovi che sarebbero stati anche torturati ed uno di loro nel 2015, sarebbe stato curato in una struttura sanitaria di Antiochia, l’Antakya Devlet Hastanesi, nella provincia turca dell’Hatay.

La conclusione dell’indagine sostiene che i due Vescovi sarebbero stati uccisi, con decapitazione come riservato dai Sunniti Wahabiti agli infedeli ed apostati dell’Islam, e sepolti in un luogo imprecisato nel dicembre 2016, mentre le aree a est di Aleppo stavano per essere riconquistate dall’esercito siriano. Esiste anche l’ipotesi che i loro corpi siano stati fatti esplodere con delle cinture da kamikaze per occultarne i resti mortali.

«I 2 arcivescovi sono stati decapitati per la loro fede incrollabile dopo aver rifiutato di convertirsi all’Islam, secondo le testimonianze della comunità ortodossa in Turchia citata dall’inchiesta» riferisce Nahed Al-Husaini, corrispondente da Damasco per il website di geopolitica ed intelligence militare Veterans Today.

«In questa ricerca attribuibili chiare responsabilità che il rapimento è stato organizzato dal MIT (Turkish Intelligence) e dai dirigenti dell’intelligence statunitense. “Il loro martirio era predeterminato molto prima del rapimento, in un momento in cui George Sabra, (allora greco-ortodosso) leader dell’opposizione siriana, incontrò rappresentanti dei servizi segreti statunitensi e turchi» si legge sempre su VT.

 

JIHADISTI ARMATI CON I MISSILI TOW DEGLI USA

La loro sorte, infatti, è legata al declino dei terroristi che li avrebbero catturati ed uccisi. Harakat Nour al-Din al-Zenki  che fu parte del Consiglio del Comando Rivoluzionario Siriano ed ha ricevuto dei missili anticarro BGM-71 TOW di produzione statunitense, rinvenuti di recente dalle truppe dell’esercito governativo siriano nelle aree di Aleppo abbandonate dai jihadisti. È una delle fazioni ribelli più importanti ad Aleppo.

Costituito nel 2011 da Shaykh Tawfiq Shahabuddin nell’area Shaykh Salman a nord-ovest di Aleppo prese parte alla battaglia per la conquista della storica città siriana conquistando il quartiere di Salaheddine, prima di ritirarsi nella campagna.

Alcuni lanciarazzi TOW di fabbricazione americana trovati di recente dall’esercito governativo siriano SAA nelle postazioni abbandonate dai jihadisti tra Aleppo ed Idlib

All’inizio era una branca del Movimento al-Fajr, si unì poi alle Brigate Tawhid durante l’attacco di Aleppo, prima di allearsi con il Fronte Autenticità e Sviluppo, supportato dall’Arabia Saudita. Nel gennaio 2014 fu una delle fazioni fondatrici dell’Esercito dei Mujaheddin, lo schieramento anti-ISIS ma vicino ad Al Qaeda, da cui uscì nel maggio seguente, ottenendo un cospicuo finanziamento dall’Arabia Saudita, che era riluttante nel finanziare l’Esercito per via delle sue connessioni con la Fratellanza Musulmana Siriana.

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Nel dicembre dello stesso anno Harakat Nour al-Din al-Zenki si unì al Fronte del Levante, una coalizione di ribelli islamisti operanti ad Aleppo. Il gruppo ha anche ricevuto aiuti finanziari dagli USA per mezzo di un programma della CIA volto a finanziare i gruppi di ribelli moderati.

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Secondo Amnesty International, Harakat Nour al-Din al-Zenki, insieme alla 16 Divisione, al Fronte del Levante, a Ahrar al-Sham e al Fronte al-Nusra, è stato coinvolto nel rapimento e nella tortura di giornalisti e operatori umanitari nella Aleppo controllata ai ribelli nel 2014 e nel 2015.

 

IL BAMBINO PALESTINESE DECAPITATO

Il 19 luglio 2016, durante l’Offensiva di Aleppo del Nord, combattenti di al-Zenki si sono filmati mentre decapitavano un bambino palestinese di nome Abdullah Issa dall’età compresa fra 10 e 13 anni. Sostenevano che il bambino avesse combattuto per le forze governative ad Aleppo con il gruppo palestinese Liwa al-Quds (legata ai Pasdaran iraniani).

Il bambino sequestrato e decapitato dai jihadisti ad Aleppo

Liwa al-Quds ha negato e sostenuto che il bambino provenisse invece da una povera famiglia di rifugiati e che fosse stato rapito da un ospedale. L’assassinio è accaduto in un campo profughi non ufficiale a nord di Aleppo, Ein El Tal.

Al-Zenki ha condannato l’omicidio e che una commissione giudiziaria indipendente è stata nominata per indagare sull’incidente. Alcuni dei militanti presenti nel video tuttavia sono stati ripresi alcuni giorni dopo mentre partecipavano all’assalto ribelle contro le forze governative a sud di Aleppo per spezzare l’assedio della parte est della città.

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Un portavoce del Governo degli Stati Uniti ha detto che una volta appurata la verità sull’episodio, verrà deciso se continuare a sostenere il gruppo di islamisti. Ovviamente nessun inchiesta formale è seguita come per il caso dei due arcivescovi, perché i loro corpi non sono mai stati ritrovati.

Il reportage fotografico che ha individuato gli autori dellla decapitazione del bambino come miliziani di Nour al-Din al-Zenki

Gli ultimi terroristi della formazione Nour al-Din al-Zenki negli ultimi anni si asserragliata nella roccaforte della provincia di Idlib ma si è disciolta dopo i numerosi conflitti con altre fazioni come Fronte Al Nusra da cui furono attacati il 6 ottobre 2015.

Da novembre 2015, il movimento Nour al-Din al-Zenki ha assorbito diversi gruppi turkmeni siriani sostenuti dalla Turchia, tra cui almeno 35 disertori dello stesso Fronte Al Nusra. Ecco perché appaiono del tutto naturali le relazioni tra l’intelligence MIT di Ankara e questi jihadisti. Durante i colloqui di pace di Vienna del novembre 2015 con la Siria, la Giordania è stata incaricata di formulare un elenco di gruppi terroristici; è stato riferito che il gruppo è stato inserito in questo elenco.

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Il 28 gennaio 2016, il movimento Nour al-Din al-Zenki si ritirò dalle sue posizioni ad Aleppo, che furono poi rilevate dal Fronte di al-Nusra, e il 28 gennaio 2017 una parte dei suoi miliziani contriburono alla nascita di Jabhat Fateh al-Sham, organizzazione nata il 28 luglio 2016 dalla separazione consensuale del Fronte al-Nusra dal network di Al-Qaida, insieme ad altri gruppi minori ovvero: Fronte Ansar al-Din, Jaysh al-Sunna, Liwa al-Haqq.

Da questa nuova fazione nacque Hay’at Tahrir al-Sham (HTS – Comitato di liberazione del Levante), la formazione militante Sunnita Salafita Tahrir al-Sham, divenuta il riferimento di al-Qaeda in Siria, che inizialmente si scontrò con la parte rimanente dello stesso gruppo Nour al-Din al-Zenki rimasto nel Fronte di Liberazione Nazionale supportato dalla Turchia, prima di avviare relazioni con quest’ultima nel doppio gioco di Ankara: da una parte tratta la tregua con Mosca mentre dall’altra arma e finanzia i jihadisti ostili a Damasco anche ad Idlib.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI PRINCIPALI

AGENZIA FIDES – VESCOVI MARTIRIZZATI

VETERANS TODAY – ARCHBISHOPS BEHEADED

MAURIZIO & BLONDET – ONG PRO JIHADISTI

GOSPA NEWS – REPORTAGES SUI JIHADISTI

GOSPA NEWS – WARZONE REPORTS

The Photographer of the Viral Image from Aleppo about the “Boy in the Ambulance” Is a Member of “Nour al-Din al-Zenki”, the Terrorist Gang Responsible for the Beheading of a 12-year-old Palestinian boy in July — the real Syrian Free Press

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