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ERGASTOLI CONFERMATI PER I “MOSTRI ASSASSINI” DI DESIREE. Drogata e Violentata dal Branco di Spacciatori Neri

ERGASTOLI CONFERMATI PER I “MOSTRI ASSASSINI” DI DESIREE. Drogata e Violentata dal Branco di Spacciatori Neri

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di Carlo Domenico Cristofori

«Per l’omicidio di Desirée Mariottini a Roma sono state confermate anche in Appello le condanne per le quattro persone imputate: due ergastoli e 27 e 24 anni e mezzo. La 16enne, di Cisterna di Latina, era morta il 19 ottobre 2018 dopo aver assunto un mix di droghe. La ragazzina, vittima anche di abusi, fu trovata senza vita in un edificio abbandonato nel quartiere San Lorenzo, a Roma».

E’ quanto scrive TGCOM24 commettendo due enormi errori fondamentali di comunicazione. In primis definisce “persone” degli esseri che la madre della vittima chiama comprensibilmente “mostri”: anche perché stuprarono la ragazzina sebbene fosse moribonda e ancora vergine.

Ma soprattutto, in ossequio alla strategia di mainstream imposta da George Soros sui migranti di colore e finalizzata al piano Kalergi per il meticciato e la nuova schiavitù lavorativa, omette di dire che sono tutti e quattro di origine africana ed avevano costituito una piccola comunità abusiva dedita allo spaccio di stupefacenti e a reati di violenza ad essi connessi.

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I condannati sono i nigeriani Alinno Chima, Mamadou Gara, il ghanese Yussef Salia e il senegalese Brian Minthe accusati, a vario titolo, di omicidio, violenza sessuale e spaccio. Gara e Salia sono stati condannati all’ergastolo, Chima a 27 anni e Minthe a 24 e mezzo.

“Speravo nella conferma delle condanne – ha detto la madre della ragazza -. Sono quattro mostri e devono stare dietro le sbarre. Questa sentenza mi da’ un solo po’ di pace dopo tanto dolore, ma il dolore ci sarà sempre e nessuno mi ridarà mai mia figlia”.

Desirée venne trovata senza vita nello stabile di via dei Lucani la mattina del 19 ottobre 2018. La sera del decesso aveva assunto degli stupefacenti e poi si era sentita male. Anche se era chiaro che aveva bisogno di essere portata in ospedale, le persone intorno a lei, invece di aiutarla non hanno fatto nulla. “E’ stata invece violentata e lasciata morire, si legge nelle carte del processo.

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Il procuratore generale, in sede di requisitoria, aveva chiesto la conferma delle condanne per gli imputati. “Lo stato di semi incoscenza in cui versava Desirée le impedì anche di rivestirsi – ha spiegato davanti alla corte -. Respirava appena e nonostante fosse incosciente gli imputati rimasero indifferenti. Dicevano che si stava riposando pur sapendo che aveva assunto sostanze e si mostrarono minacciosi verso chi tra i presenti voleva chiamare i soccorsi fino a pronunciare la terribile frase: Meglio lei morta che noi in galera‘”.

Quella degli imputati – sempre secondo il magistrato della pubblica accusa – è stata “una volontà cattiva nei confronti della vittima e legata al desiderio di mantenere il loro commercio di droga. Nessuno doveva sapere cosa succedeva in quella casa. Una chiamata al 112 sarebbe bastata a salvarla. Ma loro rimasero spettatori di una situazione che si aggravava e non permisero neanche agli altri presenti di intervenire per chiamare i soccorsi”.

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D”altronde le violenze sistematiche sulle donne con abusi e stupri sono pratiche estremamente diffuse tra i migranti propensi alla criminalità che arrivano in Italia da clandestini grazie alla Mafia Nigeriana e ai loro complici jihadisti dell’ISIS intenti a sterminare i Cristiani più deboli in Nigeria.

IL CASO DI PAMELA ANCORA SENZA GIUSTIZIA

Era stata confermata dalla Corte di Cassazione la condanna all’ergastolo per Innocent Oseghale, 32enne pusher nigeriano, per l’omicidio di Pamela Mastropietro, la diciottenne di Roma uccisa e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio 2018. I suoi resti furono ritrovati chiusi in due trolley.

La suprema corte, il 23 febbraio 2022, aveva però annullato la sentenza d’appello con riferimento al reato di violenza sessuale, che andrà rivalutata in un nuovo processo a Perugia.

I giudici hanno parzialmente accolto il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza della Corte d’assise d’appello di Ancona che, nell’ottobre 2020, aveva confermato la condanna al carcere a vita inflitta in primo grado all’imputato.

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Il nodo sulla violenza sessuale è l’unico punto per cui la Suprema Corte chiede un nuovo processo: per gli altri capi di imputazione, invece, è stata dichiarata in modo definitivo la responsabilità di Oseghale.

La pena complessiva che dovrà scontare, dunque, sarà calcolata solo dopo l’appello-bis: se verrà meno in quella sede l’aggravante della violenza sessuale l’imputato potrebbe avere uno sconto di pena rispetto all’ergastolo.

“La madre di Pamela è amareggiata, per lei questo è un supplizio”, ha detto l’avvocato Marco Valerio Verni legale della famiglia di Pamela Mastropietro assieme ad Ippolita Naso. “È una sentenza che ci lascia l’amaro in bocca, oggi speravano oggi arrivasse la parola fine”, aggiunge l’avvocato.

“Sono 4 anni che aspetto giustizia”, ha urlato Alessandra Verni, mamma di Pamela Mastropietro, allontanandosi, visibilmente scossa, dalla Cassazione dopo la decisione della prima sezione penale di disporre un nuovo processo, limitatamente all’aggravante della violenza sessuale, per Innocent Oseghale, accusato dell’omicidio della figlia.

Soddisfatti invece gli avvocati di Innocent Oseghale, Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, che con il rinvio possono sperare nella riduzione della pena dall’ergastolo a 30 anni di carcere: “Abbiamo rispetto per questa vicenda ma siamo soddisfatti del risultato: ammiriamo il coraggio della Corte”.

Carlo Domenico Cristofori
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