COGNATO DI MELONI IN VINO VERITAS. Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida vuole i Poveri del Reddito di Cittadinanza sottopagati nei Campi

COGNATO DI MELONI IN VINO VERITAS. Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida vuole i Poveri del Reddito di Cittadinanza sottopagati nei Campi

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di Carlo Domenico Cristofori

Chi anche per una sola volta ha vissuto l’esperienza del Vinitaly di Verona ed è rimasto sobrio nell’eldorado dei nettari più squisiti d’Italia farebbe bene farsi vedere da un bravo psichiatra… Partendo da questo assunto concediamo al Ministro dell’Agricoltura  Francese Lollobrigida l’alibi di essere stato inebriato dai fumi dell’alta gradazione alcolica di qualche Crus di Barolo o di un locale Amarone della Valpolicella…

Memori però del detto “in vino veritas” ci viene il sospetto che davvero il cognato della premier Giorgia Meloni possieda un cervello rubato a una zappa che, probabilmente, sarebbe stato costretto a usare per mangiare se non avesse vissuto ogni esperienza professionale in politica come la leader di Fratelli d’Italia e attuale Presidente del Consiglio.

La sua esuberanza ci porta a innescare un legittimo dubbio… E’ lecito che un premier nomini ministro un suo parente stretto?

La buttiamo lì senza volerci speculare perché il nodo cruciale, oggi, è invece l’ignoranza del ministro all’Agricoltura che lo rende al massimo degno di confrontarsi dialetticamente con una capra ma non certo di comprendere le problematiche di un contadino notoriamente “dalle scarpe grosse ed il cervello fino”.

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Nonostante le notissime e molteplici problematiche del mondo agricolo (ora aggravate dalla siccità) dove i lavoratori sono sottopagati, sfruttati e a volte schiavizzati dalle mafie italiane e straniere, Lollobrigida, avrebbe trovato la panacea per la cronica disoccupazione al 9 % dell’Italia: mandare i poveri del Reddito di Cittadinanza nei campi come se fossero forzosi campi di lavoro di reminiscenze dittatoriali…

Si è accorto l’esponente della destra che adula i neonazisti ucraini del Battaglione Azov che non viviamo più all’epoca di Hitler, Musslini o Stalin???

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“Nelle campagne c’è bisogno dei giovani in Reddito di Cittadinanza”

Nelle campagne c’è bisogno di manodopera, i giovani devono sapere che non è svilente. Anzi, quello che non è un modello di civiltà è non andare a lavorare, stare sul divano e gravare sulle spalle altrui col Reddito” ha bofonchiato il congiunto della Meloni dal Vinitaly magari indirizzandosi ai laureati in Giurisprudenza (come lui) ancora disoccupati perché non vogliono imitarlo diventando politici e cognati di professione…

Ha però fatto il botto politico con un assisti a quei media di mainstream che ancora covano livore per i poveri disperati mantenuti dallo Stato con un paghetta da 500 euro al mese scordandosi che già da decenni tuto ciò serenamente avviene nei paesi dell’Unione Europea a cui si ispirano solo quando qualche spicciolo ricade nelle loro esose tasche.

In Danimarca, dove il lavoro ai disoccupati lo cercano davvero e non fanno finta come i tanti apparati sanguisughe regionali e governativi, un beneficiario del Reddito di Cittadinanza riceve la bellezza di 1.325 al mese (fini a 1.760 se è un nucleo familiare). Qualcuno potrebbe obiettare che ciò è possibile perché i danesi sono soltanto 5,8 milioni. Verissimo.

Ma è anche vero che in Italia nel 2020 ci sono stati 41 milioni contribuenti che hanno pagato le tasse usate magari da politici come la Meloni per fare viaggi di rappresentanza con una popolosa corte di compagni di viaggio a spese dello Stato.

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In Italia si vuole imitare il meglio dell’Europa o inseguire la Grecia, unico paese a non avere più un RdC, che è stata devastata dalla Troika e dove la gente muore per cure sanitarie e medicinali non disponibili?

La boutade mediatica di Lollobrigida è fuori luogo e fuori tempo per il semplice fatto che la buona Meloni, per comprare più vaccini inefficaci, pericolosi e e ormai inutili dalle Big Pharma, ha già tolto il Reddito di Cittadinanza ai disoccupati poveri (per beneficiarne l’ISEE si doveva essere al di sotto di 9mila euro annui) beccandosi poi un solenne richiamo dall’Unione Europea che ha rimesso in discussione la legge…

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Facciamo questa premessa per far comprendere quanto ne capisca di allarmi sociali un “asin bigio”, politicamente parlando, che al massimo può contendersi il “cardo rosso e turchino” con il  somaro celebrato dal massone Giosuè Carducci.

Curriculum del Politico di Professione Cognato della Meloni

Vediamo chi è Francesco Lollobrigida, pronto a dare lezioni di occupazione pur avendo lavorato quasi esclusivamente in campo politico grazie alla famosa cognata.

Parente di Gina Lollobrigida, nipote del fratello del suo bisnonno e pertanto imparentato anche con il giornalista Marco Lollobrigida e con la pattinatrice Francesca Lollobrigida, vive a Roma, dove si è laureato in giurisprudenza. È sposato con la sorella di Giorgia Meloni, Arianna, all’epoca militante di Alleanza Nazionale.

Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida

Entra in politica fin da giovanissimo nel Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, di cui è stato segretario provinciale della Provincia di Roma fino al 1995. Nel 1995, durante il servizio militare in Aeronautica, viene eletto nel Coir. Dal 1997 al 1999 è responsabile nazionale di Azione Studentesca, organizzazione degli studenti medi di Alleanza Nazionale. Dal 1996 al 2000 è stato consigliere comunale a Subiaco, mentre dal 1998 al 2003 è stato consigliere provinciale di Roma. Dal 2005 al 2006 è stato assessore allo sport, cultura e turismo del comune di Ardea.

Si candida alle elezioni regionali nel Lazio del 2005 con Alleanza Nazionale, nella mozione del presidente uscente Francesco Storace, dove risulterà il secondo dei non eletti nella Provincia di Roma in consiglio regionale del Lazio.

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L’anno seguente, il 5 luglio 2006, viene eletto Consigliere regionale nel Lazio, subentrando ad Andrea Augello, eletto al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche del 2006. Nel 2008 diventa presidente provinciale di Alleanza Nazionale di Roma e dal 2010 al 2012 ha lo stesso incarico nel Popolo della Libertà (PdL).

Il 17 aprile 2010 è stato nominato assessore con deleghe regionali alla mobilità e ai trasporti nella giunta regionale del Lazio di Renata Polverini, incarico che mantiene fino al 12 marzo 2013. Il 20 dicembre 2012 abbandona il PdL, assieme alla cognata Giorgia Meloni, e insieme sono tra i fondatori di Fratelli d’Italia. Nel 2013 diventa responsabile nazionale “organizzazione” di Fratelli d’Italia.

Alle elezioni politiche del marzo 2018 viene eletto alla Camera dei deputati, nelle liste di Fratelli d’Italia nella circoscrizione Lazio 2.

Il Regime Fiscale agevolato anche per le Ricche Cantine del Barolo

Entriamo invece nel merito e lanciamo un sasso contro una piccionaia dalle uova d’oro. Abito nella Langa del Barolo. Un paradiso terrestre elevato a Heritage Unesco per i suoi Paesaggi Vitivinicoli e per la nobile cultura del Nebbiolo e del superlativo Barolo che da esso giunge.

Qui cantine griffate di fama mondiale, come quelle del Brunello di Montalcino e Supertuscan in Toscana o dell’amatone della Valpolicella in Veneto, godono del “reddito dominicale“ ovvero non pagano le tasse come i normali imprenditori ma versano un contributo fiscale proporzionato agli ettari dei loro possedimenti.

Una normativa che privilegia l’agricoltura, proprio per e sue incertezze climatiche e la fatica dei campi, e serve a proteggere i piccoli viticoltori di vitigni ormai di inferiore valore commerciale come il Dolcetto, per citare il più buono e storico del Piemonte.

Tale legge, però, consente a ricchissime cantine di pagare analoghe tasse a un coltivatore di zucchine. Con la macroscopica differenza che il viticoltore di Barolo, per i 4 anni obbligatori di affinamento del vino in botte e bottiglia, vende poi il suo nettare a una media di 25 euro in vetro da 75 cl, mentre l’ortolano al massimo piazza i suoi migliori ortaggi a 1-2 euro al chilo.

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Se il Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida volesse recuperare soldi per un bilancio sofferente come quello rivendicato da sua cognata Meloni saprebbe benissimo dove intervenire…

Ma non è tutto. A fronte di tali normative fiscali che consentono a chi vende almeno 40mila bottiglie di Barolo all’anno (il bacino complessivo della produzione è di 14milioni di bottiglie e pertanto anche i piccoli risecano a ricavare il loro spazio commerciale dopo i primi anni di fatico avviamento) di incassare circa 1 milione di euro le paghe dei braccianti nelle vigne sono nella maggior parte dei casi da sfruttamento.

Nei Campi del Meridione la Mafia, l’Avarizia in quelli del Nord

Se nel Meridione il problema non esiste perché la Mafia, italiana o Nigeriana, gestisce i lavoratori agricoli nel 70 % dei casi sfruttandoli col lavoro nero (allarme ONU). Nella ricca Langa del Barolo di cui è originario il governatore del Piemonte Alberto Cirio la discrepanza tra la ricchezza delle aziende agricole e le misere paghe di chi lavora nei campi grida vendetta a quel DIO che, grazie alla d’emozione di Giulia di Barolo, assunta a Serva di Dio per il suo mecenatismo e inventrice dell’omonimo vino, rese fertili le vigne dell’eccellente Nebbiolo.

Che accade dunque nella ricchissima patria del “Re dei vini o vino dei Re (ma anche degli imperatori come sa chi ha letto la storia del Mantoetto su Art & Wine)?

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Che bulgari e nigeriani stanno rimpiazzando macedoni e rumeni in quanto le paghe sono troppo basse per questi ultimi che da decenni lavorano in Langa per la vendemmia e per le altre incombenze stagionali (potature, piegature, cimature dei filari ecc).

Ma non è tutto. Ciò avviene proprio perché si tratta di lavori STAGIONALI! Pertanto i 1.500 euro al mese offerti dalle Cooperative intermediarie delle cantine che si racimolano lavorando 6 giorni su 7 a circa 8-9 ore al giorno sono garantiti solo 6 mesi all’anno: circa dalla primavera all’autunno. 

Ecco perché quando Lollobrigida spara a zero sulla propaganda anti Reddito di Cittadinanza evocando i lavori nei campi dimostra di essere un asino anche sotto il profilo delle politiche agricole e delle relative criticità.

Denota pertanto la cultura specifica inferiore a una zappa e l’urgente necessità di indirizzare i suoi pochi neuroni verso l’apprendimento quotidiano dell’uso della medesima piuttosto che nella gestione di uno dei Dicasteri più strategici e fondamentali per le sorti dell’economia Italiana.

Ma tutto gli è lecito in quanto cognato della Meloni… Ormai entrata nell’intoccabile entourage dei Rockefeller!

Carlo Domenico Cristofori
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – GEOPOLITICA

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Carlo Domenico Cristofori

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