LA VIOLENZA DI HAMAS CONTRO I CRIMINI DI GUERRA DI ISRAELE. Terroristi Amati da Gaza, Sionisti protetti da Corte de L’Aja e USA

LA VIOLENZA DI HAMAS CONTRO I CRIMINI DI GUERRA DI ISRAELE. Terroristi Amati da Gaza, Sionisti protetti da Corte de L’Aja e USA

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Nell’immagine nei copertina il leader sionista Benjamin Netanyahu e il “leone della Palestina” il misterioso capo di Hamas Mohammed Deif

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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Chi ha voluto paragonare i guerriglieri di Hamas all’ISIS ha ragione e torto al tempo stesso.

Ha ragione perché proprio come i tagliole dello Stato Islamico sono stati creati da Sionisti e Americani fomentando l’estremismo jihadista sunnita nelle Primavere Arabe col duplice intento di rovesciare i regimi autonomi ed innescare, come in Ucraina, delle guerre funzionali agli affari della Lobby delle Armi che è in gran parte controllata da finanziatori americani sionisti come il presidente di BlackRock, Larry Fink.

Le Differenze tra Hamas e ISIS

Ha torto perché mentre l’ISIS si è schierato CONTRO le popolazioni Irachene e Siriane del Levante, a maggioranza Sciita e perciò ritenute nemiche dai paesi arabi Sunniti alleati degli USA e del Regno Unito come l’Arabia Saudita e la Turchia, i guerriglieri Sunniti delle Brigate Ezzedin al-Qassam hanno assunto il ruolo, a volte esercitato in modo ambiguo e controproducente, di protettori della Striscia di Gaza e come tali sono acclamati dai palestinesi.

Senza la Russia, la Forza Quds dei Pasdaran Iraniani, le SDF (Forze Democratiche Siriane), un’alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache poi sostenuta dagli USA per avere un appoggio nell’area dei pozzi petroliferi sottratti alla Siria, e le Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd), formate da combattenti iracheni islamici Sciiti ma anche Cristiani, Yazidi e Sunniti moderati, l’ISIS non sarebbe mai stato scontitti dalla coalizione arabo-occidentale contro il Daesh in quanto gli USA, che la guidano, avevano ed hanno tutti gli interessi alla spartizione dei territori siriani e alla caduta del governo legittimamente eletto del presidente Bashar Al Assad.

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Il leader siriano del Partito Ba’th Socialista Arabo (di orientamento Alawita Sciita) è stato infatti preso di mira dal controspionaggio americano della CIA (Central Intelligence Agency) che insieme a George Soros ha finanziato le Primavere Arabe armando le fazioni jihadiste in un progetto pianificato dal 1983 già contro il padre Hafiz.

In Palestina, invece, il contesto è completamente differente per la natura ibrida e ambigua di Hamas, nata in seno ai Fratelli Musulmani Sunniti ma alleato degli Hezbollah Sciiti libanesi e sostenuto dall’Iran come spina nel fianco di Israele.

Questa violenta organizzazione politica e militare è ormai ritenuta l’unico punto di riferimento essenziale contro le persecuzioni sioniste dei palestinesi nonostante le sue sospette origini e relazioni col Mossad israeliano e con l’intelligence anglosassone Five Eyes che l’avrebbe armato (Usa e UK in particolare), proprio come fece con nAl Qaeda nei Balcani e con gli alleati dell’ISIS in Siria. Chi dubita legga i riferimenti nei link…

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Hamas, secondo vari esperti di geopolitica e il deputato americano Ron Paul, sarebbe nato grazie a un occulto sostegno dei Sionisti israeliani e americani come costola dei Fratelli Musulmani (in un intrigo con la Massoneria anglosassone che sarà oggetto di una prossima complessa inchiesta), per mettere in difficoltà la diplomazia prudente dell’Organizzazione per la Liberazione delle Palestina, considerata dalla Lega araba a partire dal 1974 la legittima “rappresentante del popolo palestinese”.

Soprattutto dopo che si è seduta sugli allori degli Accordi di Oslo del 1993 grazie al ruolo del leader Mahud Abbas (o Abu Mazen) imbalsamato nella sua veste di presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese in un coacervo di complessità politiche e burocratiche di cui va brevemente ricostruita la storia.

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Secondo quegli accordi, Cisgiordania e Striscia di Gaza sono state divise in tre zone:

  • Zona A – pieno controllo dell’Autorità palestinese.
  • Zona B – controllo civile palestinese e controllo israeliano per la sicurezza.
  • Zona C – pieno controllo israeliano, eccetto che sui civili palestinesi. Questa zona comprendeva gli insediamenti israeliani e le zone di sicurezza senza una significativa popolazione palestinese.

Gerusalemme Est è stata esclusa dagli accordi. Con gli accordi di Oslo 2 del 1995 il territorio dell’ANP fu ampliato a Betlemme, Hebron, Jenin, Nablus, Qalqilya, Ramallah, Tulkarm, e altri 450 villaggi della Cisgiordania.

Dal 2007, dopo la battaglia di Gaza tra Fatah (organizzazione politica e paramilitare palestinese, facente parte dell’OLP, di cui fu leader Yasser Arafat) e Hamas, con la vittoria di quest’ultima, l’ANP ha perso di fatto il controllo della Striscia. Il 18 giugno 2007, il Presidente palestinese Abbas emise un decreto che mette fuorilegge le milizie di Hamas, che però non sono invise agli Ebrei Ortodossi di Gerusalemme Est in quanto vengono viste come unica forza realmente antisionista a difesa dei palestinesi.

Rammentiamo che esiste una grande differenza culturale tra i razzisti religiosi “antisemiti”, che odiano gli Ebrei in ogni forma, e gli antagonisti ideologici del Movimento Politico Sionista nato e cresciuto grazie alla Massoneria Occidentale soprattutto con vocazione  antiCristiana e antiIslamica.

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Dal 3 gennaio 2013, in conseguenza della risoluzione 67/19 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Autorità Palestinese ha adottato il nome di Stato di Palestina sui documenti ufficiali. Tuttavia, lo Stato di Palestina (unilateralmente proclamato nel 1988 dall’OLP, ma non ancora effettivamente indipendente e sovrano) e l’Autorità Nazionale Palestinese (creata nel 1994 in accordo con Israele per governare transitoriamente parte dei territori palestinesi in attesa di un accordo di pace definitivo) restano due organismi distinti. Anche se il leader di entrambi è lo stesso Abbas da circa vent’anni.

Al 31 luglio 2019, sono 138 dei 193 stati membri delle Nazioni Unite che hanno riconosciuto lo Stato della Palestina. Mentre L’OLP è considerata la legittima rappresentante del popolo palestinese e, dal 2012, gode dello status di osservatore permanente all’interno dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Le buone intenzioni del leader ANP si sono però scontrate con l’intraprendenza evasiva del regime sionista sotto la guida del premier Benjamin Netanyahu che nel giugno 2014  annunciò il progetto di costruzione di 1.100 abitazioni nelle colonie in Cisgiordania e di altre 400 in quelle di Gerusalemme Est. 

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Alcuni giorni dopo Mazen si incontrò con Papa Francesco, il patriarca ortodosso Bartolomeo di Costantinopoli e il presidente israeliano Shimon Peres nei giardini del Vaticano per una giornata di preghiera ecumenica per la pace che non servì a scongiurare la cruenta guerra.

Nell’aprile 2014 Fatah e Hamas siglarono a Gaza degli accordi per il ritorno al voto su tutti i territori dell’ANP, prevedendo le elezioni per l’ottobre successivo.

In luglio, però, gli israeliani lanciarono l’Operazione Margine di protezione per distruggere i tunnel clandestini verso il loro paese scatenando la recrudescenza degli scontri militari. Solo il 28 agosto fu dichiarato il cessate il fuoco da entrambe le parti ma le consultazioni elettorali furono poi rinviate a tempo indeterminato.

Mohammed Deif, il Leone della Palestina

E’ in questo contesto che è cresciuto il mito del Leone della Palestina, ovvero il leader di Hamas Mohammed Deif, una figura avvolta da misteri e leggenda come ha narrato Brett Redmayne-Titley in un articolo rilanciato su VT Foreign Policy dal senior editor Kevin Barrett.

Mohammed Deif è nato nel 1965 nel campo profughi di Khan Younis, nel sud di Gaza. La famiglia di Deif era originaria del villaggio palestinese di Kochva, vicino all’attuale Ashkelon, prima del 1948, che fu raso al suolo per far posto a Israele. A causa dello sfratto totale dei palestinesi dalla Palestina verso i numerosi campi profughi a lungo termine, Mohammed Deif è nato in prigione.

Una delle rarissime e vecchie foto di Mohammed Deif

«Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista» dichiarò il senatore a vita Giulio Andreotti nel 2006 in riferimento al Libano gelando l’assemblea di Palazzo Madama.

Deif «È la personificazione della Palestina. Da adolescente si unì ai Fratelli Musulmani e fu attivo nella politica studentesca presso l’Università islamica di Gaza. Allo scoppio della prima Intifada, Deif si unì alle fila delle milizie di Hamas. Fu arrestato da Israele nel maggio 1989 e condannato a sedici mesi di prigione. Rilasciato nel 1991, Deif passò direttamente alle Brigate al-Qassam, l’ala militare di Hamas, dove incontrò il suo mentore, Yahya “l’ingegnere” Ayyash, che guidò le brigate fino al suo assassinio nel 1996. Conosciuto per le sue capacità di fabbricante di bombe Ayyash insegnò queste abilità e la necessità delle tattiche militari a Mohammed Deif mentre quest’ultimo continuava a crescere nella struttura di comando di Hamas».

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Da quel momento cominciò una sfida agli israeliani fatta di attentati e rappresaglie in un’infinita escalation di violenza che ha portato all’Al-Aqsa Flood Operation avviata il 7 ottobre (nell’ultimo giorno della festa ebraica di Sukkot), sotto gli occhi troppo distratti dell’intelligence israeliano per non far pensare a una voluta False-Flag per la totale distruzione di Gaza.

Nota in un altro articolo su Reason Davide Bernstein:

«I due leader di Hamas a Gaza che hanno preparato e lanciato l’operazione sono stati il capo militare Muhammad Deif e il capo politico Yahye Sinwar. Il primo ha perso la famiglia a causa di un attacco aereo israeliano mirato contro di lui, il secondo è rimasto per 22 anni in una prigione israeliana. Nessuno dei due aveva bisogno di una logica geopolitica esagerata per mettere insieme un’operazione del genere».

«Durante l’invasione di Gaza del 2014 da parte di Israele – che includeva il massiccio sostegno militare degli Stati Uniti – Gaza si è quindi confrontata con due delle potenze globali più militariste ed espansioniste sulla terra. Un mondo inorridito ha assistito con angoscia e tensione mentre Israele, dopo aver subito perdite militari inimmaginabili, tentava indiscriminatamente, giorno dopo giorno, di radere al suolo la popolazione civile» prosegue invece nel racconto storico Brett Redmayne-Titley, giornalista di UNZ e Global Research,

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«Dopo aver osservato per settimane come Israele distruggeva migliaia di proprietà civili palestinesi, infrastrutture e vite innocenti, il mondo sano di mente ha tirato un sospiro di sollievo atteso da tempo quando Hamas, in quanto unico esercito a difendere Gaza con successo, ha ordinato a questi criminali di disumanità di cessare il fuoco e al tavolo delle trattative al Cairo».

«Il leader dal pugno di ferro di Hamas, Mohammed Deif, era allora più vicino che mai a una vittoria finale dell’autonomia di Gaza e a una vittoria nazionale per la nazione palestinese e… per il mondo civilizzato – evidenzia l’articolo di Redmayne-Titley – Tuttavia, subito dopo il raggiungimento di un accordo, l’influenza israeliana, l’ipocrisia delle nazioni arabe (in particolare dell’Egitto che controlla uno dei tre valichi di frontiera), il tradimento dell’Autorità Palestinese (AP) e la coercizione mondiale degli Stati Uniti hanno rovinato tutto!»

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Rammentiamo noi che nel 2016 Abbas fu riconfermato presidente di al-Fatah e cercò in seguito di far sentire la sua timida voce dichiarando il 29 gennaio 2020: «Gerusalemme non è in vendita!» quando un’ulteriore proposta del Governo Netanyahu sostenuto dal presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump palesò l’ennesima espropriazione indebita.

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«Ancora una volta, pochi mesi dopo, gli aerei da guerra israeliani tornarono a prendere di mira indiscriminatamente i civili di Gaza. Allo stesso tempo, i soldati israeliani sono passati dai gas lacrimogeni alle munizioni letali per sedare gli animi dei palestinesi che non accettano il furto della loro legittima capitale, Gerusalemme, da parte di un servile presidente degli Stati Uniti, Donald Trump» nota giustamente il testo di Global Research.

«I fondi del dopoguerra per la ricostruzione di Gaza (e all’UNRWA delle Nazioni Unite – ndr) furono dirottati su richiesta israeliana. Le forniture d’acqua sono state nuovamente interrotte ripetutamente, così come l’elettricità come punizione. Le loro terre venivano regolarmente confiscate e sostituite con sempre più insediamenti illegali. Tutti i confini sono rimasti chiusi. Forniture mediche scarse e aiuti esteri limitati. Routine della malattia. Povertà endemica. Apartheid dilagante. Genocidio, ovvio!» conclude il giornalista.

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Trump viene accusato dall’articolista di Unz e Global Research di aver «ulteriormente incoraggiato gli israeliani che hanno dato il benvenuto al nuovo anno, il 31 dicembre 2017, votando all’interno del Comitato Centrale del Likud per impossessarsi del resto della Cisgiordania non ancora saccheggiato, nonostante molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite contrarie. e poi tornare a sparare e incarcerare bambini anche di 13 anni che chiedono pacificamente la libertà invece della vita in una prigione nazionale in deterioramento».

L’inchiesta sui Crimini di Guerra di Israele a Gaza

Soltanto l’8 settembre 2021 la Sezione preliminare I della Corte penale internazionale dell’Aja ha esteso la sua giurisdizione internazionale sui Territori occupati da Israele dal 1967, vale a dire Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme est aprendo la possibilità alla procuratrice Fatou Bensouda di avviare indagini per crimini di guerra sulle azioni militari israeliane nella guerra del 2014 nella Striscia di Gaza, così come sulle attività di costruzione di insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est.

La comunità internazionale considera gli insediamenti ampiamente illegali secondo la legge internazionale, ma non ha pressoché fatto pressione su Israele perché li congeli o li ridimensioni. D’altronde si sono rivelati inutili anche le continue pressioni dell’ONU su Israele per il rilascio dell’Altopiano del Golan strappato alla Siria, come disposto da una risoluzione del Palazzo di Vetro.

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In questo contesto di logoramento si è consolidato il “regno” di Hamas a Gaza che grazie agli aiuti ricevuti dai paesi islamici che la sostengono è riuscita a dare alla popolazione palestinese i sussidi vitali di cui necessita acquisendo così nei agli occhi dei cittadini di Gaza non più un volto di associazione terroristica, com’è considerata dall’ONU che riconosce solo l’OLP ormai rassegnata a subire la lenta erosione dei territori da parte del regime militare sionista, bensì l‘unica formazione decisamente impegnata nella protezione dei Territori Occupati in una visione di resistenza partigiana che ci fu in Italia durante l’occupazione nazi-fascista, in America Latina con Simon Bolivar e a Cuba con Che Guevara.

«…Se non fossi rimasto vedovo, forse la mia vita sarebbe stata un’altra; non sarei il generale Bolivar, né il Libertador…» dichiarò Bolivar tracciando di fatti il destino forzato di Mohammed Deif, Leone della Palestina di oggi che in ogni momento di oppressione riceve segni di solidarietà dagli Ebrei Ortodossi del quartiere Mea Shearim di Gerusalemme, dove sovente l’esercito sionista interviene per rimuovere bandiere palestinese come prova il video che abbiamo pubblicato sul canale Gospa News di Rumble.

La Violenza di Hamas e l’Impotenza dell’ANP di Mazen

Ecco perché è fuorviante accusare Hamas di essere jihadisti fondamentalisti come quelli dell’ISIS, fondato dal Califfo Al Baghdadi dopo la sua sospetta liberazione da Camp Bucca, in Iraq, dove era detenuto dagli USA.

Innanzitutto perché gli islamici Sciiti ormai da anni, da quanto l’Iran ha consolidato il suo ruolo di potenza mondiale e nucleare alleata della Russia, hanno ridotto le loro azioni terroristiche, a differenza dei musulmani Sunniti dello Stato Islamico che hanno ripetutamente colpito le moschee Sciite in Afghanistan e vengono impiegati come mercenari dalla Turchia in Libia e Siria e dall’Ucraina nel Donbass filo-russo.

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Ma soprattutto perché rappresentano l’unico baluardo contro una quotidiana persecuzione contro i palestinesi di Gaza, della Cisgiordania e di Gerusalemme. Non a caso l’operazione di Hamas ha preso il nome dalla moschea della Città Santa più volte bersagliata dai raid dell’esercito e della polizia di Netanyahu che fu già all’origine del precedente conflitto militare della primavera 2021.

“Rigettiamo le pratiche relative all’uccisione o agli abusi sui civili da entrambe le parti perché violano la morale, la religione e il diritto internazionale”, ha detto il presidente palestinese Abu Mazen incontrando al re Abdallah di Giordania, citato dalla Wafa. Il leader ha anche chiesto “la fine immediata dell’aggressione al popolo palestinese”.

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Abu Mazen ha anche chiesto “la fornitura di aiuti medici e umanitari, la fornitura di acqua ed elettricità e l’apertura di corridoi umanitari urgenti nella Striscia di Gaza”.

Venerdì 13 settembre il leader ufficiale dello Stato di Palestina ha incontrato il segretario di stato Usa Antony Blinken ad Amman rilasciando le solite frasi di circostanza che hanno avuto poco risalto sui media occidentali.

Abu Mazen (Maḥmūd ʿAbbās), presidente dello Stato di Palestina durante un inte4rvento all’ONU

“Durante la conversazione, il presidente palestinese ha sottolineato la necessità di aprire immediatamente corridoi umanitari verso la Striscia di Gaza per fornire medicine e acqua ai suoi residenti, nonché per fornire elettricità e carburante”, si legge nella nota.

Abbas avrebbe sottolineato “il totale rifiuto dell’idea di ricollocare la popolazione della Striscia di Gaza [dalla loro terra]” riaffermando “il legittimo diritto del popolo palestinese alla dignità, alla libertà, alla giustizia e all’autodeterminazione”. .

https://www.gospanews.net/2023/10/14/armi-usa-fornite-allucraina-in-mano-ad-hamas-politici-russi-e-americani-esigono-inchiesta-sul-mercato-nero-ombre-cia/

Ma dinnanzi alla minaccia di genocidio funzionale alla diaspora degli abitanti dell’enclave Palestinese queste parole appieno come un fiacco tentativo di dialogo con gli Occidentali che sostengono non solo lo stato d’Israele ma la cultura sionista da oltre un secolo.

Ovvero dall’accordo massonico della Dichiarazione Balfour (1917) che destinò agli Ebrei da rimpatriare in Terra Santa le colonie britanniche su richiesta dei Rothschild in un progetto del Nuovo Ordine Mondiale di lunghissimo corso poi perfezionato da George Soros col finanziamento delle Rivoluzioni Colorate in Medio Oriente e nei paesi dell’ex Unione Sovietica (Georgia e Ucraina).

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L’Inchiesta alla Corte Penale Internazionale insabbiata dal Procuratore Britannico

Le ultime dichiarazione del leader dell’Autorità Nazionale Palestinese confermano quella linea morbida che finora ha favorito le politiche del sionista criminale Bibi anche grazie al fatto che il procedimento alla Corte Penale Internazionale, come quello contro i neonazisti ucraini del Battaglione Azov, si è smarrito nei cassetti del nuovo procuratore Karim Ahmad Khan, contestato fin dalla sua elezione.

Un articolo sul sito del Master in Tutela dei Diritti Umani della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma scrisse:

«Aspre critiche invece sono giunte soprattutto da parte delle Ong keniote a causa del suo passato di avvocato difensore davanti alla Corte penale internazionale di William Ruto, allora Vicepresidente del Paese africano, accusato di aver perpetrato i crimini contro l’umanità di omicidio (art. 7(l), lett. a dello Statuto di Roma), deportazione o trasferimento forzato di popolazione (art. 7(l), lett.d) e persecuzione (art. 7(l), lett. h)»,

LA RUSSIA ORDINA L’ARRESTO DEL PROCURATORE GENERALE DELLA CORTE PENALE DE L’AJA. Reazione di Mosca al Mandato di Cattura contro Putin

Se Khan fosse stato sollecito nello spiccare un mandato d’arresto internazionale contro Netanyahu come ha fatto con il presidente russo Vladimir Putin, dopo aver abbracciato pubblicamente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in omaggio alla sua fedeltà ai suoi sponsor della NATO, forse Hamas non avrebbe avuto bisogno di lanciare un attacco tremendo su cui i media di mainstream stanno ricamando inventandosi anche crimini orrendi come accadde per la finta strage di Bucha.

Anche se nei kibbutz e nel rave i morti di un massacro sono sicuramente veri (non la narrazione dei bambini decapitati).

PROCESSO-FARSA AL GENERALE JIHADISTA DELLA NATO. Accusato di Crimini di Guerra in Bosnia Minaccia i Testi e si dà Malato

D’altronde la vera essenza della giustizia occidentale si è già vista nel processo-farsa contro il generale Atif Dudaković, prima comandante della brigata bosniaca jhadista e poi referente della NATO nelle forze di stabilizzazione SFOR, finito sotto accusa per un eccidio di 300 civili in guerra ma chiamato a comparire non dinnanzi alla Corte dell’Aja bensì davanti al Tribunale di Sarajevo, nella città dove è considerato un eroe e dove le udienze proseguono tra continui rallentamenti e colpi di scena da 4 anni.

Purtroppo i palestinesi si ritrovano al centro di uno storico piano mondiale di sterminio tracciato da secoli dalla massoneria in alleanza col Movimento Politico Sionista come abbiamo già spiegato nel precedente articolo e come illustreremo ancor meglio nel prossimo.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI PRINCIPALI

GOSPA NEWS – ZONE DI GUERRA

GOSPA NEWS – LOBBY ARMI

GOSPA NEWS – COSPIRAZIONI – MASSONERIA 

GOSPA NEWS – STORIA

KIEV: L’ABBRACCIO DELLA VERGOGNA. Procuratore della Corte Penale de L’Aja da Zelensky prima del Mandato di Arresto a Putin. Indaga Mosca

L’ONU STA COI NEO-NAZISTI DEL DEMONE SOROS. Crimini di Guerra Ucraini Ignorati da Commissari NWO come quelli NATO in Siria

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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