FIAT-FCA, 111 ANNI DI PROCESSI: DA TANGENTOPOLI AGLI INTRIGHI COI SINDACALISTI USA E I DITTATORI BRASILIANI

FIAT-FCA, 111 ANNI DI PROCESSI: DA TANGENTOPOLI AGLI INTRIGHI COI SINDACALISTI USA E I DITTATORI BRASILIANI
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

John Elkann fu designato alla guida della Fiat dal nonno Giovanni Agnelli ma ora si ritrova con l’azienda coinvolta in uno scandalo di portata internazionale quale le dimensioni della Fiat Crysler Automobiles, il colosso americano nato nel 2014 con sede amministrativa in Olanda e fiscale nel Regno Unito che in Italia conserva solo qualche stabilimento e un antico blasone ormai corroso da un secolo di inchieste giudiziarie e condanne per corruzione. Il primo a finire nei guai, infatti, fu il suo trisavolo 111 anni fa. Ma scampò alla condanna come tutti i suoi discendenti…

Jaki, nomignolo di Elkann, tuona comunicati ufficiali contro la General Motors che ha intentato una causa da 6,5 miliardi di dollari ai concorrenti FCA per una cospirazione perpetrata in accordi illeciti tra manager del gruppo Fiat-Crysler e del principale sindacato statunitense del settore automobilistico United Automobile Workers (UAW) e biasima l’azione legale in quanto tira in ballo l’ex amministratore delegato Sergio Marchionne che essendo nel frattempo scomparso non può difendersi.

L’ex ad di Fiat Crysler Sergio Marchionne, scomparso il 25 luglio 2018, insieme al presidente FCA John Elkann

Il TG LA7 di Enrico Mentana, dove lavora la giornalista Lilli Gruber, unica italiana nel comitato permanente Bilderberg insieme allo stesso presidente FCA, dà risalto allo sdegno minimizzando le dimissioni del presidente UAW Gary Jones che si era già preso un periodo di congedo dopo l’allargamento dello scandalo che sta travolgendo vari funzionari del sindacato.

Il Comitato Permanente del Bilderberg in cui figurano solo due italiani: John Elkann e Lilli Gruber

Non solo. Pochi dei media italiani del mainstream rammentano che, per questo complotto negli accordi sindacali volto a favorire FCA penalizzando GM, ben quattro manager statunitensi del gruppo italo-americano sono già stati condannati, compreso il vicepresidente Fiat Chrysler Automobiles US LLC (FCA), Alphons Iacobelli, come riporta con evidenza il Dipartimento del Lavoro USA nel suo sito ufficiale in relazione alla sentenza della Corte Distrettuale orientale del Michigan del novembre 2018.

Questo ennesimo scandalo sulla più nota azienda automobilistica della penisola è l’occasione per ricostruire un secolo di indagini e processi dai quali le famiglie Agnelli-Elkann sono uscite sempre più potenti. Ora però alcuni nodi vengono al pettine non solo negli Usa ma anche in Brasile dove un’inchiesta sta cercando di fare luce sulle relazioni occulte create con la dittatura militare dall’ex Fabbrica Italiana Automobili Torino, fondata dal senatore fascista Giovanni Agnelli (1886-1945), per non avere problemi sindacali. Ma cominciamo dagli ultimi fatti per andare poi a ritroso nel tempo…

 

ARRESTI E CONDANNE NELL’INCHIESTA FCA-UAW

«Il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto orientale del Michigan ha condannato tre imputati nell’ambito di un’indagine penale in corso su un piano pluriennale in cui i dirigenti di Fiat Chrysler Automobiles US LLC (FCA) hanno pagato i premi agli anziani funzionari della United Automobile Workers International Union (UAW) coinvolti in accordi di contrattazione collettiva tra il sindacato e la società – ha scritto il Dipartimento del Lavoro Usa nel portale ufficiale nel novembre 2018 – Tutti e tre gli imputati – Michael Brown, Jerome Durden e Keith Mickens – si sono dichiarati colpevoli di crimini legati a una cospirazione per dirigere milioni di dollari in pagamenti proibiti a se stessi e ai loro cospiratori in violazione del Labour Relations Management Act (LMRA)».

Il 7 novembre 2018, la condanna segue a un’indagine in corso da parte dell’Ufficio degli standard di gestione del lavoro (OLMS) del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti (OLMS), dell’ufficio del distretto di Detroit-Milwaukee, dell’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento del lavoro, dell’FBI e dell’IRS.

Durden – precedentemente impiegato nel dipartimento di contabilità aziendale della FCA e controllore unico del UAW-Chrysler National Training Center (NTC) – si è dichiarato colpevole di un conteggio di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Il tribunale lo ha condannato a 15 mesi di reclusione e restituzione di $ 8.811,16. Tra il 2009 e il 2015, Durden ha cospirato con altri imputati per utilizzare due organizzazioni esenti da imposte – NTC e la Fondazione Leave the Light on – per indirizzare milioni di dollari in pagamenti illegali a alti funzionari UAW.

Alphons Iacobelli, ex vicepresidente di FCA negli Usa condannato a 5 anni e 6 mesi per vari reati

Mickens – il terzo più alto funzionario sindacale nel Dipartimento Chrysler della UAW – si è dichiarato colpevole di cospirazione per violare la LMRA accettando consapevolmente pagamenti, denaro e cose di valore da persone che agiscono nell’interesse di FCA e facilitando oltre 700.000 dollari di pagamenti illegali da Fiat Chrysler a altri alti funzionari UAW. Il tribunale lo ha condannato a 12 mesi di reclusione e una multa di $ 10.000.

Altri due imputati – Virdell King e Nancy Johnson, entrambi funzionari della UAW – si sono dichiarati colpevoli e saranno condannati rispettivamente il 13 novembre e il 19 novembre 2018. Nell’agosto 2018, il tribunale ha condannato Alphons Iacobelli – ex vicepresidente della FCA – a 66 mesi di carcere e 2 anni di rilascio controllato, basato sulla cospirazione per pagare oltre $ 1,5 milioni in pagamenti illegali ai funzionari UAW e per eludere le tasse, e gli ha ordinato di pagare $ $853.522 in restituzione per l’onere fiscale, una multa di $ 10.000.

L’ex vice presidente del sindacato americano UAW General Holifield con l’ad Fiat Crysler Sergio Marchionne a Detroit prima della loro prematura scomparsa

Nel luglio 2018, il tribunale ha condannato Monica Morgan, moglie del defunto Generale Holiefield, ex vicepresidente della UAW al comando del dipartimento Chrysler, a 18 mesi di carcere e le ha ordinato di pagare $ 190.747 in restituzione per frode fiscale in relazione alla ricevuta di pagamenti illegali da parte di suo marito.

Qui termina il comunicato ufficiale del Dipartimento del Lavoro Usa. Ma lo scandalo sembra destinato ad allargarsi ancora e sta travolgendo i vertici dell’United Automobile Workers.

 

SINDACALISTI TRA CAMPI DA GOLF E VILLE IN AFFITTO A PALM SPRINGS

Giovedì 12 settembre 2019, infatti, è arrestato dagli agenti della Federal Bureau of Investigation il direttore della Regione 5 della UAW, Vance Pearson, 58 anni, di St. Charles, Missouri, membro del più alto consiglio direttivo del sindacato. Come riporta il sito CNBC i pubblici ministeri federali lo accusano di appropriazione indebita di fondi sindacali, riciclaggio di denaro, aiuto e favoreggiamento, cospirazione, frode postale e via filo e deposito e mantenimento di falsi rapporti sindacali al governo.

I leaders del sindacato americano UAW Gary Jones e Vance Pearson in un campo da golf

Pearson, 58 anni, di St. Charles, Missouri, è accusato di appropriazione indebita di fondi sindacali, riciclaggio di denaro, aiuto e favoreggiamento, cospirazione, frode postale e via filo e deposito e mantenimento di falsi rapporti sindacali al governo. E’ la decima persona finita nell’indagine quadriennale del Dipartimento di Giustizia, che ha già portato alla condanna di nove funzionari affiliati al sindacato o alla Fiat Chrysler.

L’UAW ha minimizzato affermando che “le accuse sono molto preoccupanti, crediamo fermamente che il governo abbia frainteso un numero molteplice di fatti e sottolineiamo che si tratta semplicemente di accuse, non di prove di illeciti”. Ed ha aggiunto che non permetterà alle nuove accuse o all’arresto di Pearson di “distrarre” i funzionari dalle trattative in corso sul contratto con General Motors, che ha scelto la scorsa settimana di condurre i colloqui su Ford Motor e Fiat Chrysler.

Di tenore opposto le dichiarazioni della casa automobilistica americana: «GM è oltraggiata e profondamente preoccupata dal comportamento dei funzionari sindacali scoperto dalle indagini del governo e dalle crescenti accuse rivelate oggi. Queste gravi accuse rappresentano uno straordinario abuso di potere e fiducia. Non ci sono scuse per funzionari sindacali per arricchirsi a spese dell’adesione sindacale che rappresentano».

Una lussuosa villa con piscina a Palm Srings, nel deserto di Sonora, nel sud della California, una zona turistica famosa per le terme, i centri benessere ed i campi da golf

Nel corso delle indagini gli investigatori FBI hanno scoperto la bella vita dei sindacalisti: ville con piscina in affitto a Palm Springs a carico del sindacato per periodi ben più lunghi delle loro conferenze e migliaia di dollari in mazze ed abbigliamento da golf, bottiglie di liquori pregiati, sigari costosi, umidificatori…

Pearson, che si unì alla UAW nel 1981, succedette a Jones come direttore della UAW Region 5. È la più grande regione geografica del sindacato, che comprende 17 stati occidentali e del sud-ovest, dal Missouri, dall’Arkansas e dalla Louisiana alla California, Washington, Alaska e Hawaii.

Ma nei giorni scorsi anche lo stesso Gary Jones si è dimesso da presidente UAW dopo che la sua casa era stata perquisita a settembre (senza nessun addebito per lui) ed è divenuta di dominio pubblico la causa depositata dalla General Motors contro Fiat Crysler, proprio nel momento cruciale della sua fusione con il gruppo fancese PSA di Peugeot.

Per questo FCA si è dichiarata «stupita per i contenuti e la tempistica» giudicando l’azione legale di GM un tentativo di sabotaggio all’accordo. Ma l’inchiesta risale al luglio 2017 quando si era sviluppata intorno ad un centro di formazione di Detroit gestito congiuntamente da UAW e Fiat Crysler.

Nell’azione legale GM accusa FCA di essersi impegnata nel portare avanti un disegno di corruzione che ha «minato l’integrità del processo di contrattazione collettiva e causato sostanziali danno a Gm», spiega la casa automobilistica guidata da Mary Barra. «Puntiamo a ottenere sostanziali danni» e i fondi che l’azienda recupererà saranno investiti negli Stati Uniti a beneficio dei dipendenti di GM e della creazione di posti di lavoro, spiega Craig Glidden, il responsabile legale del costruttore.

In più l’azione legale della società statunitense ha puntato il dito contro lo scomparso AD Sergio Marchionne, definito una «figura centrale» nello schema di tangenti pagato da Fca al Uaw per indebolire Gm e spianare la strada alle nozze con Fiat Chrysler.

 

IL COMPLOTTO DI FIAT CON LA DITTATURA BRASILIANA

Ma non è soltanto questa l’inchiesta che vede nel mirino il gruppo Fiat oltre oceano. Nei mesi scorsi venne infatti alla luce un altro scandalo in America Latina.

«Il pubblico ministero Federale dello stato di Minas Gerais, in Brasile, ha avviato una inchiesta civile per indagare sulla collaborazione della fabbrica brasiliana di Fiat con la dittatura civile-militare (1964-1985) e sulle violazioni dei diritti umani commesse contro gli operai all’epoca. L’indagine sarà condotta per i prossimi quattro mesi dal procuratore regionale per i diritti dei cittadini» scrive Janaina César in un articolo per l’Osservatorio dei Diritti del giugno scorso.

Studenti detenuti nello stadio di General Severiano – Foto: Arquivo Fotografico do Arquivo Nacional

«Nell’ottobre del 1978, la Fiat si è trovata alla vigilia del suo primo sciopero. Gli operai si organizzarono in segreto per paura della repressione militare. Anni prima, il governo militare brasiliano aveva garantito che la compagnia non avrebbe avuto questi tipi di problemi»

Inizia così l’inchiesta 145 Espiões (145 spie), pubblicata dal sito The Intercept Brasil il 25 febbraio. Il reportage denunciava come la Fiat avesse messo in moto una rete clandestina di spionaggio guidata da Joffre Mario Klein, un colonnello della riserva dell’esercito brasiliano, in collaborazione con la polizia politica. L’intento sarebbe stato quello di perseguitare i dissidenti politici e annichilire il movimento sindacale che si organizzava in fabbrica alla fine degli anni Settanta.

La dittatura si era stabilita in Brasile nel 31 marzo del 1964, quando i militari rovesciarono il governo del presidente João Goulart per dare inizio a quello che sarebbe stato il periodo più buio delle storia del paese. Per vent’anni i militari hanno perseguitato, sequestrato, torturato e assassinato i dissidenti politici.

La procura si è basata sull’inchiesta giornalistica per aprire il fascicolo. Nel testo il procuratore Tarcísio Henriques Filho, responsabile dell’indagine, ha evidenziato parte del report finale della Commissione nazionale per la verità (Cnv), per la quale «i lavoratori e il loro movimento sindacale sono stati l’obiettivo primario del golpe del 1964».

La Fiat è la seconda azienda a essere indagata dalla procura brasiliana per violazione dei diritti umani commessi duranti gli anni di piombo nel paese sudamericano. La prima denuncia è partita nel 2015 contro la Volkswagen. L’azienda automobilistica tedesca ha ammesso le sua colpevolezza due anni dopo.

 

LA TANGENTOPOLI DI ROMITI NEGLI ANNI NOVANTA

Se torniamo in Italia scopriamo però che la storia della casa automobilistica torinese è costellata di inchieste giudiziarie per vari crimini che nella maggior parte dei casi si sono concluse con l’assoluzione degli imputati o, addirittura, dei condannati come l’ex presidente Cesare Romiti, graziato da una legge politica retroattiva.

La Tangentopoli automobilistica è una delle tranche assai importanti del periodo di Mani Pulite che in Italia portò la Procura di Milano a fare una strage di politici della DC e del PSI risparmiando quasi tutti i comunisti del PCI e la maggior parte degli esponenti di sinistra della stessa Democrazia Cristiana poi confluiti nel Partito Democratico che governa l’Italia ancora oggi.

Lo spiega bene un interessante reportage di Chiara Ruffino sul portale “ADIR – L’altro diritto” in cui dedica ben due capitoli alla saga giudiziaria di Romiti e del gruppo Fiat partendo dalle accuse di tangenti versate per ottenere lavori pubblici fino alle confessioni ed all’ammissione clamorosa del presidente Giovanni Agnelli (1921-2003), omonimo e nipote del fondatore.

Cesare Romiti con Gianni Agnelli, entrambi presidenti della Fiat

«Appena ottanta giorni dopo l’arresto di Mario Chiesa, viene arrestato, con l’accusa di concussione, Maurizio Prada, presidente dell’Atm e segretario reggente della Dc milanese. Interrogato dal pubblico ministero Antonio Di Pietro, egli rivela i nomi delle aziende più generose con i partiti. Nella lista compaiono ben quattro aziende del gruppo Fiat: l’Iveco, la Fisia, la Fiat Ferroviaria Savigliano e la Cogefar Impresit. Prada ricorda, in particolare, che l’azienda torinese aveva pagato tangenti per ottenere l’appalto della terza linea del metrò milanese (1,8 miliardi), per il passante ferroviario (1,2 miliardi) e per la costruzione di un parcheggio» sarebbe interminabile sintetizzare cinque anni di indagini, confessioni, processi e sentenze.

E’ importante invece rilevare la strategia difensiva del futuro principale condannato Romiti che scarica le responsabilità dell’inquinamento del sistema economico sulla classe politica: “ha preteso da cittadini e imprese il pagamento di compensi per atti molto spesso dovuti”.

Sulla stessa linea, davanti ad una folta platea di imprenditori riunitasi al famoso teatro La Fenice di Venezia, anche Gianni Agnelli pronuncia le prime, seppur limitate, ammissioni di colpa: “Anche alla Fiat si sono verificati alcuni episodi di commistione con il sistema politico non corretti”, (…) “è errato e fuorviante pensare che le indagini della magistratura siano parte di un complotto o di oscure manovre politiche”, ma “(…) bisogna distinguere, all’interno dell’azienda, il cuore sano, rappresentato dal settore dell’auto, dalle zone periferiche infettate per un giro di commesse che rappresenta appena il 5 per cento del fatturato dell’intero gruppo”.

Nel marzo 1996 Gianni Agnelli lascia la presidenza della Fiat al fidato Romiti insieme alla grana dei processi a carico dei manager in corso. Un anno dopo, nell’aprile, lo stesso Romiti viene condannato insieme ad altri manager dell’azienda ma ottiene subito l’assoluzione “morale” dal mondo economico che conta.

 

DA CUCCIA A MONTI: BANCHIERI E POLITICI AMICI FIAT

«All’indomani della condanna esce una lettera di solidarietà a Romiti firmata da Enrico Cuccia e altri quaranta personaggi di primo piano della finanza e dell’imprenditoria italiana. Fa sensazione la presenza della firma di Cuccia, conosciuto per la sua grande riservatezza» riporta Wikipedia menzionando il fondatore di MedioBanca, noto per essere figlio di un maestro venerabile della massoneria e ritenuto lui stesso affiliato a tale consorteria, che fu di fondamentale aiuto nel consentire a Romiti di far fuori il rivale Umberto Agnelli nella corsa alla presidenza Fiat.

Non va però dimenticato che Cuccia fondò MedioBanca insieme al banchiere Raffaele Mattioli, il cui nipote Francesco Paolo, vicepresidente della casa automobilistica, fu addirittura arrestato ma poi condannato e graziato come Romiti. Mattioli jr, scomparso nel 2010, nel 1999 era poi diventato Executive Vice President del gruppo Fiat per i settori Assicurazioni, Editoria e Internazionale Holding mentre dal 2001, nel ruolo di consulente del gruppo torinese, era stato responsabile del progetto Tav Alta velocità per le tratte nelle quali Fiat é General Contractor.

«Nel 2000 la Cassazione conferma la condanna a undici mesi e dieci giorni di reclusione per falso in bilancio, finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale relativa al periodo in cui ricopriva la carica di amministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in RCS MediaGroup e Impregilo – ma subito dopo arriva la “grazia” per Romiti – La Corte di Appello di Torino, in data 4 dicembre 2003, in accoglimento dell’istanza di incidente di esecuzione, ha revocato la sentenza di condanna per falso in bilancio dichiarando che il fatto per cui era stata emessa sentenza non è più previsto dalla legge come reato».

L’ex presidente Fiat Cesare Romiti, condannato per le tangenti, e l’ex consigliere del CdA Mario Monti, divenuto senatore a vita

Ad ottenere giustizia furono solo i sindacalisti: «150 operai dello Slai Cobas che si costituirono parte civile nel processo di Torino furono comunque poi risarciti con 1milione e 600mila lire a testa». Tutta l’inchiesta ruotò intorno ai manager perché nessuno accusò Agnelli e pertanto la Procura non osò nemmeno indagarlo.

«Senonchè il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” e le negazioni di chi potrebbe inguaiarli – ricorda lo stesso SlaiCobas in un dcumento – Così alla Procura non rimane che chiedere l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”. Il 1° settembre 1998 il gip Paola De Maria archivia dunque il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni Agnelli avesse mentito agli azionisti nel negare” le tangenti FIAT, ma non è provato che le conoscesse».

Nel frattemo uno degli amministratori dell’azienda torinese fa una vertiginosa carriera politica: «Il bocconiano Mario Monti non è solo l’uomo delle banche edella finanza (prima Comit e Generali e poi Goldman Sachcs) ma è stato innanzitutto un “Uoomo Fiat”: ha fatto parte dei CdA della FIAT dall’età di 36 anni (1979) all’età di 50 anni (1993); dopodichè, dal ’94 al 2004 è stato Commissario UE» ricordano gli Slai Cobas in un documento anteriore alla investitura di Monti quale presidente del Consiglio (2011-2013) ed alla sua nomina a Senatore a vita da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accusato dal socialista Bettino Craxi, durante uno dei numerosi processi di Tangentopoli, di essere ben a conoscenza dei finanziamenti illegali finiti anche nelle casse del PCI. Ma Craxi è morto in esilio in Tunisia, Napolitano è diventato presidente emerito con lauto vitalizio…

Sarebbe però riduttivo ritenere la Fiat una delle grandi vittime della Tangentopoli italiana degli anni Novanta. Ma soprattutto farebbe un gran torto alla ricerca di Chiara Ruffino che ha saputo scovare in un’immensa bibliografia una storia giudiziaria vecchia di oltre un secolo che invito i più curiosi a leggere integralmente (link a fondo pagina).

Prima, però, di menzionare le inchieste più vecchie fa d’uopo ricordare quello che evidenziano i sindacalisti Slai Cobas sul destino del gruppo torinese, noto per pubblicizzare le perdite e privatizzare gli utili: «Dal 1° gennaio 1987 la FIAT ha avuto in regalo l’Alfa Romeo dall’IRI (Prodi) e dallo Stato (Craxi, Andreotti, Amato, Darida, ecc..) impegnandosi per iscritto con il CIPI a mantenere i 40.000 lavoratori di Arese e Pomigliano e a pagare quattro soldi allo Stato con 5 comode rate annuali a partire dal 1993. Ma nel novembre 1993 riduce a 4.000 (e poi a zero) i lavoratori di Arese e così poi con Pomigliano. E mentre la FIAT ridimensiona e poi chiude l’Alfa, riceve 1.000 miliardi dallo Stato solo per costruire gratis lo stabilimento di Melfi. E in questi anni la Fiat, mentre si sbarazzava di 40.000 operai Alfa Romeo, ha ricevuto “aiuti” di Stato di 2mila miliardi di lire per Arese e altrettanti per Pomigliano».

ITALIA SUL LASTRICO PER COLPA DI QUESTI TRE

Nel 2014, infine, il neonato gruppo FCA ha pensato bene di trasferire la sede amministraiva in Olanda e quella in fiscale nel Regno Unito per pagare tasse agevolate dopo decenni di sussidi statali italiani in una storia cominciata grazie al fondatore, divenuto anche senatore del Partito Nazionale Fascista…

 

IL PRIMO PROCESSO AL TRISAVOLO AGNELLI NEL 1908

«Il primo processo nel 1908, appena nove anni dopo la nascita dell’azienda, vide accusati Giovanni Agnelli e gli altri soci fondatori di falso in bilancio, aggiotaggio e truffa, si trascinò per quattro anni di rinvio in rinvio e, alla fine, vide l’assoluzione di tutti gli imputati, sia in primo grado che in appello» rammenta la ricercatrice Ruffino facendo riferimento al nonno del più famoso Gianni.

Il senatore del Partito Fascista Giovanni Agnelli con il Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, in limousine davanti allo stabilimento del Lingotto a Torino nel 1923

«Nel 1945 il Comitato di Liberazione nazionale accusò Giovanni Agnelli e Vittorio Valletta di aver collaborato con il regime fascista, ma l’intervento degli angloamericani garantì l’assoluzione ad entrambi. Nell’agosto 1971 il pretore Raffaele Guariniello scoprì trecentocinquantamila dossier e schedature illegali di altrettanti lavoratori, sindacalisti, giornalisti, insegnanti, comuni cittadini e, in una cassaforte, un gran numero di mazzette che l’azienda aveva già predisposto per quei poliziotti e carabinieri che si fossero adoperati per fornire all’azienda le informazioni riservate. L’inchiesta venne trasferita a Napoli per “legittima suspicione” a causa di motivi di ordine pubblico e, dopo cinque anni, la sentenza di primo grado portò a qualche lieve condanna, cancellata dall’assoluzione per prescrizione del secondo grado». La vicenda ricorda molto lo spionaggio successivo in Brasile…

«Nel 1983 la Fiat tornò nel mirino della magistratura. Il suo responsabile per gli enti locali, Umberto Pecchini, venne condannato a due anni di reclusione per aver promesso una tangente al faccendiere Adriano Zampini. La sentenza fu, però, ribaltata in appello e il processo si concluse con un nulla di fatto come avvenne anche, un anno più tardi, alla sentenza che condannava Gianni e Umberto Agnelli, insieme ad altri manager del Gruppo, a sei milioni di multa per la vendita irregolare in Italia di auto prodotte all’estero» riporta sempre l’articolo di ADIR.

«Nel 1989 Raffaele Guariniello scoprì violazioni dello Statuto dei lavoratori e presunti abusi nelle sale mediche aziendali e aprì un procedimento nei confronti di Gianni Agnelli, di Cesare Romiti e di tre dirigenti di Fiat Auto. Il procuratore generale Silvio Pieri cercò nuovamente di trasferire il processo in altra sede sollevando l’eccezione di “legittima suspicione”, ma questa volta la Cassazione negò l’autorizzazione. Il processo, però, si chiuse prematuramente per l’intervento di un provvedimento di amnistia» chiosa Chiara Ruffino.

Un secolo dopo i manager del neonato gruppo Fiat Crysler Automobiles sono stati colti con le mani nel sacco dalla FBI e condannati dalla giustizia americana che non fa grandi sconti nemmeno ai potenti. Elkann si metta il cuore in pace: la sua azienda rischia ora di pagare negli USA tutti i conti arretrati per cui è sempre riuscita a farla franca nella misera Italia anche dopo tangenti, arresti, confessioni, processi e condanne.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

US DEPARTMENT OF LABOR – FCA MANAGER SENTENCES

CNBC – UAW LEADER CHARGED WITH EMBEZZLING

OSSERVATORIO DIRITTI – LA FIAT E LA DITTATURA MILITARE IN BRASILE

SLAI COBAS – LE TANGENTI DELLA FIAT

IL PROCESSO AI VERTICI FIAT – CAPITOLO 1

IL PROCESSO AI VERTICI FIAT – CAPITOLO 2

 

 

 

 

 

 

 

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