“DAI VACCINI COVID AUTO-ANTICORPI PATOGENI PER SISTEMA VASCOLARE E NERVOSO”. Su CUREUS Studio Esplosivo di Mantovani (e altri) su Donna con Trombosi Cerebrale Curata con Plasmaferesi

“DAI VACCINI COVID AUTO-ANTICORPI PATOGENI PER SISTEMA VASCOLARE E NERVOSO”. Su CUREUS Studio Esplosivo di Mantovani (e altri) su Donna con Trombosi Cerebrale Curata con Plasmaferesi

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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Tutti i link a precedenti articoli di Gospa News sono stati aggiunti a posteriori per l’attinenza con gli argomenti trattati dalla ricerca

ENGLISH VERSION

«Il caso si presta alla discussione del ruolo dei diversi tipi di autoanticorpi prodotti in risposta alla vaccinazione anti-COVID-19, che possono avere effetti funzionali, regolatori e possibilmente patogeni sul sistema vascolare e nervoso».

E’ questa la frase cruciale di uno studio pubblicato il 10 maggio 2024 dalla prestigiosa rivista medica Cureus di Springer Nature, con sede a San Francisco, in California (USA), dopo una revisione di circa tre settimane della ricerca che Gospa News aveva rilanciato in anteprima il 23 aprile scorso per la sua rilevanza.

La copertina dello studio di Mantovani et al. revisionato e pubblicato da Cureus il 10 maggio scorso

Il lavoro è firmato da ricercatori italiani come l’immunologo Mauro Mantovani e i suoi colleghi Romano Grossi, del reparto di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale “S.M. Goretti” di Latina, Giuseppe Di Fede, Direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano (dove lavora lo stesso Mantovani, primo firmatario) e Paolo Bellavite, autore corrispondente e già docente di Patologia Generale presso l’Università degli studi di Padova.

La versione revisionata e pertanto asseverata dello studio presenta lievissime modifiche soprattutto di natura formale/espositiva ma non va a modificare il senso della scoperta:

«Presentiamo il caso di una donna che ha sviluppato trombosi venosa cerebrale con trombocitopenia dopo l’inoculazione con il vaccino Vaxzevria anti-coronavirus 2019 (COVID-19), seguita da trombosi splancnica ed emorragie diffuse. Nonostante il trattamento, le complicanze sono aumentate e quindi è stato tentato lo scambio terapeutico del plasma (TPE), che ha portato a miglioramenti clinici e di laboratorio e alla dimissione dopo un periodo di terapia intensiva» scrivono i medici nel sommario della ricerca sul siero genico mDNA di AstraZeneca.

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Nell’arco di questi giorni anche la Big Pharma londinese AstraZeneca ha ammesso il rischio di trombosi fatali causate dal suo siero genico mDNA antiCovid ma definendole “rare” nonostante i dati delle reazioni avverse di farmacovigilanza Eudravigilance nell’UE segnalino centinaia di decessi.

La casa farmaceutica ha inoltre annunciato il ritiro dell’autorizzazione all’immissione sul mercato dell’Unione Europea con una manovra più mediatica che reale in quanto il suo vaccino non era già venduto da 2 anni e il prodotto non risulta ancora ritirato nel Regno Unito. 

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Epilessia e Sindrome Lunga da Vaccinazione post-COVID (LPCVS) 

«Quasi due anni dopo il primo episodio, nel frattempo la paziente lamentava solo sintomi lievi quali astenia e difficoltà di concentrazione, sviluppò una sindrome epilettica che richiese un trattamento neurologico. Inoltre, la sua stanchezza e difficoltà di concentrazione sono peggiorate e sono comparsi altri gravi sintomi di disautonomia, come tremore del braccio destro, perdita di stabilità e tachicardia ortostatica posturale. Poiché l’analisi del siero ha rivelato un numero significativo di alterazioni negli autoanticorpi contro vari recettori accoppiati a proteine G (GPCR) e proteine correlate al RAS, sono stati eseguiti due ulteriori TPE, con conseguente miglioramento clinico rapido e duraturo».

Questo è quanto si legge nell’Abstract revisionato dello studio.

Poiché Gospa News non ha pretese di essere una rivista scientifica e le sfumature tra la versione pre-print e quella peer.reviewed (revisionata) sono davvero minime (nel sommario non si cita più l’età della donna di 37 anni e il fatto che abbia sviluppato i disturbi dopo 8 giorni) non modificheremo il corpo dell’articolo seguente (pubblicato in anteprima) ma invitiamo gli addetti ai lavori a leggere la versione dell’articolo in Inglese in fase di elaborazione o lo studio stesso al link in fondo alla pagina per i dettagli tecnici più precisi.

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La ricerca di Mantovani, già autore della scoperta della Doppia Prolina inserita nei vaccini che aggrava la persistenza della proteina tossica Spike, e Bellavite, che aveva già pubblicato uno studio sulle problematiche autoimmuni, rappresenta una pietra miliare nella scoperta del meccanismo biochimico che può causare i gravissimi danni neurologici e cardiovascolari già evidenziati da molteplici ricerche internazionali.

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«Le reazioni alle vaccinazioni anti-COVID-19 variano per tipo, gravità e durata. Tra i primi eventi avversi gravi rilevati figurano disturbi della coagulazione con trombosi venosa, soprattutto nel caso di vaccinazioni a base di adenovirus – si legge nell’introduzione – Inoltre, sta diventando evidente che le vaccinazioni possono essere seguite anche da una condizione patologica subacuta o cronica, la cosiddetta Sindrome lunga da vaccinazione post-COVID (LPCVS) che comprende affaticamento generale, dolori muscolari e osteoarticolari, dispnea, intorpidimento delle estremità, tachicardia ortostatica, ipertensione, dispnea, insonnia, ansia, vertigini, disturbi neurologici e neuropsichiatrici».

E’ quanto si legge nell’Introduzione dello studio intitolato “Thrombosis With Thrombocytopenia Followed By Long Post COVID Vaccination Syndrome With Antibodies Against G Protein-Coupled Receptors Cured By Therapeutic Plasma Exchange – Trombosi con trombocitopenia seguita da sindrome post-vaccinazione COVID a lungo termine con anticorpi contro i recettori accoppiati a proteine G curata mediante scambio terapeutico di plasma”.

Una ricerca indiana aveva evidenziato che l’83 % dei vaccinati con booster ha sviluppato i disturbi LPCVS tanto da indurci a definire tale fenomeno “spike-demia”.

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«Molti segni e sintomi sono simili a quelli della “sindrome post-acuta da COVID-19” (PACS) riportati nel 10-20% dei pazienti suggerendo una patogenesi almeno parzialmente comune. Queste malattie spesso colpiscono il sistema cardiovascolare e neurologico, possono compromettere la qualità della vita dei pazienti e sono difficili da trattare» 

Le Gravi Complicanze Autoimmuni

«Nella COVID-19, come in molte malattie infettive, si sospettano complicanze autoimmuni e soprattutto si associano a sindromi di lunga durata e alla gravità della COVID-19.  Anche i meccanismi autoimmuni sono stati implicati nelle conseguenze avverse della vaccinazione.  Lo scopo di questo studio è presentare il caso di un paziente che soffriva prima di sindrome trombotica acuta, pochi giorni dopo la prima dose di vaccino, poi di LPCVS, in cui abbiamo riscontrato una variazione significativa negli anticorpi contro i recettori del sistema nervoso autonomo, ed in entrambi i casi sono andati in remissione dopo il trattamento con plasmaferesi».

La plasmaferesi terapeutica o scambio plasmatico è una procedura che permette, attraverso uno strumento che consente la separazione dei componenti del sangue “aferesi”, di poter sostituire il plasma malato del paziente con un plasma di donatore o con una soluzione sostitutiva.

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La ricerca, quindi, non solo ha individuato i potenziali fattori dei gravi disturbi vascolari e neurologici ma ha anche scoperto che questa “pulizia del plasma” può essere determinante per attenuare o eliminare i gravi effetti della Sindrome lunga da vaccinazione post-COVID (LPCVS).

«Il verificarsi di rari eventi tromboembolici dopo la vaccinazione contro il COVID-19 è ben noto, sebbene i fattori di rischio individuali non siano chiari. Poiché la trombosi è un processo multifattoriale, è probabilmente dovuta all’interazione di disturbi immunologici e della coagulazione con fattori di rischio genetici» spiegano i medici nella loro discussione .

«Nel nostro caso l’evento avverso dopo la vaccinazione si è manifestato con sindromi trombotiche gravi, trombocitopenia ed emorragie, ma non essendo presenti anticorpi anti-fattore piastrinico 4 non può essere considerato un classico caso di VITT. Tuttavia, nel COVID-19 possono verificarsi reazioni infiammatorie sistemiche e coagulopatie e reazioni vaccinali dovute a molti altri meccanismi, inclusa l’inibizione dell’attività ACE2, che è legata alla proteina spike, da parte di anticorpi anti-S».

La Presenza Inquietante di due AutoAnticorpi

Tralasciamo le parti troppo tecniche e riportiamo quelle più esaustive per la comprensione dell’importanza della scoperta:

«Il mimetismo molecolare, la produzione di alcuni autoanticorpi e il ruolo di alcuni adiuvanti dei vaccini sembrano contribuire in modo significativo ai fenomeni autoimmuni. Il nostro caso si adatta perfettamente a questo problema, come confermato dall’analisi degli autoanticorpi prima e dopo la plasmaferesi. La sequenza temporale tra l’eliminazione degli anticorpi con funzioni regolatrici sui recettori neuroendocrini di tipo GPCR e il rapido miglioramento clinico suggerisce fortemente che i primi abbiano avuto un ruolo terapeutico nell’eliminazione dei sintomi della disautonomia».

«Nel nostro caso abbiamo riscontrato anche un eccesso di anticorpi contro l’ETAR, il recettore dell’endotelina. È stato segnalato che questo tipo di autoanticorpi è aumentato nella sclerosi sistemica e associato ad aspetti caratteristici della malattia, comprese complicanze vascolari, infiammatorie e renali»

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«Molto interessante è anche il fatto che gli anticorpi contro i recettori beta2 e colinergici M3 e M4 sono significativamente elevati nei pazienti con sindrome da stanchezza cronica (CFS) rispetto ai controlli. Gli anticorpi che riconoscono i recettori adrenergici e colinergici possono essere considerati probabilmente responsabili di alcune alterazioni presentate dal paziente, ovvero sintomi di disautonomia e POTS. Questa ipotesi è supportata dal fatto che la maggior parte dei pazienti con POTS possedeva autoanticorpi che attivavano i recettori ADRA1, ADRB1 e ADRB2. Infine, gli anticorpi anti-CXCR3 e i loro corrispondenti recettori sono associati al rischio cardiovascolare».

Nel loro esame clinico della paziente i ricercatori hanno trovato una sorpresa:

«Curiosamente, ci sono due autoanticorpi che erano presenti in eccesso sia prima che dopo la plasmaferesi, vale a dire ACE2 (enzima di conversione dell’angiotensina 2, noto anche come recettore della subunità 1 della proteina spike) e MAS1 (recettore dell’angiotensina 1-7)».

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L’aumento dei primi  ACE2 «è stato attribuito a un fenomeno anti-idiotipico verso gli anticorpi anti-proteina S generati dalla risposta immunitaria al virus o al vaccino ed è stato implicato nell’infezione da Guillain- Malattia di Barré a seguito della vaccinazione anti-COVID-19».

Mentre gli altri MAS1 «potrebbero essere coinvolti nella patogenesi di uno squilibrio del sistema renina-angiotensina se avessero un effetto inibitorio, perché normalmente il recettore sul recettore Ang-(1-7) induce vasodilatazione e attenua la vasocostrizione indotta da Ang II».

«Il fatto che questi due autoanticorpi non siano diminuiti ma aumentati con la plasmaferesi potrebbe significare che la loro produzione fosse molto attiva e recente, tanto che anche una diminuzione temporanea dovuta al processo di “pulizia” del plasma è stata seguita da un nuovo aumento dovuto al virus COVID-19 malattia (vedi descrizione del caso). D’altra parte, il fatto che i sintomi della disautonomia siano scomparsi e non siano mai ritornati, nonostante l’aumento di ACE2-ab e MAS1-ab, suggerisce che i sintomi di LPCVS non erano correlati alla presenza inquietante di questi autoanticorpi».

La Plasmaferesi Terapeutica contro i Danni da Vaccini 

Ecco quindi la conclusione proprio sulla Sindrome lunga da vaccinazione post-COVID (LPCVS).

«LPCVS è un’entità parzialmente compresa. Tuttavia, in questo caso una patogenesi autoimmune è suggerita dal rilevamento di diversi tipi di autoanticorpi e dal miglioramento del quadro clinico dopo la terapia plasmaferesi. Soprattutto se confermata da ulteriori casi e serie di casi, l’identificazione degli anticorpi contro i recettori GPRC coinvolti potrebbe essere molto importante per indirizzare la ricerca di terapie mirate. Pertanto, la plasmaferesi può essere considerata un trattamento aggiuntivo per questa entità, in particolare in presenza di gravi sintomi di disautonomia e in assenza di altre controindicazioni».

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Questa cruciale scoperta – oltre a rivalutare per l’ennesima volta l’eccezionale ruolo dell’uso terapeutico del plasma che il professor Giuseppe De Donno usò nella tipologia iperimmune dei guariti dal Covid-19 per curare i contagiati malati prima di morire suicida dopo essere stato privato dal Governo della possibilità di continuare la sua terapia a vantaggio di un’industria farmaceutica partner di Bill Gates –  pone però il grosso problema del reperimento di plasma “pulito” e non a sua volta contaminato dai sieri genici mDNA o MRNA.

Nelle scorse settimane, infatti, la ricerca di alcuni ospedali giapponesi ha lanciato l’allarme sul pericolo delle trasfusioni con il sangue di vaccinati…

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI PRINCIPALI

CUREUS – Thrombosis With Thrombocytopenia and Post-COVID-Vaccination Syndrome With Anti-G-Protein-Coupled Receptor (GPCR) Antibodies Treated With Therapeutic Plasma Exchange

SINTESI IN ITALIANO (traduzione di cortesia nella prima versione non ufficiale)

GOSPA NEWS – INCHIESTE COVID. VACCINI & Big Pharma

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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