MAXI-SEQUESTRO DI PILLOLE PER KAMIKAZE ISIS. Business o rifornimento per jihadisti in Italia?

MAXI-SEQUESTRO DI PILLOLE PER KAMIKAZE ISIS. Business o rifornimento per jihadisti in Italia?
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

«Nel 2018, la stessa polizia finanziaria che ha fatto il blitz a Salerno ha confiscato quasi 100 milioni di compresse del narcotico destinato agli agenti dell’ISIS in Libia che venivano trasportati da fabbriche di pillole in India e Sri Lanka attraverso il porto notoriamente incustodito di Gioia Tauro in Italia Calabria».

Il Daily Beast scrive molte cose stravaganti, a volte si rivela un media di fanta-cronaca, ma stavolta accusa implicitamente l’Italia con qualche ragione. Controllare le coste dove, col placet governativo, ogni giorno sbarcano barconi di migranti africani, mediorientali o asiatici non è impresa semplice. Soprattutto non è semplice per la polizia se questo traffico di esseri umani è gestito dalla malavita organizzata in Italia.

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Ciò può capitare non solo per la presenza di Cosa Nostra in Sicilia, Camorra in Campania e ‘Ndrangheta ovunque, perché è la più potente nel mondo tanto da aver influenzato alcune elezioni in Canada (rapporto Direzione Investigativa Antimafia 2018) ma anche per la Mafia Nigeriana, ormai radicatissima come dimostrato in precedenti reportages. 

Ad esse si aggiungono le infiltrazioni di terroristi ISIS/Al Qaeda, diventati quasi un unico gruppo, nonostante le violente rivalità, sotto la sapiente regia dei servizi di intelligence MIT (Millî İstihbarat Teşkilâtı) della Turchia che stanno inviando in Italia e in Europa da anni i loro occulti soldati dello Stato Islamico, oggi mercenari ben pagati nella guerra in Libia.

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Controllare un porto noto in tutto il mondo per l’approdo delle navi cisterna con il Gas Naturale Liquefatto importato dagli Usa per una fetta di Europa in teoria dovrebbe essere più semplice. Ma nella realtà non lo è per la presenza di mafiosi intrigati con molti potenti del Sud Italia e dell’intera nazione.

La clamorosa e brillante operazione del GICO (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) della Guardia di Finanza condotta nel porto di Salerno col maxi-sequestro di droga dell’ISIS in parte smentisce l’idea sui porti incustoditi che sulla penisola italica si sono fatti gli americani, principali trafficanti e commercianti di droga come ricorda l’operazione Pizza Connection condotta dalla FBI insieme al magistrato Giovanni Falcone ucciso da Cosa Nostra in Sicilia, assassinato in un attentato con esplosivo militare forse proprio a causa delle sue indagini su questi lucrosi traffici.

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Ma questa frase di un media comunque famoso negli USA ci aiuta a comprendere non solo l’amara realtà con cui l’Italia “spaghetti, mandolino e mafia” viene considerata nel mondo ma anche le criticità altamente probabili di un paese in cui nel 2019 ci sono stati parecchi politici anche di alto livello arrestati per collusioni a volte sospette, a volte vergognosamente palesi, con la ‘Ndrangheta e le associazioni mafiose in generale.

Veniamo al dunque riportando la notizia nuda e cruda come riferita dal sito della Tv statale RAI News.

«Quattordici tonnellate di amfetamine, circa 84 milioni di pasticche con il logo “Captagon”, nota come “la droga dell’Isis” o “la droga della Jihad”. È il più grande sequestro a livello mondiale di questo tipo di sostanze quello messo a segno nel porto di Salerno dal Gico della Guardia di finanza di Napoli in esecuzione di un decreto di perquisizione emesso dalla procura di Napoli – Direzione distrettuale antimafia al termine di lunghe e complesse indagini su un’organizzazione con proiezioni internazionali – riferisce Rai News – La droga – per un valore di mercato di oltre un miliardo di euro – era nascosta in cilindri di carta per uso industriale all’interno di tre container contenenti anche macchinari. Come noto, l’Isis finanzia le proprie attività anche e soprattutto con il traffico di droghe sintetiche, prodotte in gran parte in Siria, diventata per questo motivo negli ultimi anni il primo produttore mondiale di amfetamine».

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«Il Captagon viene smerciato in tutto il Medio Oriente ed è diffuso sia tra i combattenti per inibire paura e dolore sia tra i civili perché non fa sentire la fatica. Prodotta inizialmente soprattutto in Libano e diffusa in Arabia Saudita negli anni ’90, questa sostanza stupefacente è ricomparsa nei covi dei terroristi – come ad esempio nell’attacco al Bataclan di Parigi nel 2015 – ed è perciò stata soprannominata la “droga dell’Isis” o la “droga della Jihad”. Secondo la Dea (Drug enforcement administration) statunitense, l’Isis ne fa largo uso in tutti i territori su cui esercita l’influenza e ne controlla lo spaccio» aggiunge ancora il sito della tv nazionale italiana.

La notizia è in sè allarmante e rasserenante. Le pillole destinate ad arricchire l’ISIS sono state bloccate dalle forze dell’ordine prima di essere commerciate in Italia e in Europa. Ma questo episodio solleva una domanda che solo chi ha analizzato attentamente la situazione in Libia, dilaniata dalla guerra civile infiammata dai mercenari turchi, può porsi.

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Questa massiccia spedizione di pillole da sballo – soprattutto ideali per togliere ogni freno inibitore a un kamikaze estremista islamico – sono state inviate in Italia, e quindi in Europa, per un colossale business soltanto? Oppure sono il rifornimento di droga per annientare la paura destinato ai jihadisti che si sono già infiltrati nel Vecchio Continente grazie ai barconi che ogni giorno partono dalla Libia?

In un ultimo reportage di Gospa News abbiamo segnalato che fonti bene informate sul conflitto libico hanno riferito di 14mila jihadisti arrivati in Libia (in sostegno del governo di Tripoli), molti dei quali sono provenienti da un’esperienza militare come terroristi dell’ISIS e di Al Qaeda e non solo come “semplici” ribelli siriani anti-Assad dell’Esercito Nazionale Siriano NSA. Tale forza di guerra è stata denominata anche TNSA perché creata, controllata e gestita da Ankara dopo l’operazione criminale Peace Spring avviata nell’ottobre 2019 dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan.

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In altri abbiamo riferito di almeno 200 jihadisti fuggiti dalla Libia ed arrivati in Italia attraverso i barconi dei migranti soccorsi dalle ONG. Non pensiamo solo al business dell’ISIS sulle anfetamine fortunatamente sequestrate dalla Finanza. Pensiamo anche al fatto che proprio quelle pillole possono aiutare a trovare coraggio di azioni tremende i kamikaze già arrivati a casa nostra.

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Tutto cio è stato ostacolato oggi dagli investigatori GICO della Finanza ma avviene pure in un contesto geopolitico molto particolare. Quello del governo italiano che continua a stringere alleanze nella Lobby delle Armi coi Fratelli Musulmani del Qatar, occulti finanziatori dell’operazione turca in Libia non solo accettata ma anche lodata dall’ambasciatore italiano a Tripoli.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – JIHADISTS REPORTS

GOSPA NEWS – WARZONES REPORTS

 

 

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

2 pensieri su “MAXI-SEQUESTRO DI PILLOLE PER KAMIKAZE ISIS. Business o rifornimento per jihadisti in Italia?

  1. Mi chiedo sovente se vivo in mondo reale popolato da persone in possesso di capacità intellettive o di individui capaci solo di seguire degli indirizzi di politici solo capaci di manovrare le menti per I loro porci comodi.

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