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UN ATTENTATO DI TROPPO CONTRO LA PACE. “75 Missili Russi su Kiev”. Putin conferma l’Attacco in risposta all’Esplosione sul Ponte di Kerch. Ecco il Discorso

UN ATTENTATO DI TROPPO CONTRO LA PACE. “75 Missili Russi su Kiev”. Putin conferma l’Attacco in risposta all’Esplosione sul Ponte di Kerch. Ecco il Discorso

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Anche il presidente russo Vladimir Putin conferma ufficialmente
la rappresaglia russa per il sabotaggio al ponte di Kerch
è cominciata dal palazzo di Kiev del Servizio di Sicurezza Ucraina SBU,
incolpato dal Cremlino e dal NYT dell’attacco con il camion esplosivo.

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

ENGLISH VERSION

«Chiediamo al regime di Kiev di cessare immediatamente il fuoco, tutte le ostilità, la guerra che ha scatenato nel 2014 e di tornare al tavolo dei negoziati. Siamo pronti per questo, è stato detto molte volte. Ma la scelta del popolo di Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson non sarà messa in discussione, è stata fatta e la Russia non la tradirà. E le odierne autorità di Kiev devono trattare questa libera espressione della volontà popolare con rispetto e in nessun altro modo. Questa è l’unica via per la pace».

Con queste parole il presidente russo Vladimir Putin lo scorso 30 settembre aveva teso ancora una volta la mano – per quanto chiusa in un pugno di ferro come la pandemia ci ha abituato a salutare – al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Lo fece nel solenne discorso di annessione alla Federazione Russa delle quattro regioni ucraine, ma a maggioranza russofona, che come la Crimea aderirono alla proposta con un voto plebiscitario al referendum (non riconosciuto dai paesi occidentali).

Tranciante la risposta del regime filozanista di Kiev, che si fa forte delle armi della NATO intenta a gettare benzina sul fuoco in Ucraina fin dalla prima Rivoluzione Arancione del 2004 culminata nel golpe sanguinario del 2014.

Ora, dopo 229 giorni di guerra che il Cremlino chiama Operazione Militare Speciale” per la de-militarizzazione e de-nazificazione dell’Ucraina, Zelensky e i suoi sostenitori, sanno davvero che cosa li attende e cosa avrebbe potuto fare Putin fin dal 28 febbraio. Il rifiuto di ogni negoziazione di tregua e gli attentati hanno scatenato una pioggia di missili sulla capitale e su altre città.

Il presidente russo ha confermato che le forze russe hanno effettuato “un massiccio attacco con armi di precisione a lungo raggio contro infrastrutture ucraine di energia e controllo di comunicazioni militari”. L’attacco è avvenuto due giorni dopo che una bomba ha danneggiato lo strategico ponte di Crimea, che Mosca ha definito un attacco terroristico ucraino.

Proprio la natura dell’attacco “chirurgico” avrebbe causato gravi danni a 11 centrali elettriche lasciando al buio varie zone in molte regioni ma avrebbe causato “soltanto” una decina di morti e altre decine di feriti.

“007 DI KIEV DIETRO L’ESPLOSIONE DEL PONTE IN CRIMEA” Accuse di Putin e New York Times – GOSPA NEWS International – Reportages dal Mondo (traduzione automatica in Italiano)

Il 4 ottobre Zelensky aveva ratificato la decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale del 30 settembre in cui si afferma l’impossibilità di negoziare con il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e la necessità di rafforzare la capacità di difesa dell’Ucraina.

Da neofita della guerra, sempre in maglietta militare per far dimenticare al suo popolo i suoi panni di attore televisivo, il burattino dell’Alleanza Atlantica ha inaugurato un nuovo concetto di “negoziati” per una tregua. Quello in cui una parte chiede all’altra di rinunciare a tutto senza trovare il minimo compromesso per poter legittimare la pace.

Di fatto non fu soltanto l’ennesima risposta sguaiata contro lo Zar di Mosca ma anche una sonora pernacchia a Papa Francesco che pochi giorni prima aveva chiesto ai leader delle due nazioni in conflitto di fermarsi e trovare un accordo.

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Ma il regime di Kiev è riuscito ad andare oltre ogni minima parvenza di un onore di guerra.

Lo aveva già fatto legittimando il massacro da parte della Guardia Nazionale Ucraina di giornalisti come l’italiano Andrea Rocchelli andati in Donbass a testimoniare la guerra civile. Si è ripetuto reclutando jihadisti dell’ISIS (gentilmente forniti dall’entoruage NATO che aveva legittimato la Turchia a usarli in Libia come mercenari) e puntando con fierezza sui nazisti del Battaglione Azov.

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Salvo poi bombardare le prigioni dove le truppe russe avevano rinchiuso migliaia di questi paramilitari catturati dopo la liberazione di Mariupol per evitare che raccontassero i crimini di guerra commessi dall’Ucraina in 8 anni di guerra civile prima dell’invasione russa.

Ma l’onta peggiore alla dignità umana l’hanno fatta i politicanti, gli alti ufficiali militari e i funzionari d’intelligence vicini a Zelensky facendo esplodere una pioggia di ironiche risate e sfottò su Twitter dopo l’attentato esplosivo al ponte di Kerch perfettamente incuranti dei 3 civili morti durante l’attacco.

I MASSICCI BOMBARDAMENTI CONFERMATI DA PUTIN

“Chi di risa sulle bombe ferisce, di missili perisce” viene da dire parafrasando il Vangelo anche in memoria di Vatican News che ha quasi ignorato il sabotaggio e gli assassinati per concentrarsi solo sui bombardamenti russi a Zaporizhzhia e sulle presunte vittime civili: presunte perché da quando è iniziata la guerra civile nel Donbass nel 2014 si potrebbe costruire un grattacielo con le menzogne del governo ucraino…

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Se l’Ucraina organizzerà ulteriori attacchi terroristici contro la Russia, ci sarà una risposta militare significativa simile a quella lanciata lunedì, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin, secondo quanto riferito da Russia Today e riportato da Gospa News International.

Ha confermato che le truppe russe hanno effettuato “un massiccio attacco con armi di precisione a lungo raggio su oggetti di energia ucraini, controllo e comunicazioni militari”. 

“Se ci sono ulteriori tentativi di condurre attacchi terroristici sul nostro suolo, la Russia risponderà con fermezza e su una scala corrispondente alle minacce create contro la Russia”, ha aggiunto Putin.

Putin confirmed Launching Massive Strikes on Ukrainian Energy Infrastructure after the Crimean Bridge Explosion

Ecco dunque una grandinata di bombardamenti su Kiev, dove la gente è costretta a restare nelle stazioni della metropolitana, contro bersagli comunque chirurgicamente selezionati per evitare una strage ma ben delineati per scatenare il terrore nella capitale.

I missili russi hanno colpito più obiettivi nel centro di Kiev lunedì mattina, ha scritto il sindaco Vitaly Klitschko sul suo canale Telegram. Ha esortato i residenti a cercare riparo ed evitare di recarsi nella capitale. Klitschko ha affermato che le “infrastrutture critiche” della città sono state colpite.

Anton Gerashchenko, consigliere del ministro degli interni, ha affermato che un missile ha colpito via Vladimirskaya, dove ha sede l’ufficio principale del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU).

La via della sede dell’intelligence ucraina colpita dai missili russi – Anton Gerashchenko / Telegram

Gerashchenko ha condiviso video su Telegram che mostrano nuvole di fumo che si alzano sopra lo skyline e ha affermato che diversi veicoli civili sono stati distrutti.

“Al mattino, l’aggressore ha lanciato 75 missili (di cui 41 abbattuti dalla nostra difesa aerea) ,” ha detto il comandante in capo ucraino Valeriy Zaluzhniy su Telegram, aggiungendo che anche la Russia ha usato “droni da combattimento”.

Ma questo potrebbe essere soltanto l’inizio, scriviamo parafrasando le cinguettate degli ufficiali ucraini dopo l’esplosione sul ponte di Crimea.

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Il generale Armageddon, così come è soprannominato il nuovo comandante di tutte le truppe russe in Ucraina, ha appena preso servizio e il Consiglio di Sicurezza convocato da Mosca si sta svolgendo in queste ore dopo l’attentato al ponte di Crimea che sembra destinato a scatenare un’escalation preoccupante nel conflitto.

«L’Unione Sovietica non c’è più, il passato non ritorna. E la Russia di oggi non ne ha bisogno, non è questa la nostra aspirazione. Ma non c’è nulla di più forte della determinazione di milioni di persone che per cultura, fede, tradizioni e lingua si considerano parte della Russia e i cui antenati per secoli hanno vissuto in un unico Stato. Non c’è nulla di più forte della determinazione di queste persone a tornare nella loro vera patria storica» rammentò Putin nel suo discorso del 30 settembre.

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«Per otto lunghi anni, la popolazione del Donbass è stata sottoposta a genocidio, bombardamenti e assedi, mentre a Kherson e Zaporozhye si è criminosamente cercato di inculcare l’odio verso la Russia, verso tutto ciò che è russo. Ora, ancora durante i referendum, il regime di Kiev minacciava di rappresaglia gli insegnanti e le donne che lavoravano nelle commissioni elettorali, intimidiva, con la minaccia di repressioni, milioni di persone che volevano esprimere la propria volontà. Ma le popolazioni integerrime di Donbass, Zaporozhye e Kherson hanno detto la loro» ha aggiunto il presidente russo prima di offrire all’Occidente forse una delle ultime chance di una vera pace.

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«Difenderemo la nostra terra con tutte le nostre forze e i nostri mezzi e faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza del nostro popolo. Questa è la grande missione di liberazione del nostro popolo. Sicuramente ricostruiremo le città e i paesi distrutti, le case, le scuole, gli ospedali, i teatri e i musei, ripristineremo e svilupperemo le industrie, le fabbriche, le infrastrutture, la previdenza sociale, l’assistenza pensionistica, il sistema sanitario e quello scolastico. Naturalmente, lavoreremo per migliorare il livello di sicurezza. Insieme faremo in modo che i cittadini delle nuove regioni sentano il sostegno di tutto il popolo russo, di tutto il Paese, di tutte le repubbliche, di tutte le province e le regioni della nostra grande Madrepatria».

Dichiarò ancora lo Zar di Mosca toccando il cuore dei russi e di molti occidentali che hanno visto le loro patrie sovrane sopraffatte dai potentati nazionali palesi (UE, NATO, BCE, OMS ecc) e da quelli occulti del Nuovo Ordine Mondiale.

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E proprio verso questi ultimi Putin rivolse parole risolutissime da autentico statista.

«I nostri compatrioti, i nostri fratelli e sorelle in Ucraina – parte costitutiva della nostra nazione unita – hanno visto con i loro occhi ciò che i circoli governativi del cosiddetto Occidente stanno preparando per tutta l’umanità. Qui, infatti, hanno semplicemente gettato la maschera e mostrato il loro vero volto».


IL MEMORABILE DISCORSO DI PUTIN

L’OCCIDENTE CONTRO LA RUSSIA PER PRESERVARE IL SISTEMA NEOCOLONIALE

Ecco le frasi più significative del discorso e, in coda, il link al testo integrale. Tra i paragrafi abbiamo inserito le più significative inchieste di Gospa News che toccano quasi gli argomenti trattati dal presidente russo.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Occidente ha deciso che il mondo, tutti noi, avremmo dovuto sopportare per sempre i suoi diktat. (…) Al contempo, l’Occidente ha cercato e continua a cercare una nuova occasione per colpirci, per indebolire e distruggere la Russia, cosa che ha sempre sognato di fare, per frammentare il nostro Stato, per mettere i nostri popoli gli uni contro gli altri, per condannarli alla povertà e all’estinzione. Non riescono proprio ad accettare il fatto che al mondo esiste un Paese così grande, enorme, con il suo territorio, le sue ricchezze naturali, le sue risorse e un popolo che non può e non potrà mai vivere ubbidendo a ordini dall’esterno.

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L’Occidente è disposto a fare qualsiasi cosa pur di preservare il sistema neocoloniale che gli permette di  sfruttare, in sostanza derubare, il mondo grazie alla potenza del dollaro e del diktat tecnologico,  riscuotere dall’umanità un vero e proprio tributo, estrarre la principale fonte di un benessere non guadagnato, la rendita egemonica. La conservazione di questa rendita costituisce la loro vera, assolutamente egoistica motivazione chiave. Ecco perché è nel loro interesse la totale desovranizzazione. Da qui l’aggressione agli Stati indipendenti, ai valori e alle culture tradizionali, da qui i tentativi di minare i processi internazionali e di integrazione che sfuggono al loro controllo, le nuove monete mondiali e i centri di sviluppo tecnologico. Per loro è fondamentale che tutti i Paesi cedano la propria sovranità a favore degli Stati Uniti.

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Le élite al potere di alcuni Stati accettano volontariamente di farlo, accettano volontariamente di diventare vassalli; altri vengono corrotti, intimiditi. E se l’operazione fallisce, distruggono interi Stati, lasciandosi dietro catastrofi umanitarie, disastri, rovine, milioni di sorti umane rovinate e stritolate, enclave terroristiche, aree di disastro sociale, protettorati, colonie e semicolonie. A loro non importa, purché possano ottenere i loro benefici.

Voglio sottolineare ancora una volta: è l’avidità, l’intento di mantenere il proprio potere illimitato, la vera ragione della guerra ibrida che l'”Occidente collettivo” sta conducendo contro la Russia. Non vogliono che siamo liberi, vogliono vederci come una colonia. Non vogliono una cooperazione paritaria, ma una rapina. Non vogliono vederci società libera, ma folla di schiavi senz’anima.

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L’Occidente conta sull’impunità, sul fatto che la farà franca su tutto. Di fatto, l’ha fatta franca fino ad oggi. Gli accordi di sicurezza strategica finiscono nel cestino; gli accordi raggiunti al più alto livello politico vengono dichiarati una farsa; le ferme promesse di non espandere la NATO verso est, con le quali sono stati comprati i nostri ex dirigenti, si sono rivelate una sporca messinscena; i trattati sulla difesa missilistica e sui missili a medio raggio vengono denunciati unilateralmente con pretesti inverosimili.

È stato proprio il cosiddetto Occidente a calpestare il principio dell’inviolabilità dei confini e ora decide a propria discrezione chi ha diritto all’autodeterminazione e chi no, chi non ne è degno. Non è chiaro perché lo decidano, né chi abbia dato loro questo diritto. Se lo sono presi.

IL RAZZISMO TOTALITARIO E LA RUSSOFOBIA

Le élite occidentali negano non solo la sovranità nazionale e il diritto internazionale. La loro egemonia è di natura decisamente totalitaria, dispotica e di apartheid. Dividono impudentemente il mondo in vassalli, in Paesi cosiddetti civilizzati e in tutti gli altri che, secondo i disegni degli odierni razzisti occidentali, dovrebbero entrare nella lista dei barbari e dei selvaggi. Le false etichette – “Paese canaglia”, “regime autoritario” – sono già pronte, stanno marchiando interi popoli e Stati, e non è una novità. Non c’è nulla di nuovo: le élite occidentali sono rimaste colonialiste come erano. Discriminano, dividono i popoli in classi.

Non abbiamo mai accettato e non accetteremo mai questo nazionalismo politico e questo razzismo. E cos’è, se non razzismo, la russofobia che si sta diffondendo in tutto il mondo? Che cos’è, se non razzismo, l’indiscussa convinzione dell’Occidente che la sua civiltà, la sua cultura neoliberale, sia il modello indiscutibile per il resto del mondo? “Chi non è con noi è contro di noi”. Suona persino strano.

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Le élite occidentali stanno addirittura scaricando la colpa dei propri crimini storici su tutti gli altri, pretendendo che sia i propri cittadini sia gli altri popoli si dichiarino colpevoli di qualcosa con cui non hanno avuto nulla a che fare – ad esempio, il periodo delle conquiste coloniali.

E noi, noi siamo orgogliosi che nel XX secolo sia stato il nostro Paese a guidare il movimento anticoloniale, che ha aperto a molti popoli del mondo la possibilità di svilupparsi, di ridurre la povertà e le disuguaglianze e di sconfiggere la fame e le malattie.

Vorrei sottolineare che una delle ragioni della secolare russofobia e della rabbia non celata di queste élite occidentali nei confronti della Russia è proprio il fatto che non ci siamo fatti derubare durante la conquista coloniale e abbiamo costretto gli europei a commerciare con reciproco vantaggio. Ciò è stato possibile grazie alla creazione in Russia di un forte Stato centralizzato, che si è sviluppato ed è stato rafforzato dai grandi valori morali dell’Ortodossia, dell’Islam, dell’Ebraismo e del Buddismo, nonché dalla cultura e dalla lingua russa, accessibili a tutti.

LA DEMOCRAZIA PORTATA CON LE ARMI NUCLEARI E IL NAPALM

Da secoli i Paesi occidentali affermano di portare libertà e democrazia alle altre nazioni. È esattamente il contrario: invece di democrazia, repressione e sfruttamento; invece di libertà, schiavitù e violenza. L’intero ordine mondiale unipolare è intrinsecamente antidemocratico e non libero, è falso e ipocrita fino in fondo.

Gli Stati Uniti sono l’unico Paese al mondo ad aver usato due volte le armi nucleari, distruggendo le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Tra l’altro, hanno creato un precedente.

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Vorrei anche ricordarvi che gli Stati Uniti, insieme agli inglesi, senza alcuna necessità militare durante la Seconda guerra mondiale hanno ridotto in rovina Dresda, Amburgo, Colonia e molte altre città tedesche. E questo è stato fatto in modo dimostrativo, senza, ripeto, necessità militare. L’obiettivo era uno solo: come nel caso dei bombardamenti nucleari in Giappone, intimidire il nostro Paese e il mondo intero.

Gli Stati Uniti, con i loro barbari bombardamenti a tappeto, il napalm e le armi chimiche, hanno lasciato un segno terribile nella memoria dei popoli della Corea e del Vietnam.

ARMI BIOLOGICHE, FAME E SABOTAGGI 

Chiamano solidarietà euro-atlantica gli ordini e le urla sgarbate e offensive indirizzate ai loro vassalli; chiamano nobile ricerca medica lo sviluppo di armi biologiche e gli esperimenti su esseri umani vivi, anche in Ucraina.

Con le loro politiche distruttive, le loro guerre, i loro saccheggi hanno provocato l’enorme ondata di flussi migratori di oggi. Milioni di persone subiscono privazioni, abusi, muoiono a migliaia nel tentativo di raggiungere l’Europa.

Ora esportano grano dall’Ucraina. Dove va a finire con il pretesto di “garantire la sicurezza alimentare ai paesi più poveri del mondo”? Dove va? Va tutto negli stessi Paesi europei. Solo il 5% è stato destinato ai Paesi più poveri del mondo. Ancora una volta un’altra bufala e un vero e proprio inganno.

US Grain Lobby against Poorest Countries. Cereal Exported from Ukraine didn’t Reach People who Need it. UN Commissioner Said

L’élite americana sta essenzialmente usando la tragedia di queste persone per indebolire i suoi rivali, per distruggere gli Stati nazionali. Questo vale anche per l’Europa, per l’identità di Francia, Italia, Spagna e di altri Paesi con una storia secolare.

Washington chiede sempre più sanzioni contro la Russia, e la maggior parte dei politici europei umilmente concorda. Capiscono chiaramente che gli Stati Uniti, spingendo l’UE ad abbandonare totalmente  l’energia e le altre risorse russe, stanno praticamente deindustrializzando l’Europa e si stanno impadronendo completamente del mercato europeo – capiscono tutto, queste élite europee, capiscono tutto, ma preferiscono servire gli interessi degli altri. Non si tratta più di una banalità, ma di un diretto tradimento dei loro popoli. Ma che Dio li accompagni, sono affari loro.

Ma le sanzioni non bastano agli anglosassoni che sono ricorsi al sabotaggio – incredibile, ma è un dato di fatto: facendo saltare i gasdotti internazionali del North Stream, che passano sotto il Mar Baltico, distruggendo di fatto l’infrastruttura energetica europea. È evidente a tutti chi ne trae vantaggio. Ovviamente, lo ha fatto chi ne ha beneficiato.

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Il dettato statunitense si basa sulla forza bruta, sulla legge del pugno forte. A volte è ben confezionato, altre volte non lo è, ma l’essenza è la stessa: il potere del pugno forte. Da qui il dispiegamento e il mantenimento di centinaia di basi militari in ogni angolo del mondo, l’espansione della NATO e i tentativi di formare nuove alleanze militari come l’AUKUS e simili. Si sta inoltre perseguendo attivamente un legame politico-militare tra Washington, Seul e Tokyo.

USA E NATO ALLA RICERCA DEL DOMINIO TOTALE

È su questi principi che si fondano le dottrine militari degli Stati Uniti e della NATO, che non chiedono altro che il dominio totale. Le élite occidentali presentano i loro piani neocoloniali nello stesso modo ipocrita, con la pretesa anche di essere pacifisti, parlando di una sorta di contenimento; questa parola così subdola sta migrando da una strategia all’altra, ma, in realtà, significa una cosa sola: minare qualsiasi centro sovrano di sviluppo.

Questa arroganza è una diretta conseguenza non solo del noto concetto della propria eccezionalità – anche se, ovviamente, è sorprendente – ma anche della vera e propria “fame di informazione” in Occidente. La verità è stata affondata in un oceano di miti, illusioni e falsi, utilizzando una propaganda oltremodo aggressiva, mentendo come Goebbels. Più incredibile è la bugia, più velocemente la gente ci crederà: è così che operano, secondo questo principio.

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Ma la gente non può essere nutrita con dollari ed euro in banconote. Non si può sfamare la gente con quei pezzi di carta e non si può riscaldare la casa con la capitalizzazione virtuale e gonfiata dei social network occidentali. Tutto questo è importante, quello di cui parlo. Ma non meno importante è quello che ho appena detto: non si può sfamare nessuno con i pezzi di carta – c’è bisogno di cibo, e queste capitalizzazioni gonfiate non possono nemmeno riscaldare nessuno – c’è bisogno di risorse energetiche.

Ecco perché i politici europei devono convincere i loro concittadini a mangiare meno, a fare il bagno meno spesso e a vestirsi più pesante in casa. E coloro che iniziano a fare domande corrette: “Perché, insomma succede così?”, sono subito dichiarati nemici, estremisti e radicali. Si cambiano le carte in tavola contro la Russia, dicendo: ecco, è la fonte di tutti i vostri problemi. Mentono di nuovo.

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Quello che vorrei sottolineare è che ci sono tutte le ragioni per credere che le élite occidentali non cercheranno soluzioni costruttive alla crisi alimentare ed energetica globale, nata per loro colpa, esattamente per loro colpa, come risultato della loro pluriennale politica molto prima della nostra operazione militare speciale in Ucraina, nel Donbass. Non intendono risolvere i problemi di ingiustizia e disuguaglianza. Esiste il rischio che siano pronti a utilizzare altre ricette, a loro consuete.

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LA GUERRA PER IMPORRE LA CULTURA GENDER

Ora, per uscire da un altro groviglio di contraddizioni, hanno bisogno a tutti i costi di spezzare la Russia, altri Stati che scelgono la via sovrana dello sviluppo, per rubare ancora di più le ricchezze altrui e così chiudere, tappare i loro buchi. Se ciò non dovesse accadere, non escludo che cercheranno di portare il sistema al collasso al quale poi potranno attribuire la colpa di tutto, oppure, Dio non voglia, decideranno di usare la nota formula “la guerra cancella ogni cosa “.

La Russia comprende la sua responsabilità nei confronti della comunità mondiale e farà di tutto per far rinsavire queste teste calde.

In sostanza, sputano sul diritto naturale di miliardi di persone, la maggior parte dell’umanità, sulla libertà e sulla giustizia, sulla possibilità di determinare il proprio futuro. Ora sono passati alla radicale negazione delle norme etiche, della religione e della famiglia.

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Rispondiamo noi stessi ad alcune domande molto semplici. Ora voglio tornare a quello che ho detto, e voglio anche rivolgermi a tutti i cittadini russi, non solo ai colleghi in platea, ma a tutti i cittadini russi: ma davvero nel nostro Paese, in Russia, vogliamo avere “il genitore numero uno”, “il numero due”, “il numero tre” (sono completamente impazziti!) al posto di una mamma e un papà?

Vogliamo davvero che le nostre scuole inizino a insegnare ai bambini delle elementari a creare perversioni che portano al degrado e all’estinzione? Che venga loro insegnato che oltre alle donne e agli uomini esisterebbero dei gender e che venga loro proposto un intervento per cambiare sesso? È questo che vogliamo per il nostro Paese e per i nostri figli? Tutto questo per noi è inaccettabile, abbiamo un altro futuro, nostro.

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DAI FRUTTI LI RICONOSCERETE

Ripeto, la dittatura delle élite occidentali è diretta contro tutte le società, compresi gli stessi popoli dei Paesi occidentali. È una sfida per tutti. Questa negazione totale dell’uomo, la sovversione della fede e dei valori tradizionali, la soppressione della libertà assumono le caratteristiche di una “religione al contrario” – un vero e proprio satanismo. Nel Discorso della Montagna, Gesù Cristo, denunciando i falsi profeti, disse: “Dai loro frutti li riconoscerete”. E questi frutti velenosi sono già evidenti per la gente, non solo nel nostro Paese, ma in tutti i Paesi, comprese molte persone nello stesso Occidente.

In tutto il mondo, compresi Europa e Stati Uniti, come ho detto, abbiamo molte persone che la pensano come noi e sentiamo, vediamo il loro sostegno. In diversi Paesi e società si sta sviluppando un movimento di liberazione e anticoloniale contro l’egemonia unipolare. La sua soggettività non potrà che aumentare. È questa la forza che determinerà la futura realtà geopolitica.

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Oggi lottiamo per un percorso giusto e libero, prima di tutto per noi stessi, per la Russia, perché la dittatura, il dispotismo restino per sempre nel passato. (…) Il campo di battaglia a cui il destino e la storia ci hanno chiamato è il campo di battaglia per il nostro popolo, per la  grande, storica Russia. Per una grande Russia storica, per le generazioni future, per i nostri figli, nipoti e pronipoti. Dobbiamo proteggerli dalla schiavitù, dai mostruosi esperimenti che cercano di storpiare le loro menti e le loro anime.

Oggi lottiamo perché nessuno pensi mai che la Russia, il nostro popolo, la nostra lingua, la nostra cultura, possano essere presi e cancellati dalla storia. Oggi abbiamo bisogno di un consolidamento di tutta la società e solo la sovranità, la libertà, la creatività e la giustizia possono costituire la base di questa unità. I nostri valori sono umanità, misericordia e compassione.

PANDEMIA & GUERRA: COME LOTTARE CONTRO I COMPLOTTI NWO. Lezioni Bibliche di Re Davide, Papa Wojtyla e Marc Chagall

E vorrei concludere con le parole di un vero  patriota: Ivan Aleksandrovich Ilyin: “Se considero la mia patria la Russia, significa che amo, medito e penso in russo, che canto e parlo in russo; che credo nei poteri spirituali del popolo russo. Il suo spirito è il mio spirito; il suo destino è il mio destino; la sua sofferenza è il mio dolore; la sua prosperità è la mia gioia”.

Dietro queste parole c’è una grande scelta spirituale che molte generazioni di nostri antenati hanno seguito per i più di mille anni di esistenza dello Stato russo. Oggi questa scelta viene fatta da noi, dai cittadini delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e dagli abitanti delle regioni di Zaporozhye e Kherson. Hanno scelto di stare con il proprio popolo, di stare con la Madrepatria, di vivere il suo destino e di vincere insieme a lei.

La verità è dalla nostra parte, la Russia è dalla nostra parte!

Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa

LINK AL TESTO INTEGRALE QUI

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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