44 SACERDOTI TRUCIDATI DAI PARTIGIANI DOPO LA LIBERAZIONE. Ecco perché va Abolita la Festa del 25 Aprile

44 SACERDOTI TRUCIDATI DAI PARTIGIANI DOPO LA LIBERAZIONE. Ecco perché va Abolita la Festa del 25 Aprile

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Nell’immagine di copertina i sacerdoti don Umberto Pessina, in alto, e in basso da sinistra, don Giovanni Guicciardi, don Enrico Donati e don Luigi Lenzini

di Carlo Domenico Cristofori

Ringraziamo il giornalista Maurizio Blondet che come spesso accade ci offre spunti di revisionismo storico degni della massima attenzione soprattutto alla luce del gracchiare molesto di chi vuole paragonare la guerra in Ucraina, condotta da un regime filo-nazista con l’uso di paramilitari fieri di ostentare simboli delle SS o addirittura satanisti, con la Liberazione dell’Italia dal Nazi-Fascismo festeggiata ogni 25 aprile sebbene questa data gridi vendetta ai morti trucidati dai partigiani comunisti, sovente anch’essi animati da impulsi feroci anti-cristiani al punto da scegliere i nomi di battaglia tra quelli dei demoni, nell’orgia vittoriosa e lorda di sangue innocente.

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Grazie a un grande devoto al movimento partigiano, poi rinnegato dagli amici per aver scritto Il Sangue dei Vinti, come il compianto giornalista e storico Gianpaolo Pensa abbiamo raccontato i femminicidi commessi dai combattenti rossi in tempo di pace, quando non vi erano giustificazioni per punire con lo stupro di gruppo e la sepoltura in vita madri anche solo sospettate di essere collaborazioniste.

Grazie a Blondet e a un libro storico di Roberto Beretta dal titolo eloquente “Storia dei preti uccisi dai partigiani” possiamo ora narrare i casi di quei 44 sacerdoti trucidati dai partigiani DOPO IL 25 APRILE 1945, ovvero in tempo di pace quando la loro morte non poteva essere più giustificata da pregiudizi di presunti tradimenti.

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I PARTIGIANI COMUNISTI ITALIANI COME I NEO-NAZISTI UCRAINI

Ciò sta accadendo in Ucraina per volontà del presidente Volodymyr Zelensky, che Gospa News non ha esitato a definire “Servo della NATO e di Satana” in tempi di guerra le epurazioni dei nemici sono sempre motivate da presunti e non meglio circostanziati tradimenti alla patria: il Servizio di Sicurezza Ucraino SBU, che risponde direttamente al Capo dello Stato, prima ha ucciso con un colpo alla nuca, senza processo, un negoziatore di pace perché voleva svolgere il suo compito: ovvero mediare con la Russia una tregua.

Poi ha perseguitato, privato della cittadinanza, espulso dai monasteri e infine arrestato i preti ucraini della Chiesa Ortodossa Russa sebbene avesse esplicitamente condannato l’operazione militare speciale di Mosca in Ucraina.

ZELENSKY, SERVO DELLA NATO E DI SATANA! Arrestato Vescovo Ortodosso di Kiev per Pasqua. Altro Attentato Esplosivo in Russia dopo quello a Dugina

Se facciamo questo inciso è perché sciagurate manipolatrici della memoria come Giorgia Meloni e Liliana Segre, entrambe devote al Sionismo che non è un movimento di Ebrei ma una costruzione politica tra Ashkenaziti di origini Cazare convertitisi all’Ebraismo e la massoneria occidentale, hanno osato questo parossistico e deviante paragone, ingiurioso sia per le vittime del Nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale che per quelle dei neo-nazisti del Battaglione Azov nel Donbass.

Questi ultimi non sono fanatici spuntati per caso in seno al paese dell’Europa dell’Est ma rappresentano i naturali eredi dei collaborazionisti ucraini che furono complici del Fuhrer nello sterminio di 1,6 milioni di ebrei russi in Ucraina durante la Seconda Guerra Mondiale.

NEONAZISTI UCRAINI “EROI” PER IL ‘GURU” DELLA MELONI. Il Sottosegretario Fazzolari Elogia i Feroci Paramilitari di Estrema Destra

«Stiamo dalla parte della libertà e della democrazia, senza se e senza ma, e questo è il modo migliore per attualizzare il messaggio del 25 Aprile. Perché con l’invasione russa dell’Ucraina la nostra libertà è tornata concretamente in pericolo» ha detto ieri, in occasione del 25 aprile, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni probabilmente ispirata dall’ideologo di Fratelli d’Italia, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari che ha dipinto come “eroi” i paramilitari dell’Azov denunciati da Amnesty International per violazioni e diritti umani alla Corte Penale Internazionale dell’Aja senza che tale politicizzato organismo abbia mai mosso un dito…

La senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau ma non per questo autorizzata a pontificare come se fosse un Messia in quanto da Ebrea atea non riconosce nemmeno Gesù Cristo, ha pensato all’Ucraina come nella canzone partigiana Bella Ciao, “Mi son svegliata e ho trovato l’invasor”.

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Meloni e Segre, sono la prova vivente della mistificazione e dell’uso politico della Shoah che fu perpetrata dalla follia fratricida di Adolf Hitler, sospettato di avere origini Ashkenazite come invece le ha effettivamente il suo degno erede Zelensky, sterminatore dell’etnia filo-russa ucraina sia tramite un genocidio nel Donbass che attraverso le riforme di censura culturale della lingua, dei toponimi e della religione del Patriarcato di Mosca.

Se ciò può accadere nell’era del pacifismo delle bandiere arcobaleno – usate ad arte per includere la propaganda LGBTQ persino sui bambini in qualcosa di nobile come l’amore tra i popoli – è perché non c’è memoria di quei 44 sacerdoti trucidati dai partigiani IN TEMPO DI PACE per un tripudio satanico di sete di sangue e di odio verso i presunti nemici, tra i quali, per i comunisti fanatici, ci sono sempre stati i religiosi.

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44 SACERDOTI UCCISI IN TEMPO DI PACE SENZA MOTIVO

Tralasciamo il caso famoso di Don Edmondo De Amicis, il sacerdote impegnato politicamente dell’Associazione Volontari di Guerra e pertanto membro del Direttorio del Partito Fascista Repubblicano. Morì il 27 aprile di 78 anni fa, ma in realtà era stato ferito in un attentato proditorio il 24 aprile, pertanto prima della dichiarazione della Liberazione.

Evitiamo di analizzare anche le storie dei 17 sacerdoti uccisi in Friuli-Venezia-Giulia, Istria e Dalmazia perché in molti casi rientrano nelle infami persecuzioni dei partigiani jugoslavi comunisti di Tito e pertanto possono essere ritenuti quali martiri del fenomeno delle Foibe, una delle pochissime stragi del Comunismo ufficialmente ricordate a livello internazionale.

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Emblematica è invece la storia di don Luigi Lenzini che abbiamo già narrato in occasione della sua beatificazione. Il suo caso ci evidenzia una piccola imprecisione nel libro di Beretta che ci ha indotto ad approfondire il caso scoprendo che in Emilia Romagna, nel cosiddetto triangolo rosso sangue degli eccidi partigiani, le vittime della repressione sono state molte di più di quelle menzionate nel libro.

Il volume ne nomina infatti 27, tra cui oltre la metà uccisi dopo il 25 aprile, ma un dettagliato articolo di Crocevia, basato su fonti clericali, ne cita ben 92 portando alla luce la tremenda realtà di un massacro nemmeno ancora ben definito nei numeri e nei nomi, a differenza di quello nazi-fascista che è stato oggetto di centinaia di milioni di lire e di euro di finanziamento pubblico per l’esatta e doverosa ricostruzione storica.

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«Solo in Emilia Romagna sono 92 i sacerdoti e seminaristi caduti per mano dei partigiani e su L’Osservatore Romano del 1° novembre 1995 Luciano Bergonzoni ne elenca i nomi, insieme a quelli di tanti altri, vittime della ferocia nazista» scrive il Crocevia riportando un articolo pubblicato da Paolo De Marchi su Il Timone, n. 11 Gennaio/Febbraio 2001.

«Nel ’95, il card. Biffi ha promosso una serie di celebrazioni commemorative, nelle parrocchie della diocesi di Bologna, dei sacerdoti uccisi prima dopo la Liberazione, affermando che “questa impressionante serie di crimini dice che c’era a quel tempo il piano di impadronirsi politicamente della nostra società attraverso l’intimidazione della gente”; e proseguiva ribadendo il dovere del ricordo e della riconoscenza nei confronti di chi ha sacrificato la vita per ottenerci “il dono di un lungo periodo di prosperità e di pace”, sapendo “opporsi con fermezza ed efficacia al trionfo di ideologie che sembravano socialmente avanzate ed erano soltanto cieche e disumane”, e preservandoci così “dalle tristi prove toccate a molte nazioni dell’Est europeo”» si legge ancora nel sito.

Don Umberto Pessina

«Ricordiamone alcuni: il sacrificio di don Alfonso Reggiani, ucciso ad Amola il 5 dicembre 1945, e di don Enrico Donati, di Lorenzatico, ucciso il 13 mezza e ricordato espressamente dal card. Biffi, per arrivare al caso forse più famoso di tutti, quello di don Umberto Pessina, trucidato a San Martino di Correggio il 18 giugno 1946 (quindi sempre ben dopo il fatidico 25 aprile!): un delitto che invano i comunisti hanno cercato di far passare per un incidente» aggiunge Il Crocevia.

La maggior parte delle vittime si registrò in provincia di Bologna. Menzioniamo solo quelli uccisi in tempo di pace…

Raffaele Bartolini, canonico della Pieve di Cento, ucciso dai partigiani la sera del 20 giugno 1945, Donati, arciprete di Lorenzatico, ucciso il 13 maggio 1945 da elementi qualificatisi per partigiani, chiuso in un sacco e gettato in acqua, Achille Filippi, parroco di Moiola, ucciso dai comunisti il 25 luglio 1945 perché accusato di filo-fascismo.

Poco prima del 25 aprile, invece, era stato ammazzato persino un seminarista di soli 14 anni: Rolando Rivi, poi proclamato beato. 

DON LUIGI MASSACRATO DAI PARTIGIANI ROSSI IN TEMPO DI PACE. Il Sacerdote Martire Lenzini Proclamato Beato dalla Chiesa

 

DAL NAZI-FASCISMO ALLA TRIADE MASSONERIA, MAFIA E CIA

Bisogna «tenere viva la memoria delle atrocità nazi-fasciste ma soprattutto non dimenticare quanti lottarono e permisero la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista» ha proferito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa della Liberazione di ieri, 25 aprile 2023.

Ennò caro presidente! Bisogna non dimenticare anche le vittime dei partigiani comunisti che ebbero licenza di uccidere impunemente come l’hanno ottenuta in Ucraina i neo-nazisti dopo il golpe di George Soros a Kiev del 2014. 

BEATO ROLANDO: A 14 ANNI MARTIRE CRISTIANO DEI PARTIGIANI ROSSI

Questa retorica conferma che i totalitarismi, entrambi sgorgati dalle menti malate dei cospiratori massoni, vengono usati dalle dittature geopolitiche del momento quali strumenti di odio per perseguire con maggiore facilità scopi militari di quel Nuovo Ordine Mondiale che l’illustre storico cattolico William Guy Carr, forte della sua esperienza come commodoro della Royal Canadian Navy, fa risalire ai patti massonici tra Regno Unito, Italia e USA di cui furono Henry John Temple, terzo visconte Palmerston, Giuseppe Mazzini e Albert Pike.

I loro complotti innescarono la Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi e la Guerra di Secessione Americana.

MASSONERIA E GRANDI DELITTI: DAL GIUDICE AL PRESIDENTE USA

Negli USA vinse l’Unione nordista del presidente Abramo Lincoln che fu poi ucciso da un massone. Nel Bel Paese nacque il Regno d’Italia che distrusse quello cattolico delle Due Sicilie, aggredì lo Stato Pontificio e fece nascere le leggi massoniche di persecuzione del clero firmate dal Re sabaudo Vittorio Emanuele II nonostante una strage di lutti familiari profetizzati da San Giovanni Bosco.

Per controllare il Sud alla fame, invece, fu dato ampio potere alla mafia, nata con l’Unità d’Italia come sempre sostenne il giudice Rocco Chinnici ucciso nel primo attentato dinamitardo di Cosa Nostra.

MASSONERIA & SAVOIA – 1. Le Profezie di San Giovanni Bosco sui Lutti del Re Vittorio Emanuele II per le Leggi Massoniche contro la Chiesa

Tutto ciò fu temporaneamente spazzato via dal Fascismo, degenerato nelle leggi razziali e nell’alleanza con i Nazisti di Hitler, ma fu ricostituito dalla nuova alleanza tra massoneria e mafia legittimata dai servizi segreti USA (allora OSS oggi CIA) per poter effettuare lo Sbarco in Sicilia del 1943 dopo il quale Bernardo Mattarella iniziò la scalata al potere in Italia della sua Famiglia prima nella sua provincia di Trapani e poi a Palermo…

Alla luce della strage di 44 sacerdoti dopo una “finta” Liberazione, a cui è seguita l’usurpazione della sovranità nazionale da parte di nuovi ed occulti poteri internazionali, va seriamente presa in considerazione l’ipotesi di abolire la Festa del 25 aprile.

Carlo Domenico Cristofori
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – CRISTIANI PERSEGUITATI

GOSPA NEWS – STORIA

GIUDICE FALCONE UCCISO DALLA MAFIA. CON AIUTO CIA (Amica dei Mattarella)? Lo Sfogo: “Non c’è un Omicidio sbagliato di Cosa Nostra”


I PRETI UCCISI DAI PARTIGIANI PER REGIONE – E numero delle vittime dopo il 25 aprile 1945

VALLE D’AOSTA

Padre Fernando Ferrarotti – Champorcher, giugno 1944
Don Luigi Border – Hòne, 5 marzo 1946

PIEMONTE – 5

Don Edmondo De Amicis – Torino, 27 aprile 1945
Padre Angelico (Cesare) Romiti – Boschetto Montanaro (TO), 7 maggio 1945
Padre Eugenio Squizzato – Corio Canadese (TO), 15-16 aprile 1944
Don Giuseppe Amatesi – Coassolo Torinese (TO), 16 marzo 1944
Don Virginio Icardi – Squaneto (AL), 4 dicembre 1944
Don Francesco Pellizzari – Tagliolo Monferrato (AL), 10 maggio 1945
Don Enrico Percivalle – Variana (AL), 13 (15) marzo 1944
Don Sebastiano Caviglia – Asti, 27 aprile 1945
Don Luigi Solaro – Bottigliera d’Asti (AT), 3 aprile 1945
Don Antonio Francesco Zali – Morra San Costanzo (CN), 8 giugno 1944
Don Leandro Sangiorgio – Sordevolo (BI), 30 aprile 1945

LIGURIA – 1

Don Attilio Pavese – Alpe Gorreto (GE), 6 dicembre 1944
Don Colombo Fasce – Cesino (GE), 19 maggio 1945
Don Guido salvi – Castelvecchio di Rocca Barbena (SV), marzo 1945
Don Antonio Padoan – Castelvittorio (IM), 8 maggio 1944
Don Andrea Testa – Diano Borello (IM), 16 luglio 1944

LOMBARDIA – 1

Don Tullio Calcagno – Milano, 29 aprile 1945
Don Pietro Treccani – Provaglio d’Iseo (BS), 5 dicembre 1944
Serafino Lavezzari – San Pietro Casasco (PV), 26 febbraio 1945

VENETO – 1

Don Luigi Bovo – Bertipaglia di Maserà (PD), 25 dicembre 1944
Don Vittorio Barel – Vittorio Veneto (TV), 26 ottobre 1944
Fratel Josef Dorfmann – Posina (VI), 27 aprile 1945

FRIULI VENEZIA GIULIA, ISTRIA E DALMAZIA – 17

Don Giuseppe Gabbana – Trieste, 3 marzo 1944
Don Francesco Bonifacio – Villa Gardossi (TS), 11 settembre 1946
Don Angelo Tarticchio – Villa di Rovigno (Istria), 19 settembre 1943
Don Miroslav Bulesic – Mompaderno (Istria), 24 agosto 1947
Don Filip Tercelj – Sturie delle Fusine (GO), 7 gennaio 1946
Don Ludvik Sluga – Circhina (GO), 3 febbraio 1944
Don Lado Piscanc – Circhina (GO), 3 febbraio 1944
Fra’ Alessandro Sanguanini – Ranziano (GO), 12 ottobre 1944
Don Izidor Zavadlav – Goregna di Salona d’Isonzo (GO), 15 settembre 1946
Don Placido Sancin – San Dorligo della Valle (TS), 14 settembre 1943
Don Antonio Satej – San Daniele del Carso (GO), 26 settembre 1943
Don Luigi Obit – Poggio San Valentino (GO), 5 gennaio 1944
Don Anton Pisk – Canale d’Isonzo (GO), 28 ottobre 1944
Don Viktor Perkan – Elsane (Istria), 9 maggio 1945
Don Ernest Bandelj – Bria di Gorizia (GO), 30 aprile 1945
Don Valentin Pirec – Idria della Baccia (GO), 23 dicembre 1946
Padre Ivan Tul – Corte d’Isola (Istria), giugno 1945
Padre Joze Bric – Montespino (GO), 21 novembre 1945
Don Alojzij Kristan – Mune (Istria), 14 agosto 1947
Don Giovanni Dorbolò – Sgonico (TS), 1° maggio 1945
Don Giovanni Tul – Trieste, 1945
Fratel Pietro Bonsembiante – Trieste, 1° maggio 1945
Don Nicola Fantela – Ragusa (Dalmazia), 25 ottobre 1944
Don Rocco Rogosic – Bencovaz (Dalmazia), 17 maggio 1942
Don Giovanni Manzoni – Rava (Dalmazia), 18 ottobre 1944
Don Antonio Greskovic (Grskovic) – Lussino (Dalmazia), 3 maggio 1945
Don Casimiro Paich – S.Giovanni di Sterna d’Istria (GO), 29 aprile 1945
Don Domenico Benussi – Albona di Pola (Istria), 4 maggio 1945
Fra Mariano Blazic – Ragusa (Dalmazia), 25 ottobre 1944
Padre Pietro Perich – Ragusa (Dalmazia), 25 ottobre 1944
Don Francesco Grabegna – Losizze (GO), 26 settembre 1943
Rodolfo Trcek – Montenero d’Idria (GO), 1° settembre 1944
Erminio Pavinci – Chersano (Fianona), gennaio 1945
Vladimir Vivoda – Pinguente (Istria), settembre 1944
Bruno Fiotto – Cuscevie (Croazia), maggio 1945
Alojzij Kete – Planina di Aidussina (GO), 19 febbraio 1944
Emil Kete – Sambasso (GO), 12-13 novembre 1944
Gino Vosilla – Fiume (Istria), 1945
Giovanni Massalin – Fiume (Istria), 1945
Don Raffaele Busi Dogali – Briboj (Croazia), 15 giugno 1942
Don Giovanni Pettenghi – Gerovo (Croazia), 2 agosto 1942
Padre Agostino Curcio – Dugaresa (Croazia) 7 agosto 1941
Don Aurelio Diaz – Belgrado, gennaio 1945
Don Giacomo Lora – 8 settembre 1943
Padre Simone Nardin – Abbazia di Fiume (Istria), aprile 1945
Don Giacomo (Guido) Minghetti – Borovnica (Slovenia), giugno 1947
Don Hubert Leiler – Golnik (Slovenia), 21 marzo 1942
Don Lambert Ehrlich – Lubiana, 26 maggio 1942
Don Franc Kanduc – Logatec (Slovenia), 26 dicembre 1942
Don Ludvik Novak – Cave Auremiane (TS), 17 novembre 1943

EMILIA ROMAGNA – 14

Don Domenico Gianni – San Vitale di Reno (BO), 24 aprile 1945
Don Achille Filippi – Maiola (BO), 25 luglio 1945
Don Alfonso Reggiani – Amola di Piano (BO), 5 dicembre 1945
Don Giuseppe Rasori – San Martino in Casola (BO), 2 luglio 1946
Don Teobaldo Daporto – Casalfiumanese (BO), 10 settembre 1945
Don Giuseppe Galassi – S.Lorenzo in Selva (BO), 31 maggio 1945
Don Tiso Galletti – Spazzate Passatelli (BO), 9 maggio 1945
Don Corrado Bortolini – Lorenzatico (BO), 13 maggio 1945
Don Raffaele Bortolini – Dosso (FE), 20 giugno 1945
Don Ernesto Talè – Castelluccio di Guiglia (MO), 11 dicembre 1944
Don Giuseppe Preci – Montalto di Contese (MO), 24 maggio 1945
Don Giovanni Guicciardi – Lama Mocogno (MO), 10 giugno 1945
Don Giuseppe Lendini  in realtà don Luigi Lenzini – Crocette di Pavullo (MO), 21 luglio 1945
Don Francesco Venturelli – Fossoli (MO), 15 gennaio 1946
Don Giuseppe Tarozzi – Riolo di Castelfranco (MO), 26 maggio 1945
Don Giuseppe Violi – S.Lucia di Medesano (PR), 31 marzo 1945
Don Giovanni Ferruzzi – S.Maria in Fabriago (RA), 3 aprile 1945
Don Carlo Terenziani – Ventoso di Scandiano (RE), 29 aprile 1945
Don Luigi Manfredi – Budrio di Correggio (RE), 14 dicembre 1944
Don Aldemiro Corsi – Grassano (RE), 21-22 settembre 1944
Don Luigi Ilariucci – Garfagnolo (RE), 19 agosto 1944
Don Giuseppe Jemmi – Felina (RE), 19 aprile 1945
Don Dante Mattioli – Cogruzzo (RE), 11 aprile 1945
Sem. Rolando Rivi – Castellarano (RE), 13 aprile 1945
Don Umberto Pessina – Correggio (RE), 18 giugno 1946
Don Sperindio Bolognesi – Nismozza (RE), 25 ottobre 1944
Don Federico Semprini – Rimini (RN), 27 dicembre 1943

TOSCANA – 4

Don Adolfo Nannini – Sant’Andrea a Cercìna (FI), 30 maggio 1944
Don Emidio Spinelli – Campogialli (AR), 6 maggio 1944
Don Giuseppe Rocco – S. Sofia in Parecchia (AR), 4 maggio 1944
Giuseppe Pierami – Piazza al Serchio (LU), 2 novembre 1944
Don Giuseppe Lorenzelli – Corvarola di Bagnone (MS), 27 febbraio 1945
Don Sante Fontana – Comano (MS), 16 gennaio 1945
Don Luigi Grandetti – Pieve di Offiano (MS), 31 gennaio 1947
Don Pietro Maraglia – Cerignano (MS), 26 febbraio 1948
Don Carlo Beghè – Novegigola (MS), 2 marzo 1945
Don Dolfo Dolfi – Volterra (PI), 8 settembre 1945
Don Aladino Petri – Caprona (PI), 27 giugno 1944
Don Ugo Bardotti – Cevoli (PI), 4 febbraio 1951
Padre Crisostomo Ceraioli – Montefollonico (SI), 19 maggio 1944
Don Duilio Bastreghi – Celiano e Capannone (SI), 3 luglio 1944

UMBRIA

Don Ferdinando Merli – Foligno (PG), 21 febbraio 1944
Don Angelo Merlini – Fiamenga (PG), 21 febbraio 1944

MARCHE – 1

Don Gildo Vian – Bastia di Fabriano (AN), 16 luglio 1944
Don Nazzareno Pettinelli – Santa Lucia a Ostra (AN), 11 luglio 1944
Padre Sigismondo Damiani – San Liberato (MC), 9 maggio 1944
Don Nicola Polidori – Sefro (MC), 9 giugno 1944
Don Augusto Galli – Pereto (PU), 31 maggio 1946

ABRUZZO

Don Vincenzo d’Ovidio – Poggio Umbricchio (TE), 19 maggio 1944
Don Gregorio Ferretti – Collevecchio (TE), 24 maggio 1944

LAZIO

Padre Armando Messuri – Marino (RM) 8 giugno 1944

CALABRIA

Don Gennaro Amato – Paulonia (RC) 8 marzo 1945

da ROBERTO BERETTA, Storia dei preti uccisi dai partigiani, Edizioni PIEMME

Pubblicato in origine daMaurizio Blondet – 25 Aprile 2023 Mattarella: «Teniamo viva la memoria».

NOBEL PER LA PACE ALL’ONG DI KIEV CREATA DA SOROS & USA PER IL GOLPE IN UCRAINA. Finanziata pure dalla Commissione UE che Arma Zelensky

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Carlo Domenico Cristofori

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