EUCARISTIA E PENTECOSTE: DONI SOPRANNATURALI DELL’ULTIMA CENA. Le Rivelazioni dei Vangeli degli Apostoli Giovanni e Matteo

EUCARISTIA E PENTECOSTE: DONI SOPRANNATURALI DELL’ULTIMA CENA. Le Rivelazioni dei Vangeli degli Apostoli Giovanni e Matteo

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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Con questo giovedì santo e la commemorativa funzione della Cena Domini di stasera siamo ormai entrati nel triduo Pasquale e, come giornale di ispirazione Cristiana e Mariana, ci pare doveroso sospendere la pubblicazione di altri argomenti fino alla Domenica più importante dell’Anno: quella della Risurrezione del Figlio di Dio.

Prima di addentrarci nell’analisi dei prodigiosi doni soprannaturali portati durante l’Ultima Cena da Gesù agli Apostoli, e per tramite loro a tutti i suoi seguaci Cristiani, presentiamo con la dovuta attenzione i due evangelisti su cui si concentrerà la nostra esegesi biblica finalizzata a verificare quanto davvero siamo consapevoli della Grazia e della Potenza che Cristo ci ha lasciate in eredità.

La Mirabile Storia dei due Evangelisti Apostoli di Gesù

San Matteo Apostolo ed Evangelista

Matteo (Cafarnao, 4/2 a.C. circa – Etiopia, 70 o 74) fu, secondo i Vangeli, uno dei dodici apostoli di Gesù e, secondo la tradizione, l’autore del Vangelo secondo Matteo. In questo stesso vangelo viene chiamato “il pubblicano” e descritto come esattore delle tasse prima della chiamata di Gesù; in Marco e Luca lo stesso pubblicano viene chiamato Levi, anche se non viene esplicitamente identificato con l’apostolo Matteo. Matteo non va confuso con l’apostolo quasi omonimo Mattia.

Ci fermiamo a questa interpretazione “tradizionali” senza farci influenzare dagli studi moderni che, manipolatii dallo scientismo massonico imperante dal XVII secolo tanto nella storia quanto nella teologia eretica creata da artefatti scismi politici (Anglicano, Luterano, Calvinista), vogliono mettere in discussione la sua paternità dell’omonimo testo evangelico con quel processo di graduale erosione delle verità bibliche che, per loro congenita e mistica natura, sono integralmente comprensibili e totalmente credibili solo agli uomini di autentica e profonda Fede.

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Il simbolo dell’evangelista Matteo è l’Angelo perché narrando la genealogia terrena e l’infanzia di Gesù Figlio dell’uomo, non solo ne sottolinea l’umanità divina ben esplicitata proprio dal primo sogno di Giuseppe (Matteo 1, 18-24)

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa,

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Secondo la tradizione Matteo dopo la Pentecoste predicò prima in Giudea e poi portò il Vangelo nell’Africa, in Etiopia, e si sa per testimonianza di Clemente Alessandrino, che praticava l’esercizio della contemplazione e conduceva vita austera, non mangiando altro che erbe, radici e frutta selvatica. Fu trucidato da una squadra di feroci pagani, mentre celebrava il santo sacrificio.

Le reliquie di San Matteo sarebbero giunte a Velia (oggi Ascea, in provincia di Salerno), intorno al V secolo, dove rimasero sepolte per circa quattro secoli. Il corpo del Santo fu rinvenuto dal monaco Atanasio nei pressi di una fonte termale dell’antica città di Parmenide.

San Giovanni Apostolo ed Evangelista

Giovanni (Betsaida, 10 circa – Efeso, 98 o anni immediatamente successivi) è stato un apostolo di Gesù. Secondo le narrazioni dei vangeli canonici era il figlio di Zebedeo e Salome e fratello dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Prima di seguire Gesù era discepolo di Giovanni Battista. La tradizione cristiana lo identifica con l’autore del quarto vangelo e per questo gli viene attribuito anche l’epiteto di evangelista ed è considerato un santo miroblita.

Ovvero è uno di quei santi il cui corpo emana una fragranza gradevole, e lascia colare un olio dalle proprietà miracolose. San Giovanni fu l’unico apostolo che rimase sotto la Croce durante la morte di Cristo e, nonostante le sue enormi sofferenze durante la prigionia a Pam os quando scrisse il Libro dell’Apocalisse (o Rivelazione), fu l’unico a non morire martire ma con un pacifico “transito” al cielo simile a quello di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.

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San Giovanni, dopo Gesù, potrebbe esser definito il maestro della devozione mariana come lui stesso narra nel suo vangelo (Gv. 19,26-27)

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

L’etimologia del nome deriva dall’Ebraico “il Signore è benefico, dono del Signore”. Il simbolo di Giovani è l’Aquila perché come si credeva che l’aquila potesse fissare il sole, anche lui nel suo Vangelo fissò la profondità della divinità e messianici del Cristo. Ma anche perché tale uccello era simbolo di rinnovamento già menzionato nei salmi di Davide: «si rinnova come aquila la tua giovinezza» (Sal 103,5).

L’Istituzione dell’Eucaristia nell’Ultima Cena

Ecco perché San Giovanni, già discepolo dell’omonimo Battista, rappresenta l’anello di congiunzione tra due viatici cruciali nel rinnovamento dei Cristiani: il Battesimo e la Discesa dello Spirito Santo cui dedica ampio spazio proprio nel capitolo 14 all’Ultima Cena.

San Giovanni, insieme al fratello Giacomo e al “capo in pectore” della nascitura Ecclesia (comunità dal Greco) Simon Pietro, ebbe anche l’onore di assistere alla prima manifestazione divina di Gesù durante la sua Trasfigurazione sul monte Tabor.

È pure parere comune degli antichi scrittori che S. Giovanni abbia voluto anche completare la narrazione dei tre Sinottici, sia raccontando avvenimenti anteriori all’imprigionamento di S. Giovanni Battista, sia scrivendo “un Vangelo spirituale”, mettendo in speciale rilievo quanto si riferiva all’intima natura di Gesù Cristo.

E con tale consapevolezza sembra aver “ignorato” questo momento importante della sua esperienza apostolica e mistica accanto a Gesù proprio come durante la cena ha relegato l’istituzione dell’Eucaristia in poche frasi rinchiuse in una delle tante allegorie pronunciate Messia (Giovanni 15, 1-11).

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.

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Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore. Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.

In realtà l’evangelista Giovanni, proprio perché doveva scrivere una versione più teologica degli atti messianici rivolta ai più dotti anche per sedare sul nascere le proliferanti eresie sulla divinità di Cristo, aveva scritto del sacrificio dell’agnello pasquale fin dalle prime righe del suo Prologo (Giovanni 1, 1-5):

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Quindi aggiunge dopo aver reso testimonianza al Battista (Gv 1, 14-17)::

E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre. Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: “Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me. Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia”». Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.

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Lo stesso evangelista aveva già narrato il senso dell’Eucaristia addirittura un anno prima dopo il miracoloso evento della moltiplicazione dei pani e dei pesci sul lago di Tiberiade (Gv 6,26-40):

Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».Gesù rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».

Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;  il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

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Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Il più giovane degli apostoli, quando scrive, con ogni probabilità è già a conoscenza della narrazione evangelica di Matteo (morto 28 anni prima di lui) che invece dettaglia nei minimi particolari l’istituzione formale dell’Eucaristia (Mt 26, 20-29).

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. (…) Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. o vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».

La Divina Grazia del Sacramento della Comunione

Come ho già rilevato in altre occasioni l’Eucaristia è il fulcro della Santa Messa ovvero del banchetto di comunione “per Cristo, con Cristo e in cristo” di tutti i battezzati cristiani nel Corpo Mistico della Chiesa lasciato in eredità da Gesù.

Una Chiesa su cui le porte degli inferi non prevarranno e che fu capace di ‘risorgere” persino allo Scisma d’Occidente con Papi e antipapi.

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Pertanto la Chiesa fondata sulla roccia di Pietro sarà ben poco scalfita dai post denigratori contro il lassismo spirituale e scritturale di una parte del Clero Cattolico (molto più di quello Ortodosso ed Evangelico Pentecostale) che segnano la deriva del credente verso la superbia anziché verso la misericordia e l’umiltà insegnata dal Maestro proprio durante l’Ultima Cena (Gv 13, 12-17).

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

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Tale lassismo spirituale è causato essenzialmente da tre gravi piaghe contempranee.

Al primo posto vi è sicuramente la scarsa devozione del Popolo di Dio che si balocca tra i sacramenti rituali della confessione e comunione come se fossero optional occasionali della sua vita spirituale e non condizioni necessarie ad ottenere uno stato di completa “grazia” divina in antitesi alla “disgrazia” quotidiana con cui Satana vuole avvelenare prima l’anima, poi il cuore e infine anche la mente dell’uomo e dell’umanità.

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Se infatti Santificare la Festa del Giorno del Signore con la Messa Domenicale preserva da una grave violazione del Terzo Comandamento è soltanto attraverso l’Eucaristia che si può appieno entrare in comunione con Gesù e quindi il Padre come ricorda proprio Giovanni all’inizio del suo Vangelo (GV. 1, 16,18).

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

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Questa scarsa fedeltà ai sacramenti ha ingenerato la conseguente tendenza, negligente quanto comprensibile, dei consacrati ad “abbassare il Vangelo” alla portata della loro assembla come la maestra neghittosa fa con la classe degli alunni abitata da troppi somari per pigrizia…

Quale seconda e ben più grave piaga c’è stata l’infiltrazione del relativismo e scientismo massonico addirittura nei vertici delle varie confessioni cristiane fin dai più noti scismi del XVI e XVII secolo (Anglicano, Luterano, Presbiteriano) ma addirittura anche nel Vaticano, risorto come sede della Chiesa Cattolica Apostolica Romana sui resti dello Stato Pontificio fisicamente e violentemente aggredito proprio dalla Massoneria.

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Da tutto ciò è derivata la terza piaga di un graduale indebolimento e impoverimento della potenza sacramentale dell’Eucaristia e della Cresima sia nell’ambito più strettamente liturgico che in quello mistico.

Con l’abbandono della somministrazione della comunione anche col vino ai fedeli per mere necessità pratiche della Santa Messa, e poi quello dell’acquasanta a causa di una pandemia SARS-Cov-2 pianificata in laboratorio per scopi geopolitici ma anche metafisici rivolti a un infiacchimento della tensione spirituale verso l’Eterno, si è assistito alla prima spoliazione della valenza soprannaturale della Comunione che è preambolo indispensabile alla Cresima, non solo nel cammino di catechesi dei bimbi cattolici (quelli Ortodossi la ricevono insieme al Battesimo e cominciano a fare l’Eucaristia fin dalla tenera età come predicava un grandissimo santo piemontese).

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Ecco che cosa scrisse San Giovanni Bosco in un suo libretto intitolato Il mese di maggio (8° giorno del mese, pag. 56-57):

«Nell’Eucaristia Gesù Cristo ci dà il suo corpo, il suo sangue, la sua anima e la sua divinità sotto le specie del pane e del vino consacrati. Questo è il più grande prodigio della potenza Divina. Con un atto di amore immenso verso di noi, Dio trovò modo di dare alle anime nostre un cibo proporzionato e spirituale, cioè la medesima sua Divinità».

«Si tenga lontano come la peste l’opinione di taluno che vorrebbe differire la Prima Comunione a un’età troppo inoltrata, quando per lo più il demonio ha preso possesso del cuore di un giovanetto a danno incalcolabile della sua innocenza… Quando un giovanetto sa distinguere tra pane e pane, e palesa sufficiente istruzione, non si badi più all’età e venga il Sovrano Celeste a regnare in quell’anima benedetta».

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Proprio la perdita della coscienza mistica di questo grande prodigio soprannaturale ha agevolato l’impoverimento liturgico del valore autentico della transustanziazione.

Ovvero la presenza reale del Cristo nel sacramento eucaristico, attraverso il passaggio totale della sostanza del pane e del vino in quella del corpo e del sangue di Cristo in virtù delle parole della consacrazione pronunciate dal sacerdote durante la Messa.

Se così non fosse nessun pastore ecclesiastico avrebbe osato privare ogni fedele del Preziosissimo Sangue di Gesù che è la più potente arma contro le insidie demoniache.

Lo Spirito Santo nella Pentecoste e nella Vita Quotidiana

L’ispirato Papa San Giovanni Paolo II istituì proprio l’Eucaristia come il quinto e più importante dei nuovi Misteri Luminosi del Rosario alla Santissima Vergine Maria a cui aveva vocato il suo pontificato nel motto apostolico “Totus Tuus”.

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Senza la prodigiosa azione del corpo e del sangue di Cristo il nostro spirito, ove brilla la scintilla di Dio, la nostra anima volitiva, membrana di congiunzione tra cuore, cervello e corpo, non possono essere raggiunte dalla piena grazia dell’Onnipotente. Per quanto possano essere guidate e protette dall’insondabile mistero della Divina Provvidenza.

Mentre se noi confidiamo, profondamente e spiritualmente, nell’azione soprannaturale degli stessi possiamo riceverne i benefici anche quando siamo impossibilitati ad assumere la santa comunione fisicamente e dobbiamo accontentarci di quella spirituale.

Essa non solo è il viatico della grazia ma il preambolo indispensabile perché l’unità con il Figlio e il Padre ci consenta di ricevere il dono dell’unzione dello Spirito Santo, che rappresenta la causa efficiente (ipostasi) della Santissima Trinità e la potenza pura a disposizione di ogni Cristiano, ovvero il seguace di Cristo: che è traduzione greca del termine ebraico mašíakh, il quale significa proprio unto. 

Il significato di questo titolo onorifico deriva dal fatto che nel popolo eletto di Israele, così denominato per il nome dato da Jahwè a Giacobbe (figlio di Isacco, a sua volta figlio di Abramo), i re, i sacerdoti e i profeti venivano consacrati tramite l’unzione con l’olio sacro degli ulivi come si narra nell’Antico Testamento della Sacra Bibbia giudaico-cristiana.

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L’annuncio del dono dello Spirito Santo fu fatto dal Messia proprio durante l’Ultima Cena come narra Giovanni nel suo Vangelo (GV. 14, 15-18)

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Pacraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Come sappiamo e abbiamo già visto in un precedente articolo specifico, gli Apostoli e la Santissima Vergine Maria, sebbene già colma di Spirito Santo durante la grazia del concepimento di Gesù Figlio di Dio, ricevettero la potentissima unzione dello Spirito Santo in occasione della Pentecoste, la festa in cui gli Israeliti commemoravano i 50 giorni dalla Pasqua (prima di Cristo a memoria dell’esodo dall’Egitto) quando Jahwè diede a Mosè le tavole della legge sul monte Sinai.

I Prodigiosi Carismi del Santo Paraclito

Il Paraclito (dal greco e latino paraclitus “chiamato presso, assistente, soccorritore, avvocato”) porta con sé i doni già profetizzati per Re Davide da Isaia nel suo omonimo Libro veterotestamentario (Is. 11,2):

Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e d’intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore

Per conferire mistica pienezza tra essi fu inserita dalla tradizione teologica cristiana fin dagli albori anche la scienza portandoli così a 7, numero sacro per gli Ebrei come per i più veraci cristiani. Anche se i carismi sono ben più numerosi come ripetutamente menzionati negli Atti degli Apostoli da Pietro e Paolo che ne sperimentarono la potenza.

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Secondo la tradizione cattolica il carisma è un dono soprannaturale dello Spirito Santo concesso in via straordinaria ad alcuni membri della Chiesa per il bene generale della comunità cristiana (Corinzi 1, 12). Come tale, si distingue dalla grazia santificante, che a tutti viene infusa nel battesimo.

Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell’ignoranza. Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l’impulso del momento. Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anàtema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune:

S. Paolo ne enumera 9 in I Cor. (XlI, 11-30) e 5 in Rom. (XII, 6, 8): il linguaggio della sapienza, il linguaggio di scienza, la fede, il dono di far guarigioni, il potere dei miracoli, il dono della profezia, il dono di distinguere gli spiriti, le varietà delle lingue, l’interpretazione delle lingue. 

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Le ermetiche parole di San Paolo sull’azione del Paraclito possono essere ben sintetizzate da una frase di quella tradizionale preghiera denominata Inno allo Spirito Santo:

Senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla senza colpa

Ecco perché senza credere alla potenza dei Sacramenti dell’Eucaristia e della Cresima istituiti nell’Ultima Cena non si può capirne l’importanza, di conseguenza nemmeno desiderarli nella propria quotidianità della vita con quell’invocazione allo Spirito Santo che qualunque credente dovrebbe recitare, non solo per  facoltà e diritto, ma soprattutto per sacrosanto dovere.

Affinché sia il Paraclito lasciato a noi tutti Cristiani in eredità di Gesù dopo l’ultima cena a renderci docili alla sua volontà nella scelta della nostra vocazione e missione già predisposta nel nostro genoma spirituale da Dio Padre Onnipotente alla nostra nascita.

Solo chi ha sperimentato l’energia neuro-fisiologica dell’Unzione, purtroppo coltivata più dagli Evangelici Pentecostali che dai Cattolici, può comprenderne l’infinita Potenza. Ecco perchè chiudo questa prima riflessione sul triduo pasquale con la preghiera allo Spirito Santo invocandolo su ogni lettore.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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VIENI SANTO SPIRITO

Vieni, Spirito Santo,
manda a noi dal Cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in Te confidano,
i sette santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona eterna gioia. Amen


MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – APOCALISSE TERRA

MEDJUGORIE E I DIECI SEGRETI – 1. La Rivelazione della Veggente Vicka sui Destini del Mondo

Le ”profezie” di San Pio sulla Patria Cristiana. La lotta coi Massoni e l’aborto imposto da Rockefeller – NWO

MEDJUGORIE E I DIECI SEGRETI – 2. La Regina della Pace e le Rivelazioni della Veggente Mirijana prima dell’11 Settembre

 

 

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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