BOLLETTE ALLE STELLE PER GUERRE NATO DELLA MELONI. Great Reset della Partner di Lobby Armi, Rockefeller, NeoNazisti e Sionisti

BOLLETTE ALLE STELLE PER GUERRE NATO DELLA MELONI. Great Reset della Partner di Lobby Armi, Rockefeller, NeoNazisti e Sionisti

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Nell’immagine di copertina la premier Giorgia Meloni con i due sicari dei Signori delle Guerre NATO-Rockefeller: i sionisti Netanyahu e Zelensky 

Introduzione di Carlo Domenico Cristofori

Ne abbiamo scritto a iosa e stra-iosa e perciò in questo articolo ci limiteremo a riportare i link alle precedenti inchieste all’interno di un inquietante articolo di Adnkronos e di un allarme concreto di Federconsumatori.

LA FILO-NAZISTA MELONI STA CON CHI UCCIDE I BIMBI IN CHIESA. Appoggia Netanyahu e Crimini di Guerra Sionisti

Le politiche di guerra della premier Giorgia Meloni, in Ucraina in difesa del regime NeoNazista idolatrato dal suo sottosegretario e in Palestina a protezione del genocidio della tirannide sionista di Benjamin Netanyahu, più volte a capo di un governo provvisorio senza maggioranza politica e sotto inchiesta per vari episodi di vergognosa corruzione, stanno facendo fortuna degli amici della Lobby delle Armi del suo mentore Guido Crosetto, come lei invischiato nei think-tank dei Rockefeller, diventato Ministro della Difesa nonostante scandalosi conflitti d’interesse con i Signori della Guerra.

“Israele siamo noi: aderisco con convinzione all’appello del Foglio”. Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una lettera inviata al quotidiano diretto da Claudio Cerasa. E ancora: “Il terrorismo – dice al Foglio – non è mai giustificato e Israele ha il diritto di difendere se stesso e il suo popolo. Il sostegno del mio governo alla sicurezza di Israele è solidissimo”.

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La premier filo-sionista fa finta di ignorare i crimini di guerra che per anni hanno compiuto i governi del premier Netanyahu tanto da meritarsi un’inchiesta della Corte Penale Internazionale de L’Aja subito insabbiata dal nuovo procuratore britannico Karim Khan che è stato invece rapidissimo nello spiccare un mandato d’arresto per il presidente russo Vladimir Putin dopo aver abbracciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un palese endorsement alla NATO che, nelle visioni di George Soros, è il punto di riferimento del Nuovo Ordine Mondiale. 

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Quelle violenze quotidiane degli Israeliani contro i Palestinesi hanno trasformato un’organizzazione terroristica come Hamas (finanziata dagli USA per fomentare una continua guerra in Terra Santa) in una forza militare di resistenza partigiana amata dalla popolazione. 

Questo è il risultato degno di un popolino succube e complice della cultura mafiosa del favoritismo personale che continua a sostenere le politiche di mainstream nonostante i devastanti danni fatti dalla pandemia, causata da un virus creato in laboratorio, dei vaccini sperimentali sponsorizzati da Bill Gates nel progetto d’immunizzazione globale sostenuto proprio dai Rockefeller e delle strategie militari adottate dal segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, burattino di Gates nell’alleanza atlantica.

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Tanto a pagare sono sempre gli Italiani, ancor più degli Europei dove idonee politiche sociali contro la povertà (come il reddito di cittadinanza) evitano agli abitanti di finire nella miseria. 

Buona amara lettura…

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Prezzi: l’inflazione al 5,3% determina ricadute di 1.579,40 euro annui a famiglia. 

Comunicato stampa di Federconsumatori

L’Istat conferma a settembre il tasso di inflazione al 5,3%, con un aumento del +0,2% su base mensile. Il carrello della spesa si attesta, invece, al +8,1%. Con l’inflazione a questi livelli le ricadute per ogni famiglia, in termini annui, sono pari ad un aggravio di 1.579,40 euro.

Continuano a preoccupare i costi dei beni alimentari, il cui tasso, seppure in discesa si attesta sempre su livelli elevatissimi, al +8,4%, che si traduce in un aggravio di 471 euro anni a famiglia.

A tutto ciò si aggiungono gli aumenti sul fronte dell’energia, quelli già decisi (+18,6% per l’elettricità e +4,8% per il gas, per i clienti sul mercato tutelato) e quelli che, a causa dei conflitti in atto, potrebbero aggravare una situazione già precaria.

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Si tratta di aumenti insostenibili per molte famiglie, costrette a un numero sempre maggiore di rinunce e sacrifici, a partire dalla riduzione di consumi di carne e pesce (-16,9%) e dal ricorso sempre più assiduo ai discount (+11,9%), senza trovare, nemmeno lì, prezzi accessibili.

“Di fronte ad una crisi così accentuata risulta sempre più evidente come il trimestre anti-inflazione si configuri sempre di più come un’operazione di facciata, tra l’altro non priva di criticità nella sua applicazione, del tutto insufficiente a dare respiro alle famiglie.” – Afferma Michele Carrus, Presidente Federconsumatori.

È necessario ed urgente che il Governo si impegni inserendo in manovra misure urgenti per:

  • Prorogare il mercato tutelato di un tempo congruo a risolvere ogni criticità e a tutelare i cittadini da aumenti improponibili in questa fase;
  • Mettere in atto l’attesa e improrogabile riforma delle accise e degli oneri di sistema sui beni energetici e carburanti;
  • Rimodulare l’Iva sui generi di largo consumo (con un risparmio di oltre 531,57 euro annui a famiglia con la nostra proposta);
  • Attivare seri e tempestivi monitoraggi dei prezzi attraverso Comitati di sorveglianza costituiti territorialmente, con la partecipazione delle Associazioni dei consumatori e sotto il coordinamento di Mr. Prezzi, per contrastare prontamente ogni fenomeno speculativo;
  • Ampliare le misure di sostegno a favore delle famiglie che non riescono a sostenere le rate dei mutui a tasso variabile.

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Caro Bollette, autunno da incubo per italiani: ecco i possibili rincari

Pubblicato in origine su Adnkronos e altri quotidiani nazionali

Tutti i link ai precedenti articoli di Gospa News sono stati aggiunti a posteriori per l’attinenza coi temi trattati

Un autunno da incubo per gli italiani sul fronte bollette a causa dell’impatto sui costi dell’energia causati delle guerre in Ucraina e Israele. Cristiano Bilucaglia, presidente dell’osservatorio per l’energia Ubroker, spiega infatti che “il settore energetico torna a essere di nuovo sotto tensione. In un momento delicato come questo, che vede le sorti dell’energia dipendere da un nuovo conflitto (questa volta quello fra Israele ed Hamas in Palestina), che avrà ripercussioni mondiali a livello economico, sociale, religioso e appunto anche energetico”.

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Secondo l’osservatorio “la situazione potrebbe esplodere ed allargarsi, coinvolgendo altri paesi chiave sotto il profilo dell’approvvigionamento, come ad esempio il Nord Africa, l’Algeria, la Libia e l’Azerbaijan. Una guerra “religiosa” che si giocherà su tutti i campi a disposizione e che influenzerà le sorti dell’Europa e dell’intero settore energetico: non dimentichiamoci che il Medio Oriente detiene il 42% delle riserve globali di gas”.

A inizio settembre, l’Osservatorio uBroker sull’energia, aveva pubblicato i risultati delle analisi condotte e le stime sull’andamento dei prezzi di luce e gas per i prossimi due trimestri, l’ultimo del 2023 e il primo del 2024. Ancora ignari del conflitto Mediorientale, i dati parlavano di un rincaro della materia prima sul lungo periodo che avrebbe potuto sfiorare il 60% per il GAS (PSV) e il 35% per l’energia elettrica (PUN).

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In seguito al conflitto, questo lungo periodo si è accorciato. l’Osservatorio uBroker sull’energia aveva apprezzato il valore del PSV di ottobre a 36,50 euro/MWh. Queste stime, già al rialzo, sono state di gran lunga superate con mesi di anticipo. Infatti, l’indice PSV ha chiuso settembre con un valore medio di 37,01 euro/MWh e attualmente il PSV di ottobre registra un valore medio di 40,02 euro/MWh.

Confrontando i dati pre e post conflitto e prendendo come riferimento due date, il 6 ottobre (giorno pre-attentati) e la giornata del 16 ottobre, il valore del PSV è passato da 31,15 euro/MWh a 53,20 euro/MWh, registrando una variazione percentuale del +70,79% in poco meno. Purtroppo gli aumenti si fanno sentire anche sulla bolletta della luce, salita già del 23,42% rispetto ad agosto e, al momento, le stime dell’Osservatorio uBroker sull’energia mostrano un +45,95% per il mese di gennaio 2024.

Se vogliamo fare lo stesso confronto, prendendo come riferimento, spiegano da l’Osservatorio uBroker, il 6 e il 16 ottobre, il PUN è schizzato da 130,39 euro/MWh a 175,76 euro/MWh, registrando una variazione percentuale del +34,8%. In generale, è previsto da tutti i principali operatori del settore un rincaro complessivo di luce e gas di circa 310,00/330,00 euro annui per nucleo familiare. Purtroppo, non possiamo affermare che la situazione migliorerà.

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A causa del conflitto, Israele ha già chiuso per ragioni di sicurezza un importante giacimento di gas, quello di Tamar; un indotto che alimenta parte dell’Egitto e altro gas che viene trasportato in Europa. Inoltre, a largo della striscia di Gaza, esiste un grande giacimento di gas metano, il Leviathan, sempre sotto il controllo di Israele ma che corre a nord fino al Libano, paese vicino a Hezbollah. Questo giacimento, uno dei più grandi nel Mediterraneo, è stato oggetto di interessi e potrebbe facilmente diventare oggetto di conflitto, stravolgendo gli equilibri in essere in Medioriente. Infatti, il Leviathan ha al momento un’autonomia di produzione di gas metano di oltre 50 anni.

A questi fattori, se ne aggiungono altri: la ripresa degli scioperi dei lavoratori dei progetti GNL di Chevron in Australia, il fabbisogno crescente della Cina, la fine del mercato tutelato, l’interruzione – o presunto attentato – del gasdotto Baltic Connector in Finlandia, ma anche le incertezze sull’inflazione, le possibili azioni della Fed e molto altro.

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Il problema, spiegano dall’Osservatorio uBroker, resta la dipendenza energetica dell’Italia e dell’Europa da Paesi che ciclicamente sono soggetti a crisi e conflitti. Oggi il 36% del gas ci viene fornito dall’Algeria. Una dipendenza che si ripercuote sulle bollette e anche sul pieno dell’auto per ciò che concerne il prezzo del carburante, ormai alle stelle e sulla via di non ritorno. Non esiste una soluzione, ma solo un monito. Ogni crisi e ogni conflitto ricordano all’Italia che non ha fatto abbastanza negli ultimi decenni per aumentare la propria indipendenza energetica.

Per il futuro prossimo, l’indicazione primaria è di non bloccare gli investimenti nel settore energetico ma aumentarli, puntando tutto sulle fonti rinnovabili e sul nucleare. In secondo luogo, di tentare di diversificare maggiormente le forniture, allontanandosi dalle zone calde. I partner come l’Algeria sembravano un porto sicuro ma oggi risultano essere molto più instabili e pericolosi di quanto immaginassimo, concludono da uBroker.

Pubblicato in origine su Adnkronos e altri quotidiani nazionali

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Carlo Domenico Cristofori

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