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UCRAINA: MEDIASET RILANCIA APPELLO DI NOTI REPORTER PRO PACE E CONTRO RIARMO. Dono Natalizio di Berlusconi a Putin

UCRAINA: MEDIASET RILANCIA APPELLO DI NOTI REPORTER PRO PACE E CONTRO RIARMO. Dono Natalizio di Berlusconi a Putin

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Lettera di famosi giornalisti contro la propaganda di guerra
ripubblicata dopo 9 mesi dal quotidiano online TGCOM24
nel giorno del Natale Ortodosso… Ecco perché non è un caso!

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

ENGLISH VERSION

SINTESI INTRODUTTIVA

Undici storici corrispondenti di grandi media lanciano l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”.

L’ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: “Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni”. Toni Capuozzo (ex TG5): “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos’è la guerra”.

I famosi repèorter di guerra Toni Capuozzo e Massimo Alberizzi

“Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male”.

Inizia così l’appello pubblico di undici storici inviati di guerra di grandi media nazionali (Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore), che lanciano l’allarme sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto nel giornalismo italiano (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress). “

Tutte le frasi virgolettate sono state riportate dal quotidiano online TGCOM24, guarda caso, il 7 gennaio 2023, nel giorno del Natale Ortodosso. (I link alle inchieste di Gospa News sono stati ovviamente aggiunti a posteriori in relazione ai temi trattati)

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Due particolare rendono clamorosa questa pubblicazione…

Il primo è che l’appello dei giornalisti è stato pubblicato in origine il primo aprile 2022 e pertanto è stato rilanciato dal giornale online proprio nel giorno della festività natalizia dei Cristiani della Chiesa Cristiana Ortodossa Russa, finita di recente nel mirino del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che, proprio per questo, è stato accusato di Satanismo da Mosca.

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Il secondo è che il media che l’ha pubblicato appartiene al gruppo Mediaset dell’ex premier italiano Silvio Berlusconi.

Il leader di Forza Italia, tornato senatore dopo le elezioni di settembre, è noto per la sua amicizia con il presidente russo Vladimir Putin e per aver sollevato polemiche tra i politici italiani in quanto proprio per questo suo legame si è offerto come mediatore di pace sull’Ucraina  affermando anche che l’unica strada per portare Kiev sul tavolo delle trattative è quella di interrompere la fornitura di armamenti.

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Il suo appello è stato completamente ignorato dal Parlamento Italiano che a dicembre ha prorogato per tutto il 2023 l’impegno dell’Italia agli aiuti militari all’Ucraina, dopo la prima fornitura varata dal nuovo Ministro della Difesa Guido Crosetto, in palese conflitto d’interessi per il suo ruolo di ex presidente della Federazione Italiana delle Industrie Aerospaziali e della Difesa e consulente della multinazionale di settore Leonardo.

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Tale società per azioni è controllata al 30 % dal Ministero dell’Economica che è guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti nonostante l’imbarazzante circostanza che il fratello sia manager commerciale della Leonardo Helicopters… 

LA PROPAGANDA DI MAINSTREAM CONTRO IL VERO GIORNALISMO

“Noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti”, esordiscono nell’appello riportato da TGCOM24 i giornalisti Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò.

“Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi”, notano i firmatari.

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“Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo”.

Dopo oltre dieci mesi di guerra il “muro di gomma” (per rammentare il titolo del film sulla Strage Aerea di Ustica causata da un missile ancora di nazionalità sconosciuta dopo 42 anni a causa degli insabbiamenti militari dei paesi NATO) costruito dalle menzogne del mainstream atlantista sull’Ucraina sta cominciando a mostrare le prime crepe…

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E’ infatti alquanto curioso che una testata giornalistica del Gruppo Mediaset abbia rilanciato la lettera di 11 famosi giornalisti pubblicata il primo aprile 2022 e passata un po’ sotto silenzio nel roboante frastuono delle prime settimane di bombardamenti reciproci tra le armate di Kiev, grazie alle armi fornite dagli USA e dai paesi NATO, e quelle di Mosca.

Com’è noto Gospa News verifica ogni fonte e ci ha destato sospetto la mancanza del link nell’articolo.

Siamo andati a cercarlo e abbiamo così scoperto questa stranezza della vecchia pubblicazione ad aprile (di cui avevamo perso la memoria…) che non è stata però evidenziata, come sarebbe stato opportuno, da TGCOM24. Il post è diventato virale sui social di contro-informazione, anche grazie al rilancio di un altro storico reporter italiano: Maurizio Blondet (tutte le fonti in calce all’articolo).

L’APPELLO DI BERLUSCONI: “MENO ARMI A KIEV PER LA PACE”

Ciò appare ancora più strano se si rammenta l’appello lanciato il primo novembre scorso da Silvio Berlusconi, fondatore e padrone di Mediaset, ma anche leader di Forza Italia, tornato senatore dopo le sue vicissitudini giudiziarie e le elezioni del 25 settembre 2022.

“Forse, solo se a un certo punto l’Ucraina capisse di non poter più contare sulle armi e sugli aiuti e se, invece, l’Occidente promettesse di fornirle centinaia di miliardi di dollari per la ricostruzione delle sue città devastate dalla guerra. In questo caso Zelensky, forse, potrebbe accettare di sedersi al tavolo per una trattativa”.

E’ quanto dichiarò Berlusconi in un’intervista a Bruno Vespa per il suo nuovo libro. Lo fece dopo aver fatto una premessa per sgomberare il campo dalle polemiche che lo avevano investito in merito a alcune dichiarazioni in cui si era detto pronto a mediare per una tregua con il presidente russo Vladimir Putin.

“In questa situazione noi non possiamo che essere con l’Occidente nella difesa dei diritti di un Paese libero e democratico come l’Ucraina”, ha spiegato l’ex premier al giornalista tv.

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Col nuovo Zar del Cremlino il leader di Forza Italia aveva infatti una storica amicizia e con cui condivideva progetti sul gas per l’Italia e l’Unione Europea che sono probabilmente il motivo della sua persecuzione giudiziaria e politica.

LA FINE POLITICA DI BERLUSCONI PER LA GUERRA DEL GAS

La sua lunga carriera di statista si concluse con l’imposizione delle sue dimissioni da premier nel 2011 a favore del finanziere amico dei Democratici americani Mario Monti, esponente delle lobby del Nuovo Ordine Mondiale, proprio nel periodo dello scoppio delle Primavere Arabe,  finanziate dall’amministrazione USA Obama-Biden e da George Soros (che le chiamava Rivoluzioni Colorate) come il sanguinario golpe del 2014 a Kiev.

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E’ infatti nota la contrarietà che l’allora premier Berlusconi espresse sull’uso delle basi italiane NATO per l’attacco alla Libia del colonnello Gheddafi, suo altro amico e partner del gas (il Greenstream tra Wafa e Gela, in Sicilia, fu il primo dei loro progetti). Ma fu costretto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (già deputato del Partito Democratico e vicino al controspionaggio Central Intelligence Agency fin dal misterioso rapimento e delitto dello statista Aldo Moro).

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Anche in Ucraina la guerra civile fu innescata dal golpe USA-NATO per il controllo del Donbass, rilevante non solo per la posizione geopolitica militare di confine con la Russia ma soprattutto per la ricchezza di gas del sottosuolo.

Dal tentativo della famiglia Biden di accaparrarsi i giacimenti di quella regione, fallito per la ribellione delle Repubbliche filo-russe, si è giunti alle speculazioni sul costo del Gas Naturale Liquido esportato dagli USA in Europa che sono aumentate dopo il sabotaggio dei due gasdotti NordStream provenienti dalla Russia (che sarebbero stati causati dall’intelligence militare della CIA o MI6 del Regno Unito).

I COMPLOTTI DELL’INTELLIGENCE USA E DELLA LOBBY DELLE ARMI

Berlusconi, nel 2012, era stato ingoiato dagli scandali giudiziari negli anni in cui i premier UE furono intercettati dalla NSA (National Security Agency), i servizi segreti militari interni degli USA.

E guarda caso tra i tanti pubblici ministeri che lo misero sotto accusa durante i numerosi processi ci fu anche uno che chiese, proprio a me, se non avessi mai pensato di collaborare con la CIA… Ottenendo però uno sguardo allibito come riposta: è infatti vietato sia ai giornalisti che ai magistrati collaborare con i servizi segreti, tanto più se stranieri!

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Oggi scrivo, in completa libertà, per due siti americani (Veterans Today e The Intel Drop) che si occupano anche di intelligence militare e pertanto so comprendere meccanismi che allora mi sfuggivano.

Ecco perché appare molto significativa la ri-pubblicazione delle lettera dei giornalisti di guerra contro la propaganda sull’Ucraina (di matrice atlantista, anche se i giornalisti per fair-play non lo scrivono…) proprio su un media di Berlusconi a distanza poche settimane dall’approvazione in Parlamento della proroga degli aiuti militari dell’Italia a Kiev, come sempre secretati.

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Essi sono già diventati operativi con il VI Decreto voluto dal nuovo Ministro della Difesa Giorgio Crosetto, già leader della Confindustria italiana delle Armi, consigliere della multinazionale aerospaziale Leonardo e, come la premier Giorgia Meloni, legato ai think tank americani che fanno capo ai Rockefeller del Nuovo Ordine Mondiale e ai Democratici Usa che ne sono la principale incarnazione fin dall’amministrazione Obama-Biden (con Hillary Clinton segretaria di Stato).

«A inizio dicembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità un decreto-legge recante “disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina”. Il rinnovo fino al 31 dicembre 2023, come si legge nel testo della norma, era subordinato a un “atto di indirizzo delle Camere” – ha scritto L’Indipendente il 14 dicembre 2022 – Così ieri sia la Camera dei Deputati sia il Senato della Repubblica hanno completato la previsione, approvando le risoluzioni di maggioranza, Partito democratico e Terzo Polo. Respinte, invece, le risoluzioni avanzate da M5S e dall’alleanza Verdi-Sinistra Italiana, che chiedevano di “interrompere immediatamente la fornitura di armi” a Kiev».

MELONI E CROSETTO NELLA CORTE DEI ROCKEFELLER. Lei nell’Aspen, lui nello IAI: partner di Think-Tank USA Covo di Lobby Armi & Big Pharma

Il pensiero di Berlusconi sul concetto banalissimo, comprensibile anche a un bambino, che meno armi potrebbero indurre il presidente ucraino Zelensky a trattare una pace dignitosa evitando il massacro della sua popolazione è stato completamente ignorato.

IL MESSAGGIO NATALIZIO DI BERLUSCONI A PUTIN

Il leader di Forza Italia, come abbiamo ribadito in un articolo, è ormai uno statista bollito e corrotto e pertanto non ha il coraggio di mettere a rischio nuovamente l’incolumità sua, della sua famiglia e della sua azienda per seguire ciò che gli suggerisce la sua sapienza politica e la sua coscienza.

IN ARRIVO VACCINI OBBLIGATORI A SCUOLA! Dopo la proposta della Senatrice di Berlusconi

Basti ricordare che Forza Italia è stato il primo partito a proporre i vaccini antiCovid obbligatori agli operatori scolastici (dopo l’imposizione a quelli sanitari) in quell’intrigo tra NWO, UE e Big Pharma che vedrebbe proprio l’ex premier Monti come l’anello mancante del complotto dal SARS da laboratorio della pandemia ai sieri genici pericolosi, sperimentali e con la presunta presenza di grafene volta a un progetto di controllo neurocerebrale degli esseri umani.

E’ tutto dettagliato con documenti ufficiali governativi: noi ci siamo limitati a unire i puntini del disegno nascosto!

Non appare quindi un caso che Monti sia stato nominato senatore a vita dall’ex presidente Napolitano una settimana prima della sua nomina a presidente del Consiglio dei Ministri e al deflagare delle Primavere Arabe…

WUHAN-GATES – 65. L’ANELLO MANCANTE DEL DIABOLICO COMPLOTTO NWO-UE: Dal SARS da Laboratorio di Monti al Vaccino COVID col Grafene di Capua

Ecco dunque l’ultimo lampo di orgoglio di Berlusconi che appare anche un evidente e nebuloso segnale di apertura all’amico Putin: la lettera dei giornalisti di guerra nel giorno del Natale Ortodosso su TGCOM24.

Sicuramente lui smentirà ma noi – e il suo cuore – sappiamo che quella ri-pubblicazione non è stata una coincidenza… Ma una frecciatina ai politicanti servi dell’Atlantismo con cui è stato costretto ad allearsi per la sua vanagloria politica.

Finiamo di leggere, quindi, l’articolo di TGCOM24 sull’appello dei giornalisti, che fu pubblicato originariamente su quotidiano online italiano che si occupa dell’Africa, dove la questione libica, dopo il tradimento di Berlusconi a Gheddafi, è più che mai irrisolta visto che il Governo di Tripoli è protetto dai mercenari jihadisti inviati dalla Turchia sotto l’ombrello dell’Alleanza Atlantica e sotto la copertura mediatica di una società di lobbying americana (Mercury) che difende le Big Pharma dei vaccini dagli scandali.

GLI OLOCAUSTI IMPUNITI DEI ROCKEFELLER: Bombe Atomiche, Aborti, Pandemia da SARS-2 Artificiale e Strage da Vaccini di Gates

Ennesima conferma di un macroscopico complotto del Nuovo Ordine Mondiale, dalla pandemia all’Ucraina, in cui l’Italia è solo la più fragile e condizionabile pedina in gioco, perché inquinata dalla Mafia che dal 1943 lavora per l’intelligence USA.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – DOSSIER UCRAINA

GOSPA NEWS – LOBBY ARMI


TUTTE LE RIFLESSIONI DEGLI INVIATI DI GUERRA

I link alle inchieste di Gospa News sono stati ovviamente aggiunti a posteriori in relazione ai temi trattati

“L’opinione pubblica spinta verso la corsa al riarmo”

Gli inviati, come ormai d’obbligo, premettono ciò che è persino superfluo: “Qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: è l’unico responsabile? Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin“.

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Mentre, notano, “manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo”. Quegli stessi media che “ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il due per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L’emergenza guerra – concludono – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre”.

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Alberizzi: “Non è più informazione, è propaganda”

Parole di assoluto buonsenso, che tuttavia nel clima attuale rischiano fortemente di essere considerate estremiste. “Dato che la penso così, in giro mi danno dell’amico di Putin”, dice al fattoquotidiano.it Massimo Alberizzi, per oltre vent’anni corrispondente del Corriere dall’Africa.

“Ma a me non frega nulla di Putin: sono preoccupato da giornalista, perché questa guerra sta distruggendo il giornalismo. Nel 1993 raccontai la battaglia del pastificio di Mogadiscio, in cui tre militari italiani in missione furono uccisi dalle milizie somale: il giorno dopo sono andato a parlare con quei miliziani e mi sono fatto spiegare perché, cosa volevano ottenere. E il Corriere ha pubblicato quell’intervista. Oggi sarebbe impossibile“.

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La narrazione del conflitto sui media italiani, sostiene si fonda su “informazioni a senso unico fornite da fonti considerate “autorevoli” a prescindere. L’esempio più lampante è l’attacco russo al teatro di Mariupol, in cui la narrazione non verificata di una carneficina ha colpito allo stomaco l’opinione pubblica e indirizzandola verso un sostegno acritico al riarmo. Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni e nemmeno chi si informa leggendo più quotidiani al giorno riesce a capirci qualcosa”.

Negri: “Fare spettacolo interessa di più che informare”

“Questa guerra è l’occasione per molti giovani giornalisti di farsi conoscere, e alcuni di loro producono materiali davvero straordinari“, premette invece Alberto Negri, trentennale corrispondente del Sole da Medio Oriente, Africa, Asia e Balcani.

“Poi ci sono i commentatori seduti sul sofà, che sentenziano su tutto lo scibile umano e non aiutano a capire nulla, ma confondono solo le acque. Quelli mi fanno un po’ pena. D’altronde la maggior parte dei media è molto più interessata a fare spettacolo che a informare”.

La vede così anche Toni Capuozzo, iconico volto del Tg5, già vicedirettore e inviato di guerra – tra l’altro – in Somalia, ex Jugoslavia e Afghanistan: “L’influenza della politica da talk show è stata nefasta”, dice al fattoquotidiano.it.

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“I talk seguono una logica binaria: o sì o no. Le zone grigie, i dubbi, le sfumature annoiano. Nel raccontare le guerre questa logica è deleteria. Se ci facciamo la domanda banale e brutale “chi ha ragione?”, la risposta è semplice: Putin è l’aggressore, l’Ucraina aggredita. Ma una volta data questa risposta inevitabile servirebbe discutere come si è arrivati fin qui: lì verrebbero fuori altre mille questioni molto meno nette, su cui occorrerebbe esercitare l’intelligenza”.

Capuozzo: “In guerra i dubbi sono preziosi”

“Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori”, argomenta Capuozzo. “Invece è proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra è in sè un crimine, come dimostrano la Bosnia, l’Iraq e l’Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti”.

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Certo, ci sono le esigenze mediatiche: “È ovvio che non si può fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Però c’è un minimo sindacale di onestà dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere è difficilissimo attenersi ai fatti, perché i fatti non sono quasi mai univoci. Così ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche”.

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Una tendenza che annulla tutte le sfumature anche nel dibattito politico: “La mia sensazione è che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l’occasione di scattare sull’attenti nell’ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Sentire la parola “eroismo” in bocca a Draghi è straniante, non c’entra niente con il personaggio”, dice. “Siamo diventati tutti tifosi di una parte o dell’altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace”.

APPELLO PUBBLICATO IL PRIMO APRILW 2022 DA AFRICA EXPRESS 

ARTICOLO DI TGCOM24 DEL 7 GENNAIO 2023

ARTICOLO DI MAURIZIO BLONDET DELL’8 GENNAIO 2023


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14MILA JIHADISTI IN LIBIA grazie a Turchia, Deep State NATO e Lobby Armi USA. Col plauso dell’ex consigliere di Napolitano, ora ambasciatore a Tripoli

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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